BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Le rivincite della Cina

di Federico Rampini| 22 agosto 2025- Federico Rampini – Corriere della Sera – 23 Agosto 21925

Sembra vincere la partita che sta ridisegnando gli equilibri, nonostante l’opacità del regime. Ma serve cautela

Qualora si arrivi a un accordo in Ucraina, Putin fa sapere che nel futuro dispositivo di sicurezza vuole truppe cinesi. L’India, allarmata per i dazi minacciati da Trump, fa le prove di un disgelo con Xi Jinping. La più grossa società americana di microchip per intelligenza artificiale, Nvidia, ha supplicato la Casa Bianca di poter esportare in Cina e alla fine ha ottenuto il permesso, pagando una tassa del 15%. Sono tre segnali di una rinnovata centralità della Repubblica Popolare, gigante da 1,4 miliardi di abitanti, e seconda economia del pianeta. Nella partita commerciale è l’unico grande a non aver ancora raggiunto un accordo con gli Stati Uniti. È anche l’unico ad avere minacciato serie ritorsioni, con l’embargo sulle terre rare, un ricatto così efficace che Trump ha rinunciato ai superdazi, e di proroga in proroga le due superpotenze stanno ancora negoziando (l’ultima sospensione dei dazi da parte della Casa Bianca offre tre mesi di tempo).
Questo quadro dà l’impressione che la Cina sia al momento l’unico vincitore, in una partita complicata che ridisegna gli equilibri macroeconomici e geopolitici.

Torna ad affacciarsi lo scenario di un «secolo cinese». La Pax Americana verrebbe gradualmente sostituita da un altro ordine globale, con la Cina al centro, nuove gerarchie e nuove regole, ispirate al grande disegno della Belt and Road Initiative, quelle Vie della Seta del terzo millennio che avvolgono il pianeta in un reticolato di infrastrutture fisiche e digitali, un sistema in cui «tutte le strade portano a Pechino». Un ruolo speciale verrebbe svolto dai Brics, l’associazione dei Paesi emergenti nata un po’ per caso all’inizio del millennio e cresciuta per progressivi allargamenti fino a diventare una sorta di alternativa al G7. Anche la decisione di inseguire gli Stati Uniti sulla strada degli stablecoin, verso una moneta digitale della banca centrale, rientra nel progetto cinese di offrire un’alternativa alla centralità del dollaro. L’emergere di questo nuovo ordine era nei piani da tempo, era anche nella logica delle cose — visto il declino dell’Occidente almeno in termini relativi, come peso demografico ed economico — ma l’accelerazione finale l’ha data Trump con i suoi strappi verso il protezionismo, le azioni unilaterali, gli sgarbi agli alleati, il nazionalismo di America First.
L’ultimo numero della più autorevole rivista americana di geopolitica, «Foreign Affairs», contiene un’analisi che trasuda ammirazione per il progresso scientifico-tecnologico della Cina, addita a modello la sua strategia di politica industriale varata dieci anni fa da Xi Jinping («Made in China 2025»), esorta Washington a imparare come si costruiscono complessi eco-sistemi per accelerare l’innovazione e promuovere la leadership di interi settori industriali. Essendo espressione di un establishment globalista e anti-trumpiano, il pensiero dominante su «Foreign Affairs» è che la Cina rischia di essere il modello vincente perché Washington fa tutte le scelte sbagliate.

Il passaggio dalla centralità americana ad un mondo sinocentrico però non è scontato. Gli scenari troppo «perfetti» nascondono sempre qualche difetto. Una cautela generale dovremmo applicarla quando parliamo di potenze autoritarie: investono molte risorse nella propaganda e quindi ci appaiono invincibili perché così vogliono sembrare. Hanno stabilità perché è tipica di sistemi senza alternanza e senza pluralismo. La storia insegna che la loro solidità ci appare totale fino al momento in cui entra in crisi, di colpo e spesso senza un preavviso.
Nonostante l’opacità del regime, ne sappiamo abbastanza per dire che l’elenco dei punti deboli cinesi è lungo. Sul piano esterno, per cominciare. La Cina ha dei limiti enormi di soft power, più i paesi le sono vicini più sono allarmati dalla sua prepotenza militare: Giappone, Corea del Sud, Filippine, Vietnam, per non parlare di quella Taiwan che come «provincia ribelle» viene predestinata all’annessione con le buone o le cattive. L’India può cercare un disgelo a fini tattici per accrescere il proprio potere negoziale verso Trump, ma nei fatti considera la Cina come la rivale strategica più pericolosa; e la recente visita di Xi in Tibet ha ravvivato preoccupazioni antiche.

A livello globale la Cina ha costruito una formidabile macchina da guerra per il dominio industriale del pianeta, la cui forza è l’altra faccia della sua debolezza: trainata dalle esportazioni, l’economia cinese è «condannata» a rovesciare eccedenze di produzione sui mercati altrui, con effetti distruttivi. Per questo non è mai decollata l’ipotesi di un’alleanza Ue-Cina contro i dazi di Trump, anzi nell’accordo fra Washington e Bruxelles ci sono delle chiare disposizioni anti-cinesi.

Ma è soprattutto all’interno della Repubblica Popolare che bisogna scrutare per ravvisare i problemi. Il miracolo della politica industriale di Pechino non è un inedito: ha copiato il modello del Giappone, poi emulato da altri dragoni asiatici, all’insegna del dirigismo statale, aiuti e sussidi pubblici, sovvenzioni all’export, protezionismo occulto e forme di autarchia. In Giappone fece faville per trent’anni e poi si schiantò, per tante ragioni a cominciare dal fatto che i pianificatori perfetti, onniscienti e onnipotenti, non appartengono a questo mondo. Sorvolo sui problemi più noti come declino demografico, crisi immobiliare, alta disoccupazione giovanile, bassa produttività nei settori tradizionali. Il tallone d’Achille più micidiale è politico. Xi deve preparare la sua successione, non ha un delfino designato. In passato, ai tempi di Mao Zedong e poi di Deng Xiaoping, la Cina comunista non seppe gestire queste successioni in modo pacifico, indolore, e senza ribaltamenti strategici traumatici. Questo include la politica estera.

Santa Rosa da Lima


autore: Carlo Dolci anno: 1640-1687 ca. titolo: Santa Rosa luogo: Palazzo Pitti, Firenze

Nome: Santa Rosa da Lima

Titolo: Vergine

Nome di battesimo: Isabel Flores de Oliva

Nascita: 20 aprile 1586, Lima

Morte: 24 agosto 1617, Lima

Ricorrenza: 23 agosto

Beatificazione:
15 aprile 1668, Roma, papa Clemente IX

Canonizzazione:
12 aprile 1671, Roma, papa Clemente X

Luogo reliquie: Basilica e Convento di San Domenico

Fu il primo fiore dell’America meridionale. Nacque da ricchi genitori verso la fine del secolo XVI. Fu veramente una « rosa » che crebbe fra le spine; la vita di lei fu tutta un profumo di celestiali virtù tra eroiche penitenze. Fin da fanciulla si distinse per la pietà e per la docilità ai propri genitori. All’età di cinque anni fece il voto di perpetua verginità, eleggendosi per sposo Gesù Cristo. Appena seppe leggere, per prima cosa lesse la vita di S. Caterina da Siena, che scelse a protettrice e di cui cercò di imitare le virtù.

Cresciuta negli anni, cominciò a fare vita più ritirata. I genitori volevano che si sposasse, ma essa, benché dolente per dover contraddire i genitori, stette ferma nel suo proposito.

Più tardi, meditando le parole del Vangelo: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che hai, dallo ai poveri e vieni e seguimi», si ritirò in un monastero di Domenicane.

In questo nuovo stato di vita, si accrebbe in lei il fervore della carità verso il Signore e attese a vivere nel nascondimento, accettando i lavori più umili e più faticosi, facendo tutto allegramente, come penitenza dei propri peccati.

Questo suo grande amore verso il Signore fu messo a una prova che durò per circa 15 anni, durante i quali ebbe anche a patire persecuzioni da parte di estranei. Ebbe inoltre lo straordinario dono delle nozze mistiche.

In questa lotta, essa andava ripetendo: «Signore, fatemi soffrire di più, purché non mi sia tolto il vostro amore». Passata finalmente la bufera, il Signore la volle consolare, favorendola di molte visioni.

S’intratteneva familiarmente con la sua protettrice S. Caterina da Siena, che le appariva di frequente, e Gesù Cristo in un’apparizione le disse: «O Rosa del mio cuore, tu sei la mia sposa». Ormai Gesù era l’unico suo pensiero e persino durante la notte vegliava pregando.

Gesù, intrattenendosi con lei, le disse: «Preparati: gli sponsali si avvicinano». E il giorno seguente, 24 agosto 1617, tra il pianto delle consorelle, lasciava questa terra per andare incontro allo Sposo Celeste.

Santa Rosa da Lima fu inizialmente sepolta privatamente nel chiostro del convento domenicano di San Domenico a Lima, come lei stessa aveva desiderato, ma in seguito le sue spoglie furono traslate nella chiesa vero e proprio del convento, dove iniziarono a essere oggetto di venerazione divina. Oggi il suo corpo è venerato nella Basilica Domenicana della Madonna del Rosario (nota anche come Convento di Santo Domingo) a Lima, all’interno di una cappella riccamente decorata sotto l’altare, dove riposano anche le reliquie di San Martín de Porres e altri santi peruviani

PRATICA. Bisogna ubbidire prima a Dio che agli uomini.

PREGHIERA. O Dio onnipotente, dispensatore di tutti i beni, che, avendo prevenuta con la rugiada della grazia celeste la beata Rosa, volesti che fiorisse nelle Indie come modello di verginità e di pazienza, da’ a noi tuoi servi che, correndo dietro l’odore delle sue virtù, meritiamo di divenire il buon odore di Cristo.

🔴LIVE🔴🙏⭐️CATECHESI GIOVANILE⭐️P.LIVIO: SONO VOSTRA MADRE E VI AMO – Puntata 6🙏

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🔴LIVE🔴 IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE – di Padre Livio – Puntata 2 – La sapienza è la vera ricchezza

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LE MERAVIGLIE DEL CREATO

MEETING DI RIMINI

LA SIG.RA ANTONIA SALZANO ACUTIS NELLO STAND DI RADIO MARIA

🔴LIVE🔴 Incontro di Padre Livio con il veggente Jakov di Medjugorje – Dicembre 1999

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DIGIUNO A PANE E ACQUA

Il Papa e la perdita del valore del digiuno

di Ferruccio de Bortoli| 22 agosto 2025 – Corriere della Sera – 22 Agosto 2025

Leone XIV ha indetto per oggi una giornata di digiuno e preghiera per la pace. Non è la prima volta che il pontefice incoraggia i fedeli a osservare un precetto che una volta faceva parte della vita quotidiana. Peccato che oggi si parli solo di digiuno intermittente

Leone XIV ha indetto per oggi una giornata di digiuno e preghiera per la pace che per gli stessi cattolici sarà più che simbolica. Ed è questo un serio motivo di tristezza. Non è la prima volta che il pontefice, al pari dei suoi predecessori, incoraggia i fedeli a osservare un precetto che una volta faceva parte della vita quotidiana, e soprattutto popolare, delle famiglie (il venerdì di magro). Si aveva poco eppur si rinunciava a qualcosa perché si dava più importanza a ciò che non si era sicuri di avere tutti i giorni. 

Una sorta di disciplina personale – e in fondo rispettosa dell’importanza del cibo disponibile e del fatto che si dipenda sempre dagli altri – anche al di là del significato religioso. Bruno Forte scrive oggi su Avvenire un intervento che andrebbe letto e riletto anche da chi non crede. Non solo per i suoi profondi riferimenti biblici ma anche e soprattutto per la sua lezione di umiltà. «Si vive assumendo la vita dall’esterno – scrive Forte – e il digiuno volontario ci ricorda che la nostra vita è precaria, viene da altrove ed è destinata altrove». 

Attraverso il digiuno il credente si riconcilia con Dio – afferma il teologo e arcivescovo di Chieti e Vasto – e forse, aggiungiamo noi, il semplice cittadino, nell’invocare la pace là dove oltre a non mangiare si muore, ci riconcilia con un senso più profondo di comunità

Il digiuno è infine anche una piccola virtù civica. Peccato che se ne parli solo se è intermittente. E si misuri il suo valore solo sulla bilancia. Una società dei consumi (da aumentare) preoccupata più della dieta che della pace.

Beata Vergine Maria Regina


autore: Diego Velázquez anno: 1641-1644 titolo: Incoronazione della Vergine luogo: Museo del Prado, Madrid

Nome: Beata Vergine Maria Regina

Titolo: Regina del cielo e Madre di misericordia

Ricorrenza: 22 agosto

L’undici ottobre 1954, S. S. Pio XII istituì la festa della Regalità di Maria, da celebrarsi ogni anno in tutto il mondo il giorno 31 maggio; fu poi trasferita al 22 agosto, giorno ottavo dell’Assunzione, per sottolineare il legame della regalità di Maria con la sua glorificazione corporea.

Con tale festa il Papa ha voluto sigillare, con la sua autorità, la voce dei monumenti antichi e delle preghiere liturgiche e il senso del popolo cristiano, che attribuirono perennemente alla Vergine la dignità regale.

Non si tratta quindi di una nuova verità proposta al popolo cristiano, perché il fondamento e le ragioni della dignità regale di Maria, abbondantemente espresse in ogni età, si trovano nei documenti antichi della Chiesa e nei libri della sacra liturgia.

Infatti fin dai primi secoli della Chiesa Cattolica il popolo cristiano ha elevato preghiere e inni di lode e di devozione alla Regina del Cielo, sia nelle circostanze liete, sia, e molto più, nei periodi di gravi angustie e pericoli; nè vennero meno le speranze riposte nella Madre del Re Divino, Gesù Cristo; e la fede dí coloro che sempre credettero che la Vergine Maria, Madre di Dio, presiede all’universo con cuore materno, spesse volte fu premiata con grazie elette e divini favori.

Il primo e più profondo motivo della dignità regale di Maria consiste nella sua maternità divina. Poiché Cristo, per l’unione ipostatica è, anche come uomo, Signore e Re di tutta la creazione, così Maria, « la Madre del Signore », partecipa, benché in modo analogo, alla dignità regale del suo Figlio.

A buon diritto quindi S. Giovanni Damasceno scrive: « Maria è veramente diventata la Signora di tutta la creazione, nel momento in cui divenne Madre del Creatore; e lo stesso Arcangelo Gabriele può dirsi l’araldo della dignità regale di Maria ».

La Beatissima Vergine è Regina non soltanto come conseguenza della maternità divina, ma anche per la parte singolare che, per volontà di Dio, ebbe nell’opera della Redenzione. Infatti come Cristo è nostro Signore e Re anche per il fatto che ci ha redenti col suo prezioso Sangue, così Maria, in modo analogo, è pure nostra Regina, perché prese intima parte, come nuova Eva, all’opera redentrice di Cristo, novello Adamo, soffrendo con Lui ed offrendolo all’Eterno Padre.

E’ certo che in senso pieno, proprio e assoluto, soltanto Gesù Cristo, Dio e Uomo, è Re; tuttavia anche Maria, sia come Madre di Cristo Dio, sia come socia nell’opera del Divin Redentore e nella lotta contro i nemici e nel trionfo ottenuto su di essi, partecipa alla sua dignità regale.

Infatti da questa unione con Cristo Re deriva a Lei tale splendore e sublimità da superare l’eccellenza di tutte le cose create: da questa stessa unione con Cristo nasce quella regale potenza per cui Ella può dispensare i tesori del regno del Divin Redentore; infine dalla stessa unione con Cristo ha origine la inesauribile efficacia della sua materna intercessione presso il Figlio e presso il Padre.

Nessun dubbio pertanto che Maria SS. ma sopravanzi in dignità tutta la creazione e abbia su tutti il primato, dopo il suo Figliuolo. Se il mondo oggi lotta senza tregua per assicurare la pace, l’invocazione del regno di Maria è più efficace di tutti i mezzi terreni per ottenere questo scopo.

Pertanto tutti i fedeli cristiani si sottomettano all’impero della Vergine Madre di Dio, la quale mentre dispone di un potere regale, arde di un materno amore.

PRATICA: Magnifichiamo con legittimo orgoglio di figli la regalità di Maria e proponiamo di riconoscere nella Vergine la nostra vera Madre e Regina. Proponiamo di avvicinarci con maggior fiducia al trono di grazia e di misericordia della Regina e Madre nostra, per chiedere soccorso nelle avversità, luce nelle tenebre, conforto nel dolore e nel pianto, e soprattutto per ottenere in terra quella pace che è il pegno della beatitudine eterna del Paradiso.

PREGHIERA: « …Vergine Augusta e Padrona, Regina, Signora, proteggimi sotto le tue ali, custodiscimi, affinché non esulti contro di me satana, che semina rovine, né trionfi contro di me l’iniquo avversario » (S. Efrem).

🔴LIVE🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA – Di Padre Livio – 22/08/2025

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