48. L’ attualità e l’importanza del primo Concilio della Chiesa a Nicea (a. 325)

In questi giorni si incontrano a Nicea, una località della Turchia, i rappresentanti delle varie denominazioni cristiane, Cattolici , Protestanti e Ortodossi, per professare ciò che è essenziale al cristianesimo:  la fede nella divinità di Gesù Cristo e di conseguenza in Dio Uno e Trino.

Questa fede ha le sue radici nella stessa rivelazione che Gesù ha fatto di se stesso, nella sua vita pubblica, ed è per questa testimonianza, ribadita anche dinanzi al Sinedrio, che è stato condannato a morte.

Tutti i personaggi della Storia della salvezza, nell’Antico come nel Nuovo Testamento, si comportano davanti a Dio e davanti al popolo, al quale sono inviati, come dei “servi”, siano essi i Patriarchi, i Condottieri e i Profeti di Israele, oppure gli Apostoli e la schiera dei Santi e dei Martiri della Chiesa.

Il più grande di tutti loro, La Vergine di Nazareth, che la Chiesa invoca con i titoli più eccelsi, si professa come “la Serva del Signore”. Anche il titolo di “Madre di Dio” non fa che esaltare la dignità divina del Bambino che Lei ha concepito per opera dello Spirito Santo e che ha donato al mondo.

Tutti i cristiani devono tenere ferma questa professione di fede, che li distingue dal monoteismo islamico ed ebraico, ma anche e soprattutto dalle varie religioni e filosofie che rimangono nell’orbita dell’immanenza e nell’illusione dell’auto-salvezza.

Riconoscere la divinità di Gesù Cristo è un atto di fede soprannaturale, che richiede la grazia dello Spirito Santo, per quanto la testimonianza che Il Verbo incarnato ha fatto di se stesso abbia solide fondamenta nella sublime sapienza che ha manifestato, nell’eccelsa santità della sua vita, nei miracoli che ha compiuto a nome proprio e infine nella sua gloriosa resurrezione.

“Avete rifiutato la Fede e la Croce” ha severamente ammonito la Regina della pace ed è per questo che l’umanità corre verso la perdizione.  Tuttavia non vi sono alternative come afferma l’apostolo Paolo:

“In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati» ( Atti, 4,12)