Si impara a pregare pregando (1)

A Medjugorje la preghiera è ritornata al centro dell’esperienza cristiana. Il lungo magistero di Maria ha plasmato la Parrocchia e attraverso i pellegrini ha popolato la terra di gruppi di preghiera. Il centro naturale di irradiazione è la chiesa parrocchiale, ma intono ad essa sono sorti diversi centri di orazione e comunità contemplative . In modo particolare la preghiera è rinata nelle famiglie dove lo sviluppo del modo moderno di vivere rischiava di soffocarla. Memorabile è rimasto l’invito della Madonna all’inizio della Quaresima di  “spegnere il televisore” (13.02.1986).

 La Regina della pace è innanzi tutto una Maestra di orazione. Lo stesso invito alla  conversione, che è il messaggio più importante che la Madonna ha dato a Medjugorje, si intreccia col cammino di preghiera. Ci si converte incominciando a pregare e si avanza nel cambiamento del cuore nella misura in cui la preghiera lo conquista e lo riempie di sé. Quando il cuore è convertito, allora da esso sgorga la preghiera di gioia, come una fonte d’acqua zampillante per la vita eterna.

Non si comprende Medjugorje se non si incomincia a pregare. Non lo comprendono coloro che non pregano. In una Chiesa dove una parte del clero e delle famiglie religiose aveva messo la preghiera in secondo piano, il messaggio forte e insistente della Regina della pace è caduto in un terreno poco ricettivo. La stessa lunga permanenza di Maria sta a indicare quanto difficile sia riportare i cristiani del nostro tempo al cuore stesso della vita della Chiesa, che è la preghiera. A certi critici superficiali si deve far notare che la Madonna a Medjugorje parla poco e prega molto e che la Parrocchia di Maria, con tutti i limiti e i difetti che hanno le cose umane, è indubbiamente il luogo del mondo dove si prega di più e meglio.

Non sono fra quelli che amano citare le parole pronunciate privatamente dal Santo Padre a favore di Medjugorje, anche se sarebbe del tutto lecito. Mi limito però a far notare che la più grande enciclica scritta dal figlio prediletto di Maria, che lei “ha scelto per questi tempi” (25.10.1994), è quella della preghiera. Si tratta di un’enciclica scritta non con la penna, ma con l’esempio della vita. Il Papa di Maria è in primo luogo un uomo di intensa preghiera ed è da questa sorgente segreta e misteriosa che egli trae il coraggio, la forza, la sapienza e la dedizione sovrumana nel compiere il suo altissimo ministero.

Dopo tanti anni di apparizioni quotidiane, possiamo parlare di un magistero vero e proprio della Regina della pace riguardo alla preghiera. Non vi è dubbio che lei abbia preso i parrocchiani per mano e li abbia condotti al cuore del vangelo. Non si è trattato però di un insegnamento teorico, ma pratico. La Madonna ha insegnato a pregare pregando. Ha risvegliato la preghiera dal fondo del cuore attraverso l’impegno di incominciare a recitare le più semplici preghiere della tradizione cristiana.

Molto interessante al riguardo è la testimonianza della veggente Marija, data ai microfoni di Radio Maria: “ All’inizio la Madonna aveva chiesto di pregare i sette Pater, Ave e Gloria e il Credo. E’ stata la prima preghiera che abbiamo imparato a recitare con la Madonna. Noi non sapevamo recitare il rosario, perché di solito lo guidava la nonna e noi eravamo quella generazione che dimenticava. Così abbiamo incominciato a pregare il Padre nostro, l’Ave Maria e il Gloria al Padre, a volte tutta la notte fino al mattino, e così un po’ alla volta abbiamo incominciato a sentire la preghiera”(1).

Ho ascoltato più volte Vicka riferire ai pellegrini gli insegnamenti molto precisi della Madonna, la quale si è innanzi tutto preoccupata di insegnare ai suoi “angeli”, come nei primi tempi chiamava i sei veggenti, a pregare sentendo la preghiera col cuore. La Madonna nulla concede a tecniche più o meno complicate di meditazione, come oggi è di moda, anche in alcuni ambienti cristiani. I suoi insegnamenti sono sempre caratterizzati dalla semplicità e dalla luminosità del vangelo. Lei ha incominciato il suo magistero di preghiera invitando a recitare il Padre nostro, l’Ave Maria e il Gloria al Padre, pensando al significato delle singole parole e cercando di afferrare col cuore il valore di ognuna di esse.

Mi ricordo quanto riferisce Santa Teresa di Gesù Bambino al riguardo. Lei amava soffermarsi su ogni parola del Padre nostro, per comprenderne col cuore il profondo significato. Il più delle volte però rimaneva ferma alla parola “Padre”, e, pensando alla paternità divina nei nostri confronti, i suoi occhi si gonfiavano di lacrime. Questo è un esempio molto significativo di come incominci la preghiera del cuore. Si tratta di sentire col cuore il valore di ogni parola che viene pronunciata quando preghiamo.

E’ sempre la veggente Marija, particolarmente sensibile al richiamo della preghiera, a raccontarci il cammino percorso per giungere alla preghiera del cuore: “ All’inizio pregavamo perché volevamo che la Madonna continuasse a stare con noi, poi abbiamo incominciato a sentire il bisogno della preghiera e attraverso di essa l’esigenza di capire di più la Madonna e di stare più vicini a Gesù, di comprenderlo di più e di sentire la sua presenza attraverso la preghiera. Così abbiamo incominciato a sperimentare le nostre piccole crescite, le nostre piccole scale, che ognuno di noi saliva pregando sempre di più. Mi ricordo che quando, come gruppo di preghiera, abbiamo iniziato l’adorazione notturna, verso le tre di mattina ci prendeva il sonno. Allora, sapendo che a quell’ora era il nostro momento debole, abbiamo incominciato a leggere e a cantare i salmi e così passavamo le quattro del mattino, poi alle cinque arrivava il sacerdote per la santa Messa e alle sei ritornavamo alle nostre case. Dopo una notte di preghiera eravamo così contenti che salutavamo la gente che usciva di casa ancora addormentata, perché si era appena svegliata, mentre noi eravamo pieni di gioia. Così abbiamo incominciato a sentire questo bisogno e questa dolcezza della preghiera e che non di solo pane vive l’uomo, ma anche della preghiera, che è diventata per noi vita”(1).

E’ qui descritta con efficace realismo esistenziale un’esperienza che molti pellegrini fanno in prima persona. Si tratta di uno scavo verso le profondità del cuore, come quando si cerca una sorgente d’acqua. Innanzi tutto occorre rompere la crosta esterna, fatta di pigrizie, chiusure, mondanità, superficialità e perfino peccati. Quanti credenti pregano solo con le labbra! Come è dura a morire nell’uomo la preghiera degli scribi e dei farisei! Dopo questa fatica iniziale, che richiede perseveranza e buona volontà, ecco che lo Spirito Santo suscita in noi il desiderio di Dio e della sua grazia. In quel momento si entra nel vivo della preghiera che è, come afferma la Madonna “ la gioia dell’incontro col Signore” (14.10.1986).

(Continua)