BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Professione di fede e primato di Pietro

Gesù Cristo è il fondatore della Chiesa. Gesù ha fondato la Chiesa su una pietra, l’apostolo Pietro, e i suoi successori. Questa è la Chiesa di Gesù Cristo. In un passaggio del Vangelo c’è scritto che Gesù ha trasmesso i suoi poteri a Pietro e a tutto il collegio apostolico; quello che ha detto a Pietro è qualcosa di speciale e di molto personale, è una promessa. Dopo la sua Passione e la sua Resurrezione Gesù chiede a Pietro per tre volte “mi ami tu?” e poi dice “pasci i miei agnelli”; insomma, Gesù dà solamente a Pietro questo potere di pascere nella sua pienezza e nella sua unicità. Pietro era un uomo dal temperamento piuttosto impetuoso come quando afferra la spada per difendere Gesù, ma nel medesimo tempo lo vediamo tremare davanti a una donna che lo accusa di essere discepolo di Gesù.  

Questo brano di Vangelo di Matteo (16,13-16) è una dichiarazione dei poteri che Gesù ha conferito a Pietro. L’unica Chiesa è quella fondata da Gesù su Pietro.

Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Alla domanda di Gesù “Voi chi dite che io sia?” Pietro risponde non solo riconoscendo in Lui il Messia, quello vero, divino, non umano e mondano come i tanti falsi messia che in ogni tempo si sono autoproclamati sulla scena del mondo. L’unico vero Messia è Gesù Cristo, Figlio di Dio. In questo brano Pietro ha fatto una professione di fede altissima; è una rivelazione dello Spirito Santo di carattere sublime perché Pietro, dal punto di vista umano, non aveva la capacità di raggiungere tali altezze. Eppure, lo fa: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”; in questa espressione è racchiuso il Cristianesimo. Gesù è un uomo con una sua umanità, con una sua anima, con una sua libera volontà, con una sua intelligenza, ma il suo Io è divino. Pietro fa questa professione di fede quasi irraggiungibile che troviamo spesso nel Vangelo di Giovanni, dove Gesù identifica il suo Io con quello di Jahvè, come quando nel Getsemani si rivolge ai soldati chiedendo chi stessero cercando, quando loro rispondono “Gesù il Nazareno” Gesù autorevolmente risponde “Io sono”, usando il nome di Jahvè. Durante la sua predicazione Gesù ha esplicitato più volte questa identificazione; ad esempio, quando la gente voleva lapidarlo Gesù chiede il motivo gli rispondono che lo vogliono uccidere perché, essendo un uomo, si identificava con Dio. Questo dimostra che perfino i suoi nemici avevano capito la predicazione di Gesù. Gesù è consustanziale al Padre, è la seconda Persona della Santissima Trinità.

Per questa professione di fede Pietro è stato scelto da Gesù come capo della Chiesa, come pietra su cui è fondata la Chiesa perché l’essenza della fede cattolica è il riconoscimento di Gesù come Figlio di Dio, non come un profeta, un grande uomo. Cristo è il Verbo di Dio che si è fatto carne. Quella di Pietro è la più grande professione di fede che troviamo nel Vangelo. Anche il Battista fa una bellissima professione di fede quando riconosce in Gesù il Figlio Dio; Elisabetta quando vede arrivare sua cugina Maria le dice: “a cosa debbo che la Madre del Mio Signore venga a me?”.  Lo Spirito Santo ispira queste rivelazioni.

Nell’episodio del Vangelo sopracitato siamo nel contesto in cui Gesù è con gli Apostoli e deve scegliere il capo della Chiesa; ponendo la domanda “voi chi dite che io sia?” ottiene la risposta da colui che il Padre ha scelto, Pietro. Dopo questa risposta Gesù conferisce a Pietro i suoi stessi poteri: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”. Non c’è nessuna Chiesa al di fuori di quella edificata su Pietro e sui suoi successori. Nelle parole di Gesù il primato di Pietro è chiarissimo, la promessa che Gesù fa si realizza perfettamente, è una profezia che si compie: “e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa”. Satana ha sempre fatto di tutto per distruggere la Chiesa e non ci è mai riuscito.

Benedetto XVI disse che una parte del Segreto di Fatima si è realizzata ma una parte si deve ancora realizzare. In duemila anni satana le ha tentate tutte per distruggere la Chiesa, non ci è mai riuscito. Gesù lo ha detto chiaramente che le porte dell’inferno non prevarranno. La Regina della pace ha ripreso questa espressione in alcuni Messaggi quando dice che il male cerca di prevalere, di imporsi, di spingerci a eliminare la Chiesa e la fede. Satana vuole regnare e mettersi al posto di Cristo.

Gesù conferisce a Pietro un potere assoluto, quasi divino, che fa tremare: “a te darò le chiavi del Regno dei Cieli”. Il Regno dei Cieli è la Chiesa qui sulla Terra e quella dell’eternità. Il potere che Gesù dà a Pietro è ben lontano da quello degli imperatori mondani, è un potere da vivere seguendo Cristo fino alla morte in croce perché è dalla croce che Cristo regna. Le chiavi servono a Pietro per far entrare o far restare fuori dal Regno dei Cieli chi decide lui. Gesù dà a Pietro la possibilità di sciogliere e di legare che è propria di Cristo.

Gesù ha dato a Pietro e ai suoi successori un potere grandissimo, ovviamente gli assicura la sua assistenza particolare, il dono dello Spirito Santo. Pietro nel tempo e nella Storia esercita questo potere nell’umiltà, nella carità, nella compassione, nell’amore. La figura di Pietro nella Storia ha avuto momenti meravigliosi, straordinari; i Papi dei primi quattro secoli sono quasi tutti martiri, i Papi dell’ultimo secolo sono esempi straordinari di santità. Satana ha sempre provato a distruggere la Chiesa senza mai riuscirci. Le porte dell’inferno non prevarranno! La vera Chiesa è quella costruita su Pietro, non ce ne sono altre.

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Le consacrazioni di Écône del 1° luglio: chronos e kairos di un evento

Chiesa cattolica | CR 1957

 1 Luglio 2026 ore 14:26

di Roberto de Mattei

Habetis mandatum apostolicum?” (Avete il mandato apostolico?). Con questa formula tradizionale, in cui si accerta che i candidati abbiano l’approvazione pontificia, è iniziato  il 1° luglio a Écône, il rito dell’ordinazione episcopale. Un sacerdote, ha risposto leggendo un breve testo, privo di valore canonico, redatto da don Davide Pagliarani, superiore della Fraternità San Pio X: “Le autorità della Chiesa manifestano un atteggiamento contrario alla fede e agiscono contro la Santa Tradizione e il Magistero costante della Chiesa”, perciò “riteniamo che sia necessario procedere alla consacrazione di vescovi pienamente fedeli alla Tradizione” e di avere “il gravissimo dovere di trasmettere la grazia dell’episcopato a questi sacerdoti”.

Inginocchiati davanti al consacrante principale, mons. Alfonso de Galarreta, i quattro nuovi vescovi hanno quindi espresso uno ad uno il loro giuramento, che secondo il Pontificale Romano inizia con queste parole: “Io…. da ora e per sempre sarò fedele e obbediente al Beato Apostolo Pietro, alla Santa Chiesa Romana, al Santo Padre Leone XIV e ai suoi successori legittimamente designati…”.

La storia si ripete, in circostanze diverse. Il 30 giugno 1988, a Écône, in Svizzera, mons. Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi senza il mandato pontificio. Trentotto anni dopo, il 1° luglio 2026, due dei quattro vescovi allora consacrati, mons. Bernard Fellay e mons. Alfonso de Galarreta, hanno a loro volta conferito l’episcopato a quattro sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X, Pascal Schreiber (Svizzera), Michael Goldade (Stati Uniti), Michel Poinsinet de Sivry (Francia), Marc Hanappier (Francia), ancora una volta contro la volontà del Romano Pontefice.

Alla vigilia delle consacrazioni odierne, il 29 giugno, Papa Leone XIV ha rivolto un accorato appello al Superiore generale della Fraternità, don Davide Pagliarani, chiedendogli di soprassedere alle consacrazioni. «Considerate attentamente il bene spirituale dei fedeli – ha scritto il Pontefice – perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e, in taluni casi, persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione». Nella parte conclusiva della lettera, il Papa afferma la disponibilità della Santa Sede a «un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo»;«Prego per voi, perché lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori. Per l’autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento e affido queste intenzioni al Cuore Immacolato di Maria, Madre del Buon Consiglio».

Poche ore dopo don Davide Pagliarani ha risposto a Papa Leone XIV con un messaggio dal tono rispettoso e altrettanto accorato, in cui ribadisce che la Fraternità San Pio X non intende separarsi dalla Chiesa, ma servirla in una situazione che giudica eccezionale. Il superiore della Fraternità non considera le consacrazioni come un gesto scismatico, sostenendo che esse mirano, al contrario, a «ricucire la tunica di Cristo» lacerata dalla crisi della Chiesa. Don Pagliarani invita quindi il Papa a prendersi il tempo necessario per un discernimento, ricordando che la Fraternità fu già accusata di scisma nel 1988, senza che ciò impedisse il successivo dialogo con la Santa Sede. La lettera si conclude con un appello al «cuore paterno di pastore universale» di Leone XIV, nella convinzione che «un giorno tutte le difficoltà tra la Santa Sede e la Fraternità si risolveranno».

Il Papa non poteva sottrarsi al dovere di richiamare i consacranti alla gravità del loro gesto. Ma era altrettanto prevedibile che la Fraternità San Pio X confermasse una decisione coerente con la scelta del suo Fondatore. Le consacrazioni del 2026 affondano infatti le loro radici negli avvenimenti del 1988 e possono essere comprese soltanto ricostruendo la vicenda che le ha precedute.

I Greci distinguevano fra chronos kairos. Il chronos è il tempo quantitativo, la successione misurabile degli avvenimenti. Il kairos indica invece il tempo qualitativo: il momento decisivo, nel quale una scelta modifica il corso degli eventi. I Padri della Chiesa e i teologi medievali ripresero questa distinzione attribuendole un significato soprannaturale. Il chronos è il tempo nel quale l’uomo vive e opera; il kairos è il momento nel quale Dio interpella l’uomo, e lo pone di fronte a una scelta che, secondo la sua corrispondenza o il suo rifiuto della grazia, è destinata a orientarne il futuro.

Per mons. Marcel Lefebvre il proprio kairos giunse nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1988, in cui egli maturò la decisione che avrebbe segnato definitivamente la sua vita e la storia della Fraternità San Pio X: ritirare la firma apposta poche ore prima al protocollo d’intesa con la Santa Sede e procedere comunque alle consacrazioni episcopali senza mandato pontificio. 

Per comprendere quella decisione, che rappresentò uno spartiacque storico, occorre tornare ai mesi precedenti. Nel novembre 1987, Giovanni Paolo II aveva inviato a Écône il cardinale Édouard Gagnon come Visitatore apostolico. La visita si concluse con una relazione di circa trenta cartelle consegnata al Papa nel gennaio 1988, nella quale il porporato canadese formulava un giudizio sostanzialmente positivo sulla situazione della Fraternità e suggeriva una soluzione canonica capace di favorirne la piena riconciliazione con Roma.

Nel frattempo, tuttavia, mons. Lefebvre aveva annunciato pubblicamente la propria intenzione di consacrare almeno tre vescovi entro il 30 giugno 1988, anche in assenza dell’autorizzazione pontificia. Giovanni Paolo II non rinunciò alla via del dialogo. Furono organizzati incontri tra rappresentanti della Santa Sede e della Fraternità il 12 e il 15 aprile 1988, ai quali parteciparono teologi e canonisti delle due parti. L’esito favorevole di queste conversazioni rese possibile un nuovo incontro, il 5 maggio, tra il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e mons. Lefebvre.

L’incontro si concluse con la firma di un protocollo d’intesa destinato a rimanere uno dei documenti più importanti della recente storia ecclesiastica. Nella prima parte, di carattere dottrinale, mons. Lefebvre, a nome proprio e della Fraternità, dichiarava di professare la fedeltà alla Chiesa cattolica e al Romano Pontefice; accettava la dottrina contenuta nel n. 25 della costituzione Lumen gentium circa il Magistero ecclesiastico e l’assenso ad esso dovuto; si impegnava a mantenere un atteggiamento di studio e di dialogo con la Santa Sede, evitando polemiche sui punti controversi del Concilio Vaticano II e delle riforme successive; riconosceva la validità della Messa e dei sacramenti celebrati secondo i libri liturgici promulgati da Paolo VI e da Giovanni Paolo II; prometteva infine di rispettare la disciplina generale della Chiesa, salva la speciale disciplina canonica che sarebbe stata riconosciuta alla Fraternità.

In cambio, la Santa Sede offriva una soluzione canonica di ampia portata. La Fraternità sarebbe stata eretta in Società di vita apostolica di diritto pontificio, dotata di una significativa autonomia rispetto ai vescovi diocesani per quanto riguardava il culto, la formazione e l’apostolato. Le sarebbe stato riconosciuto il diritto di continuare a utilizzare i libri liturgici del 1962. Sarebbe stata costituita una commissione mista, composta da rappresentanti della Santa Sede e della Fraternità, incaricata di risolvere le eventuali controversie. Era inoltre prevista la revoca della suspensio a divinis inflitta a mons. Lefebvre, la sanazione degli atti eventualmente compiuti senza le necessarie facoltà e il riconoscimento giuridico delle case e delle opere della Fraternità. Soprattutto, il protocollo riconosceva l’opportunità di conferire l’episcopato a un membro della Fraternità, scelto da una terna proposta da mons. Lefebvre. La questione del vescovo, che costituiva la preoccupazione principale del fondatore, sembrava dunque aver trovato una soluzione. Il testo integrale dell’accordo fu pubblicato nei giorni successivi dal Bollettino della Santa Sede, dal quotidiano “Présent” e dalla stessa Fraternità San Pio X.

  Meno di ventiquattro ore dopo la firma, tutto cambiò. Il 6 maggio mons. Lefebvre indirizzò al cardinale Ratzinger una lettera nella quale dichiarava di non ritenere sufficienti le garanzie ricevute. Chiedeva che la consacrazione del futuro vescovo fosse fissata entro il 30 giugno, aggiungendo che, in mancanza di una risposta positiva, si sarebbe considerato moralmente obbligato a procedere egli stesso alle consacrazioni episcopali.

Che cosa accadde in quella notte insonne tra il giovedì 5 e il venerdì 6 maggio, che mons. Lefebvre trascorse nel priorato della Fraternità di Albano in via Trilussa, assieme ad alcuni tra i più stretti collaboratori? Di certo, fu la decisione del 6 maggio 1988 a segnare il punto di non ritorno. Da quel momento il dialogo si trasformò progressivamente in una corsa contro il tempo. Il 24 maggio si svolse un ultimo incontro tra le parti, nel quale il cardinale Ratzinger, a nome di Giovanni Paolo II, prospettò la possibilità di procedere alla nomina episcopale entro il 15 agosto, subordinandola al ristabilimento di un clima di fiducia e di riconciliazione con la Santa Sede sulla base del protocollo già firmato. Mons. Lefebvre, con una lettera del 2 giugno, respinse tale proposta, insistendo sulla data del 30 giugno e sulla nomina di tre vescovi per garantire la vita e le attività della Fraternità. In un’ultima lettera del 9 giugno, Giovanni Paolo II supplicò mons. Lefebvre di riflettere sulla gravità delle conseguenze del gesto che si accingeva a compiere, invitandolo a ritornare «nell’umiltà alla piena obbedienza al Vicario di Cristo».

Il 30 giugno 1988, assistito da mons. Antônio de Castro Mayer, Mons. Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi senza mandato pontificio: Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta. Giovanni Paolo II reagì con il motu proprio Ecclesia Dei adflicta, del 2 luglio, qualificando l’atto come «scismatico» e dichiarando che i consacranti e i consacrati erano incorsi nella scomunica latae sententiae prevista dal diritto canonico.

Il chronos ha fatto il suo corso: sono trascorsi da allora trentotto anni. Ma il kairos del 1988, l’ora in cui la Provvidenza concentrò nelle mani di mons. Lefebvre il peso di una decisione storica, continua a proiettare la propria ombra sul presente. Il 1° luglio 2026 rappresenta uno dei momenti più significativi nella storia dei rapporti tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X: non perché apra una crisi nuova, ma perché rende evidente che la crisi del 1988 non è mai stata veramente superata. Essa entra ora in una fase diversa, nella quale il problema non è più soltanto la legittimità di quattro consacrazioni episcopali, ma l’esistenza di un problema dottrinale e la permanenza nel tempo di una successione di vescovi destinata a perpetuarsi indipendentemente dall’autorità del Romano Pontefice

🟢LIVE P. LIVIO🟢 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA ~ IN RADIOVISIONE SU DIGITALE TERRESTRE al CANALE 789 – 02/07/2026 

VIATICO QUOTIDIANO – di P. Livio – Puntata 127

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio – Giovedì 2 Luglio 2026

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – Diretta video su blogdipadrelivio.it – su Facebook – su Digitale terrestre can 789 delle Tv Smart – su YouTube (in differita)

h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE

I cinque minuti dello Spirito Santo

h. 8.55 – 9.15: ALMANACCO DELLA FEDE

Professione di fede e primato di Pietro

13 Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». 

14 Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 

15 Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». 

16 Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 

17 E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 

18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 

19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 

h. 9.15: LA CITAZIONE DEL GIORNO (16)

Tratta dal Libro: Siate le mie mani di pace

h. 9.15: ATTUALITA’

+Lo scisma dei Lefevriani

h. 9.35 – 9.45: VIATICO QUOTIDIANO

Pensiero sulla grandezza dell’umiltà

h. 9.40 – 10.00: I MESSAGGI DELLA MADONNA A MIRJANA

“Mettete mio Figlio al primo posto” (2 Settembre 2005)

“Cari figli, come Madre vengo a voi e vi mostro quanto vi ama Dio, vostro Padre.

Voi, figli miei, dove siete?

Cosa è al primo posto nel vostro cuore?

Cosa vi ostacola nel mettere mio Figlio al primo posto?

Permettete, figli miei, che la benedizione di Dio scenda su di voi.

Che la pace di Dio vi penetri.

La pace che dà mio Figlio, soltanto Lui

h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO

h. 10.05: CATECHESI DI PADRE LIVIO

Siate le mie mani di pace


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🟢IN RADIOVISIONE: PADRE LIVIO – LA TENTAZIONE – Puntata 43

🟢LIVE IN RADIOVISIONE: <:::::::::::::>——+ #ROSARIO PER LA #PACE 🕊️COI GIOVANI DI RADIO MARIA

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TEMPESTA SULLO SCISMA LEFEVRIANO

DOPO L’ORDINAZIONE DEI QUATTO VESCOVI SI E’ SCATENATA UNA VIOLENTA TEMPESTA CHE HA IMPEDITO LA DISTRIBUZIONE DELLA COMUNIONE E DI PROCEDERE NORMALMENTE NELLA CERIMONIA.

TU ES PETRUS

Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo ecclesiam meamet portae inferi non praevalebunt adversus eam.
Et tibi dabo claves regni caelorum.

Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.
E a te darò le chiavi del regno dei cieli.

PREGHIERA PER IL PAPA

“TU SEI PIETRO E SU QUESTA PIETRA EDIFICHERO’ LA MIA CHIESA”

O Dio
pastore e guida di tutti i credenti, guarda il tuo servo, il nostro Papa, che hai posto
a presiedere la tua Chiesa
sostienilo con il tuo amore
perché edifichi con la parola e con l’esempio
il popolo che gli hai affidato, e
insieme giungano alla vita eterna.
Per Cristo Nostro Signore.
Amen

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