BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

I Sacramenti – 5. Il Sacramento del Battesimo

Fra i Sacramenti il più importante è il Battesimo, senza il quale non si possono ricevere gli altri Sacramenti. Il Battesimo è quindi fondamentale per la vita cristiana perché con esso si diventa cristiani, si entra a far parte della Chiesa, si diventa intimi di Gesù Cristo e quindi capaci di attingere a quelle fonti di grazia che sono i Sacramenti. Oggi la gente è ipnotizzata dalle false luci del mondo dalle quali la Madonna ci mette in guardia ed è relativo a questo allontanamento della fede il calo dei Battesimi in Occidente.

Il Battesimo è il Sacramento che ci fa cristiani, cioè seguaci di Gesù Cristo, figli di Dio e membri della Chiesa. Il Battesimo imprime un sigillo indelebile di appartenenza a Cristo. Con il Battesimo si diventa cristiani per tutta la vita. Per quanto riguarda i bambini, sono i genitori a chiedere il Battesimo e a scegliere i padrini e le madrine; l’effetto straordinario del Battesimo nei bambini è quello di cancellare il peccato originale. Nel momento del Battesimo il bambino diventa tempio della Santissima Trinità. Oggi, accanto all’abbandono della fede ci sono molte conversioni, tanti adulti chiedono di ricevere il Sacramento del Battesimo. In questo caso, il catecumeno non deve confessarsi prima di essere battezzato, ma deve avere la fede e il pentimento dei peccati. A chi riceve il Battesimo da adulto viene rimesso sia il peccato originale che tutti i peccati commessi nell’arco della vita; inoltre, vengono scontate quelle pene che si dovrebbero scontare in purgatorio e cioè quei residui di attaccamento al mondo e al peccato che rimangono in noi e che col Battesimo vengono estinti. Se un adulto riceve il Battesimo con le condizioni dovute (fede fervorosa, pentimento dei peccati) va direttamente in Paradiso per l’effetto straordinario di questo Sacramento.

È importante che i bambini ricevano quanto prima questo Sacramento perchè diventino tempio della Santissima Trinità; lo Spirito Santo opera nel battezzato e ne fa un cristiano con l’aiuto dei genitori che cooperano nell’educazione. È stolto pensare che sia meglio che i figli decidano da adulti; è bene, invece, che siano tralci vivi uniti a Cristo fin da bambini e per tutta la vita. Finché non si è innestati in Cristo non si producono frutti di vita eterna. Chi non è battezzato vive sotto il dominio del peccato originale, senza tutte quelle grazie che vengono date dallo Spirito Santo per crescere a immagine di Gesù Cristo.

Il peccato originale è una ferita gravissima nell’anima; è un inganno di satana ritenere giusto che i figli che nascono debbano decidere da grandi se guarire da questa malattia spirituale, bisogna che i genitori lo facciano subito e non aspettino a battezzarli. La grandezza del Battesimo è proprio di farci cristiani, di innestarci in Cristo, di farci tralci uniti alla vita che fruttificano nella vita eterna. Tutti quelli che sono innestati in Cristo fin dalla nascita perché hanno ricevuto il Battesimo da piccolissimi ricevono tutte le grazie dello Spirito Santo che li santifica e li fa crescere in sapienza, età e grazia.

Il Battesimo ci fa figli di Dio, non in senso naturale perché lo sono tutti, anche i non cristiani. Dio Creatore infonde l’anima immortale in ogni vita umana e in questo senso si può dire che tutti siamo figli di Dio. Dal punto di vista soprannaturale sono figli di Dio quelli che sono battezzati perché sono innestati in Cristo, sono abitati dalla Santissima Trinità. L’effetto grande del Battesimo è quello di farci figli di Dio per cui un bambino battezzato va in Paradiso. Sulla salvezza eterna diretta di un bambino non battezzato il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che i bambini non battezzati vengono affidati alla Misericordia di Dio. Non c’è una Divina Rivelazione per quanto riguarda la salvezza eterna dei bambini non battezzati; preghiamo per loro e li affidiamo alla Divina Misericordia. Abbiamo la certezza assoluta che un bambino battezzato va direttamente in Paradiso. Si tratta di Verità di fede rivelate. È molto importante far battezzare i bambini e crescerli nella fede cristiana.

Il Battesimo, poi, ci fa seguaci di Cristo, diventiamo membra del suo mistico corpo. Gesù ha fatto quella bellissima catechesi sulla vite e i tralci per cui, un bambino battezzato diventa un tralcio innestato in Cristo e nella sua vita produce frutto di vita eterna. Chi è staccato da Cristo rimane un tralcio selvatico che non produce frutti soprannaturali. C’è da aggiungere a questo proposito che c’è l’intervento della grazia di Cristo che opera anche al di là delle frontiere visibili della Chiesa e quindi dei Sacramenti stessi. Normalmente la grazia di Cristo viene data attraverso i Sacramenti; tuttavia, l’azione dello Spirito Santo per vie a lui note arriva anche oltre i confini della Chiesa istituzionale. Nella Bibbia ci sono figure straordinarie che non appartengono al popolo di Israele ma che sono comunque importanti come Melchisedek, i Magi. Certamente Dio ha una libertà di azione straordinaria, ma la via ordinaria è quella dei Sacramenti con cui si diventa seguaci di Gesù Cristo e membri della Chiesa. I Sacramenti ci rendono cristiani, cittadini del Cielo, consanguinei di Gesù Cristo Figlio di Dio, componente della Famiglia della Santissima Trinità, erede del Paradiso.

Il Battesimo si dà versando l’acqua sul capo del battezzando e dicendo contemporaneamente le parole della formula: “io ti battezzo nel nome del Padre, e del Figliuolo e dello Spirito Santo”. Il ministro del Battesimo solitamente il sacerdote, ma in caso di necessità, può essere chiunque (anche un non battezzato) purché abbia l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa.

VIATICO QUOTIDIANO – di P. Livio – Puntata 139

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio –  Giovedì 20 Agosto 2026

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – Diretta video su blogdipadrelivio.it – su Facebook – su Digitale terrestre can 789 delle Tv Smart – su YouTube (in differita)

h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE

I cinque minuti dello Spirito Santo

h. 8.55 – 9.15: ALMANACCO DELLA FEDE

5. Il Sacramento del Battesimo

+ Battesimo è il Sacramento che ci fa cristiani, cioè seguaci di Gesù Cristo, figli di Dio e membri della Chiesa.

+ Il Battesimo si dà versando l’acqua sul capo del battezzando e dicendo nello stesso tempo le parole della forma.

La forma del Battesimo sono le parole. “io ti battezzo nel nome del Padre, e del Figliuolo e dello Spirito Santo,

Il ministro del Battesimo è d’ordinario il Sacerdote, ma, in caso di necessità, può essere chiunque, purché abbia l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa.

h. 9.15: LA CITAZIONE DEL GIORNO

Tratta dal Libro: Siate le mie mani di pace

h. 9.15: ATTUALITA’

+ San Bernado di Chiaravalle

+ San Stanislao Kostka

h. 9.35 – 9.45: VIATICO QUOTIDIANO

Pensiero sulla grandezza dell’umiltà

h. 9.40 – 10.00: I MESSAGGI DELLA MADONNA A MIRJANA

“Dio mi manda ad avvertirvi e a farvi vedere la vera strada” (2 Novembre 2026)

“Cari figli, la mia venuta a voi, figlioli miei, è l’amore di Dio. Dio mi manda ad avvertirvi e a farvi vedere la vera strada.

Non chiudete gli occhi davanti alla verità, figlioli miei. Il vostro tempo è breve.

Non permettete agli inganni di regnare in voi.

La via sulla quale vi voglio portare è la via della pace e dell’amore. Questa è la via che vi porta al mio Figlio, vostro Dio.

Datemi i vostri cuori, così che in essi io metta mio Figlio e faccia di voi i miei apostoli. Apostoli di pace e di amore. Vi ringrazio”.

Al termine la Madonna ha aggiunto: “Non dimenticatevi nelle vostre preghiere dei vostri pastori”.

(La Madonna era seria, di umore né felice, né triste.)

h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO

h. 10.05: CATECHESI DI PADRE LIVIO

Scrivo a voi giovani perché siete forti


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🟢 PADRE LIVIO – CREDO IN GESU’ CRISTO – Puntata 32

🟢LIVE IN RADIOVISIONE: <:::::::::::::>——+ #ROSARIO PER LA #PACE 🕊️COI GIOVANI DI RADIO MARIA

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La citazione del giorno – “Siate le mie mani di pace”– n°52

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🟢LIVE🟢PELLEGRINO A QUATTRORUOTE – itinerari con Padre Livio – puntata 33: MONTFORT I PARTE

“Santo Padre quale consiglio darebbe alle famiglie che vogliono vivere una vita santa?”

“Tutto è nelle mani di Dio. Pregate molto. Il Rosario, la Santa Messa, i sacramenti e molta pazienza, per favore”.

San Stanislao Kostka, un modello per i giovani

A TRECENTO ANNI DALLA CANONIZZAZIONE

La vita di questo santo gesuita polacco fu breve, ma straordinariamente feconda. Stanislao comprese che l’uomo non è fatto per la mediocrità, ma per la pienezza della vita in Cristo; non per accontentarsi di ciò che passa, ma per cercare ciò che ha valore eterno.

La Nuova Bussola – 19_08_2026 – Antonio Guido Filippazzi

Pubblichiamo di seguito l’omelia pronunciata il 16 agosto 2026, a Rostkowo, da monsignor Antonio Guido Filipazzi, nunzio apostolico in Polonia, in vista del III centenario della canonizzazione di Stanislao Kostka (1550-1568), avvenuta il 31 dicembre 1726.

1. Cari fratelli e sorelle, a tutti voi il mio saluto e, per mio mezzo, anche il saluto del Santo Padre, in comunione con il quale celebriamo questa Santa Messa. Saluto in particolare il vostro Vescovo diocesano, che ringrazio per l’invito che mi ha rivolto ad essere qui oggi. Ci ritroviamo nel luogo della nascita di San Stanislao Kostka, per celebrare il terzo centenario della sua canonizzazione. Tre secoli fa la Chiesa riconobbe in quel giovane gesuita polacco, morto a soli diciotto anni, la perfezione della vita cristiana.

San Stanislao non è ricordato per le ricchezze, il prestigio o i successi terreni, ai quali rinunciò senza esitazione. È ricordato perché prese Dio sul serio. Credette che la chiamata del Signore meritasse tutto il suo cuore e tutta la sua vita. Ebbe il coraggio di mettere Cristo al primo posto. Nel motto tradizionalmente associato a lui – Ad maiora natus sum («Sono nato per cose più grandi») – è veramente racchiuso il segreto della sua esistenza. Stanislao comprese che l’uomo non è fatto per la mediocrità, ma per la pienezza della vita in Cristo; non per vivere ripiegato su se stesso, ma per donarsi; non per accontentarsi di ciò che passa, ma per cercare ciò che ha valore eterno.

La sua vita fu breve, ma straordinariamente feconda. La sua forza non risiedeva nelle doti umane, bensì nella potenza della grazia. Quando comprese che Dio lo chiamava, non cercò compromessi; quando incontrò ostacoli, non si lasciò paralizzare dalla paura. Scelse di seguire Cristo fino in fondo, con fiducia e perseveranza, sempre sostenuto dall’Eucaristia e guidato dalla Vergine Maria.

2. Ma oggi non siamo qui soltanto per ricordare il passato. Siamo qui per ascoltare ciò che San Stanislao dice oggi alla Chiesa.

A) Una prima lezione che il nostro Santo offre alla Chiesa riguarda lo sguardo da avere sui giovani.

Oggi ci interroghiamo su quali metodi e quali linguaggi adottare per annunciare il Vangelo ai giovani. La testimonianza del giovane Stanislao ci invita ad andare in profondità. La domanda decisiva non è soltanto come raggiungere i giovani, bensì quale ideale proporre loro. Talvolta siamo tentati di pensare che, per avvicinarli, sia necessario abbassare le esigenze del Vangelo, attenuarne la radicalità o rincorrere le attrattive effimere del mondo. La vita di San Stanislao ci insegna il contrario! I giovani non hanno bisogno di ideali piccoli, ma di orizzonti grandi e luminosi. Non chiedono che venga abbassata la cima della montagna, ma che qualcuno mostri loro la strada e li accompagni verso la vetta del monte, che è Cristo stesso.

San Stanislao ci ricorda che i giovani riconoscono il fascino delle cose grandi. La storia della Chiesa lo conferma: da Stanislao e Luigi Gonzaga fino a Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis: il Vangelo continua ad affascinare il cuore dei giovani quando è annunciato nella sua pienezza.

B) Una seconda lezione di San Stanislao riguarda l’azione pastorale della Chiesa verso i giovani.

Se i giovani sono fatti per la santità, allora la pastorale della Chiesa deve avere il coraggio di accompagnarli verso questa meta. Non basta organizzare attività o suscitare emozioni: occorre educare, formare, guidare. Educare significa non rassegnarsi alla mediocrità, ma aiutare i giovani a scoprire la bellezza di una vita pienamente donata a Cristo. Come diceva il grande Arcivescovo che mi ha ordinato sacerdote: «Ai giovani si deve chiedere tutto coraggiosamente… Essi hanno sete di ideale ed amano veramente le cose complete, anche se scomode. La storia della giovinezza è stata e sarà sempre la storia delle grandi dedizioni» (G. Siri). E aggiungeva: «I giovani si precedono, non si seguono»!

I giovani devono essere ascoltati e amati. Ma la Chiesa li accompagna non perché rimangano come sono, bensì perché incontrino Cristo, conoscano la verità, scoprano la propria vocazione e crescano fino alla santità. Per questo la pastorale giovanile deve condurre a Cristo attraverso un autentico cammino di fede: la vita sacramentale, la preghiera, l’esercizio delle virtù e l’educazione allo spirito di sacrificio, senza il quale non esiste il vero amore.

C) Infine, San Stanislao ci ricorda una verità fondamentale circa la santità stessa.

Si pensa talvolta che la santità sia un’aggiunta facoltativa alla vita umana. Si sente spesso ripetere che si deve diventare più uomini. Ma la fede della Chiesa ci insegna che l’uomo diventa pienamente se stesso proprio giungendo alla santità.

Come ci ha ricordato l’Apostolo nella seconda lettura, Cristo ha vinto la morte, e in Lui tutta l’umanità è chiamata alla gloria. La santità è la partecipazione alla sua vittoria: è l’opera della grazia che trasforma il cuore dell’uomo e lo configura progressivamente a Cristo.

In Maria Assunta contempliamo ciò che la grazia di Cristo desidera realizzare in ogni uomo e in ogni donna. Anche San Stanislao testimonia questa verità: egli non è stato meno uomo perché santo; al contrario, è diventato pienamente uomo proprio perché ha lasciato che Cristo trasformasse tutta la sua esistenza. I santi sono gli uomini e le donne più autentici e più liberi della storia. Per questo, se desideriamo una società più giusta, delle famiglie più salde e un mondo più umano, dobbiamo desiderare santi. È attraverso di loro che Cristo continua a rinnovare la faccia della terra.

3. Cari fratelli e sorelle, dalla terra natale del loro Patrono si elevi oggi un’intensa preghiera per tutti i giovani. Si elevi anche una preghiera per la Chiesa a Płock, in Polonia, in Europa e nel mondo intero, chiamata ad essere Madre e Maestra dei giovani.

Preghiamo perché i giovani non perdano mai il desiderio della santità. Preghiamo affinché nessuno spenga nei loro cuori la sete dell’infinito, impoverisca i loro ideali o li persuada che la santità sia irraggiungibile. E preghiamo affinché la Chiesa sappia sempre accompagnarli con amore, educarli con sapienza e guidarli con coraggio sulla via di Cristo.

La liturgia ci ha fatto pregare perché, contemplando Maria assunta nella gloria, viviamo «costantemente rivolti ai beni eterni». Questa preghiera riassume bene la vita del nostro Santo: un giovane che non si lasciò imprigionare dall’orizzonte delle realtà passeggere, ma tenne fisso lo sguardo sulla meta eterna preparata da Dio per i suoi figli. Ora, nella gloria del cielo, San Stanislao può fare sue le parole del Magnificat appena ascoltato: «Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente».

Dalla sua Rostkowo, egli continua ancora oggi a rivolgere ai giovani e a tutta la Chiesa il suo invito: Ad maiora natus sum – «Sono nato per cose più grandi».

Sì, siamo nati per cose più grandi. Siamo nati per Cristo. E in Cristo siamo nati per la santità. Qui sta la vera grandezza dell’uomo, la pienezza della sua vocazione e la speranza del mondo. Amen.

San Bernardo di Chiaravalle

autore: Jeronimo De Espinosa anno: XVII sec. titolo: San Bernardo di Chiaravalle caricato degli strumenti della Passione

Nome: San Bernardo di Chiaravalle

Titolo: Abate e dottore della Chiesa

Nascita: 1090, Dijon, Francia

Morte: 20 agosto 1153, Chiaravalle-Clairvaux

Ricorrenza: 20 agosto

Martirologio: edizione 2004

Canonizzazione:
1174, Anagni, Frosinone, papa Alessandro III

Luogo reliquie: Cattedrale di Troyes

Bernardo nacque l’anno 1090 nel castello di Fontaine, presso Dijon. Suo padre Techelino era uno dei più cospicui uomini del tempo e sua madre Aletta era parente dei duchi di Borgogna; entrambi però splendevano più per pietà che per ricchezza. Appena nato Bernardo, la piissima madre, non contenta di offrirlo solamente a Dio come aveva fatto degli altri suoi figli, lo destinò in modo particolare al servizio della Chiesa. Educato santamente fu mandato a Chatillon per compiere gli studi nel collegio dei canonici di quella città. Bernardo, quantunque giovanetto, amava star ritirato; era sempre raccolto, docile, affabile e cortese con tutti, e di una modestia singolare. La prontezza e la vivacità del suo ingegno facevano stupire i suoi maestri.


Ma se egli ascoltava le lezioni dei maestri, molto più era attratto dalla voce di Dio, che gli parlava internamente. Una notte di Natale gli comparve la Vergine Maria con in braccio il Bambino Gesù, e Bernardo fu talmente invaghito della divina bellezza del Redentore, che fu poi sempre devotissimo dell’Incarnazione. A 18 anni perdette la virtuosa sua madre. Intanto, compiuti gli studi della teologia e della Sacra Scrittura, ritornò alla casa paterna.

Vedendo quanto era pericoloso il vivere nel mondo, pensò di ritirarsi a vita monastica. Tutta la famiglia e l’intero parentado dapprima gli si opposero, ma egli con la sua grazia e cortesia seppe talmente difendere la sua causa, che poco dopo molti di quelli che s’erano opposti seguirono il suo esempio. Infatti i fratelli Guido, Gerardo, Bartolomeo, Andrea e lo zio Gondrino, signore di Tolone, lo seguirono nella vita monastica.

A questi si unirono altri, così che furono in trenta a seguire con lui la divina chiamata. Presentatisi al monastero, l’abate S. Stefano, vedendo il loro fervore e la loro risoluzione, li accettò con gioia. Fatta la professione dopo un anno di noviziato, Bernardo si diede con grandissimo fervore alla pratica della virtù. Spesso, per eccitarsi al fervore si domandava: « Bernardo, a che fine sei venuto qui? ».

Devotissimo di Maria SS. non lasciava passare giorno senza offrirle qualche ossequio speciale; in tutti poi cercava di diffondere la devozione alla gran Madre di Dio. E la Madonna molto gradiva l’amore di quell’anima santa. Un giorno, passando Bernardo davanti alla statua della Vergine, le rivolse il saluto angelico : « Ave Maria », ma lo disse con tanta grazia ed affetto, che dalla statua si sentì rispondere: « Ave Bernardo ». 

Morto S. Stefano, fu eletto abate con voto unanime Bernardo. Quantunque sempre malaticcio, tuttavia predicava ovunque con grande zelo, e le sue prediche erano talmente piene di grazia, che da ogni parte accorrevano ad udirlo, e molti lo seguivano, chiedendo di essere accettati nel monastero.

Nel 1119, un gruppo di cavalieri, guidati da Ugo di Payns, diede vita a un nuovo ordine monastico-militare destinato a cambiare la storia: l’Ordine dei Cavalieri del Tempio, conosciuto come i Templari. Con sede a Gerusalemme, l’Ordine aveva come missione principale la protezione dei pellegrini  cristiani lungo le pericolose strade della Terra Santa. La loro causa ottenne un riconoscimento ufficiale nel 1128, quando Papa Onorio II approvò l’Ordine durante il concilio di Troyes. A ispirare la rigida regola dell’Ordine fu probabilmente San Bernardo di Chiaravalle, una delle figure religiose più influenti dell’epoca.

San Bernardo non fu solo un sostenitore dei Templari, ma anche un attivo partecipante nelle questioni politiche e religiose del suo tempo. Appoggiò Tibaldo II, conte di Champagne, in una disputa contro il re Luigi VII, e svolse un ruolo centrale nella repressione del Comune di Reims nel 1140, dove dimostrò il suo rigido controllo su questioni di fede e ordine.

Uno degli episodi più famosi della sua vita fu il conflitto con il filosofo Pietro Abelardo. Bernardo accusò Abelardo di diffondere idee teologiche errate e riuscì a farlo condannare nel concilio di Sens del 1140, nonostante le accuse fossero basate su interpretazioni discutibili delle opere del filosofo. Questo scontro tra due delle menti più brillanti del tempo segnò profondamente il dibattito intellettuale e religioso del XII secolo.

Bernardo si distinse anche nella lotta contro le eresie che minacciavano l’ortodossia cattolica. Nel 1145, Papa Eugenio III, un suo ex discepolo diventato papa, lo incaricò di predicare la Seconda Crociata. Bernardo, con la sua eloquenza, riuscì a mobilitare non solo i francesi, ma anche i tedeschi. Tuttavia, la crociata si rivelò un disastro, con il fallito assalto a Damasco. Bernardo attribuì la sconfitta ai peccati dei crociati, un tema che riprese nel suo trattato La considerazione.

Una delle leggende più curiose su San Bernardo racconta di un episodio avvenuto durante un viaggio a Vigevano, dove avrebbe catturato un diavolo che cercava di sabotare il suo carro. Il demone fu successivamente bruciato dai cittadini di Vigevano, un evento che viene ancora oggi commemorato con un rituale locale. 

In Bernardo si vide meravigliosamente accoppiata la santità con la sapienza: è chiamato il Dottore mellifluo. Numerosissime sono le sue opere, e per i suoi numerosi, alti e sapienti scritti sulle grandezze della Madre di Dio, venne chiamato il cantore di Maria. 

Dopo una vita così santa e attiva, spirò il 20 agosto 1153 a 62 anni. La Chiesa lo onora col titolo di dottore.

Le reliquie di san Bernardo di Chiaravalle sono custodite principalmente nella Cattedrale di Troyes, in Francia, dove si trova parte della sua testa. Questa è l’unica reliquia sopravvissuta alla rivoluzione francese, mentre il resto delle sue spoglie è andato distrutto. Oltre a quella di Troyes, un’altra porzione molto piccola è conservata in Italia, nella chiesa collegiata di Fiorenzuola: è stata donata di recente all’abbazia di Chiaravalle della Colomba, nei pressi di Piacenza.

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