
Cari amici,
riscontro da una parte una certa impazienza perché il tempo in cui iniziano i Segreti si prolunga, nel medesimo tempo colgo una certa tiepidezza, un certo allontanamento come se le apparizioni di Medjugorje – che hanno alle spalle quasi mezzo secolo – non avessero un loro scopo, una finalità, un traguardo.
La Madonna ha organizzato tutto nei minimi particolari e i Segreti inizieranno a tempo debito, quando sarà il momento giusto. Non dobbiamo, allora, essere impazienti perché i Segreti non si manifestano, dobbiamo invece essere grati perché possiamo usufruire di questo tempo per un’adeguata preparazione spirituale.
Gli eventi dei Segreti stanno maturando nel mondo, è importante arrivare preparati a quel momento perché poi potrebbe essere troppo tardi. La Regina della pace ci ha assicurato che il Suo Cuore Immacolato trionferà. Ringraziamo Dio per questo tempo di grazia di cui possiamo godere, anche se non sappiamo quanto durerà. Quando il primo Segreto si manifesterà non sarà un evento indolore, ma si farà sentire!
È bene prepararsi e approfittare di questo tempo per rafforzare la nostra fede, per mettere a posto la nostra anima, per metterci in grazia di Dio qualunque cosa accada, proprio per assicurarci un posto in Paradiso. Cerchiamo di essere preoccupati per la vita eterna, occupiamoci della nostra anima. Le possibilità sono due, lo ha detto Cristo stesso: o la gioia eterna o il fuoco eterno! La Chiesa ha sempre insegnato questa duplice possibilità che dipende da ciascuno di noi, non lasciamoci ingannare dai falsi profeti.
Verremo giudicati secondo il merito: il premio o la pena eterna. Si tratta di riflessioni serie, è la nostra fede! È il senso vero della vita. Entriamo, allora, in quest’ottica interiore di serietà, consapevoli che le cose materiali sono effimere e la vera ricchezza è la nostra anima.
Questo tempo di grazia che stiamo vivendo sia un’occasione per assumere un atteggiamento di serietà e di impegno per portare la barchetta della nostra vita al porto sicuro dell’eternità.
Vostro padre Livio

Venerdì 25 Luglio 2025
h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
+h. 9.oo: Breve saluto di Padre Livio
+h. 9.10 EDITORIALE
Chi è il Padrone del mondo? La profezia di Robert Benson sul Regno dell’Anticristo
+ h. 10.10: LOTTE E TENTAZIONI DEI PADRE DEL DESERTO (5)
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Nome: San Giacomo il Maggiore
Titolo: Apostolo
Nascita: Betsaida
Morte: 43 circa, Gerusalemme
Ricorrenza: 25 luglio
Protettore: dei pellegrini,
Luogo reliquie:Cattedrale di Santiago da Compostela
S. Giacomo il Maggiore fu uno dei dodici Apostoli. Perché i Samaritani non avevano voluto ricevere i discepoli mandati da Gesù, Giacomo, col fratello Giovanni, si accostò al Divino Maestro e gli disse: « Signore, vuoi che diciamo al fuoco di discendere dal cielo a consumarli? ». Ma Gesù benignamente rispose: « Non sapete di che spirito siete. Il Figlio dell’uomo non è venuto a perder le anime, ma a salvarle ». E S. Giacomo mostrò poi d’aver fatto frutto dell’eloquente lezione.
Nacque in Galilea circa dodici anni prima di Gesù. Era fratello di S. Giovanni, figlio di Zebedeo pescatore in Betsaida, sul lago di Tiberiade e di Salome, discepola di Gesù. L’appellativo « maggiore » gli venne dal fatto che la sua chiamata fu antecedente a quella dell’altro S. Giacomo, figlio di Alfeo, che fu detto perciò « minore ».
Chiamato all’apostolato da Gesù stesso, lo segui generosamente, abbandonando le reti e la barca del padre. Questa generosità gli fruttò una speciale benevolenza da parte del Divin Maestro sì da aver parte alle più intime confidenze di Lui: assistette con S. Pietro e S. Giovanni alla risurrezione della figlia di Giàiro, alla tua Trasfigurazione, partecipando pure molto da vicino all’agonia di Gesù nell’orto del Getsemani.
Essendo anch’egli uomo soggetto alle miserie, con S. Giovanni, come narra il Vangelo, consigliò sua madre Salome di domandare a Gesù che essi potessero entrare nel suo regno, e sedere alla destra e alla sinistra di Lui. Ed il Divin Maestro volto a loro disse: « Potete voi bere il calice che sto per bere, ed essere battezzati col battesimo col quale io sarò battezzato? ». « Si, lo possiamo », risposero in fretta i due Apostoli. Ma Gesù replicò che in effetto essi avrebbero bevuto il suo calice, ma quanto all’essere collocati nei primi posti nel regno dei cieli era cosa spettante al Padre suo.
Disceso lo Spirito Santo nella Pentecoste, S. Giacomo fu uno dei più zelanti predicatori del Vangelo. tanto da spingersi fino in Spagna. Quivi lasciò un’impronta tale che molti secoli dopo, quando i Mori invasero quella terra mettendola a ferro e a fuoco, S. Giacomo era universalmente invocato e più di una volta fu veduto un guerriero celeste su di un cavallo bianco che faceva terribile strage degli infedeli.
Dalla Spagna tornato in Gerusalemme verso il 43, per ordine del re Erode Agrippa che voleva rendersi grato ai Giudei, fu fatto incarcerare e poi decapitare. L’eroica confessione della sua fede convertì il soldato che l’aveva condotto ai giudici, il quale perciò ebbe anch’egli la grazia di morire martire. Il suo corpo, mèta di continui pellegrinaggi, riposa nella basilica di Compostela in Spagna.
Il Cammino di Santiago di Compostela è legato alla presenza della tomba di Giacomo e al suo ritrovamento, che risale al IX secolo. Sebbene l’Apostolo venne decapitato in Palestina nell’anno 44 d.C. dal re Erode Agrippa I, la Legenda Aurea racconta che i suoi discepoli, con una barca guidata da un angelo, ne trasportarono il corpo in Galizia, regione dove Giacomo si spinse per evangelizzare le popolazioni di cultura celtica, per poi seppellirlo in un bosco vicino a Iria Flavia, il porto romano più importante della zona.
PRATICA. In ogni sventura vediamo noi pure la mano di Dio che ci porge il calice, e diciamo prontamente: «O Signore, sia fatta sempre la tua santa volontà».
PREGHIERA. O Signore, santifica e custodisci il tuo popolo, affinchè, muniti dell’assistenza del tuo apostolo Giacomo, possiamo piacerti con una degna vita, e servirti con tranquillità di spirito.
MARTIROLOGIO ROMANO Festa di san Giacomo, Apostolo, che, figlio di Zebedeo e fratello di san Giovanni evangelista, fu insieme a Pietro e Giovanni testimone della trasfigurazione del Signore e della sua agonia. Decapitato da Erode Agrippa in prossimità della festa di Pasqua, ricevette, primo tra gli Apostoli, la corona del martirio.

Pensiero spirituale sul vero significato del Cantico delle creature
Cari amici, vorrei proporre un articolo di Corrispondenza Romana scritto da Cristina Siccardi dedicato al Cantico delle creature di San Francesco.
Negli anni ’80 ricordo di essere andato a un convegno su quest’opera, nel quale ci furono tante presentazioni e discussioni con il pubblico. Erano presenti molte voci che davano al Cantico un’interpretazione un po’ secolarizzata, un’esaltazione della natura che metteva nel sottofondo il vero intendimento di San Francesco, ovvero esaltare la Creazione per dare lode al Creatore come i Salmi biblici. Così è cominciata quell’interpretazione del Cantico delle creature come fosse una specie di manifesto della cultura green, ma è infinitamente di più.
Siamo di fronte a un evento notevole dal punto di vista culturale perché nel Medioevo la lingua ufficiale era il latino per tutta l’Europa e il Cantico delle creature è la prima opera letteraria di grande valore in lingua italiana. Ma soprattutto, è un’espressione altissima della fede cristiana. San Francesco ha avuto esperienze mistiche e straordinarie – come lo sono le stimmate – ed era un’anima innamorata di Dio che ha voluto esprimere il suo amore attraverso questo Cantico.
Quando sono andato al convegno erano uscite altre opere religiose ma con un taglio modernizzante e secolarizzante, come la famosa sequela televisiva del film di Franco Zeffirelli “Fratello Sole, Sorella Luna”. Nonostante fosse cattolico, ignorò il dogma della fede che afferma che la Madonna era vergine prima del parto, durante e dopo, perciò ha partorito miracolosamente senza infrangere la Sua verginità. Il suo film, per quanto bello dal punto di vista della realizzazione cinematografica, in realtà era una esaltazione della natura disancorata dalla contemplazione che aveva generato San Francesco. Egli, infatti, ha scritto il Cantico delle creature in un momento di grande sofferenza e di purificazione interiore. Dobbiamo recuperare il Cantico delle creature come una grande opera mistica di San Francesco senza togliere nulla ai valori umani e letterari.
L’articolo che vi propongo ci aiuta a gustare e a valorizzare questa grande opera nella sua reale impostazione, che è una lode a Dio e non una celebrazione della natura.
Come è noto, la prima composizione poetica che è stata scritta in volgare italiano è il Cantico delle creature, anticamente conosciuto come Cantico di Frate Sole, sublime lirica di san Francesco, di cui quest’anno ricorrono 800 anni, essendo stata scritta nel 1225 presso il convento delle Povere Dame (le Clarisse) di San Damiano. I nostri direttori di Radio Maria hanno tenuto gli esercizi spirituali proprio in questo convento recentemente.
Il Cantico si pone nella tradizione filosofico-teologica di stile agostiniano e trova legami con il salmo 148, nel quale si invitano tutte le creature, animate e inanimate, a lodare Dio, ma anche con il libro veterotestamentario di Daniele (3, 56-88), nel quale si reitera la richiesta a tutti gli elementi del cosmo di benedire il Signore.
Nella purezza e nell’innocente semplicità sta il segreto di questo capolavoro letterario e religioso, che non conosce tempo, grazie alle verità ivi contenute, che trasmettono la gioia di riconoscere in ogni creatura la mano del Creatore e in questa gioia sta la lode d’amore della creazione per il Signore della vita e della morte. Lo dice la Regina della pace in tanti Messaggi a Medjugorje: «Nella natura cercate Dio che vi ha creati perché la natura parla e lotta per la vita e non per la morte» (Messaggio del 25 marzo 2019). Attraverso le sue creature scoprite le perfezioni divine, ovvero la sua Potenza, la sua Sapienza e il suo Amore.
Il cuore del mistico san Francesco, che porta già su di sé le stimmate, trabocca d’amore e di ringraziamento per il Padre, sebbene una dolorosa patologia agli occhi gli stia procurando la cecità e viva nell’oscurità: sono i giorni in cui si trova a San Damiano, in una cella fatta di stuoie; intanto i topi lo disturbano continuamente e la cosa viene presa dai suoi Frati minori come un tormento di origine demoniaca. Una notte, torturato dalle sofferenze fisiche, supplica il Signore di venirlo a soccorrere per sopportare tutto con pazienza, e il Padre non si fa attendere, gli dice di considerare quelle prove come questioni materiali perché lo aspettano gioie incommensurabili nella Salvezza eterna… Grazia e natura, dalla conversione in poi, (ricordiamo che San Francesco si spogliò davanti al vescovo e a suo padre dicendo che non era più il figlio di Pietro Bernardone ma figlio del Padre celeste) interloquivano costantemente in lui, perciò, con l’animo colmo di giubilo, consolato direttamente da Dio, vuole comporre in quella mattina di primavera, come ebbe a dire lo stesso san Francesco, «una nuova lauda del Signore riguardo alle sue creature» per sua consolazione e per edificazione del prossimo, perché quotidianamente «usiamo delle creature e senza di loro non possiamo vivere, e in esse il genere umano molto offende il Creatore. (L’uomo idolatra le creature o le usa per i peccati).
E ogni giorno ci mostriamo ingrati per questo grande beneficio, e non ne diamo lode, come dovremmo, al nostro Creatore e datore di ogni bene», (Compilazione di Assisi, in Fonti Francescane, Editrici Francescane, Padova 20113, § 1614, p. 947 e § 1615, p. 947).
La Madonna diede un Messaggio di rimprovero ai parrocchiani di Medjugorje, perché ci furono molte piogge e si rifiutavano di andare in Chiesa perché passando attraverso i campi si infangavano. «Ora piove e voi dite: “Perché piove tanto? Perché non smette di piovere? Non si può andare in chiesa con tutto questo fango per la strada”. Non dite mai più così. Avete pregato tanto Dio che vi mandasse la pioggia che feconda la terra. Ora non dovete rivoltarvi contro la benedizione di Dio. Dovete piuttosto ringraziarlo con la preghiera e il digiuno» (Messaggio del 1° febbraio 1984). Dobbiamo saper lodare Dio anche in queste situazioni.
Messo in versi il Cantico, fu composta anche una melodia di accompagnamento. San Francesco amava cantare. Quindi mandò a chiamare frate Pacifico per scegliere alcuni frati affinché andassero per il mondo a predicare e lodare Dio con il Cantico di Frate Sole e, al termine, essi dovevano dire alla gente: «Noi siamo giullari del Signore e la ricompensa che desideriamo da voi è questa: che viviate nella vera penitenza» (Ivi, § 1615, p. 948).
Ma c’è di più, quel di più che non viene ormai quasi più ricordato: san Francesco con questa lauda inneggia il Signore anche per riconoscere il merito di coloro che sanno perdonare e che sopportano malattie e sventure per amore di Dio, «Laudato si’, mi’ Signore,/per quelli ke perdonano per lo Tuo amore/e sostengo infirmitate e tribulazione»; indica poi «Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace,/ka da Te, Altissimo, sirano incoronati». Portando la Croce si arriva alla Gloria, come diceva San Francesco: “È tanto il bene che mi aspetto che ogni pena mia è diletto”.
Infine, chiude il Cantico esprimendo l’autentico significato della vita, che lo si scopre interamente al momento della morte per entrare nella vita eterna come dannati o salvati:
La cultura ecologista moderna ha completamente stracciato e cancellato questa parte del Cantico. Di seguito, è riportata in lingua originale:
«Laudato si’, mi’ Signore,/per sora nostra Morte corporale,/da la quale nullu homo vivente po’ skampare:/guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;/ beati quelli ke trovarà ne le Tue santissime voluntati,/ beati quelli che saranno pienamente confermati della Volontà di Dio.
ka la morte secunda no’l farrà male./ Perché essi non verranno afferrati dalla seconda morte che è quella dell’inferno. Questa parte non esiste nemmeno nelle canzoni.
Laudate e benedicite mi’ Signore e rengraziate/e serviateli cum grande humilitate».
Questa è una sintesi meravigliosa del Vangelo ma che mutilata, è stata utilizzata per celebrare madre terra e quindi il neopaganesimo. Questa “evoluzione” è arrivata prima con il rifiuto della Croce, poi con il paganesimo.
Per celebrare la gloria di Dio San Francesco, come sempre, passa attraverso il ponte della contemplazione e dell’estasi piuttosto che per l’enunciazione speculativo-filosofica.
Anche la poesia e la pittura sono modi per evangelizzare, come la predicazione, la contemplazione filosofica e mistica che viene attraverso opere letterarie, ma con il Cantico siamo nel campo che ha prodotto dei capolavori come quelli di Jacopone da Todi, Alessandro Manzoni, la Divina Commedia di Dante Alighieri e molti altri poeti e scrittori nella letteratura italiana.
Attraverso i sensi filtrati dall’anima, egli penetra la bontà e la bellezza del Signore, rendendogli grazie per tutto ciò che è opera delle sue mani.
[…]
Il sentire fraterno di san Francesco con le creature di cielo, mare e terra, non è riconducibile ad una idealizzazione degli esseri come suoi simili, bensì come voci che si uniscono alla sua e a tutti gli umili credenti per dare gloria a Dio attraverso un coro sinfonico che nella molteplicità si fa unità nel Dio Uno e Trino. Siamo nella spiritualità biblica espressa nei Salmi e nei Vangeli.
Alcuni hanno tentato e tentano, invece, di virare verso la laicizzazione di questo capolavoro, puntando l’attenzione unicamente sugli elementi della natura e mettendo volutamente in disparte Colui che li ha voluti e realizzati, al fine di sostenere l’ideologia ambientalista, scristianizzando Terra e Universo.
Essendo attivo come sacerdote fin dal 1966 ed essendo stato in seminario, ho visto questo processo lento di secolarizzazione della fede, per cui siamo arrivati al punto attuale. Tutto questo è un processo inesorabile che ci ha travolto e adesso siamo povere creature che vagano qua e là nella palude dell’inferno che ci sta per inghiottire.
Ho letto un articolo di uno scrittore ateo che afferma che l’odio, l’invidia e la cattiveria si sono ormai impadroniti del mondo e stanno travolgendo tutti, come anche la comunicazione che è diventata sguaiata, piena di odio e distruzione. Perciò descrive un mondo nel quale satana regna anche se non ci crede. La Madonna ha ricordato la stessa cosa, durante il Covid: «satana regna» (Messaggio del 25 marzo 2025), è satana sciolto dalle catene che sta imperversando.
È bene ricordare anche l’Enciclica di Papa Francesco il cui sforzo è stato quello di reinserire l’ideologia ambientalista di cui ha parlato la Madonna proprio nel Messaggio del 25 giugno 2025: «Le ideologie che demoliscono voi e la vostra vita spirituale sono passeggere». Egli ha cercato di reinserirla nella versione biblica e cristiana della natura, ma purtroppo il processo va verso la direzione della scristianizzazione di terra e universo.
San Bonaventura da Bagnoregio, biografo di san Francesco, individuò e illustrò teologicamente e misticamente l’esultanza che l’umile di Assisi aveva per tutte le opere del Signore e carpì il senso autentico della sua contemplazione nel «Laudato si’, mi’ Signore»: «Contemplava, nelle cose belle, il Bellissimo e, seguendo le orme impresse nelle creature, inseguiva dovunque il Diletto. Di tutte le cose si faceva una scala per salire ad afferrare Colui che è tutto desiderabile».
Secondo la teologia cattolica fondata sul Vangelo e sulla Bibbia, la Creazione è opera del Creatore. Attraverso le creature ritorniamo al Creatore che è la causa prima di tutte le cose che hanno impresso il suo Sigillo, la sua Bellezza, la sua grandezza, il suo Amore. La grande Rivelazione divina afferma che il mondo non si è fatto da solo, non è eterno, la materia non è eterna, il mondo non è Dio, l’uomo non è Dio, la Creazione è un’opera mirabile di sapienza, di potenza e di amore.
Sant’Agostino dice che è soprattutto attraverso il cuore dell’uomo – inquieto finché non riposa in Dio – che si sale fino al Creatore. L’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio e il cuore umano proprio perché abitato da Dio è inquieto finché non riposa in Lui.
Concludo con il Cantico delle creature di San Francesco in una versione di lingua italiana moderna, con un altissimo contenuto contemplativo mistico, evangelico e biblico:
«Altissimo, Onnipotente Buon Signore, tue sono le lodi, la gloria, l’onore e ogni benedizione.
A te solo, o Altissimo, si addicono e nessun uomo è degno di menzionarti.
Lodato sii, mio Signore, insieme a tutte le creature, specialmente per il signor fratello sole, il quale è la luce del giorno e tu tramite lui ci illumini: è bello e raggiante con grande splendore e di te, Altissimo, porta il segno.
Lodato sii, o mio Signore, per sorella luna e le stelle: in cielo le hai create, chiare preziose e belle.
Lodato sii, mio Signore, per fratello vento, e per l’aria e per il cielo; per quello nuvoloso e per quello sereno, per ogni stagione tramite la quale alle creature dai sostentamento.
Lodato sii, mio Signore, per sorella acqua, la quale è molto utile e umile, preziosa e pura.
Lodato sii, mio Signore, per fratello fuoco, attraverso il quale illumini la notte. Egli è bello, giocondo, robusto e forte.
Lodato sii, mio Signore, per nostra sorella madre terra, la quale ci sostiene e ci governa: produce diversi frutti, con fiori variopinti ed erba.
Lodato sii, mio Signore, per quelli che perdonano in nome del tuo amore, e sopportano dolori e malattie.
Beati quelli che li sopporteranno serenamente, perché da te, Altissimo, avran corona.
Lodato sii, mio Signore, per la nostra sorella morte corporale, dalla quale nessun uomo che vive può scappare; guai a quelli che moriranno mentre sono in peccato mortale.
Beati quelli che troveranno la morte mentre rispettano le tue volontà. In questo caso la morte spirituale non farà loro alcun male.
Lodate e benedite il mio Signore, ringraziatelo e servitelo con grande umiltà.»
Prendiamo contatto con la natura che attraverso la sua bellezza, le sue perfezioni e tutto quello che ha di straordinario ci eleva fino alla contemplazione del Creatore.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”