
Martedì 12 Agosto 2025
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La vita di Carlo Acutis
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di Marco Imarisio – Corriere della Sera – 12 Agosto 2025
L’annuncio domenica sera su «Vesti Nedeli», il talk politico più seguito dal pubblico russo: è un segnale politico?

Contano sia il messaggio che il messaggero. «Adesso, un servizio sul piano per la fine dell’Operazione militare speciale». Domenica sera, i telespettatori di Vesti Nedeli, le Notizie della settimana, avranno fatto un sobbalzo sul loro divano. Il più importante programma di approfondimento di tutta l’informazione russa dedicava il servizio principale alla possibile fine del conflitto. A presentare il rotocalco, che non ha una guida fissa, c’era poi Yevgeny Popov, conduttore in pianta stabile del popolare programma quotidiano Sessanta minuti, ma soprattutto deputato di Russia Unita, il partito del presidente.
Il sigillo
Una specie di sigillo, quindi. Che non è sfuggito a un osservatore di peso come Sergey Markov, l’ex consigliere di Vladimir Putin per la politica estera, analista di un certo acume ma anche megafono in patria del Cremlino, dove è ancora ben introdotto.
«Questo è in realtà un chiaro segnale per l’intera macchina mediatica russa» ha scritto su Telegram, aggiungendo che il titolo e la scelta dell’annunciatore, «sicuramente ponderati e concordati con chi di dovere, non sono certo casuali».
Anche il portale di notizie lenta.ru, considerato anch’esso molto vicino all’attuale verticale del potere, ha subito rilanciato: «In Russia si è parlato della fine dell’Operazione speciale in Ucraina», citando poi Kirill Dmitriev. Il negoziatore e rappresentante di Putin per la cooperazione economica con l’estero, candidato ad accompagnare il suo capo in Alaska, in maniera quasi contestuale alla messa in onda della trasmissione ha infatti scritto su X che secondo lui dopo il vertice del 15 agosto «i guerrafondai» non potranno più sorridere perché «il dialogo tra Putin e Trump porterà speranza, pace e sicurezza globale».
«Le nostre condizioni»
Con qualche dose di circospezione in più, spesso citando l’affermazione di Markov per non assumersi responsabilità in proprio, altre testate, tra le quali gazeta.ru e il tabloid popolare Mosca della sera, hanno fatto capolino con un titolo che suggerisce la possibilità di una svolta. Si discute di fine della guerra, e non di pace, che sono due cose diverse. Ma questa volta almeno se ne parla, ed è una novità assoluta.
La linea generale appare chiara. Non è una inversione di tendenza, sarebbe impossibile persino per gli standard russi, dopo quasi quattro anni di propaganda mirata sul raggiungimento di tutti gli obiettivi prefissati all’inizio dell’Operazione militare speciale. «Questa volta può esserci uno stop, ma alle nostre condizioni», titola un editoriale anonimo dell’agenzia di Stato Ria Novosti. E nella sua ambiguità può essere una sintesi dell’attuale situazione. Ma per qualche giorno, in attesa degli eventi e degli sviluppi dell’incontro tanto atteso tra i due presidenti, le linee guida sembrano riflettere la cauta speranza russa che qualcosa possa davvero succedere.
Scrupoli
Anche per questo, non ci sono più informazioni, nemmeno a livello ufficiale, sugli sviluppi dei numerosi progetti in corso con Corea del Nord, Cuba, Venezuela e Afghanistan. Ogni iniziativa appare momentaneamente sospesa, con l’evidente obiettivo, subito sottolineato dai siti dell’opposizione, di non creare un contesto informativo negativo prima dell’incontro in Alaska. «A Trump non deve essere data alcuna opportunità di fare pressione su Putin. Si noti che perfino nei resoconti del Cremlino sulle conversazioni telefoniche internazionali di Putin degli ultimi giorni non si troverà alcun riferimento a Paesi considerati scomodi», affermano anonimi interlocutori del dipartimento di politica estera russo.
Accuse preventive
La retorica antiamericana dei giornalisti televisivi russi si è prontamente abbassata, dopo che nelle ultime settimane era stata sdoganata come ai vecchi tempi di Biden. A giudicare dei toni concilianti, qualche messaggio deve essere stato recapitato alle «teste calde» dei blogger Z, i corrispondenti di guerra che da sempre invocano una vittoria definitiva e senza condizioni. Non c’è ragione per essere allarmati, scrivono, perché «Putin riuscirà senz’altro a raggiungere l’accordo più vantaggioso per noi».
E se qualcosa dovesse andare storto, nessun problema. Sono già pronti i capri espiatori. «Il piano del presidente per un accordo» è la prima riga del titolo di apertura del quotidiano Izvestia. «E chi potrebbe sabotarlo» è la seconda.
La risposta è la stessa che forniscono tutti i media russi, in quello che sembra essere l’altro messaggio da far passare: Ucraina ed Europa, i soliti sospetti, stanno tramando nell’ombra.
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TRUMP ANNNUNCIA: IN ALASKA CI SAREMO SOLO IO E PUTIN”: POI APRE ALLE RICHIESTE UE
di Viviana Mazza- Corriere della Sera – 12 Agosto 2025
Il leader Usa: «Dopo il vertice con la Russia sentirò subito Zelensky»

NEW YORK – «Sto parlando con i leader europei e parlerò con Zelensky, raccoglierò le idee di tutti e arriverò ben carico. E vedremo cosa succede», ha detto ieri Donald Trump in conferenza stampa, in vista del suo summit di Ferragosto con Vladimir Putin. «Abbiamo parlato molto, sono grandi leader…. Uno di loro mi ha detto che è andato in overdose cercando di risolvere la situazione ucraina: sono stanchi , vogliono tornare a spendere per i loro Paesi. Il mio rapporto con l’Unione europea è bellissimo… Dipendono da me, la situazione non sarebbe mai stata risolta sotto il precedente presidente».
Trump ha spiegato che l’incontro in Alaska servirà a «sondare» che cosa «ha in mente» il leader russo e se un accordo di pace sia possibile. «Parlerò con Vladimir Putin, gli dirò: “Devi porre fine a questa guerra”, non si prenderà gioco di me». Il presidente americano ha ripetuto di credere che Putin voglia porre fine al conflitto ma ha ricordato che in passato lo ha «deluso». Dunque ha minacciato che potrebbe abbandonare i negoziati se capisce che un accordo è impossibile: è certo di capirlo «dopo due minuti di incontro… perché è quello che faccio».
Trump ha assicurato anche che subito dopo aver parlato con Putin, «mentre lascio la stanza» telefonerà prima a Zelensky e poi ai leader europei. Se l’incontro andrà bene, pensa che potrà portare ad un cessate il fuoco, «immediatamente o molto rapidamente», ma ha precisato: «Non sta a me fare l’accordo». Ha spiegato che solo Putin e Zelensky possono completare un accordo di pace, che potrebbe includere uno scambio di territori tra i due Paesi. Alla fine il suo obiettivo è «mettere entrambi in una stanza, che io sia là oppure no». Se invece l’incontro andrà male «potrei andarmene e dire: “Buona fortuna”, e sarà la fine. Potrei concludere che non ci sarà una soluzione». In tal caso potrebbe chiamare Zelensky per dirgli «”Buona fortuna, continua a combattere”. Oppure potrei dirgli che possiamo fare un accordo».
Un giornalista ha chiesto ieri a Trump se abbia invitato Zelensky in Alaska. «Non ne era parte — ha risposto il presidente americano —. Direi che potrebbe andarci, ma è andato ad un sacco di incontri. È là da tre anni e mezzo e non è successo nulla». Anche il cancelliere tedesco Merz, domenica al telefono, gli avrebbe chiesto invitare Zelensky, ma Trump avrebbe replicato che in questo stadio iniziale la partecipazione del leader ucraino potrebbe deragliare gli sforzi per la pace, secondo fonti del Wall Street Journal.
In un lapsus ieri Trump ha detto che andrà in Russia per il summit, ma poco dopo ha sottolineato di ritenere «molto rispettoso» che Putin abbia accettato di venire «nel nostro Paese» anziché nel suo o in un Paese terzo. Ha affermato di avere «un ottimo rapporto» con Putin, pur non essendo lui «un amico della Russia» (ha ricordato di aver posto fine al gasdotto Nord Stream 2 e di aver dato i Javelin agli ucraini). Ha affermato di andare «d’accordo» anche con Zelensky, ma si è detto «disturbato dal fatto che dica che ha bisogno dell’approvazione costituzionale per uno scambio di territori». Ha aggiunto che la situazione è complicata dal fatto che i russi hanno occupato molti territori di valore («con vista oceano») ma ha assicurato: «Cercheremo di riprenderne alcuni».
Le parole del presidente americano arrivano dopo che alcuni alleati, preoccupati che Trump possa fare un accordo con Putin senza gli ucraini e gli europei, lo hanno invitato a un summit virtuale mercoledì 13 agosto alle 3 del pomeriggio (ora italiana), su iniziativa di Merz. I partecipanti includeranno i leader di Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Polonia, Finlandia, Nato e Ue, come pure Zelensky. I premier polacco Donald Tusk ha spiegato di nutrire «molte paure e molte speranze» sottolineando la «tattica di imprevedibilità a volte adottata da Trump». L’obiettivo del summit virtuale è di chiarire le «linee rosse» dell’Europa e di Kiev: il cessate il fuoco sia il passo iniziale, prima di scambi territoriali; questi scambi siano reciproci e basati sulle attuali linee del fronte; e ci siano garanzie di sicurezza di lungo periodo per l’Ucraina. Il segretario della Nato Mark Rutte ha detto alla tv Cbs che le conquiste russe non dovrebbero essere legalmente riconosciute e i colloqui dovranno gestire «la situazione fattuale che controllano in questo momento parte dei territori ucraini». L’alta rappresentante per la politica estera della Ue Kaja Kallas ha detto di appoggiare l’iniziativa Usa ma pure che l’Unione prepara sanzioni. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso appoggio agli sforzi di Trump nella ricerca di un accordo non facile.

Nome: Santa Giovanna Francesca de Chantal
Titolo: Religiosa
Nome di battesimo: Jeanne-Françoise Frémyot
Nascita: 23 gennaio 1572, Dijon, Francia
Morte: 13 dicembre 1641, Moulins, Francia
Ricorrenza: 12 agosto
Martirologio: edizione 2004
Beatificazione:
21 novembre 1751, Roma , papa Benedetto XIV
Canonizzazione:
16 luglio 1767, Roma , papa Clemente III
Luogo reliquie:Basilica della Visitazione
La nobile Giovanna di Chantal, figlia di Benigno Fremiot, presidente al Parlamento di Borgogna, nacque il 23 gennaio 1572 a Dijon. Il presidente Fremiot, rimasto vedovo quando i figli erano ancora in tenera età, si prese cura personalmente della loro educazione: li allevò con tenerezza paterna nei principi di una soda pietà. Giovanna fu quella che corrispose meglio di tutti alle sue cure.
Giunta all’età di 20 anni, si sposò col barone di Chantal, un ufficiale di 27 anni che si trovava al servizio di Enrico IV. Sua prima cura fu quella di vegliare sui servi, di far loro praticare i doveri della religione cristiana e di obbligarli a partecipare alla preghiera che tutte le sere si faceva in comune. Nei giorni di festa li mandava alla S. Messa in parrocchia, mentre nei giorni feriali dovevano assistere alla Messa nella cappella gentilizia.
Iddio però bramava di regnare solo nel cuore di Giovanna e per questo la provò col più duro dei sacrifici.
Un giorno il barone di Chantal venne invitato da un amico ad una partita di caccia ed egli, come al solito, vi aderì. Ma nel rincorrere la selvaggina che si era internata nella macchia, il barone, senza avvedersene, si era portato al tiro dell’amico: questi che al rumore della canizza si teneva pronto, come vide muovere gli sterpi di fronte scaricò il suo archibugio che colpì mortalmente il povero barone.
La nostra Santa rimase così vedova all’età di 28 anni. Ella aveva avuto sei figli, di cui quattro viventi. Sopportò il suo dolore per quanto fosse acuto, con rassegnazione e con fortezza. Amava di ripetere queste parole: Voi avete spezzato, o Signore, i miei vincoli: io posso ora presentarvi una vittima di lode. D’allora in poi desiderò maggiormente di essere unicamente del Signore, di vivere sola e di non avere più nulla di comune col mondo. La realizzazione di questa aspirazione però le era impedita dal dovere di assistere ed educare i suoi quattro figli, e d’altra parte le mancava un direttore il quale potesse condurla nelle vie in cui Dio la voleva. Ma un giorno, durante l’orazione, il Signore glielo fece vedere: incontratasi poi con San Francesco di Sales, riconobbe in lui l’uomo della visione e gli aprì la sua anima. Questo gran Santo la guidò per le vie mirabili della Provvidenza, ed aiutandola a compiere i suoi doveri di madre, la costituì pietra fondamentale dell’Istituto che egli stava per fondare.
Prima di partire per il chiostro, avendo ella chiesto la benedizione paterna, il presidente Fremiot, trafitto dal dolore e bagnato di lagrime, gridò – O Mio Dio, non mi è dato di oppormi all’esecuzione dei vostri disegni, quantunque ciò mi debba costare la vita; io vi offro, o Signore, questa cara figliuola; degnatevi di riceverla e farne la mia consolazione.
Sotto la sua guida, l’Ordine della Visitazione fece grandi progressi, diventando un’aiuola di elette virtù. S. Giovanna era così accesa di amor di Dio, che soleva esclamare: Amore, amore, io non voglio parlare che di amore. Morì il 13 dicembre 1641.
PRATICA. Grande onore e grande gloria è servire Dio, disprezzando tutto quello che non ci conduce a lui. (Imitazione di Cristo).
PREGHIERA. O Dio onnipotente e misericordioso, che alla beata Giovanna Francesca, accesa del tuo amore, donasti un’ammirabile forza di spirito per seguire nei diversi stati della vita la via della perfezione e che per lei volesti arricchire la tua Chiesa di una nuova famiglia, concedi per i suoi meriti e preghiere che noi vinciamo con l’aiuto della grazia celeste tutte le difficoltà del nostro cammino.
MARTIROLOGIO ROMANO. Santa Giovanna Francesca Frémiot de Chantal, religiosa: dal suo matrimonio cristiano ebbe sei figli, che educò alla pietà; rimasta vedova, percorse alacremente sotto la guida di san Francesco di Sales la via della perfezione, dedicandosi alle opere di carità soprattutto verso i poveri e i malati; diede inizio all’Ordine della Visitazione di Santa Maria, che diresse pure con saggezza. Il suo transito avvenuto a Moulins sulle rive dell’Allier vicino a Nevers in Francia ricorre il 13 dicembre.
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12/10/2024 Nato a Londra nel 1991, è vissuto a Milano dove frequentava il Leone XIII dei Gesuiti. Un prodigio, precoce, della comunicazione e del linguaggio informatico che utilizzò fino in fondo per diffondere il Vangelo e il culto dell’Eucarestia alla quale dedicava lunghe ore di adorazione. Colpito da leucemia fulminante, è morto il 12 ottobre 2006 al San Gerardo di Monza. Dopo la beatificazione avvenuta nel 2020, è stato riconosciuto il miracolo che lo porterà ad essere proclamato santo.
Nonostante quello che si potrebbe pensare di un giovane beato che presto sarà canonizzato, Carlo Acutis era un ragazzo assolutamente normale, come la maggior parte dei suoi coetanei, ma con un’armonia assolutamente speciale, grazie alla sua grande amicizia con Gesù.
Oltre ai doveri principali del suo stato come quello di studente e figlio, riesce a trovare il tempo per insegnare catechismo ai bambini che si preparano alla Prima Comunione e alla Cresima; a fare il volontariato alla mensa dei poveri dei cappuccini e delle suore di madre Teresa; a soccorrere i poveri che vivono nel suo quartiere; ad aiutare i bambini in difficoltà con i compiti; a fare opere di apostolato con internet; a suonare il sassofono; a giocare a pallone; a progettare programmi con il computer; a divertirsi con i videogiochi; a guardare i film polizieschi e a girare filmini con i suoi cani e i suoi gatti.
“Essere sempre unito a Gesù, questo è il mio programma di vita”, scriveva quando aveva solo sette anni. E da allora è stato sempre fedele a questo programma fino alla sua morte avvenuta tra l’11 e il 12 ottobre del 2006 presso l’Ospedale San Gerardo di Monza.
Sin da piccolo Carlo ha sempre mostrato una grande attrazione verso “il Cielo”. Per una speciale circostanza, data la sua non comune maturità nelle cose di fede e il suo grande amore per il sacramento dell’Eucarestia, Carlo fu ammesso alla Prima Comunione a soli sette anni e da allora non ha mai mancato all’appuntamento quotidiano con la Santa Messa e un po’ di adorazione eucaristica o prima o dopo la Messa e il Rosario quotidiano.
Carlo scrive che quando «ci si mette di fronte al sole ci si abbronza… ma quando ci si mette dinnanzi a Gesù Eucaristia si diventa santi». Per Carlo «l’Eucaristia è la sua autostrada per il Cielo», e anche il mezzo più potente per diventare santi in fretta. Famosa è la sua frase: «Tutti nascono originali ma molti muoiono come fotocopie». Per non morire come fotocopia Carlo attinge alla fonte dei Sacramenti, che per Carlo sono i mezzi più potenti per crescere nelle virtù, segni efficaci della misericordia infinita di Dio per noi.
Grazie all’Eucaristia Carlo rafforza in modo eroico la virtù della fortezza, che gli donerà quel coraggio comune a tutti i santi, per andare sempre controcorrente e opporsi ai falsi idoli che il mondo costantemente ci propone. L’Eucaristia alimenta inoltre in lui un fortissimo desiderio di sintonizzarsi costantemente con la voce del Signore, e di vivere sempre alla sua presenza. Facendo così, Carlo riesce a portare quello stile di vita appreso alla scuola dell’Eucaristia: lo stare tra i banchi di scuola, in pizzeria con gli amici o in piazzetta per la partita di pallone, o usare il computer, diventa Vangelo vissuto.
Carlo è riuscito in modo straordinario, pur vivendo una esistenza ordinaria come quella di tanti, a dedicare la propria vita, attimo dopo attimo, al fine più alto a cui tutti gli uomini sono chiamati: la beatitudine eterna con Dio. Carlo, “l’innamorato di Dio”, ha vissuto questa forte presenza del divino nella sua vita terrena e ha cercato in tutti i modi di trasmetterla generosamente anche agli altri e tutt’ora, continua a intercedere affinché tutti possano mettere Dio al primo posto nella propria vita e dire come Carlo: «Non io ma Dio»; «Non l’amor proprio ma la gloria di Dio»; «La tristezza è lo sguardo rivolto verso se stessi , la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio».

La solenne cerimonia di beatificazione di Carlo Acutis il 10 ottobre 2020 ad Assisi
Carlo Acutis nasce il 3 maggio 1991, a Londra, dove i suoi genitori, Andrea e Antonia, si trovano in quel momento per motivi di lavoro, nasce Carlo Acutis. Nel settembre dello stesso anno, rientrano tutti e tre a Milano, la loro città. Molto presto, Carlo si rivela un bambino di straordinaria intelligenza, quindi di una geniale capacità di utilizzare i computer e i programmi informatici. È affettuoso, vuole molto bene ai suoi genitori, trascorre del tempo con i nonni.
Frequenta le scuole elementari e medie presso le Suore Marcelline di Milano, poi passa al Liceo Classico Leone XIII retto dai padri Gesuiti. Ama il mare, i viaggi, le conversazioni, fa amicizia con i domestici di casa, è aperto a tutti e a tutti rivolge saluto e parola. Ha un temperamento solare, senza alcuna difficoltà a parlare con i nobili o con i mendicanti che incontra per strada. Nessuno è mai escluso dal suo cuore davvero buono.
Ma che cosa distingue Carlo da tanti suoi coetanei? Nel corso della sua esistenza, molto presto ha scoperto una Persona singolare: Gesù Cristo, e di Lui, crescendo, si innamora perdutamente. Fin, da piccolo, l’incontro con Gesù sconvolge la sua vita. Carlo trova in Lui l’Amico, il Maestro, il Salvatore, la Ragione stessa della sua esistenza. Senza Gesù nel suo vivere quotidiano, non si comprende nulla della sua vita, in tutto simile a quella dei suoi amici, ma che custodisce in sé questo invincibile Segreto. Cresce in un ambiente profondamente cristiano, in cui la fede è vissuta e testimoniata con le opere, ma è lui che sceglie liberamente di seguire Gesù con grande entusiasmo. Non ha paura di presentarsi come un’eccezione al mondo e di andare contro-corrente. Sa che per seguire Gesù, occorrono una grande umiltà e un gran sacrificio.
I suoi modelli sono i Pastorelli di Fatima, Giacinta e Francesco Marto, San Domenico Savio e Luigi Gonzaga, e poi San Tarcisio martire per l’Eucaristia. Carlo, con continua coerenza e non in modo passeggero, si inserisce in questo stuolo di piccoli che con la loro esistenza narrano la gloria di Gesù. Si impegna fino al sacrificio per vivere continuamente nell’amicizia e nella grazia con Gesù. Trova, assai presto per la sua vita, due colonne fondamentali: l’Eucaristia e la Madonna.
La profonda devozione eucaristica
La sua vita è interamente eucaristica: non solo ama e adora profondamente il Corpo e il Sangue di Gesù, ma ne accoglie in sé l’aspetto oblativo e sacrificale. Già innanzi la sua Prima Comunione, ricevuta a soli 7 anni nel monastero delle Romite di S. Ambrogio ad Nemus, di Perego, poi sempre di più, alimenta una grande devozione al SS. Sacramento dell’altare, in cui sa e crede che Gesù è realmente presente accanto alle sue creature, come Dio e l’Amico più grande che esista. Partecipa alla Messa e alla Comunione tutti i giorni. Dedica molto tempo alla preghiera silenziosa di adorazione davanti al Tabernacolo, dove sembra rapito dall’amore. Proprio così: dal Mistero eucaristico, impara a comprendere l’infinito amore di Gesù per ogni uomo.
Tutto questo è una continua “scuola” di dedizione così che non gli basta essere onesto e buono, ma sente che deve donarsi a Dio e servire i fratelli: tendere alla santità, essere santo!
Nasce di lì, il suo zelo per la salvezza delle anime. Non si limita a pregare ma parla spesso di Gesù, della Madonna, dei Novissimi (morte, giudizio di Dio, inferno, paradiso) e del rischio di potersi perdere con il peccato mortale nella dannazione eterna. Carlo cerca di aiutare soprattutto coloro che vivono lontani da Gesù immersi nell’indifferenza per Lui e nel peccato. Spesso si offre, prega e ripara i peccati e le offese compiute contro l’Amore divino, contro il Cuore di Gesù, che sente vivo e palpitante nell’Ostia consacrata. Come Santa Margherita Maria Alacoque, anche lui alimenta dentro di sé il desiderio di condurre le anime al Cuore di Gesù, nel quale confida e si abbandona ogni giorno. In particolare, si comunica tutti i primi venerdì del mese per riparare i peccati e meritarsi il Paradiso, secondo la “grande promessa” di Gesù, nel 1675, alla Santa.
Tra i suoi scritti, le sue “note d’anima”, forse l’affermazione più bella è proprio questa: «L’Eucaristia? È la mia autostrada per il Cielo!». Questa sua assidua e quotidiana abitudine di accostarsi all’Eucaristia, vivifica e rinnova il suo ardore verso Gesù e fa di lui un suo intimo amico, come confermano i sacerdoti che lo hanno conosciuto da vicino e anche i suoi compagni. Gesù gli fa bruciare le tappe nel suo cammino di ascesa. Ora ne conosciamo il perché: la sua esistenza sarebbe stata breve e la via della perfezione doveva essere percorsa da lui in poco tempo.
Carlo non si sottrae e non si tira indietro e, pur sapendo di essere così diverso dalla società che lo circonda, sa anche che la santità è in realtà la norma della vita: si lascia condurre per mano, sicuro che Gesù ha scelto per lui “la parte migliore”, che non gli verrà tolta. Prova dentro di sé la certezza di essere amato da Dio e tanto gli basta per essere a sua volta apostolo della Verità e dell’amore, che è Gesù stesso.

La tomba del beato Carlo Acutis nel Santuario della Spoliazione di Assisi
Il suo assillo è portare Cristo a più persone possibile
È apprezzato e stimato dai suoi compagni di scuola, che lui aiuta sempre, anche se talvolta viene canzonato per la sua fede vivissima. Non è mai un alieno, ma è solo consapevole di aver incontrato Gesù e, per essergli fedele, è pronto anche a sfidare la maggioranza, «che ha solo ragione quando è nella Verità, mai perché è maggioranza». Quindi non teme le critiche e le derisioni, ma sa che sono ineluttabili per conquistare alla causa di Gesù compagni e amici. Sì, Carlo intende conquistare anime e ci sono dei non-cristiani, uomini di altre religioni, che per averlo conosciuto e parlato con lui, hanno chiesto il Battesimo nella Chiesa Cattolica.
È un genio dell’informatica, sa utilizzare benissimo il computer e gli altri new media, ma è anche un campione dello spirito, per la sua fede salda e operosa. I suoi compagni lo cercano per farsi insegnare a usare al meglio il computer, e Carlo, mentre spiega programmi e comandi, dirige il discorso verso le Verità eterne, verso Dio. Non perde occasione per evangelizzare e catechizzare. Il suo esempio trascina, la sua parola suadente spiega i misteri della salvezza. Emana un fascino singolare, ha un ascendente straordinario, diremmo, un’autorevolezza che non è della sua età anagrafica. I suoi compagni sono ora concordi nel dire che Carlo è stato un vero testimone di Gesù e annunciatore del suo Vangelo. Ha capito che è indispensabile un grande sforzo missionario per annunciare il Vangelo a tutti.
Apprezza l’intuizione del beato Giacomo Alberione (1884-1971), il fondatore della Famiglia Paolina, a usare i mass-media a servizio del Vangelo. Il suo obiettivo è quello dei missionari più veri: giungere a quante più persone possibili per far loro conoscere la bellezza e la gioia dell’amicizia con Gesù. In questa visione della realtà, prende come modello S. Paolo, l’apostolo delle genti, che impegna tutto se stesso per portare il Vangelo a ogni creatura, fino al sacrificio della vita.
L’altra colonna fondamentale su cui costruisce la sua vita è la Madonna: a Lei consacra più volte tutta la sua vita; a Lei ricorre nei momenti della necessità. È impossibile parlare di Carlo, senza considerare la sua forte devozione mariana. È affascinato dalle sue apparizioni a Lourdes e a Fatima e ne vive il messaggio di conversione, penitenza e preghiera. Da Fatima, impara a amare il Cuore Immacolato di Maria, a pregare e a offrire sacrifici per riparare le offese che molti le arrecano. Maria SS.ma è la sua Avvocata, la sua Mamma: è fedele, per amor suo, alla recita quotidiana del Rosario, diffonde la devozione mariana tra i conoscenti, visita i suoi santuari, Lourdes e Fatima compresi.
Tra i “suoi” santi, predilige S. Bernardette Sobirous e i Beati Pastorelli di Fatima e parla di loro assai volentieri, per invitare molti a vivere i messaggi della Madonna. È impressionato dal racconto della visione dell’inferno, come riferito da suor Lucia di Fatima, e pertanto decide di aiutare più persone che può a salvarsi l’anima. Sembra impossibile per un ragazzo, eppure Carlo legge il Trattato del Purgatorio di S. Caterina Fieschi da Genova (1447-1510), in cui la santa descrive le pene delle anime in Purgatorio. Carlo offre preghiere, penitenze e Comunioni in loro suffragio.
Carlo scuote le coscienze e invita a guardare spesso all’aldilà che non tramonta. In famiglia, nella scuola, in mezzo alla società, diventa testimone dell’Eternità. Difende la santità della famiglia contro il divorzio, e la sacralità della vita contro aborto e eutanasia, nei dibattiti in cui si trova coinvolto. Non conosce compromessi. È umile e ardente. Contagioso nella fede, come un fuoco che si appicca dovunque e incendia di Verità e di amore a Cristo.
La morte e la tomba ad Assisi
Colpito da una forma di leucemia fulminante, la visse come prova da offrire per il Papa e per la Chiesa. Lasciò questo mondo il 12 ottobre 2006, nell’ospedale San Gerardo di Monza, a quindici anni compiuti.
I suoi resti mortali riposano dal 6 aprile 2019 ad Assisi, nella chiesa di Santa Maria Maggiore – Santuario della Spogliazione.
I miracoli a lui attribuiti
Sono due i miracoli attribuiti a Carlo Acutis: per la beatificazione, avvenuta ad Assisi nell’ottobre 2020, la guarigione di Matheus, bambino brasiliano di sei anni affetto da pancreas anulare, una rara anomalia congenita, evidenziata da un esame clinico nel 2012, che avrebbe potuto essere corretta solo con un intervento chirurgico.
Per la canonizzazione, il miracolo riconosciuto riguarda la guarigione di Valeria, una giovane ragazza del Costa Rica che, trasferitasi a Firenze nel 2018 per motivi di studio, aveva riportato un trauma cranico grave, dopo la caduta dalla sua bicicletta il 2 luglio 2022. All’ospedale di Careggi, dove la ragazza viene ricoverata, le diagnosticano un trauma cranico molto grave, per il quale deve essere effettuato un intervento di craniotomia, asportazione dell’osso occipitale destro per diminuire la pressione.
Le speranze di vita sono azzerata. La mamma Liliana, sei giorni dopo, va ad Assisi, per raccomandare la figlia al beato Carlo Acutis e passa tutta la giornata inginocchiata davanti alla sua tomba. In serata riceve una telefonata dall’ospedale che la informa del miglioramento improvviso e inspiegabile della figlia: Valeria ha ripreso a respirare spontaneamente, il giorno dopo riprende a muoversi e parzialmente a parlare. Di lì a poco la Tac evidenzia la scomparsa dell’emorragia e, nonostante la terapia riabilitativa prevista, Valeria si riprende in poco tempo. A settembre, insieme alla mamma, vengono ad Assisi per pregare sulla tomba di Carlo e ringraziare per il miracolo ricevuto.
Acutis rappresenta il primo “santo dei Millennials” e dell’era digitale. Papa Francesco lo ha più volte citato nei suoi discorsi e, nell’esortazione apostolica Christus vivit, lo ha proposto ai giovani come esempio di santità dell’era digitale.
(FAMIGLIA CRISTIANA – 11 AGOSTO 2025)
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