La dimensione religiosa di Putin nella dissoluzione dell’Ucraina

PASQUALE ANNICCHINO 11 APR 2023-Il Foglio
La guerra in corso non mette in gioco soltanto l’arsenale militare, ma anche quello identitario. Bisogna comprendere tutte le manifestazioni del totalitarismo russo per evitare di esserne travolti
Chi ha bisogno dellāUcraina? āLāUcraina scomparirĆ perchĆ© nessuno ne ha bisognoā. La sintesi offerta da Dmitry Medvedev qualche giorno fa ĆØ utile a comprendere perchĆ©, oltre alla dimensione militare, la guerra in corso ha anche una potente dimensione religiosa.
Per Medvedev āabbiamo bisogno della Grande Russiaā e non della āsotto-Ucrainaā. Dallāinizio della guerra il Cremlino ha mobilitato, oltre allāarsenale militare, anche quello identitario e religioso funzionale alla decostruzione dellāUcraina come paese distinto e diverso dalla Russia.
Questa mobilitazione risponde a una delle più grandi paure di Vladimir Putin: la possibilità che i russi si rendano conto che a pochi chilometri dal loro confine non ci sono (solo) le truppe della Nato, ma la possibilità di esistere di un paese che funzioni secondo le regole della democrazia e dello stato di diritto.
Per questo motivo la decisione del Patriarca di Costantinopoli del dicembre 2018 di concedere lāautocefalia alla Chiesa ortodossa dellāUcraina ha fatto infuriare il Cremlino. Da quel momento in poi lāUcraina avrebbe avuto in mano anche il suo destino religioso senza dipendere da Mosca.
Non ĆØ un caso che Lavrov, allāepoca, ebbe a criticare le āprovocazioniā del Patriarca di Costantinopoli organizzate, a suo dire, ācon il supporto aperto e direttoā degli Stati Uniti. Nonostante non fosse stata pienamente percepita allāinizio del conflitto (spesso anche per miopia da secolarizzazione delle Ć©lite occidentali), la dimensione religiosa del conflitto viene sottolineata anche nel report dellāInstitute for the Study of War pubblicato il 9 aprile