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"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Il Donbass, la linea del fronte e la Crimea: quali sono i nodi di un possibile accordo tra Mosca e Kiev

di Marta Serafini – Corriere della Sera – 9 Agosto 2025

A Mosca manca da conquistare il 25 per cento del Donetsk, inoltre il Cremlino sta accumulando droni e missili e sembra determinato a raggiungere altri obiettivi militari e politici

Washington e Mosca – la fonte è Bloomberg – puntano a raggiungere un accordo per l’Ucraina che congelerebbe la situazione sul campo aprendo la strada a un cessate il fuoco e a discussioni tecniche su un accordo di pace duraturo. Questa intesa preliminare prevedrebbe di lasciare alla Russia i territori occupati durante l’invasione e dunque di congelare la linea del fronte. Per il Wall Street Journal, Putin sarebbe disposto a interrompere le ostilità in cambio della regione di Donetsk, una rivendicazione che il presidente russo aveva già presentato sul tavolo insieme come alla Crimea, che le sue forze hanno illegalmente annesso nel 2014. Ma questo richiederebbe l’ordine da parte di Zelensky dalle parti di Lugansk e Donetsk controllate da Kiev, dando alla Russia una vittoria che il suo esercito non è riuscito a ottenere sul campo.  Mosca, d’altro canto, come parte dell’intesa fermerebbe la sua offensiva nelle regioni di Kherson e Zaporizhzhia lungo le attuali linee del fronte.

Tuttavia ci sono molti punti ancora non chiari. Primo, Mosca è pronta a rinunciare a territori che ha occupato, incluso l’impianto nucleare di Zaporizhzhia? Secondo, in passato Washington ha offerto di riconoscere la Crimea come russa e di cedere a Mosca il controllo di parti di altre regioni ucraine, mentre il controllo di Zaporizhzhia e Kherson tornerebbe all’Ucraina. 

Il presidente Trump ha parlato di «swap», scambi territoriali. Ma davvero prevede questo l’accordo che Putin discuterà con Trump in Alaska? Altra questione è il tipo di cessate il fuoco che verrebbe raggiunto: definitivo o temporaneo? Parziale o totale? 

Partendo dal fondo, secondo l’ultimo report dell’Institute for the Study of War (Isw) basato sui report dell’intelligence occidentale, «Putin potrebbe aver sfruttato il suo incontro con Witkoff (la missione preparatoria al faccia a faccia con Trump, ndr) per proporre uno stop agli attacchi a lungo raggio, mossa che consentirebbe alla Russia di accumulare droni e missili a lungo raggio e di riprendere devastanti attacchi su larga scala contro l’Ucraina dopo la scadenza del cessate il fuoco. Questa soluzione ostacolerebbe anche la capacità dell’Ucraina di continuare la sua campagna di attacchi a lungo raggio volta a logorare la base industriale della difesa russa e l’economia di guerra.

Tuttavia – avverte sempre Isw – la Russia ha aumentato significativamente la sua produzione di droni e missili nel 2025, incremento che le ha permesso di aumentare rapidamente le dimensioni dei suoi pacchetti di attacco che lancia contro l’Ucraina. Secondo le stime dell’intelligence militare ucraino (il Gur), la Russia può produrre circa 170 droni di tipo Shahed al giorno, capacità produttiva che potrebbe arriva a 190 droni al giorno entro la fine del 2025. Inoltre Mosca avrebbe accumulato circa 600 missili balistici Iskander-M e 300 missili da crociera Iskander-K, una scorta che durerebbe circa due anni, se la Russia mantenesse l’attuale ritmo di attacchi missilistici contro l’Ucraina. Dunque, a fronte di un ritmo di produzione bellico così alto, è difficile pensare a un cessate il fuoco permanente che salvi davvero vite umane. Ma è più facile ipotizzare uno stop temporaneo e poi una ripresa dei raid su obiettivi civili in vista dell’inverno. 

Fonti del Cremlino hanno recentemente lasciato intendere a Reuters che Putin rimane fedele alla sua richiesta che la Russia occupi tutti e quattro gli oblast di Lugansk, Donetsk, Zaporizhia e Kherson, prima di un cessate il fuoco permanente. L’Isw stima che la Russia non abbia ancora conquistato circa 6.500 chilometri quadrati dell’Oblast’ di Donetsk, ovvero circa il 25% della regione. L’avanzata russa volta ad accerchiare Pokrovsk ha subito un’accelerazione nelle ultime settimane, ma le forze russe hanno trascorso gli ultimi 18 mesi cercando di conquistare un’area di circa 30 chilometri quadrati. Le forze russe stanno combattendo per conquistare Chasiv Yar  dall’aprile 2024, e ci sono voluti 26 mesi per avanzare di 11 chilometri da Bakhmut occidentale a Chasiv Yar occidentale. Le forze russe nelle direzioni di Chasiv Yar e Toretsk stanno minacciando sempre più la punta meridionale della cintura fortificata ucraina nell’Oblast’ di Donetsk a Kostyantynivka. Kostyantynivka si trova a circa 30 chilometri da Slovyansk, la punta settentrionale della cintura della fortezza, e le città nella cintura della fortezza (Kostyantynivka, Druzhkivka, Kramatorsk e Slovyansk) avevano collettivamente una popolazione prebellica di circa 373.000 abitanti. Le forze russe dunque non hanno dimostrato la capacità di conquistare città di queste dimensioni dalla metà del 2022. 

E non solo. Le future operazioni russe per conquistare l’intera area degli oblast di  Zaporizhzhia e Kherson richiederebbero significative operazioni di attraversamento fluviale, che le forze russe hanno storicamente faticato a completare dal 2022. Risultato, l’Armata deve ancora conquistare circa 7.200 chilometri quadrati dell’Oblast di Zaporizhzhia (circa il 26% della regione) e circa 7.000 chilometri quadrati nell’Oblast di Kherson (circa il 26% della regione). La conquista dell’oblast’ di Cherson richiederebbe anche operazioni per attraversare il fiume Dnipro, stabilire un insediamento sulla riva occidentale (destra) del fiume e conquistare la città di Cherson (popolazione prebellica di 275.000 abitanti). 

Tuttavia, gli obiettivi russi non si limitano all’occupazione degli oblast di Luhansk, Donetsk, Zaporizhia e Kherson.  Dichiarazioni di funzionari del Cremlino, incluso Putin, hanno ripetutamente indicato che la Russia ha obiettivi territoriali più espansivi in Ucraina, oltre i quattro oblast. Putin ha recentemente affermato che «tutta l’Ucraina» appartiene alla Russia, funzionari russi posto come obiettivo la conquista della città di Sumy  e funzionari del Cremlino etichettano regolarmente le città di Odessa e Kharkiv come città «russe».  Inoltre il comando militare russo ha impegnato elementi delle sue forze “d’élite” a combattere nell’oblast’ settentrionale di Sumy e ha intensificato gli sforzi per conquistare Kupyansk negli ultimi mesi.  Possibile allora che Putin si accontenti del Donbass e rinunci alle altre rivendicazioni? 

E infine: gli obiettivi di guerra di Putin non si limitano al territorio. Le dichiarazioni del Cremlino continuano a indicare che il presidente russo è determinato a sostituire il governo ucraino democraticamente eletto con un governo fantoccio filo-russo, a ridurre le forze armate ucraine in modo che l’Ucraina non possa difendersi da future aggressioni, ad abolire la politica della porta aperta della NATO e a far modificare la costituzione ucraina per impegnare l’Ucraina alla neutralità. Inoltre Putin sembra altrettanto determinato a distruggere lo Stato, l’identità e la cultura ucraini e a soggiogare il popolo ucraino. Gli sforzi russi per conquistare tutta l’Ucraina attraverso conquiste sul campo di battaglia richiederebbero decenni se l’attuale tasso di avanzamento continuasse, ma la teoria della vittoria di Putin si basa sull’ipotesi che l’Occidente abbandonerà l’Ucraina molto prima di lui. Secondo l’intelligence occidentale, il presidente russo continua a credere che il tempo sia dalla parte della Russia e che la Russia possa sopravvivere all’Ucraina e all’Occidente. 

Dunque la sintesi di Isw è che ll Cremlino resta impegnato in un delicato equilibrio tra il fingere interesse nei negoziati con Trump e il condizionare la società russa ad accettare solo la vittoria completa auspicata da Putin in Ucraina, a prescindere da quanto tempo ci vorrà. 

Certo le dichiarazioni dei leader politici russi sono in gran parte destinate al consumo interno. Ma fanno parte degli sforzi del Cremlino per preparare la società russa al fallimento dei negoziati e alla continuazione della guerra. Dunque la conclusione è che il Cremlino sta creando le condizioni per accusare l’Ucraina di non preoccuparsi della propria popolazione in caso di disaccordo ucraino con le richieste russe nei futuri negoziati e che cercherà probabilmente di usare questa narrativa per spostare la colpa del fallimento dei negoziati sull’Ucraina – non sulla Russia – e per giustificare una guerra prolungata al popolo russo. 

Un gradino al giorno sulla scala della santità

🟢LIVE🙏DA RADIO MARIA TERRA SANTA: L’INGRESSO DEL NUOVO CUSTODE DI TERRASANTA

🟢😇LE RELIQUIE DEL BEATO CARLO ACUTIS (proclamato santo il prossimo 7 settembre) COLLOCATE NELLA CAPPELLA DI RADIO MARIA

P.LIVIO DARA’ LA BENEDIZIONE LUNEDÌ ALLE H.11.00 IN DIRETTA SU RADIO MARIA E SUI NOSTRI SOCIALS. DA MARTEDI SARÀ POSSIBILE ACCEDERE ALLA NOSTRA CAPPELLA PER LA VENERAZIONE,NEI SEGUENTI ORARI: DAL LUNEDÌ AL VENERDÌ DALLE H.9.00 ALLE 12 e DALLE H 14.00 alle 16.00🙏🙏🙏


🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

L’incontro fra Trump e Putin il giorno dell’Assunta

Carissimo Padre Livio,

non so che cosa abbia provato Lei, ma io ho avuto un sussulto al cuore quando ho sentito che la data dell’incontro fra Trump e Putin è il giorno 15 Agosto, festa della Beata Vergine Maria Assunta in Cielo.

Non vi è dubbio per me che in tutto questo ci sia il tocco della Regina della pace, per fermare una guerra che rischia di dilatarsi e di distruggere il mondo.

Ringrazio di cuore la Madonna per questo  e anche tutti voi di Radio Maria che diffondete pace e amore in così tante parti del mondo.

Anna da Forlì.


Cara Anna,

non è certo un caso che questo incontro avvenga proprio in concomitanza con una grande festa mariana. La Madonna ha ascoltato le preghiere che si elevano al Cielo da tante parti del mondo.

Continuiamo a pregare con fervore, perché i cuori siano perseveranti sulla via della pace.

Satana non è mai stato così forte come ora, ci ha ammonito la Madonna, e quindi questo primo passo verso una tregua va protetto e rafforzato.

Alla fine il Cuore Immacolato di Maria trionferà, ma prima dovremo passar attraverso la “grande tribolazione” dei dieci Segreti, prova che Dio permette perché risplenda la gloria di Maria, i popoli si convertano e l’umanità abbia un tempo di pace.

Camminiamo in questa prospettiva di speranza, senza farci abbagliare dalle false luci del mondo, perseverando nella testimonianza cristiana senza vacillare, perché la potenza dell’amore è invincibile   e Cristo risorto ha già vinto il mondo.

Ave Maria

Padre Livio

Pensieri sui Vangeli Festivi: XIX Domenica del Tempo Ordinario – Di Padre Livio


Vangelo

Anche voi tenetevi pronti..

Dal Vangelo secondo Luca
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
 
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
 
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
 
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
 
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
 
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
 
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
 
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
 
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
 
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
 
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».


BENEDETTO XVI

ANGELUS

Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo

Cari fratelli e sorelle,

nel brano evangelico di questa domenica, continua il discorso di Gesù ai discepoli sul valore della persona agli occhi di Dio e sull’inutilità delle preoccupazioni terrene. Non si tratta di un elogio al disimpegno. Anzi, ascoltando l’invito rassicurante di Gesù «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno» (Lc 12,32), il nostro cuore viene aperto ad una speranza che illumina e anima l’esistenza concreta: abbiamo la certezza che «il Vangelo non è soltanto una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita. La porta oscura del tempo, del futuro, è stata spalancata. Chi ha speranza vive diversamente; gli è stata donata una vita nuova» (Enc. Spe Salvi, 2). Come leggiamo nel brano della Lettera agli Ebrei nella Liturgia odierna, Abramo s’inoltra con cuore fiducioso nella speranza che Dio gli apre: la promessa di una terra e di una «discendenza numerosa» e parte «senza sapere dove andava», confidando solo in Dio (cfr 11,8-12). E Gesù nel Vangelo di oggi – attraverso tre parabole – illustra come l’attesa del compimento della «beata speranza», la sua venuta, deve spingere ancora di più ad una vita intensa, ricca di opere buone: «Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma» (Lc 12,33). E’ un invito ad usare le cose senza egoismo, sete di possesso o di dominio, ma secondo la logica di Dio, la logica dell’attenzione all’altro, la logica dell’amore: come scrive sinteticamente Romano Guardini, «nella forma d’una relazione: a partire da Dio, in vista di Dio» (Accettare se stessi, Brescia 1992, 44).

A tale proposito, desidero richiamare l’attenzione su alcuni Santi che celebreremo questa settimana e che hanno impostato la loro vita proprio a partire da Dio e in vista di Dio. Oggi ricordiamo san Domenico di Guzman fondatore, nel XIII secolo, dell’Ordine Domenicano, che svolge la missione di istruire la società sulle verità di fede, preparandosi con lo studio e la preghiera. Nella stessa epoca santa Chiara di Assisi, – di cui faremo memoria mercoledì -, proseguendo l’opera francescana, fonda l’Ordine delle Clarisse. Ricorderemo il 10 agosto il santo diacono Lorenzo, martire del III secolo, le cui reliquie sono venerate a Roma nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura. Infine, faremo memoria di altri due martiri del Novecento che hanno condiviso il medesimo destino ad Auschwitz. Il 9 agosto ricorderemo la santa carmelitana Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein, e il 14 agosto il sacerdote francescano san Massimiliano Maria Kolbe, fondatore della Milizia di Maria Immacolata. Entrambi hanno attraversato l’oscuro tempo della Seconda Guerra Mondiale, senza perdere mai di vista la speranza, il Dio della vita e dell’amore.

Confidiamo nel sostegno materno della Vergine Maria, Regina dei Santi che amorosamente condivide il nostro pellegrinaggio. A Lei rivolgiamo la nostra preghiera.

Ucraina-Russia, le notizie in diretta | Trump: «L’incontro con Putin si terrà il 15 agosto in Alaska»

di Redazione Online – Corriere della Sera –  9 Agosto 2025

Le notizie di sabato 9 agosto, in diretta. Il presidente americano: «Troppi morti da una parte e dall’altra, situazione complicata»

Mosca: dopo l’Alaska, prossimo incontro Putin-Trump in Russia

«Il Cremlino si aspetta che, dopo l’Alaska, il successivo incontro tra i presidenti russo e statunitense Vladimir Putin e Donald Trump si svolga in territorio russo». Lo ha dichiarato, riporta l’agenzia Interfax, il consigliere del leader russo Yuri Ushakov, commentando la scelta dell’Alaska come sede del vertice dei capi di Stato di Russia e Stati Uniti del 15 agosto. «Guardando al futuro, dovremmo puntare a far sì che il prossimo incontro tra i presidenti si tenga in territorio russo. L’invito corrispondente è già stato esteso al presidente degli Stati Uniti», ha affermato il portavoce del Cremlino. Quanto alla scelta dell’Alaska come luogo del primo incontro, Ushakov ha detto che «Russia e Stati Uniti sono vicini di casa, confinanti. E sembra del tutto logico che la nostra delegazione attraversi semplicemente lo Stretto di Bering e che un vertice così importante e atteso dei leader dei due Paesi si tenga in Alaska».

1:57 | 09 Agosto

Il Cremlino: «L’Alaska soluzione logica»

Il Cremlino ha confermato che il presidente russo Vladimir Putin e l’omologo statunitense Donald Trump si incontreranno in Alaska per un colloquio venerdì prossimo, definendo la scelta del luogo «abbastanza logica». «La Russia e gli Stati Uniti sono vicini, confinanti», ha dichiarato Yuri Ushakov, consigliere e assistente del Cremlino. «Sembra abbastanza logico che la nostra delegazione debba semplicemente volare attraverso lo Stretto di Bering e che un vertice così importante e atteso tra i leader dei due Paesi si tenga in Alaska».

1:32 | 09 Agosto

Per Putin ritorno negli Usa dopo quasi 10 anni

Con la visita in Alaska (il territorio che gli Usa acquistarono dalla Russia più di un secolo e mezzo fa) Putin tornerà negli Stati Uniti per la prima volta in quasi dieci anni. Risale infatti al settembre 2015 l’ultima visita del leader del Cremlino negli Usa. Putin ora torna per incontrare Donald Trump in Alaska.

L’ultimo incontro fra Putin e un presidente americano è stato invece a Ginevra nel 2021, prima dell’invasione dell’Ucraina, quando incontrò Joe Biden a Ginevra. Putin ha incontrato Trump sei volte durante il primo mandato del presidente americano, mentre ha visto Barack Obama in nove occasioni. Putin e George W. Bush si sono visti invece 28 volte durante i due mandati dell’ex presidente americano, e il leader del Cremlino è stato il primo a chiamarlo dopo gli attacchi dell’11 settembre.

0:56 | 09 Agosto

«L’incontro in Alaska». A Ferragosto

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul suo social Truth: «L’attesissimo incontro tra me e il presidente russo Putin si terrà venerdì si terrà 15 agosto in Alaska». 

Nell’incontro con i giornalisti alla Casa Bianca il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva accennato, durante la serata dell’8 agosto, a un accordo che comporterebbe «uno scambio di territori... a vantaggio sia dell’Ucraina che della Russia». «Si tratta di un territorio conteso da tre anni e mezzo – ha aggiunto Trump -. Molti russi sono morti, molti ucraini sono morti, quindi stiamo valutando la situazione. Stiamo cercando di recuperarne alcuni e di scambiarne altri. È complicato, in realtà non è affatto facile. Ne recupereremo alcuni, ne scambieremo altri».

0:55 | 09 Agosto

«Stati Uniti, Ucraina e Paesi europei, vertice pre Putin»

Alti funzionari degli Stati Uniti, dell’Ucraina e di diversi paesi europei hanno in programma di incontrarsi questo fine settimana nel Regno Unito per cercare di raggiungere posizioni comuni in vista dell’incontro previsto tra il presidente Trump e il presidente russo Vladimir Putin, hanno riferito ad Axios tre fonti a conoscenza dei piani.

Santa Teresa Benedetta della Croce


Nome: Santa Teresa Benedetta della Croce

Titolo: Martire

Nome di battesimo: Edith Stein

Nascita: 12 ottobre 1891, Wroclaw, Polonia

Morte: 9 agosto 1942, Campo di concentramento di Auschwitz, Polonia

Ricorrenza: 9 agosto

Tipologia: Festa

Beatificazione:
1 maggio 1987, Germania , papa Giovanni Paolo II

Canonizzazione:
11 ottobre 1998, Roma , papa Giovanni Paolo II

Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) nacque il 12 ottobre 1891, è una delle figure più straordinarie, affascinanti e complesse dello scorso secolo. Fu tra le pochissime donne del suo tempo che poté studiare e insegnare filosofia, inoltrandosi nei sentieri di una ricerca esistenziale, da sempre riservata quasi esclusivamente ai maschi. E lo ha fatto con esiti felicissimi, riuscendo a imporsi, accanto a uno dei grandi maestri della filosofia del Novecento, Edmund Husserl.

Come lei stessa ha confessato, « dall’età di tredici anni fui atea perché non riuscivo a credere nell’esistenza di Dio ». Ma, protesa in una ricerca incessante e radicale della verità, impegnata nella soluzione dei grandi problemi della vita, non poteva non imbattersi nella verità di Dio, un Dio che in Gesù mette in gioco tutto per gli uomini, che non si arresta neppure di fronte al dolore e alla morte.

La verità di Dio sta proprio nel suo affermarsi attraverso la debolezza della croce e della morte. La scoperta che, in Gesù, Dio ha condiviso con noi tutto, fa nascere quell’abbandono in lui che caratterizza la vita di quanti sanno che, dalla venuta di Gesù in poi, Dio non ha mai abbandonato l’uomo.

Queste certezze hanno illuminato la vita di Edith Stein, nata a Breslavia nel 1891. Ultima di sette fratelli di un’agiata famiglia ebrea, ha percorso con successo il ciclo di studi, occupandosi soprattutto di psicologia e di ricerca filosofica nell’università della sua città natale e poi in quelle di Gottinga e di Friburgo, come allieva prima e assistente poi del celebre filosofo Edmund Husserl. Quando nel 1917 si laureò, aveva già al suo attivo una serie di studi importanti che le avrebbero aperto le porte della carriera accademica. Ma successero alcuni fatti che diedero alla sua vita una svolta radicale.

Il pensiero di Dio, che un tempo neppure la sfiorava, cominciò a insinuarsi prepotentemente nella sua vita, sulla spinta anche di alcuni avvenimenti. Nella prima guerra mondiale moriva un professore che lei stimava molto. Fu un grande dolore per tutti, soprattutto per la moglie, la quale, anziché crollare sotto il peso di quel dramma, trovò nel rapporto con Dio la forza di iniziare una nuova vita. Edith ne fu profondamente colpita. « Fu il mio primo incontro con la croce » – scriverà ricordando il fatto – « e con la forza che essa comunica in chi la porta ».

La ricerca della verità la condusse verso la verità di Dio. Nel 1921 il cammino di avvicinamento giungeva alla conclusione. Ospite di un’amica, fu da questa invitata a scegliersi un libro tra i molti di cui era fornita la sua biblioteca. Edith allungò la mano a caso e ne estrasse uno alquanto voluminoso: era l’autobiografia di santa Teresa d’Avila. Lo lesse d’un fiato. « Chiudendolo ha poi scritto mi sono detta: questa è la verità ».

S. Teresa aveva sintetizzato in un motto la sua fede: « Dio basta ». Edith lo fece suo. L’approdo al cattolicesimo avvenne il giorno di capodanno del 1922, quando ricevette il battesimo. La sua scelta di farsi cattolica la mise in vivace contrasto con la madre, che era molto legata alla religione ebraica. Dopo la conversione, Edith insegnò nel collegio delle domenicane di Speyer e viaggiò molto in Germania e all’estero. Nel 1932 insegnò pedagogia a Miinster. Ma il regime nazista aveva già cominciato a discriminare gli ebrei, costringendoli a lasciare l’insegnamento. Gli eventi infausti accelerarono un proposito che la Stein aveva già maturato, quello di dedicarsi alla vita contemplativa. E così, lasciandosi alle spalle una prestigiosa carriera, si annullava nell’anonimato nel Carmelo di Colonia, con il nome di Teresa Benedicta a Cruce.

Il Carmelo è una grande scuola di umiltà. Edith dovette mettere da parte i suoi libri per dedicarsi come le altre sorelle alle faccende domestiche: si adeguò alle esigenze della vita comune con gioia, per seguire Gesù anche nelle quotidiane umili cose. Nel 1938 con la professione perpetua decideva di essere per sempre carmelitana.

L’odio contro gli ebrei intanto divampava in Germania. La presenza di Edith, pur sempre ebrea nonostante la conversione al cristianesimo, nel Carmelo di Colonia costituiva un pericolo per le sue consorelle. Si trasferì allora in Olanda, nel Carmelo di Echt, dove si dedicò allo studio della figura e dell’opera di san Giovanni della Croce, grande riformatore, assieme a santa Teresa d’Avila, della vita carmelitana.

Nel 1940 i tedeschi invasero l’Olanda, l’odio contro gli ebrei cominciò a mietere vittime anche lì. Edith dovette appuntare sull’abito monastico la stella gialla che la segnalava come ebrea. E non fu la sola delle umiliazioni. I tempi s’erano fatti duri. « Sono contenta di tutto » – scriveva; « solo se si è costretti a portare la croce in tutto il suo peso, si può conquistare la saggezza della croce ».

Il 2 agosto 1942 i tedeschi irruppero nel Carmelo, prelevarono Edith, assieme alla sorella Rosa, fattasi anche lei carmelitana, e le avviarono al campo di raccolta di Westerbork, da dove il 7 agosto venne deportata ad Auschwitz: lì, in uno dei lager più tristemente noti per l’insana crudeltà dell’uomo, forse un paio di giorni dopo, finiva assieme alle altre compagne di sventura nelle camere a gas e poi nel forno crematorio.

Un ebreo scampato allo sterminio, che fu testimone delle ultime ore di Edith, ha descritto la sua serenità, la calma, l’incessante prodigarsi per gli altri, preda della disperazione e dello sconforto. Si occupava soprattutto delle donne: le consolava, cercava di calmarle, le aiutava; si prendeva cura dei figli di quelle mamme che, impazzite dal dolore, li abbandonavano. « Vivendo nel lager in un continuo atteggiamento di disponibilità e di servizio » – scrive il testimone – « rivelò il suo grande amore per il prossimo ».

Ebrea per nascita, cristiana per scelta, dopo un lungo cammino di ricerca e di approfondimento dei vari aspetti della conoscenza, portando ai più alti livelli le istanze spirituali delle due religioni, ha poi volato alto nei cieli della mistica, ed è diventata esempio affascinante e trascinante per quanti, laici e credenti di varie religioni, cercano la verità con amore tenace e coraggioso.

Papa Giovanni Paolo II l’ha proclamata beata nel duomo di Colonia il 1° maggio 1987 e santa l’11 ottobre 1998, nella basilica di San Pietro a Roma, e poi l’ha anche dichiarata patrona d’Europa.

MARTIROLOGIO ROMANO. Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith) Stein, vergine dell’Ordine delle Carmelitane Scalze e martire, che, nata ed educata nella religione ebraica, dopo avere per alcuni anni tra grandi difficoltà insegnato filosofia, intraprese con il battesimo una vita nuova in Cristo, proseguendola sotto il velo delle vergini consacrate, finché sotto un empio regime contrario alla dignità umana e cristiana fu gettata in carcere lontana dalla sua terra e nel campo di sterminio di Auschwitz vicino a Cracovia in Polonia fu uccisa in una camera a gas.

🔴LIVE🔴CATECHESI GIOVANILE di P. LIVIO: SONO VOSTRA MADRE E VI AMO – Puntata 5

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San Domenico di Guzman

San Domenico di Guzman

autore: Gaspar de Crayer anno: 1655 titolo: San Domenico luogo: Museo del Prado

Nome: San Domenico di Guzman

Titolo: Sacerdote e fondatore dei Predicatori

Nome di battesimo: Domenico di Guzmán

Nascita: 1170, Calaruega, Spagna

Morte: 6 agosto 1221, Bologna

Canonizzazione:
13 luglio 1234, Roma, papa Gregorio IX

Luogo reliquie: Basilica patriarcale di San Domenico

Nato a Calaruega in Spagna nel 1170, da Felice Guzman e Giovanna di Asa, fu subito consacrato al Signore dalla madre sua, la quale aveva già visto in sogno che il figlio era destinato dal Signore a compiere cose grandi nella Chiesa. Appena ne fu capace, la pia Giovanna si prese cura di istruirlo nelle verità cristiane, e Domenico mostrava quanto grande fosse già fin d’allora la sua intelligenza e la sua pietà.

A quattordici anni fu inviato all’Università di Valenza, da dove uscì con la laurea in retorica, filosofia e teologia. Divenuto sacerdote e sentendosi inclinato a una vita piuttosto ritirata dal secolo, entrò fra i Canonici Regolari di S. Agostino, dedicandosi alla conversione degli eretici Albigesi, ma dopo tante fatiche, visto che quello scoglio era troppo duro per essere spezzato da un uomo solo, meditò d’istituire un ordine di uomini religiosi i quali accoppiassero agli esercizi di pietà lo studio delle scienze ecclesiastiche per dedicarsi specialmente alla predicazione: pregò molto il Signore affinché gli manifestasse la sua divina volontà. Finalmente comunicò il suo disegno ai vescovi della Linguadoca, e tutti unanimemente approvarono; sedici missionari che già con lui faticavano lo seguirono e così l’ordine fu iniziato a Tolosa nel 1215.

Fondato a Prouille un monastero di religiose e un Terz’Ordine, si recò a Roma per ottenere l’approvazione per i nuovi religiosi. La sua istituzione venne così sanzionata nel 1216 assieme alle sue sagge costituzioni, ed il granello di senapa seminato nel fecondo campo della Chiesa, non tardò a dare i suoi copiosi frutti, poiché, ancor vivente, egli ebbe la consolazione di vedere fiorire in molte regioni d’Europa numerosi conventi da lui medesimo fondati. Gli Albigesi si convertirono, gran parte del clero si unì alla santa crociata, e fra i Cristiani si notò presto un forte risveglio.

La principale gloria di S. Domenico è però quella di aver divulgato la bella devozione del S. Rosario. Mentre egli predicava nella Linguadoca per la conversione degli eretici, vedendo che gran parte delle sue fatiche riuscivano vane, ricorse all’intercessione della SS. Vergine: e Maria SS. gli ispirò la recita di 150 Avemaria intercalate da 15 Pater e dalla considerazione di 15 misteri di nostra santa religione. Domenico ed i suoi figli con il Rosario riuscirono a convertire gli ostinati Albigesi; S. Pio V ottenne la celebre vittoria di Lepanto sui Turchi, e tutti i Santi che seguirono ebbero dal Rosario le più belle vittorie sul demonio.

Il santo patriarca, dopo aver compiuto in Roma l’ufficio di maestro del Sacro Palazzo, percorse ancora una volta la Spagna e la Francia, lasciando in esse il profumo delle sue virtù e fondando diversi monasteri: ritornò quindi in Italia per terminare i suoi ultimi giorni nel bacio del Signore. Spirò a Bologna circondato dai suoi religiosi il 6 agosto 1221.

Il corpo di San Domenico di Guzmán fu inizialmente sepolto dietro l’altare della piccola chiesa conventuale di San Nicolò delle Vigne, che sorgeva al posto dell’attuale Basilica a lui dedicata. Nel 1233 la sua salma fu riesumata dal beato Giordano di Sassonia, deposta in una cassa di cipresso e posta in un semplice sarcofago marmoreo dietro l’altare di una cappella laterale. Solo nel 1267 i suoi resti vennero collocati in un monumento più solenne — l’Arca di San Domenico, realizzata da Nicola Pisano e collaboratori — e traslati nella cappella a lui dedicata nella Basilica, dove ancor oggi riposa.

San Domenico di Guzmán fu canonizzato da Papa Gregorio IX il 13 luglio 1234 nella Cattedrale di Santa Maria Assunta a Rieti. Proprio il Pontefice, già cardinale Ugolino, firmò la Bolla papale Fons Sapientiae per decretarlo santo.

Il processo di canonizzazione, avviato nel 1233 e guidato da Giordano di Sassonia, durò circa 13 anni (1221–1234) prima della proclamazione ufficiale.

PRATICA. Col Rosario anche noi vinceremo tutte le nostre difficoltà.

PREGHIERA. O Signore, che ti sei degnato illuminare la tua Chiesa mediante le dottrine ed i meriti del Beato Domenico confessore, concedici, per sua intercessione, ch’essa non venga privata degli aiuti temporali, e sempre più progredisca nelle vie dello spirito.

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