“Vidi tutte le reti del Maligno distese sulla terra e dissi gemendo: – Chi mai potrà scamparne? E udii una voce che mi disse:
l’umiltà.”

I Padri del deserto non sottovalutano il maligno: per esperienza ne hanno misurato personalmente la forza e sono ben convinti della sua capacità di tentare tutti gli uomini del mondo. Per permissione divina tutti  vengono passati al vaglio del maligno, e Dio lo permette perché tutti possiamo ottenere la palma della vittoria, cioè la vita eterna . L’immagine del “tendere le reti” esprime bene l’idea dell’astuzia del maligno, che viene presentato come un cacciatore o un pescatore. E’ un’immagine biblica, la si trova nei Salmi. La forza, l’astuzia, la vastità dell’azione del maligno sono ben presenti nella spiritualità dei Padri del deserto. Tuttavia essi sono assolutamente fedeli allo spirito evangelico:  infatti affermano la possibilità di vincere sul maligno con l’aiuto della grazia, per quanto satana sia forte. In molti apoftegmi ricorre il tema di questa lotta, e Cristo, presente nei suoi atleti spirituali, vince il maligno.

 Lo si vince forse con i digiuni, le penitenze, le grandi imprese spirituali? No, lo si vince con l’umiltà. Qui troviamo un insegnamento fondamentale dei Padri del deserto: nell’apoftegma 4 Antonio afferma che “la grande opera dell’uomo è gettare su se stesso la propria colpa davanti a Dio”, cioè professarsi peccatore. La compunzione è uno degli atteggiamenti ricorrenti nei Padri del deserto, ed è un atteggiamento indispensabile anche per noi. Alcuni falsi maestri di spirito rappresentano la lotta contro il demonio come un combattimento titanico di uomini dediti al digiuno e alla penitenza, oppure come l’azione vittoriosa di esorcisti molto potenti: ma in queste immagini è insito un pericolo di vanagloria, di compiacimento e di esaltazione personale, che sono proprio gli atteggiamenti spirituali sui quali il demonio fa leva per vincere la sua battaglia .

 Un falso combattimento contro il maligno è quello rappresentato da Bernanos nel romanzo Sotto il sole di Satana (1926) dove un prete, che si considera santo, crede di lottare contro il maligno con la dialettica teologica: in realtà poi finisce per cadere nell’orgoglio e per diventare una preda di satana. C’è solo un pugnale con cui si trafigge il cuore del maligno, ed è l’umiltà. E’ questa l’arma vittoriosa. Si combatte satana professandosi incapaci, deboli, peccatori, piccoli. Infatti, negli aneddoti dei Padri del deserto, troviamo diversi casi di fratelli che rivendicano a sé grandi grazie spirituali, come apparizioni e visioni: ebbene, sono subito rintuzzati dai più anziani, come se fossero già sulla via della perdizione.

( Padre Livio – Lotte e tentazioni dei Padri del deserto – Sugarco Edizioni)