Considerazioni storiche sul Patriarcato di Mosca (1° parte)

Corrispondenza Romana 16 Febbraio 2023 ore 09:42
Lâattrazione che, in Italia e allâestero, alcuni ambienti politici e religiosi subiscono verso il Patriarcato di Mosca si accompagna ad una profonda ignoranza della sua storia. Ci proponiamo di colmare brevemente questa lacuna.
Punto di partenza fondamentale è il XVII Concilio ecumenico della Chiesa, che si svolse a Firenze nel 1439 sotto il papa Eugenio IV. Alla grande assemblea partecipò un folto gruppo di circa 700 persone provenienti da Costantinopoli, sotto la guida dellâimperatore Giovanni VIII Paleologo e del Patriarca Giuseppe II col suo clero. Con loro câera anche il monaco greco Isidoro (1385-1463), metropolita di Kyiv e di tutta la Rusâ (Russia). Il metropolita di Kyiv, che non aveva il titolo di Patriarca, era designato da Costantinopoli e da lui dipendeva la cittĂ di Mosca che, fino al XV secolo, non ebbe alcuna parte rilevante nella storia religiosa russa.
A Firenze si compĂŹ un grande evento: il 6 luglio 1439 fu firmato il Decreto Laetentur Coeli et exultet terra!, che poneva fine allo Scisma dâOriente, che nel 1054 aveva diviso la Chiesa cattolica di Roma da quella, autoproclamatasi âOrtodossaâ, di Costantinopoli. La Bolla pontificia si concludeva con questa solenne definizione dogmatica, sottoscritta dallâImperatore bizantino, dal Patriarca di Costantinopoli e dai Padri greci: ÂŤDefiniamo che la santa Sede apostolica e il Romano pontefice hanno il primato su tutto lâuniverso; che lo stesso Romano pontefice è il successore del beato Pietro principe degli apostoli, è autentico vicario di Cristo, capo di tutta la Chiesa, padre e dottore di tutti i cristiani; che Nostro Signore GesĂš Cristo ha trasmesso a lui, nella persona del beato Pietro, il pieno potere di pascere, reggere e governare la Chiesa universale, come è attestato anche negli atti dei concili ecumenici e nei sacri canoniÂť (Conciliorum Oecumenicorum Decreta, Centro Editoriale Dehoniano, Bologna 2013, pp. 523-528).
Si trattava di un autentico ritorno alle sorgenti. Le origini della Rusâ risalivano infatti al battesimo di san Vladimiro, avvenuto nel 988, quando Costantinopoli era ancora unita a Roma e lo Stato di Kyiv faceva parte di unâunica Respublica christiana, sotto la direzione del Sommo Pontefice. Giovanni Paolo II, il 5 maggio 1988, disse che ÂŤil Battesimo di san Vladimiro e della Rusâ di Kiev, mille anni fa, è considerato oggi giustamente come un immenso dono di Dio a tutti gli slavi orientali, a cominciare dai popoli ucraino e bielorusso. Anche dopo la separazione della Chiesa di Costantinopoli, questi due popoli hanno considerato Roma come unica madre di tutta la famiglia cristiana. Proprio per questo Isidoro, Metropolita di Kiev e di tutta la Rusâ, non si è allontanato dalle piĂš autentiche tradizioni della sua Chiesa quando, nel 1439, al Concilio ecumenico di Firenze, ha firmato il decreto di unione tra la Chiesa greca e la Chiesa latina!Âť
Il 18 dicembre 1439 Eugenio IV premiò con la porpora cardinalizia lâopera in favore dellâunione con Roma dellâarcivescovo di Kyiv Isidoro. Chiuso il Concilio, il Papa inviò Isidoro come suo legato in Russia per applicare il decreto di Firenze. Isidoro non trovò difficoltĂ a Kyiv e presso i nove suoi vescovati suffraganei, ma a Mosca, dove incontrò una forte ostilitĂ da parte del principe Basilio (Vassili) II (1415-1462). Durante la sua prima Messa, nella Cattedrale dellâAscensione, nel Cremlino, il 19 marzo 1441, Isidoro nominò esplicitamente il Papa durante le preghiere liturgiche e lesse ad alta voce il decreto di unione, trasportando una grande croce cattolica alla testa della processione. Consegnò inoltre a Basilio una missiva nella quale Eugenio IV gli chiedeva di sostenere la diffusione del cattolicesimo nelle terre russe. Il principe di Mosca, però, rifiutò le decisioni del Concilio di Firenze e fece arrestare il metropolita di Kyiv. Isidoro riuscĂŹ aevadere e a fuggire a Roma, mentre Basilio elevò il vescovo Giona di Mosca a Metropolita di Russia, separandosi dal Patriarcato di Costantinopoli che si era riunito a Roma. Questa decisione politica fu il primo passo verso lâautocefalia della chiesa russa, tuttora indipendente da quella greca.
Isidoro, tornato a Roma, svolse due missioni a Costantinopoli, la prima nel 1444 su incarico di Eugenio IV, la seconda, per ordine di Nicolò V nel dicembre 1452, alla vigilia del crollo della cittĂ . Il 28 maggio 1453 Costantinopoli cadde sotto lâattacco turco, lâImpero di Bisanzio si dissolse e Santa Sofia, il massimo tempio dellâOriente, fu trasformato in moschea. Non fu solo la fine dellâImpero, fu anche la fine di quel patriarcato di Costantinopoli che aveva voluto legare le sue fortune a quelle dellâImpero bizantino.
Nei giorni dellâassedio, Isidoro di Kyiv riuscĂŹ ancora una volta miracolosamente a salvarsi e a tornare a Roma. Callisto III gli conferĂŹ lâarcivescovato di Nicosia nel 1456 e Pio II il Patriarcato Latino di Costantinopoli nel 1458. Sebbene fosse in possesso di tali cariche, alle quali si aggiunse nel 1461 quella di Decano del Sacro Collegio Cardinalizio, visse gli ultimi anni della sua vita nella ristrettezza economica: ogni suo avere lo aveva impiegato per la difesa di Costantinopoli, la cui caduta gli inferse un dolore acutissimo. Questo campione della Fede e difensore della Patria morĂŹ a Roma il 27 aprile 1463 ed ebbe sepoltura nella Basilica di San Pietro, non lontano dalla tomba del principe degli Apostolo di cui aveva strenuamente propugnato il Primato. La terribile impressione in lui rimasta della catastrofe di Bisanzio è conservata in una Epistula lugubris et moesta (Patrologia Graeca, XLIX, col. 944 seg).
Dopo la caduta di Costantinopoli, Mosca volle autoproclamarsi erede del suo ruolo politico e religioso. Il matrimonio, nel 1472, del Granduca di Mosca Ivan III con la principessa Sofia, nipote dellâultimo Imperatore dâOriente Costantino XI Paleologo, morto sugli spalti di Costantinopoli nel 1453, sembrò suggellare questa scelta.
Fu negli anni della rivolta di Martin Lutero che venne espressa la concezione di Mosca come âTerza Romaâ. Il manifesto di questa ideologia fu la Lettera (1523) del monaco Filoteo del monastero di Pskovâ al granduca di Moscovia Basilio III (Vasilij III IvanoviÄ). In questo breve trattato teologico-politico, Filoteo interpreta la storia russa secondo un piano provvidenziale, che ha visto âcadereâ sia la prima sia la seconda Roma. La prima, la Roma antica, fra il IX e il X secolo aveva abbandonato la fede ortodossa, decadendo dalle sue prerogative; la seconda, Costantinopoli, era finita nelle mani dei turchi, giusta retribuzione per aver aderito allâunione con Roma. Il loro ruolo storico doveva essere assunto da Mosca. CosĂŹ si esprime il monaco russo: ÂŤLa chiesa dellâantica Roma si è data in braccio allâempia eresia di Apollinare. La nuova Roma, la Chiesa di Costantinopoli, è in potere dei Turchi. Ecco che sorge la chiesa santa ed apostolica della terza Roma (âŚ) Due Rome sono cadute, la terza sta, la quarta non ci sarĂ Âť.
Da allora si sviluppò in Russia un viscerale odio teologico e politico contro la Chiesa di Roma e la cristianitĂ occidentale. Il cristianesimo ortodosso, con Ivan IV il Terribile (1530-1584), divenne una sorta di religione nazionale. La Russia si proponeva come il santuario della fede vera e il Cremlino era la fortezza che conteneva il mito fondatore della Terza Roma. Sotto il suo successore FĂŤdor I (1557-1598) fu istituito nel 1589 il Patriarcato di Mosca con il quale la Russia si avviava sulla strada dellâautocefalia religiosa (ottimo approfondimento in: Giovanni Codevilla, Chiesa e Impero in Russia. Dalla Rusâ di Kiev alla Federazione russa, Jaca Book, Milano 2012). La costituzione del Patriarcato di Mosca fu, insieme, il punto di arrivo e il punto di partenza, di unâapostasia non meno grave di quella di Martin Lutero. (continua)