

Venerdì 22 Agosto 2025
h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
H. 9.00 – 10.00: EDITORIALE
La forza di satana è sempre più forte (55 m)
h. 10.00 LOTTE E TENTAZIONI DEI PADRI DEL DESERTO (22)
BLOG: blogdipadrelivio.it
Lettera: Solo Dio conosce il futuro e lo rivela a chi vuole
DAI UNA MANO ALLA EVANGELIZZAZIONE DI RADIO MARIA IN ITALIA E NEL MONDO
+Bonifico Bancario Intestato a: Radio Maria ETS, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)
Banca Intesa Sanpaolo filiale di Milano – IBAN: IT26 H030 6909 6061 0000 0126 574
+Conto corrente postale – N. 1 4 5 2 2 2 2 1
Intestato a: Associazione Radio Maria, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)
+5×1000 per i progetti di Radio Maria: C. F. 94023530150
di Carlo Cottarelli – Corriere della Sera – 22 Agosto 2025
Servono garanzie ferree per l’Ucraina. Supporto aereo e difesa informatica di Kiev sarebbero il prezzo pagato da Putin. Positivo che gli Stati Uniti siano orientati a contribuire
I primi passi della «via diplomatica» per la risoluzione della guerra iniziata con l’invasione russa dell’Ucraina hanno suscitato commenti contrastanti che rispecchiano l’estrema polarizzazione delle posizioni politiche che ormai prevale per quasi tutte le questioni. Cercherò nelle righe seguenti di fornire invece un giudizio più bilanciato, concentrandomi su tre temi: i protagonisti di questi passi, la sostanza di un possibile accordo e le sue probabili conseguenze. L’inevitabile caveat è che l’incertezza è ancora enorme: si tratta quindi di valutazioni del tutto preliminari. Partiamo dai protagonisti.
Il regista
Non c’è dubbio che al primo posto, quello del regista, venga Trump. È a lui che si devono gli sviluppi più recenti. Nonostante le modalità a dir poco inusuali del suo procedere, occorre dargli atto che l’attuale percorso diplomatico è merito suo. Era peraltro impossibile che un’iniziativa di pace potesse procedere senza un intervento diretto degli Stati Uniti. Per una volta riconosciamo, però, che un ruolo importante è stato svolto anche dall’Europa. Il fatto che i tre principali Paesi della Ue (Germania, Francia, Italia), sostenuti dalla Commissione, più il Regno Unito, abbiano ribadito il loro fermo e congiunto sostegno all’Ucraina ha probabilmente spostato Trump su posizioni più favorevoli al Paese aggredito rispetto a quelle che avevano caratterizzato le prime settimane della sua presidenza.
La grande assente
Tra i protagonisti, si segnala per la sua assenza la Cina. Gli Stati Uniti non hanno interesse a coinvolgerla. Vedremo come questa assenza influenzerà sui negoziati. Senza poter contare sul sostegno economico cinese, la Russia forse non avrebbe iniziato la guerra. Vedremo se la pace potrà ora essere raggiunta senza coinvolgere quella che è ormai diventata la seconda potenza egemone globale.
I territori
Passo alla sostanza del possibile accordo. È ormai chiaro, per quanto ingiusto possa essere, che la pace potrà arrivare solo al prezzo di una cessione di territori alla Russia che vada oltre la Crimea, con una modalità più o meno formale. Sento già molti sentenziare che lo si sapeva fin dall’inizio che sarebbe finita così e che, quindi, è stato futile per l’Ucraina combattere contro la potenza russa, che l’Occidente ha sbagliato ad armare tale resistenza e che la via diplomatica era l’unica possibile. Si tratta di posizioni estreme, ideologiche e che non guardano alla realtà.
Putin non ha vinto
La realtà è che Putin non ha vinto, perché, come si è capito dalle sue prime mosse durante l’aggressione, il suo obiettivo era l’asservimento dell’Ucraina al suo volere, la sua trasformazione in uno stato vassallo, la fine della sua indipendenza. L’eroica lotta del popolo ucraino, col sostegno dell’Occidente, ha impedito di raggiungere tali risultati. Questo è costato sangue, ucraino e russo, e ne è stato versato abbastanza. Non è la prima volta che la libertà si paga con un alto prezzo, purtroppo.
Le conseguenze
Infine, le conseguenze di un possibile accordo. A qualcuno la cessione di territori alla Russia ricorda la cessione dei Sudeti a Hitler dopo la conferenza di Monaco, cessione cui seguì, mesi dopo, la fine della Cecoslovacchia. Anche questa è una posizione estrema. Ci sono differenze fondamentali. La principale è che la Germania nazista incamerò i Sudeti senza colpo ferire. Più di tre anni di guerra dovrebbero avere convinto Putin che ulteriori mosse espansionistiche sarebbero troppo costose per la Russia. Ciò detto è chiaro che un accordo dovrà essere accompagnato da ferree garanzie sulla sicurezza dell’Ucraina ed è positivo che gli Stati Uniti siano orientati a contribuire a tali garanzie almeno col supporto aereo e di cybersecurity.
Le spese militari
Il prezzo pagato da Putin dovrebbe, a fortiori, scoraggiarlo da intraprendere iniziative espansionistiche anche verso il resto dell’Europa. È per questo che dobbiamo essere grati all’Ucraina per aver contrastato l’invasione. Certo, l’aggressione di Putin richiede che l’Europa aumenti le proprie spese per la difesa. Continuo però a pensare che portare la spesa militare ai livelli previsti dal recente accordo Nato sia eccessivo: il fallimento dell’aggressione russa, nonostante l’enorme squilibrio di popolazione rispetto all’Ucraina, conferma che la Russia è molto meno potente di quanto fosse l’Urss.
OGGI GIORNATA DI PREGHIERA E DI DIGIUNO PER LA PACE

21 agosto 2025
di Francesca Sabatinelli – Osservatore Romano – 22 Agosto 2025
Gratitudine per la costante attenzione del Papa e speranza affinché il cuore degli uomini possa cambiare. Il patriarca di Gerusalemme dei Latini, cardinale Pierbattista Pizzaballa, esprime questi suoi sentimenti alla vigilia della giornata di digiuno e di preghiera indetta da Leone XIV per il 22 agosto, giorno in cui si celebra la memoria della Beata Vergine Maria. Un invito rivolto dal Pontefice ai fedeli alla fine dell’udienza generale del 20 agosto, perché si supplichi il Signore affinché «conceda pace e giustizia» a chi soffre a causa dei conflitti armati, con lo sguardo rivolto a Terra Santa e Ucraina.
«Siamo grati di questa attenzione al tema della pace sul quale il Papa è ritornato molto spesso, quasi sempre — sono le parole del porporato ai media vaticani — è un tema molto delicato, per noi molto sentito. Non è la prima volta che ci impegniamo a fare giornate preghiera e digiuno, anche nel passato sono state fatte ed è l’unica cosa che in questo momento possiamo fare: pregare e digiunare, per mantenere l’attenzione rivolta a Dio, è l’unica cosa che possiamo fare in questo momento perché cambi il cuore degli uomini».
Alla preghiera, è però la preoccupazione di Pizzaballa, non ci si deve affidare come se fosse «una formula magica che risolve i problemi». La preghiera serve per cambiare i cuori, l’avvicinarsi in altro modo finirebbe per creare «solo frustrazione». La preghiera, è l’indicazione del patriarca, serve ad aprire i cuori in un contesto di odio e di rifiuto dell’altro come quello creato in questo momento dalla guerra e dalla mancanza di pace, «il cuore invece deve rimanere sempre aperto alla fiducia, al desiderio di fare il bene, di costruire il bene. Ed è questa la forza della preghiera, soprattutto in Terra Santa, dove riconoscere l’altro è quasi impossibile in questo momento».
Preghiera e digiuno daranno quindi forza anche a chi vive in un luogo devastato da morte e da violenza, dove la parola pace sembra non trovare più terreno. «Non trova terreno nelle istituzioni — prosegue il cardinale — non lo trova nelle grandi organizzazioni, siano esse politiche e ahimè anche religiose, ma trova terreno tra tante persone, movimenti, gruppi associazioni e singoli che non accettano questa deriva. La preghiera serve anche per creare questo legame con le persone di tutte le fedi che, nonostante tutto, vogliono ancora però credere che il cuore dell’uomo, anche in Terra Santa, può cambiare».
La giornata di domani confermerà che «Cristo non è assente da Gaza», come disse lo stesso Pizzaballa durante la conferenza stampa con il patriarca ortodosso di Gerusalemme, Teofilo III, lo scorso 22 luglio, di ritorno dalla visita alla comunità cristiana di Gaza dopo il bombardamento sulla chiesa cattolica della Sacra Famiglia. «Conoscendo la comunità — spiega ancora — posso dire che la loro forza viene proprio dalla preghiera, dalla forza di resistere dentro a quella situazione terribile. Siamo alla vigilia di non sappiamo cosa, non sappiamo cosa accadrà con questa occupazione che è iniziata, cosa accadrà a noi, ai nostri vicini, a tutti. Ma la loro forza nel resistere, nel cercare di aiutare tutti nonostante tutto, nel portare il cibo, nel distribuire le medicine ecco, questa forza viene proprio dalla preghiera e dal quel loro stare insieme che solo la preghiera può dare». Si pregherà domani in Terra Santa, i fedeli pregheranno per loro stessi e per i loro vicini, perché la pace prevalga, perché si metta fine alla preoccupazione che non abbandona mai nessuno, perché non si può non esserlo per quello che potrà accadere a Gaza, conclude il porporato: «Le informazioni che riceviamo dai territori sono confuse, non vi è stato un diretto ordine di evacuazione, però i combattimenti si avvicinano sempre più alla nostra zona, le zone limitrofe alle nostre sono state evacuate quindi siamo lì, in attesa di capire cosa fare».
SECONDA PUNTATA DELLE CRONACHE DI NARNIA