di Marta Serafini – Corriere della Sera – 5 Luglio 2025
Secondo gli analisti militari, la percentuale di droni abbattuti o bloccati è diminuita dal 95% al 79%. Ma a Est l’Armata subisce un rallentamento

Il primo consigliere del presidente ucraino, Mykhailo Podolyak, non è uomo che si lascia troppo sconvolgere. Ma quando dice che «ormai qualsiasi telefonata tra Trump e Putin «si traduce inevitabilmente in un massiccio bombardamento dimostrativo di Kiev, con enormi distruzioni», non è molto lontano dalla realtà. Putin — scrive ancora Podolyak — utilizza queste conversazioni per umiliare pubblicamente la controparte, cioè Kiev, e apparire più forte di quello che in realtà è. Quello che Podolyak non può permettersi di dire è che il presidente russo sta adottando questa strategia perché è Trump a permetterglielo.
Non è certo la prima volta che vengono bombardati target civili della capitale. Si ricordano stragi nell’ottobre 2022 (8 morti, colpito anche un parco giochi), nell’ottobre 2023 (33 vittime in una fermata della metropolitana) e nel luglio scorso (22 morti in un raid su un ospedale pediatrico). Inoltre, per un lungo periodo, le forze dell’Armata hanno fatto dei raid sulle infrastrutture energetiche del Paese il perno della strategia di aggressione, lasciando al buio e al gelo per giorni e settimane le principali città.
Dopo tre anni e mezzo di guerra è quasi scontato che ogni abitante di Kiev ha fatto almeno una volta una corsa per raggiungere la metropolitana più vicina e mettersi al riparo mentre suonano le sirene. Ma ora, a sei mesi dall’insediamento di Trump, per gli ucraini è sempre più difficile trovare appigli. A preoccupare è prima di tutto un dato. Secondo gli analisti militari, la percentuale di droni abbattuti o bloccati è diminuita di 16 punti rispetto a giugno 2024, dal 95% al 79%. Peggio ancora per i missili abbattuti con un calo dal 74% al 50%. Numeri che si traducono in più morti e più danni.
Putin sta adottando una strategia semplice, efficace e brutale: utilizza attacchi combinati di droni e missili per colpire target civili, aumenta il numero delle vittime civili e fa così salire la pressione sul tavolo negoziale. Ad analizzare la timeline dei raid si nota come ogni bombardamento preceda o segua uno scambio con Washington o con la controparte ucraina con cui da aprile sono riprese le trattative. «Di base è come se Putin stesse utilizzando le bombe come messaggi con il chiaro intento di mettere psicologicamente in ginocchio la popolazione per costringere il governo a capitolare», spiega una fonte della Difesa ucraina. Se poi il raid, come ieri, arriva a poche ore dalla notizia che il principale alleato sta sospendendo la fornitura di armi, «la minaccia diventa ancora più potente».
La strategia di Putin sulle linee del fronte preoccupa meno. Certo, la notizia di 50 mila uomini ammassati a pochi chilometri da Sumy non fa dormire sonni tranquilli al capo di stato maggiore ucraino, il generale Syrsky, così come inquieta l’annuncio che sono in arrivo altri 30 mila militari dalla Corea del Nord. Ma, almeno per il momento, il Cremlino non sembra intenzionato a sfondare. Nelle ultime settimane per due volte Mosca ha annunciato di essere entrata nella regione di Dnipropetrovsk ma non ci sono state conferme, così come, nonostante i russi abbiano fatto registrare successi sulla linea del fronte a Est sulla direttrice di Kupyansk e Torestk e nonostante Pokrovsk sia data ormai per persa dagli ucraini, l’Armata non pare avere forza sufficiente per lanciarsi in avanti verso Dnipro e Zaporizhia. Scrivono gli analisti ucraini: «A giugno le Forze armate russe hanno conquistato 423 chilometri quadrati di territori ucraini, in calo rispetto ai 538 chilometri quadrati conquistati a maggio. Il ritmo dell’avanzata russa è attualmente simile a quello della fine dell’estate 2024». Ma pur mantenendo un cauto ottimismo, la sensazione generale è che, a causa dello stop agli aiuti deciso da Washington, il quadro non possa che peggiorare anche al fronte.