
autore: Pompeo Batoni anno: 1749 titolo: Martirio di San Bartolomeo luogo: Museo Nazionale di Palazzo Mansi, Lucca
Nome: San Bartolomeo
Titolo: Apostolo
Altri nomi: Natanaele
Nascita: I sec, Cana, Galilea
Morte: I sec, Albanopolis, Caucasia
Ricorrenza: 24 agosto
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Festa
L’apostolo S. Bartolomeo era galileo e probabilmente pescatore come la maggior parte degli Apostoli. Scelto da Gesù, Natanaele, il suo nome originario, ebbe anch’egli la felice sorte di nutrire l’anima sua delle parole di vita che uscivano dal labbro benedetto del Divin Maestro per tutto il tempo della sua predicazione, e di essere testimonio dei suoi miracoli.
Insieme con gli altri Apostoli, predicò il Vangelo nella Giudea, operando miracoli e cacciando i demoni dagli ossessi. Nel giorno di Pentecoste ricevette egli pure la pienezza dello Spirito Santo, dopo di che annunziò intrepidamente il S. Vangelo agli Ebrei e soffrì come gli altri Apostoli obbrobri e battiture per amore di Gesù Cristo.
Rigettato dai Giudei, S. Bartolomeo si portò prima nella Libia, poi nell’Arabia, nelle Indie Orientali e nell’Armenia Maggiore. La sua parola, congiunta ad una vita mortificata e allo spirito di preghiera, operò un bene immenso.
Celebre è specialmente la conversione del re Polimio e della regina sua consorte. Però tanto zelo eccitò la gelosia e il furore degli idolatri, i quali, spinti da odio diabolico, tramarono contro di lui. Per meglio riuscire nel sacrilego intento, attirarono dalla loro parte il fratello del re, Astiage, che incatenato il santo Apostolo lo condannò ad essere scorticato vivo.
Mentre essi compivano quest’opera, San Bartolomeo scongiurava il Signore perché volesse perdonare ai suoi carnefici. I manigoldi, dopo avergli tolta la pelle, lo decapitarono.
Il corpo del santo Apostolo venne seppellito in Albanopoli, ove restò fino a quando l’imperatore Ottone II lo fece trasportare a Roma. Le reliquie del santo giunsero a Lipari nel 264 durante l’episcopato di sant’Agatone, ma nel IX secolo furono in parte disperse dagli arabi. Nel 410 furono trasferite a Maypherkat, poi nel 507 l’imperatore Anastasio I le portò a Dara, in Mesopotamia. Riapparvero a Lipari nel 546 e nell’838 a Benevento, dove furono custodite con grande cura.
Nel 983 l’imperatore Ottone II assediò la città per ottenerle e, dopo un inganno con il corpo di san Paolino di Nola, riuscì a portarne almeno una parte a Roma, deponendole nella basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina. Rimane incerta l’effettiva provenienza di queste reliquie e se ad ottenerle fu Ottone II o il successore Ottone III. Tuttavia, tra X e XI secolo il culto dell’apostolo crebbe notevolmente a Roma, segno probabile della presenza di autentiche reliquie. Le ricognizioni romane avvennero nel 1157 e due volte nel XVI secolo dopo le piene del Tevere.
PRATICA. Tutte le avversità, quando si mettono a confronto dei premi eterni che per esse ci saranno resi, non sono che ragnatele, ombra e fumo (S. Giovanni Crisostomo).