BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

Papa Leone XIV oggi a Lampedusa, la visita pastorale dedicata ai migranti in diretta | Leone XIV prega sulle tombe dei morti in mare e attraversa la Porta d’Europa: «Il mondo sia più umano»

di Gian Guido Vecchi, inviato a Lampedusa, Redazione Online- Corriere  della Sera

Una visita di tre ore e mezza con il pensiero al dramma dei migranti. Papa Leone arriva a Lampedusa, a 13 anni esatti dal suo predecessore (Francesco si recò nell’Isola l’8 luglio 2013)

aggiorna

10:23 | 04 Luglio

Il Papa: «Il mondo di oggi e di domani sia più umano, per tutti»

dal nostro inviato Gian Guido Vecchi

Al campo sportivo, dove celebrerà la messa, il Papa saluta il sindaco di Lampedusa, Filippo Mannino, Sindaco di Lampedusa, e dice: «Ringrazio tutti voi per la vostra accoglienza! Il fatto che abbiate voluto intitolare il Molo Favaloro a Papa Francesco è segno del legame che il mio Predecessore ha stabilito con la vostra comunità e con i fratelli e le sorelle migranti: il Papa vi è stato vicino in questo tempo per voi molto impegnativo. E oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia». Quindi aggiunge: «Non sono venuto a fare discorsi, ma a celebrare l’Eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi. Il gesto di Gesù che spezza il pane per donare Sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione. Sì, questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti. Ma i gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore. Per questo ci siamo radunati qui: per attingere da Cristo l’amore che solo Lui può darci, perché il mondo di oggi e di domani sia più umano, per tutti».

10:20 | 04 Luglio

Un bimbo regala al Papa la palla di carta che ha ricevuto quando arrivò a Lampedusa: «Soero renda felice altri bambini»

dal nostro inviato Gian Guido Vecchi

Leone XIV ha raggiunto la Porta d’Europa, il monumento di Mimmo Paladino, tenendo per mano due bambini figli di migranti. Poi sale sugli scogli, c’è vento, la papalina volta via ma lui continua a scalare la scogliera finché arriva nel punto più alto, da solo, e guarda il mare.

​Alla porta d’Europa, un bambino migrante ha letto e dato al Papa un biglietto scritto di suo pugno: «Caro Papa, sono super emozionato di incontrarti! 10 anni fa la mia storia è iniziata qui a Lampedusa. Ero da solo e avevo perso tutto, soprattutto la mia mamma. Mi dicono che ho smesso di piangere solo quando mi hanno dato un pallone fatto di carta, da quel giorno il pallone è rimasto nel mio cuore e io non ho mai smesso di giocare. Spero tanto che questa palla che ti regalo possa arrivare a un altro bambino e farlo felice proprio come me. Grazie. Leo».

9:59 | 04 Luglio

Molo Papa Francesco, approdo di speranza e umanità

Al Molo Favaloro, Papa Leone benedice la targa che intitola il molo a Papa Francesco. Il braccio di cemento oggi è diventato un simbolo di tutte le vite salvate da Lampedusa in questi anni. Leone ha sostato sul monumento dedicato a Bergoglio. La targa recita «Molo Papa Francesco, luogo di approdo, speranza, umanità». 
Subito dopo Prevost ha saluto alcuni migranti, circa venti, ospitati nell’hotspot, con diversi operatori della Croce Rossa che li assistono.
«Ci ha incoraggiato e benedetto – ha raccontato uno dei migranti dell’hotspot di Lampedusa – sono molto emozionato e contento di questo incontro».

9:54 | 04 Luglio

La sosta al molo dove sbarcano i superstiti

 Il Papa è arrivato in auto e ha sostato qualche minuto al molo Favarolo, dove arrivano i superstiti. L’ultimo sbarco è avvenuto ieri sera, diciassette persone salvate dalla Guardia costiera. Nell’hotspot di Contrada Imbriacola, nell’interno dell’isola, sono passate in questi anni 182 mila persone. Oggi ospita 114 migranti.

9:44 | 04 Luglio

L’immagine simbolo del viaggio

La mano destra appoggiata su un lato della Porta d’Europa: è l’immagine simbolo che sta già facendo il giro del mondo, della visita di Papa Leone a Lampedusa. Prevost dopo aver sostato sulla «soglia» per qualche istante, con lo sguardo verso il mare, ha attraversato la Porta simbolo dell’Isola di Lampedusa, che affaccia sul Mare Mediterraneo. Poi da solo si è incamminato su uno scoglio nel suo punto più alto e ha guardato l’orizzonte. Un’immagine intensa e commovente. Con il vento è volata via la papalina.

9:38 | 04 Luglio

Alla Porta d’Europa con i figli dei migranti

Leone XIV ha raggiunto la Porta d’Europa, il monumento di Mimmo Paladino, tenendo per mano due bambini figli di migranti. Poi sale sugli scogli, c’è vento, la papalina volta via ma lui continua a scalare la scogliera finché arriva nel punto più alto, da solo, e guarda il mare

9:33 | 04 LuglioIl Papa prega sulle tombe dei migranti

Nel cimitero di Cala Pisana, Leone XIV si è fermato a pregare sulle tombe dei migranti morti in mare nel cimitero dei senza nome.A segnare le loro sepolture, delle croci ricavate dal legno
delle barche naufragate. Leone XIV si è fermato in particolare davanti alla tomba di Yuossef, un bimbo di sei mesi della Guinea. Alla fine del 2020 viaggiava con la madre diciassettenne su un barcone naufragato al largo dalla Libia, a quattro miglia marine dall’isola, i soccorritori lo trovarono in mare ma morì assiderato prima di raggiungere l’ospedale.

9:13 | 04 Luglio

La visita al cimitero di Lampedusa

Papa Leone è il primo leader mondiale a recarsi al cimitero di Lampedusa, dove si ospitano anche gli invisibili. Uno spazio del camposanto è riservato ai migranti: una quindicina di croci, senza nomi o numeri. Spicca però quella del piccolo Youssef Ali Kanneh, originario della Guinea, inghiottito dalle acque ad appena sei mesi di vita. Di fronte a un disegno con l’arcobaleno, una fotografia senza cornice e una dedica in inglese: «Perché così presto figlio mio? Mamma e papà ti ameranno per sempre».

Migranti, appello all’Europa: «Risponda a una chiamata epocale»

dal nostro inviato Gian Guido Vecchi

«Da questo estremo lembo d’Europa nel Mare Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee». Leone XIV celebra la Messa nel campo sportivo di fronte al porto di Lampedusa, come Francesco tredici anni fa. Nel frattempo altre trentaquattromila persone sono affogate nel Mare Nostrum. E l’omelia di Prevost è anzitutto un richiamo al Vecchio Continente:

«Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa è in grado – in quest’area – di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona. È un compito delle istituzioni pubbliche ma anche di tutta la società civile e della Chiesa».

L’omelia di Prevost segue la parabola evangelica del Buon Samaritano, un uomo aggredito e lasciato mezzo morto, un sacerdote un levita che passano oltre, il samaritano che si ferma e lo soccorre. «I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate. Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l’idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise: tutto questo riproduce oggi, del racconto evangelico, la fretta di “passare oltre”».

A Tenerife, il mese scorso, si era rivolto agli scafisti: «Convertitevi». Ecco, «qui avete visto non solo uno, ma migliaia di esseri umani caduti nelle mani di briganti che portano loro via tutto, li percuotono a sangue e se ne vanno, lasciandoli mezzi morti», fa notare il pontefice: «Il mare ha accolto gli altri, quelli che non ce l’hanno fatta a giungere dove speravano. Avvertiamo però la loro presenza, che ci interpella non meno di quanti sono sbarcati, bisognosi di attenzione e di soccorso. Prima di qualunque considerazione intellettuale e convinzione ideologica, infatti, l’impatto con chi giace davanti a noi, spogliato di tutto, chiama alla prossimità».

Il Papa ricorda che «gli Apostoli hanno navigato nel Mediterraneo e sperimentato l’ospitalità degli abitanti delle sue isole e delle sue coste, da millenni crocevia di civiltà». Sillaba: «Il Vangelo risuona dove i popoli si incontrano, le persone si accolgono, le loro vicende si intrecciano, le diverse culture si pongono in dialogo. Diventa muto, invece, dove ognuno fa di sé stesso un’isola, dove il contatto è evitato, lo scambio è interrotto».

Il centro della parabola è che «prossimi ci si fa, prossimo si diventa». Purtroppo, considera, «in ogni tempo non manca chi ha paura di contaminarsi nel contatto con gli altri, negando così – persino davanti alla sofferenza e alla morte – la comune origine in Dio, l’infinita dignità di ogni essere umano e la chiamata all’amore senza limiti: è tempo di riconoscere e affermare che l’appartenenza religiosa non deve mai diventare motivo di discriminazione».

Perché «non c’è amore di Dio senza amore del prossimo, e non c’è prossimo se io non mi avvicino. Fermarsi, commuoversi, abbassarsi, piangere davanti al dolore altrui – come ha fatto Gesù – significa entrare nel movimento dell’amore, quello in cui Dio si è rivelato».

Leone XIV ringrazia la gente di Lampedusa, parla del «miracolo della compassione» che hanno saputo mostrare, volontari, associazioni, istituzioni, Guardia Costiera, amministratori, e ancora «grazie ai diaconi, ai preti, alle religiose, ai medici, agli psicologi, agli educatori, grazie alle forze di sicurezza e a tutti coloro che, con o senza il dono della fede, hanno scelto di amare insieme».

Prevost richiama la «civiltà dell’amore prospettata dai miei santi predecessori Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II», dice: «L’enormità del dolore che osserviamo ci faccia cogliere la radicalità di questa chiamata. Come il Samaritano, possiamo cambiare programma e direzione. Più del Samaritano abbiamo risorse e opportunità per dare concretezza storica alla speranza».

Così il pontefice scandisce: «Nessuno è senza responsabilità. Ognuno dispone di un proprio ambito di azione, e lì – non altrove – è chiamato a scegliere se alimentare la logica della forza, anche solo con indifferenza, cinismo, menzogna, odio, oppure custodire la logica della pace con verità, sobrietà, prossimità, cura».

Alla Messa ci sono migliaia di persone, altre migliaia sono arrivate qui in vacanza. «Come dicevo a Tenerife, anche a Lampedusa la cultura dell’accoglienza ha una vocazione turistica, che – purtroppo – può sentirsi minacciata dalle rotte migratorie e svilupparsi nell’indifferenza, o persino in contrapposizione ai loro aspetti drammatici. Per molti, infatti, vacanza è solo distrazione, leggerezza, spensieratezza. Allora sembra che si debba innalzare un muro invisibile fra il mare dei naufraghi e quello dei vacanzieri.

Abbiate l’audacia di pensare diversamente. Poco a poco, con creatività, riuscirete a far sì che chiunque trascorre un periodo, anche di riposo, su quest’isola, possa diventare più umano misurandosi con la vostra carità, con ciò che il mare vi ha insegnato, con gli incontri che vi hanno educato. C’è autentico riposo, infatti, dove il senso della vita è ritrovato; e vero benessere quando l’economia è giusta e fraterna. In questa economia la cura per il creato e l’amicizia sociale si saldano in una sintesi di cui l’umanità è oggi alla ricerca».

Pensieri sui Vangeli Festivi: XIV Domenica del Tempo Ordinario – di Padre Livio

🟢IN RADIOVISIONE: PADRE LIVIO – LA TENTAZIONE – Puntata 45


🟢IN RADIOVISIONE:🙏⭐️CATECHESI GIOVANILE⭐️P.LIVIO: SENZA DIO NON C’E’ FUTURO – Puntata 05🙏

Loading the player...

🟢IN RADIOVISIONE: IL FALSARIO: LA LOTTA QUOTIDIANA CONTRO SATANA – PUNTATA 108


🟢P. LIVIO🟢 PERCHE’ CREDO A MEDJUGORJE – Catechesi di P. Livio – Puntata 16 ~ IN RADIOVISIONE SU DIGITALE TERRESTRE al CANALE 789

Perché la Russia stanca della guerra sferra massicci bombardamenti sull’Ucraina

di Marta Ottaviani

Questa notte nuovoattacco russo su Sumy, 4 morti dopo i 30 dell’altra notte soprattutto a Kiev. Nel conflitto più vittime che nella battaglia di Stalingrado: finito l’idillio tra Putin e il suo popolo?

3 luglio 2026

I 30 morti e le decine di feriti registrati nella notte tra mercoledì e giovedì nell’area di Kiev non sono bastati: questa notte un nuovo attacco russo con un drone che ha colpito un condominio a Sumy ha causato 4 morti e tre feriti. Il presidente Volodymyr Zelensky aveva avvisato che sarebbe arrivata presto la risposta ucraina: e così è stato: questa notte ci sono stati bombardamenti ucraini su diverse zone della Russia. Due civili sono rimasti uccisi nella regione di Bryansk, una donna a Belgorod mentre nella regione ucraina di Lugansk, controllata dalle truppe di Mosca, nove persone sono rimaste ferite quando un drone ha colpito un minibus. Il ministero della Difesa di Mosca ha detto che la scorsa notte le difese aeree hanno abbattuto 155 droni ucraini su dieci regioni della Russia, tra cui quella di Mosca, sulla Crimea occupata, sul Mar Nero e il Mar d’Azov. 

A Kiev è stato proclamato il lutto nazionale per la giornata di oggi per i morti dei bombardamenti di mercoledì notte. Secondo l’Aeronautica ucraina, in poche ore Mosca ha scagliato sul Paese invaso 74 missili e 496 droni. La contraerea ha respinto 48 vettori e 476 velivoli senza pilota. Gli edifici colpiti sono almeno venti e, secondo il sindaco della capitale, Vitali Klitschko – che ha parlato «del più massiccio attacco nemico contro la capitale» –, sono tutti abitati da civili. Il bilancio potrebbe aumentare nelle prossime ore, perché alcuni dei 90 feriti sono in gravi condizioni e soprattutto si sta ancora scavando fra le macerie, dove ci sarebbero nove persone ancora vive, che stanno disperatamente lottando contro la morte.

L’attacco arriva in un momento di particolare stanchezza da parte della Russia, che registra un rallentamento nell’avanzata in Donbass, ma anche i primi segnali che l’idillio fra Vladimir Putin e il suo popolo non è più quello di un tempo. La fiducia nei confronti del governo è scesa dal 67% dello scorso anno al 53%. Scricchiola anche l’economia. Secondo un’inchiesta condotta da Gallup, uno dei principali istituti internazionali di sondaggi e analisi dell’opinione pubblica, fra marzo e maggio, dice che secondo il 60% dei russi le condizioni economiche stanno peggiorando. Dall’altra parte, è stanco anche il popolo ucraino. Una stanchezza fisica e psicologica che si legge nelle immagini della metropolitana trasformata ancora una volta in un rifugio. Coperte, cuscini, materassini, acqua, zaini preparati da tempo: molti non aspettano più nemmeno le prime esplosioni, ma scendono automaticamente nei rifugi non appena risuonano le sirene. Anche le testimonianze raccontano questa usura. Dopo l’attacco, la giornalista Iryna Plekhova ha scritto che lei e il marito «non hanno più un appartamento». Altri residenti descrivono il ritorno all’alba tra vetri infranti e palazzi devastati, con la consapevolezza che, finiti i soccorsi, bisognerà ricominciare ancora una volta. La Croce Rossa ha denunciato che il suo magazzino principale è stato «distrutto dagli attacchi russi, con la perdita di aiuti umanitari per un valore di circa 2 milioni di dollari: «In totale, sono andate perdute 320.000 unità di aiuti umanitari e attrezzature».

È questa la dimensione forse più difficile da raccontare: non solo la distruzione provocata dai missili, ma l’esaurimento di una popolazione costretta da anni a vivere con lo zaino delle emergenze sempre pronto e a considerare una notte trascorsa nel proprio letto quasi un privilegio. Il presidente, Volodymyr Zelensky, ha dichiarato che l’Ucraina reagirà all’attacco «certamente» sottolineando come la Russia abbia scelto consapevolmente di colpire civili. Dall’altra parte, però, si dice pronto alla fine della guerra purché sia «giusta». Il numero uno di Kiev ha anche rivelato di aver chiesto agli Stati Uniti le licenze per produrre missili per la difesa aerea Patriot. La portavoce per la politica estera europea, Kaja Kallas, parla della necessità di nuove sanzioni alla Russia. Minacce alle quali il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha risposto dicendo che la pressione su Kiev continuerà «fino al raggiungimento degli obiettivi». 

Secondo il Center for Strategic and International Studies, la guerra fra Russia e Ucraina per numero di perdite avrebbe superato la battaglia di Stalingrado, con Mosca che conterebbe 450mila morti e Kiev 150mila morti. Gli analisti pensano che questi potrebbero essere gli ultimi mesi di guerra, ma il conflitto va avanti e, seppure in modo indiretto, arriva in Europa, con tutte le pressioni di una guerra ibrida che il Cremlino porta avanti ormai dal 2022. Dal primo luglio la Russia ha chiuso sette valichi di frontiera con tre Paesi Ue e Nato: Finlandia, Estonia e Lettonia, impedendo così la circolazione, già esigua, di merci e pressioni. Mosca ha denunciato l’attacco di due droni, equipaggiati con vernice e un ordigno falso, contro l’Ambasciata in Svezia. Secondo l’International Institute of Strategic Studies (Iiss) con sede a Londra, però, negli ultimi 18 mesi la Russia avrebbe impiegato decine di velivoli senza pilota prendendo di mira siti nucleari di Regno Unito, Francia, Belgio e Paesi Bassi, in regime di «sostanziale impunità».

I Messaggi della Madonna a Mirjana – di P. Livio – Puntata 5 – “Donate agli altri la vera pace e gioia” – Messaggio del 2 ottobre 2005

«Cari figli, vengo a voi come Madre. Vi porto mio Figlio, che è pace e amore. Purificate i vostri cuori e prendete mio Figlio con voi. Donate agli altri la vera pace e gioia» (Messaggio del 2 ottobre 2005).

I Messaggi della Regina della pace sono una forma di evangelizzazione ad altissimo livello spirituale. È chiaro che la Madonna li ha dati perché noi li meditassimo e li custodissimo nel cuore proprio perché, come Lei stessa ha detto: Vivete i miei Messaggi e mettete nella vita ogni parola che io vi do. Siano preziose per voi perché vengono dal Cielo (Messaggio del 25 giugno 2002).

Rispetto ai Messaggi del 25 del mese ci sono differenze e assonanze, tutti i Messaggi iniziano con il saluto “Cari figli” e questo sta a indicare che l’origine è la medesima; il taglio, però, è diverso. I Messaggi del 2 del mese a Mirjana puntano più alla formazione spirituale, quelli a Marija del 25 del mese sono forse più ecclesiali, più attenti alla vita della Chiesa, ai tempi liturgici, ai Sacramenti. C’è però una cosa che li accomuna e cioè che la Madonna si presenta come Madre. L’espressione con cui la Madonna apre i Messaggi (Cari figli) è tipica di Medjugorje così come il fatto che la Madonna si presenta come Maria Madre della Chiesa, in perfetta assonanza con il sentimento della Chiesa specialmente in questi tempi che è stata messa bene a fuoco la maternità di Maria, Madre di Dio e cioè del Verbo Incarnato, corpo mistico della Chiesa; quindi, Maria è Madre di Dio e della Chiesa. San Giovanni Paolo II molte volte ha meditato sulle parole di Gesù sulla Croce quando ha affidato all’apostolo Giovanni sua Madre e viceversa.

In questo Messaggio la Madonna sottolinea che si prende cura di noi come una Madre con i suoi figli. C’è una maternità spirituale che la Madonna svolge attraverso i suoi Messaggi con cui ci evangelizza, ci dà una formazione cristiana e in questo diventa un modello per tutti noi evangelizzatori. Maria è un modello di evangelizzazione. La Madonna evangelizzando per tutti questi anni a Medjugorje con tutti i suoi Messaggi ma in particolare con quelli a Mirjana, ha voluto dare un tipo di evangelizzazione particolare che è rivolto soprattutto a formare gli Apostoli di Maria, ad elevare le anime alla vita spirituale, a temprare in vista delle prove che ci attendono.

È un tipo di Cristianesimo anche molto attraente per i non credenti che magari hanno bisogno di pensieri umanamente rilevanti. Il Cristianesimo sfonda di più proprio dove si presenta come messaggio esistenziale, come luce della vita, come chiave che risolve i problemi della vita. Questo è tipico dei Messaggi a Mirjana che hanno un taglio esistenziale molto profondo per cui anche chi è lontano da Dio ma lo cerca, li sente affini e si avvicina. Il fatto che la Madonna si presenti come Madre è una chiave dal punto di vista esistenziale molto efficace perché in noi c’è il desiderio di una madre, c’è l’aspirazione a essere rassicurati, perdonati e amati anche se non lo meritiamo.

La Madonna sa che nei nostri cuori c’è il desiderio di essere amati da una Madre anche quando siamo soli o quando ci sembra che i nostri peccati sono così gravi che nessuno li può perdonare. Invece, la Madonna si presenta come Madre che ci ama infinitamente e le possiamo aprire i nostri cuori, le possiamo mostrare tutte quelle piaghe che magari abbiamo vergogna a presentare al Confessore. A Maria possiamo mostrare tutto, anche le nostre abiezioni, i nostri tradimenti, le nostre sozzure, le nostre alleanze col demonio, le nostre cattiverie, le nostre iniquità. Una madre può capire tutto e può perdonare tutto. Una madre può scusare tutto, è la prima a tendere la mano per rialzarci.

Dopo aver detto “Cari figli” la Madonna dice “vengo a voi come Madre” perché dal punto di vista esistenziale queste parole sono un messaggio di speranza. Una madre comprende tutto, scusa tutto, capisce il figlio che le tende la mano. Il fatto che la Madonna si presenti come Madre è qualcosa di straordinario. La madre non giudica, capisce, perdona, esorta, anche se non lo meritiamo.

La Madonna poi ci porta l’unico medico che guarisce i mali della condizione umana: “Vi porto mio Figlio, che è pace e amore”. La Madonna sa che Suo Figlio è il Verbo eternamente generato dal Padre, è Colui che si è fatto uomo nel suo grembo per opera dello Spirito Santo e che lei ha cresciuto e accompagnato fino a essere l’Altare sul quale si è offerto al Padre sul legno della Croce. L’Altare su cui Cristo si è immolato è il Cuore della Vergine Maria. Solamente Gesù ci dà la pace e placa i tormenti della coscienza, solamente Cristo ci può perdonare. Quando veniamo perdonati la coscienza non rimorde più, la pace della coscienza è il bene più grande che si possa avere sulla Terra. A che cosa serve essere il padrone di tutto il mondo se poi non si ha la coscienza in pace?

Alle problematiche esistenziali più tremende che portano molti a maledire la vita la Madonna viene come Madre e porta Colui che dà la pace e l’amore. Molti di quelli che erano nel tormento, nel disamore, nella solitudine, nella rivolta, adesso sono nella pace e nell’amore proprio perché hanno invocato Maria che ha portato Suo Figlio che è pace e amore. Non ci sono altre medicine. Solamente Cristo è il Salvatore del mondo. Siamo tutti sopraffatti dal peccato e dalla morte, uno solo ha vinto ed è il Risorto. Tutti gli altri hanno perso e sono diventati schiavi del maligno perché non hanno creduto a quella Salvezza che è il Verbo Incarnato nel grembo della Vergine Maria, morto Crocifisso e Risorto. La Madonna è qui per dirci che c’è un solo Salvatore, tutti gli altri sono salvati.

La Regina della pace poi dice: “Purificate i vostri cuori e prendete mio Figlio con voi. Donate agli altri la vera pace e gioia”. La Madonna ci invita a stipulare un patto indissolubile di amicizia con Cristo che ci salva eternamente, nessuno potrà farci del male. Qualsiasi cosa accada, se avremo stretto un rapporto di amicizia profondo con Gesù, noi saremo in Lui, saremo vincitori con Lui. Sono milioni le persone che fanno questa esperienza, non è una costruzione mentale. È sperimentabile e alla portata di tutti vivere in Gesù Cristo, essere suoi. Quella pace e quella gioia che Gesù Cristo ci dà doniamola agli altri.

In questo Messaggio, come negli altri, c’è sintetizzato tutto il Cristianesimo in poche parole, ma con una forza che può dare solamente la Madonna, che vive tutto quello che dice.

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

Pagina 66 di 1277

Radio Maria ETS - Via Milano 12, 22036 Erba (Co) - CF 94023530150

Privacy policy