In queste sere sto guardando tutti i suoi incontri con gli universitari : lui prendeva domande a raffica. Alcune spaventose. Rispondeva a tutto con una forza incredibile. Senza incertezze. o lo si amava o lo si odiava . nessuna via di mezzo.
Roberta
“Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato.” {dal Vangelo di Giovanni, capitolo 15, versi 18-21}
✝dedicato a Charlie Kirk e alla sua famiglia 🙏 Cristo è risorto: Alleluia♥
La Novaja Gazeta documenta come fin dagli anni Novanta e in misura sempre più intensa nel quarto di secolo putiniano siano sorti ben 213 nuovi monumenti a Stalin e centinaia di performance di vario genere per commemorarlo. E questa rievocazione, funzionale al culto della Vittoria, permette oggi a Putin di agire con durezza nella repressione di ogni forma di dissenso.
Mentre l’esercito russo provoca direttamente i Paesi della Nato con una flottiglia di droni sulla Polonia, gettando nel panico il mondo intero per la possibile escalation nucleare della guerra, la Russia mostra spavalda il suo volto cinico anche nei confronti delle trattative di pace e delle possibili ulteriori sanzioni economiche, dimostrando di essere sicura di sapersi imporre comunque, rinfrancata dalla grande parata militare di Pechino accanto al “nuovo Mao” Xi Jinping.
Si susseguono i forum economici da Vladivostok a San Pietroburgo, in cui Putin rassicura tutti smentendo i profeti di sventura che parlano di recessione, assicurando che “la Russia ha infinite riserve energetiche e minerarie”, sufficienti per sopravvivere a qualunque crisi e a qualunque guerra. Anzi, proprio mentre i droni russi svolazzavano oltre i confini, il presidente ha accolto un gruppo di giovani studiosi russi che mostravano le scoperte dei nuovi “frutti dell’immortalità”, uva e fragole che garantiscono ringiovanimento e lunga vita.
La retorica della grande Vittoria viene ribadita in forme sempre più grottesche e apocalittiche, dal 9 maggio moscovita al 3 settembre pechinese, per mostrare al mondo che la storia sta “prendendo un nuovo corso”, che in gran parte ripercorre le vie del passato. Se il leader cinese si propone come una nuova versione del Grande Timoniere, indossando la sua storica casacca, quello russo si riconosce sempre più come la reincarnazione del Padre dei Popoli, il russo-georgiano Josif Stalin, che governò l’Urss per trent’anni come si avvia a compiere lo stesso Putin, pur senza giacca militare, ma confidando in una Vittoria altrettanto universale.
Una ricerca dei giornalisti Aleksandra Arkhipova e Jurij Lapšin su Novaja Gazeta documenta i numeri del processo di re-stalinizzazione, in corso fin dagli anni Novanta e sempre più intensa nel quarto di secolo putiniano, con 213 nuovi monumenti al dittatore e centinaia di performance di vario genere, in buona parte per iniziativa del partito comunista Kprf, ma anche di tante autorità regionali e istituzioni patriottiche. L’anno più glorioso in questo senso è stato il 2019, con i 140 anni dalla nascita di Stalin e l’apertura di una ventina di nuovi memoriali, proprio mentre stava montando sempre più l’ansia di risolvere con una “operazione speciale” la crisi con l’Ucraina, partita tre anni dopo.
Dopo anni di spontaneo ritorno al culto della personalità di colui che ha effettivamente creato l’Unione Sovietica, negli ultimi tempi la memorializzazione di Stalin ha assunto in Russia un aspetto più ufficiale e istituzionale, come sancito a maggio di quest’anno, nel contesto delle cerimonie per la Vittoria nella Grande Guerra patriottica, quando è stato inaugurato un bassorilievo di Stalin alla stazione Taganskaja della metropolitana di Mosca.
La composizione mostra il dittatore attorniato dai sudditi fedeli che gli offrono mazzi di fiori, ed è la copia esatta dell’originale che in quello stesso luogo era stato installato nel 1966, come simbolo del “neo-stalinismo” del segretario del Pcus Leonid Brežnev, quando Putin aveva 14 anni e faceva il teppista di strada, come lui stesso racconta nelle sue memorie autobiografiche.
L’iniziativa è stata replicata nella repubblica della Buriazia in Siberia, dove il 6 maggio è stato innalzato un nuovo monumento a Stalin in memoria della fondazione del Komsomol nella regione mongolica, e in altri luoghi della Federazione, come a Vologda, con un busto dedicato al “Generalissimo” e a Kurgan, dove il governatore locale ha organizzato una “maratona delle citazioni di Stalin”. A luglio il comandante della flotta sul Baltico, il generale Sergej Lipilin, ha donato un altro busto del Vožd (altro titolo staliniano, di fatto “il Duce”) alla casa degli ufficiali di Kaliningrad, l’enclave russa sulle rive polacche, dove la tensione è massima in questi giorni.
A livello puramente politico, negli ultimi anni è evidente il cambiamento di giudizio sugli anni staliniani non solo per la gloria della Vittoria sul nazismo, l’argomento principe della retorica bellico-patriottica che accompagna la guerra di “liberazione dall’ucro-nazismo” in Ucraina e nel mondo intero, ma anche per una valutazione più ampia dello stalinismo nei rapporti con i popoli e gli Stati confinanti.
Non si parla più dei crimini e del terrore staliniano, giustificati da una valutazione che Putin ha più volte ribadito, secondo cui il “grande rivoluzionario” Vladimir Lenin non aveva un’idea chiara della nuova creazione politica scaturita dagli eventi del 1917 e degli anni seguenti, e ha commesso l’errore capitale di “creare l’Ucraina” e le altre repubbliche separate, mentre si doveva imporre la grandezza della Russia sugli altri popoli. Stalin avrebbe quindi cercato di “correggere l’errore” leniniano, e per questo è stato costretto a sacrificare un po’ di gente (qualche decina di milioni) rinchiudendoli in lager.
Questa versione corrisponde in effetti alle circostanze che videro il capo rivoluzionario debilitato dalle malattie e ostaggio di Stalin negli ultimi anni della sua vita, tra il 1922 e il 1924, dopo aver esaurito le sue forze negli anni della guerra civile tra il 1918 e il 1921.
Lenin si opponeva allo “sciovinismo grande-russo” portato avanti da Stalin, che nel frattempo eliminava tutti i suoi avversari interni al partito, nascondendo gli ultimi appelli del capo supremo. Non a caso, dopo una lotta sistematica per assumere la pienezza dei poteri, Stalin se la prese soprattutto con l’Ucraina, che dal 1930 fu sottoposta alle misure più radicali per realizzare la collettivizzazione agricola dei Kolkhoz, fino a sottoporre i liberi agricoltori ucraini (e anche caucasici, fino all’Asia centrale) alla de-kulakizzazione, la persecuzione dei privati detti kulaki e considerati traditori della patria (oggi si direbbe “agenti stranieri”) e addirittura alla privazione dei beni essenziali, la “carestia di Stato” chiamata Holodomor, una delle misure più disumane di oppressione etnica e sociale, che oggi verrebbe facilmente chiamata “genocidio”.
Come se non bastasse – dopo la tragedia della guerra, l’invasione nazista dell’Operazione Barbarossa che gli ucraini sostennero non per simpatie ideologiche, ma per liberarsi dal giogo sovietico – subito dopo la vittoria Stalin, che aveva restaurato il patriarcato di Mosca per la sua stessa gloria, s’inventò la riunificazione della Chiesa greco-cattolica ucraina con quella ortodossa moscovita, organizzata nel 1947 nello “Pseudo-Sinodo” di L’vov dai suoi più stretti collaboratori, il patriarca di Mosca Aleksij I (Simanskij) e il segretario del partito in Ucraina, il futuro “riformatore” Nikita Khruščev.
Tutto corrisponde oggi nella Russia putiniana, dalla centralizzazione del potere annullando le opposizioni, alla collettivizzazione e industrializzazione “bellica” fino al sostegno alla Chiesa russa in Ucraina, una delle motivazione ideologiche più forti dell’inizio della “operazione speciale”.
Sui media russi oggi non si parla più dei lager staliniani e delle vittime del terrore degli anni Trenta, anzi vengono eliminati i monumenti alle vittime di quelle persecuzioni, soprattutto quelle di nazionalità non russa come i lituani, i polacchi, i finlandesi e tanti altri, e si chiudono i musei e le associazioni dedicate alle memorie delle repressioni politiche.
Non si negano i fatti, ma l’opinione pubblica tende a riconoscere piuttosto i “meriti” della dittatura, con l’uso sempre più frequente di espressioni come “sotto Stalin questo non accadeva”, “il compagno Stalin li avrebbe fucilati tutti”, “ci vorrebbe di nuovo Stalin”, quello che in effetti si sta realizzando con Putin. Tutto il mondo aveva paura di Stalin, ma “lo rispettavano”, proprio come avvenuto in Alaska nell’incontro con Donald Trump.
Un’altra frase memoriale recita che “Stalin faceva tutto per la Patria, non per il proprio vantaggio”, inviando i suoi stessi figli in guerra, e quando morì sul suo conto rimanevano soltanto 800 rubli, come ripetono spesso i leader comunisti oggi. Certo non si può applicare lo stesso metro all’attuale presidente, che possiede beni incalcolabili e piazza le sue figlie e nipoti in tutti posti di potere possibili, ma rimane un’immagine di fondo del grande leader che si sacrifica per il suo popolo.
La rievocazione di Stalin permette oggi a Putin di agire con durezza nella repressione di ogni forma di dissenso, tanto più che non serve spedire milioni di persone in Siberia, ma basta tarpare le ali a qualche decina di dissidenti, e lasciar morire i loro leader nel freddo invernale, come accaduto con Aleksej Naval’nyj. Per il resto basta bloccare internet e obbligare tutti a usare il messenger patriottico Max, visto che ormai tutti vivono di comunicazioni soltanto virtuali.
Senza la rievocazione di Stalin non sarebbe stato possibile ricreare il culto della Vittoria, unica vera dimensione ideologica della Russia di Putin, visto che non c’è alcuna prospettiva di una “Russia del futuro”, sia per ragioni economiche che sociali e politiche. La definizione più adeguata è una frase dello stesso Putin: “il futuro sarà come il passato, e il passato era meraviglioso”.
autore: Lázaro Pardo Lagos anno: 1640/1660 titolo: Esaltazione della Croce luogo: Museo Pedro de Osma, Lima
Nome: Esaltazione della Santa Croce
Titolo: Trofeo della vittoria pasquale
Ricorrenza: 14 settembre
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Festa
La festa dell’Esaltazione della S. Croce si celebrava in memoria delle parole profetiche del Divin Maestro: « Quando sarò innalzato da terra, trarrò tutto a me » e « quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo allora conoscerete chi sono io ». Questa festa, secondo molti autori, era già fissata il 14 settembre e celebrata con gran solennità, prima ancora che l’imperatore Eraclio riportasse il Santo Legno nel luogo da dove Cosroe, quattordici anni prima, lo aveva asportato.
Cosroe II, re dei Persiani, nel 614, approfittando della dissoluzione dell’impero, mosse guerra ai Romani, col futile pretesto di vendicare l’imperatore Maurizio ed i suoi figli, che Foca aveva barbaramente trucidati. La condotta però ch’egli tenne ben presto diede a conoscere che egli non bramava altro che di saziare la sua ambizione e sfogare il suo odio contro i cristiani. Depredò la Mesopotamia, occupò successivamente le città di Edessa, Cesarea, Damasco e Gerusalemme e dopo aver fatto il solito bottino, abbandonò la Città Santa al saccheggio. Tra i tesori rapiti si trovava quello della Croce del Redentore che S. Elena aveva lasciata come pegno prezioso nella basilica del S. Sepolcro.
Eraclio, successore di Foca, alla vista delle gravi calamità provocate dalla guerra, propose a Cosroe la pace che venne respinta. Eraclio allora con digiuni e preghiere implorò l’aiuto di Dio e radunato l’esercito ingaggiò battaglia campale contro i Persiani che rimasero definitivamente sconfitti presso le rovine di Ninive. Cosroe fuggì ed associò al trono il figliuolo Medarse. Ciò spiacque immensamente al figlio maggiore di Cosroe, Siro, a cui per diritto di primogenitura toccava il regno. Sdegnato dell’affronto, giurò vendetta, e al passaggio del Tigri barbaramente uccise il padre ed il fratello. Eraclio, che come condizione di pace aveva posto la restituzione della Croce, tornò a Gerusalemme, ringraziando la Provvidenza della vittoria riportata.
L’imperatore stesso con vesti imperiali volle portare a spalle la preziosa reliquia alla chiesa di S. Croce sul Calvario, ma una mano invisibile lo arrestò presso la porta che conduceva al colle. Preso da timore, Eraclio si volse al patriarca Zaccaria e questi gli disse: « Guarda, imperatore, che con questi ornamenti di trionfo non imiti la povertà e l’umiltà con cui Gesù Cristo portò il pesante legno nella sua passione ». L’imperatore comprese, e indossato un umile vestimento, riprese la Croce, proseguendo speditamente il cammino. Nella Chiesa, la santa reliquia fu esposta alla pubblica adorazione: la cerimonia fu accompagnata da strepitosi miracoli. Questa solennità fu poi celebrata ogni anno, premettendo alla festa quattro giorni di preparazione, e numerose turbe accorrevano a Gerusalemme in tale circostanza. Un anno vi si recò anche Maria Egiziaca, che ebbe la grazia della conversione, principio della sua santità.
« Attesa l’importanza religiosa della santa città, scrive il card. Schuster, questa festa si diffuse presto nel mondo cristiano, soprattutto orientale, tanto più che delle particelle della vera Croce fin dal quarto secolo venivano trasportate da Gerusalemme in molte altre chiese di Oriente e d’Occidente; e ci si teneva a riprodurre nelle principali città le cerimonie solenni del culto gerosolimitano verso la S. Croce, il vessillo trionfale della salute cristiana ».
PRATICA. Fermiamoci un istante a considerare í dolori di Gesù sulla Croce, e per amor suo abbracciamo volentieri la nostra croce.
PREGHIERA. O Dio, che in questo giorno ci rallegri colla solennità dell’Esaltazione della S. Croce, fa, te ne preghiamo, che possiamo godere in cielo dei frutti di quella redenzione del cui mistero avemmo conoscenza in terra.
MARTIROLOGIO ROMANO. Festa della esaltazione della Santa Croce, che, il giorno dopo la dedicazione della basilica della Risurrezione eretta sul sepolcro di Cristo, viene esaltata e onorata come trofeo della sua vittoria pasquale e segno che apparirà in cielo ad annunciare a tutti la seconda venuta del Signore.
titolo L’Esaltazione della Santa Croce autore Giovan Battista Gaulli anno XVI sec
O CROCE DI CRISTO
O Croce di Cristo, simbolo dell’amore divino e dell’ingiustizia umana, icona del sacrificio supremo per amore e dell’egoismo estremo per stoltezza, strumento di morte e via di risurrezione, segno dell’obbedienza ed emblema del tradimento, patibolo della persecuzione e vessillo della vittoria.
O Croce di Cristo, ancora oggi ti vediamo eretta nelle nostre sorelle e nei nostri fratelli uccisi, bruciati vivi, sgozzati e decapitati con le spade barbariche e con il silenzio vigliacco.
O Croce di Cristo, ancora oggi ti vediamo nei volti dei bambini, delle donne e delle persone, sfiniti e impauriti che fuggono dalle guerre e dalle violenze e spesso non trovano che la morte e tanti Pilati con le mani lavate.
O Croce di Cristo, ancora oggi ti vediamo nei dottori della lettera e non dello spirito, della morte e non della vita, che invece di insegnare la misericordia e la vita, minacciano la punizione e la morte e condannano il giusto.
O Croce di Cristo, ancora oggi ti vediamo nei ministri infedeli che invece di spogliarsi delle proprie vane ambizioni spogliano perfino gli innocenti della propria dignità.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei cuori impietriti di coloro che giudicano comodamente gli altri, cuori pronti a condannarli perfino alla lapidazione, senza mai accorgersi dei propri peccati e colpe.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei fondamentalismi e nel terrorismo dei seguaci di qualche religione che profanano il nome di Dio e lo utilizzano per giustificare le loro inaudite violenze.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi in coloro che vogliono toglierti dai luoghi pubblici ed escluderti dalla vita pubblica, nel nome di qualche paganità laicista o addirittura in nome dell’uguaglianza che tu stesso ci hai insegnato.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei potenti e nei venditori di armi che alimentano la fornace delle guerre con il sangue innocente dei fratelli. O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei traditori che per trenta denari consegnano alla morte chiunque.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei ladroni e nei corrotti che invece di salvaguardare il bene comune e l’etica si vendono nel misero mercato dell’immoralità.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi negli stolti che costruiscono depositi per conservare tesori che periscono, lasciando Lazzaro morire di fame alle loro porte.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei distruttori della nostra “casa comune” che con egoismo rovinano il futuro delle prossime generazioni.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi negli anziani abbandonati dai propri famigliari, nei disabili e nei bambini denutriti e scartati dalla nostra egoista e ipocrita società.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nel nostro Mediterraneo e nel mar Egeo divenuti un insaziabile cimitero, immagine della nostra coscienza insensibile e narcotizzata.
O Croce di Cristo, immagine dell’amore senza fine e via della Risurrezione, ti vediamo ancora oggi nelle persone buone e giuste che fanno il bene senza cercare gli applausi o l’ammirazione degli altri.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei ministri fedeli e umili che illuminano il buio della nostra vita come candele che si consumano gratuitamente per illuminare la vita degli ultimi.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei volti delle suore e dei consacrati – i buoni samaritani – che abbandonano tutto per bendare, nel silenzio evangelico, le ferite delle povertà e dell’ingiustizia.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei misericordiosi che trovano nella misericordia l’espressione massima della giustizia e della fede.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nelle persone semplici che vivono gioiosamente la loro fede nella quotidianità e nell’osservanza filiale dei comandamenti
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei pentiti che sanno, dalla profondità della miseria dei loro peccati, gridare: Signore ricordati di me nel Tuo regno!
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei beati e nei santi che sanno attraversare il buio della notte della fede senza perdere la fiducia in te e senza pretendere di capire il Tuo silenzio misterioso.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nelle famiglie che vivono con fedeltà e fecondità la loro vocazione matrimoniale.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei volontari che soccorrono generosamente i bisognosi e i percossi.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei perseguitati per la loro fede che nella sofferenza continuano a dare testimonianza autentica a Gesù e al Vangelo.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei sognatori che vivono con il cuore dei bambini e che lavorano ogni giorno per rendere il mondo un posto migliore, più umano e più giusto. In te Santa
Croce vediamo Dio che ama fino alla fine, e vediamo l’odio che spadroneggia e acceca i cuori e le menti di coloro preferiscono le tenebre alla luce.
O Croce di Cristo, Arca di Noè che salvò l’umanità dal diluvio del peccato, salvaci dal male e dal maligno! O Trono di Davide e sigillo dell’Alleanza divina ed eterna, svegliaci dalle seduzioni della vanità! O grido di amore, suscita in noi il desiderio di Dio, del bene e della luce.
O Croce di Cristo, insegnaci che l’alba del sole è più forte dell’oscurità della notte. O Croce di Cristo, insegnaci che l’apparente vittoria del male si dissipa davanti alla tomba vuota e di fronte alla certezza della Risurrezione e dell’amore di Dio che nulla può sconfiggere od oscurare o indebolire.
Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta,
L’ IMPORTANTE DISCOSO DI CHARLIE KIRK TENUTO IL 16 LUGLIO 2025 (Beata Vergine Maria del Monte Camelo) NEL QUALE FA QUESTE STRAORDINARIE CONSIDERAZIONI SU MARIA SANTISSIMA E SULLE COLPE DEI PROTESTANTI PER AVERLA EMARGINATA.
(Grazie a Valerio per averci inviato questa questa incredibile testimonianza su Maria fatta da un protestante)
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Anna Maria Brogi – Avvenire – sabato 13 settembre 2025
Adottato e approvato il testo sulla soluzione pacifica della guerra che potrebbe spianare la strada al totale riconoscimento della Palestina. Israele non ci sta: «Vergognoso, incoraggia i terroristi»
«Gaza è parte integrale di uno Stato palestinese e deve essere unificata con la Cisgiordania. Non dev’esserci occupazione, assedio, riduzione territoriale o spostamento forzato». È il passaggio chiave della Dichiarazione di New York, il documento varato a fine luglio dalla Conferenza Onu sulla soluzione dei due Stati, promossa da Francia e Arabia Saudita. Quel documento è stato fatto proprio, ieri al Palazzo di Vetro, dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Messo ai voti per iniziativa di ventuno Paesi – tra cui gli europei Francia, Irlanda, Lussemburgo, Norvegia, Portogallo e Spagna –, è stato approvato con 142 sì, 10 no e 12 astensioni. Hanno espresso voto contrario – oltre a Israele e Stati Uniti, di fatto isolati – anche Ungheria, Argentina, Paraguay, Micronesia, Tonga, Nauru, Palau e Papua Nuova Guinea. I 12 Paesi astenuti sono Albania, Camerun, Repubblica Ceca, Repubblica Democratica del Congo, Ecuador, Etiopia, Fiji, Guatemala, Nord Macedonia, Moldova, Samoa e Sud Sudan. L’Italia si è pronunciata a favore, con il resto dell’Unione Europea.
Si tratta di un primo passo, sostanziale, verso la giornata del 22 settembre, quando l’80esima Assemblea – apertasi il 9 e che entrerà nel vivo il 23 con l’intervento del presidente americano Donald Trump – ospiterà la Conferenza sulla soluzione dei due Stati per la questione israelo-palestinese. In quell’occasione diversi Paesi dichiareranno di riconoscere la Palestina. Oltre alla Francia, l’hanno già annunciato, tra gli altri, Australia, Belgio, Canada, Finlandia, Malta, Portogallo e Regno Unito. Dei 193 membri dell’Onu, sono 147 quelli che già riconoscono la Palestina. Alla vigilia, il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva dichiarato che non esisterà mai uno Stato palestinese. Dopo il voto, Tel Aviv ha commentato: «Dichiarazione vergognosa, incoraggia Hamas». L’ambasciatore all’Onu, Danny Danon, ha attaccato: «Questa è una proposta vuota che ignora completamente la realtà. Questa è una dichiarazione unilaterale che abbraccia le menzogne dei nostri nemici e fornisce sostegno ad Hamas». In realtà, la Dichiarazione di New York si apre ribadendo la «condanna di tutti gli attacchi da qualunque parte contro i civili». «Condanniamo – si legge – gli attacchi perpetrati da Hamas contro i civili il 7 ottobre. Condanniamo anche quelli di Israele contro i civili a Gaza e le infrastrutture civili, l’assedio e la riduzione alla fame».
«L’Assemblea generale – si legge nel testo approvato all’Onu – esprime la sua profonda gratitudine a Francia e Arabia Saudita… per aver elaborato… la Dichiarazione di New York sulla risoluzione pacifica della questione della Palestina e l’implementazione della soluzione dei due Stati» e «sottoscrive tale Dichiarazione».
Se il testo approvato ieri è molto stringato, è alla Dichiarazione di New York che bisogna guardare. Vi si legge che «nel contesto della fine della guerra a Gaza, Hamas deve cessare di esercitare il proprio potere sulla Striscia di Gaza e consegnare le armi all’Autorità palestinese, con il sostegno e la collaborazione della comunità internazionale, conformemente all’obiettivo di uno Stato di Palestina sovrano e indipendente». Il documento invoca inoltre la «fine della guerra a Gaza» e una «soluzione giusta, pacifica e duratura del conflitto israelo-palestinese, basata su una reale attuazione della soluzione dei due Stati».
Per il dopoguerra, si menziona il dispiegamento a Gaza di una «missione internazionale temporanea di stabilizzazione» sotto mandato del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Lo stesso Consiglio, giovedì sera, ha espresso «sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale del Qatar», pur senza nominare il raid israeliano di lunedì su Doha, aggiungendo che «il rilascio degli ostaggi, compresi quelli uccisi da Hamas, e la fine della guerra e delle sofferenze a Gaza devono rimanere la nostra massima priorità».
di Redazione Esteri – Corriere della Sera – 13 Settembre 2025
«Non avete idea del fuoco che avete acceso in questa moglie» ha detto la vedova di Charlie Kirk, Erika nella sua prima apparizione pubblica dall’assassinio del marito. Promettendo di continuare il suo movimento
La moglie di Charlie Kirk, Erika Frantzve, ha promesso di continuare l’eredità del marito. «Se pensavate che la missione di mio marito fosse potente prima, non avete idea di cosa avete appena scatenato in questo Paese e in questo mondo. Non avete idea del fuoco che avete acceso dentro questa moglie. Il grido di questa vedova risuonerà in tutto il mondo come un grido di battaglia. A tutti coloro che ascoltano stasera negli Stati Uniti: il movimento che mio marito ha costruito non morirà», ha avvertito Erika nella sua prima apparizione pubblica dopo l’assassinio del marito, durante un evento universitario.
Alla scrivania del marito, dove Kirk stava conducendo le sue trasmissioni sui social media, la moglie ha iniziato il suo discorso esprimendo il suo cordoglio per la morte del compagno, alleato del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. «Mio marito ha dato la vita per me, per la nostra nazione, per i nostri figli. Mi ha dimostrato il suo amore più profondo e sincero. Non avrò mai le parole per descrivere la perdita che provo nel cuore», ha detto.
PS
Questa donna è davvero straordinaria perché ci insegna come si deve reagire al male. Non con lo scoraggiamento o con la resa e neppure con il risentimento o la vendetta, ma impegnandosi ancora si più a diffondere il bene, perché è in questo modo che si cambia il mondo in meglio.