
Programma di Padre Livio – Lunedì 6 Ottobre 2025
h. 9.00: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
h. 8.50 – 9.20: ATTUALITA’ MONDO – CHIESA
+“La proposta di pace è un passo importante e lungamente atteso”
Il Card. Pizzaballa sul piano di pace in Terrasanta
h. 9.25 – h. 9.35: VIATICO QUOTIDIANO
Pensieri sulla Fede (17)
h. 9.35 – 9.55: MEDJUGORJE: LE MIE PAROLE VENGONO DAL CIELO
8.“Con Dio avete un futuro e la vita eterna” (25 Giugno) 2025)
+La Madonna ci invita a considerare ciò che di dà Dio e ciò che ci dà satana
+Abbiamo sostituito la fede con le ideologie
+La conseguenza è che non abbiamo più un futuro e la perdizione eterna.
+Senza il Dio dell’amore e della pace la vita sulla terra è un inferno anticipato.
+Con Dio abbiamo un futuro di pace
+Con Dio abbiamo la vita eterna
+Quanti cristiani credono a questa prospettiva certa della nostra fede?
h. 10.05: TELEFONATA A PADRE LIVIO
h. 10.o5: LE TROMBE DELL’APOCALISSE (20)
BLOG: blogdipadrelivio.it
Il pensiero quotidiano: Satana è un perdente: pericoloso seguirlo
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11. La pace in Terrasanta ha la firma di Maria
La notte del 7 ottobre 2023 Hamas è uscita dai confini e ha compiuto scempi orribili su civili inermi, fra cui donne e bambini, un numero dei quali è stato tratto in schiavitù come strumento di ricatto. Non sapeva Hamas che Israele avrebbe reagito?
In quel momento è stata innestata una guerra dagli esiti catastrofici, che ha accumulato sofferenze inenarrabili in tutto il Medio Oriente. Chi avrebbe potuto spegnere quell’incendio alimentato da un odio implacabile? Il vincitore e sarebbe stato Satana con i suoi due accoliti: la distruzione e la morte.
Tuttavia l’occhio vigile della Vergine di Nazareth, mossa dall’amore per la sua terra e il suo popolo, aveva già predisposto il suo piano di Misericordia, perché quella notte, segnata dall’infamia, era illuminata da una figura mariana, quella della Madonna del Rosario.
Poteva la Santa Vergine dare un segno più evidente di speranza che un giorno i venti dell’odio si sarebbero affievoliti e che, invece di distruggere, si incominciasse parlare e a costruire la pace Medio Oriente?
Ed ecco che proprio in questo 7 ottobre 2025 tutte le parti interessate si incontrano, si riuniscono intorno a un tavolo e incominciano a parlarsi e a costruire un futuro di pace e di prosperità, così speriamo, per gli abitanti di quella terra.
Quante volte i Veggenti di Medjugorje, in questo arco di tempo, ci hanno detto che, durante l’apparizione, la Madonna invitava a pregare per la pace, mentre Lei stessa lo faceva in aramaico, la sua lingua materna, quella di Gesù e delle popolazioni che vivono in quella parte del Medio Oriente?
Questa pace possibile, che sta affiorando, porta la firma di Maria, ma anche di quei governanti che credono nel Dio di Abramo e che guardano alla Vergine di Nazaret con rispetto e ammirazione.
Questo però è solo un piccolo anticipo delle meraviglie che la Regina della pace compirà, col nostro aiuto, nel prossimo futuro, quando scaccerà la testa al “serpente antico”, ricacciandolo all’inferno con tutti i suoi manutengoli.
(6 ottobre 2025)
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Dopo le aperture di Hamas al piano di pace proposto dagli Usa, il Patriarca latino di Gerusalemme pubblica un messaggio che parla di speranza e di primo passo lungamente atteso verso la fine delle ostilità. “Molto resta da fare, ma come Chiesa siamo chiamati a dire una parola di speranza, ad avere il coraggio di una narrativa che apra orizzonti”
Vatican News
“Sono due anni che la guerra ha assorbito gran parte delle nostre attenzioni ed energie. È ormai a tutti tristemente noto quanto è accaduto a Gaza. Continui massacri di civili, fame, sfollamenti ripetuti, difficoltà di accesso agli ospedali e alle cure mediche, mancanza di igiene, senza dimenticare coloro che sono detenuti contro la loro volontà. Per la prima volta, comunque, le notizie parlano finalmente di una possibile nuova pagina positiva, della liberazione degli ostaggi israeliani, di alcuni prigionieri palestinesi e della cessazione dei bombardamenti e dell’offensiva militare”. Inizia così il messaggio del cardinale Pierbattista Pizzaballa rivolto a tutta la sua diocesi e integralmente pubblicato sul sito internet ufficiale del Patriarcato Latino di Gerusalemme, dopo il pronunciamento di Hamas sul piano di pace proposto dal presidente americano Donald Trump.
Qualcosa di nuovo e positivo all’orizzonte
“È un primo passo importante e lungamente atteso – prosegue il Patriarca -. Nulla è ancora del tutto chiaro e definito, ci sono ancora molte domande che attendono risposta, molto resta da definire, e non dobbiamo farci illusioni. Ma siamo lieti che vi sia comunque qualcosa di nuovo e positivo all’orizzonte. Attendiamo il momento per gioire per le famiglie degli ostaggi, che potranno finalmente abbracciare i loro cari. Ci auguriamo lo stesso anche per le famiglie palestinesi che potranno abbracciare quanti ritornano dalla prigione. Gioiamo soprattutto per la fine delle ostilità, che ci auguriamo non sia temporanea, che porterà sollievo agli abitanti di Gaza. Gioiamo anche per tutti noi, perché la possibile fine di questa guerra orribile, che davvero sembra ormai vicina, potrà finalmente segnare un nuovo inizio per tutti, non solo israeliani e palestinesi, ma anche per tutto il mondo. Dobbiamo comunque restare con i piedi per terra. Molto resta ancora da definire per dare a Gaza un futuro sereno. La cessazione delle ostilità è solo il primo passo – necessario e indispensabile – di un percorso insidioso, in un contesto che resta comunque problematico”.
Lo sguardo del Patriarca latino di Gerusalemme si allarga anche alla Cisgiordania e ai territori limitrofi: “Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che la situazione continua a deteriorarsi anche in Cisgiordania. Sono ormai quotidiani i problemi di ogni genere che le nostre comunità sono costrette ad affrontare, soprattutto nei piccoli villaggi, sempre più accerchiati e soffocati dagli attacchi dei coloni, senza sufficiente difesa delle autorità di sicurezza. I problemi, insomma, sono ancora tanti. Il conflitto continuerà ancora per lungo tempo ad essere parte integrale della vita personale e comunitaria della nostra Chiesa. Nelle decisioni da prendere riguardo alla nostra vita, anche le più banali, dobbiamo sempre prendere in considerazione le dinamiche contorte e dolorose da esso causate: se i confini sono aperti, se abbiamo i permessi, se le strade saranno aperte, se saremo al sicuro”.
Chiamati ad essere segno di speranza
Prosegue il testo: “La mancanza di chiarezza sulle prospettive future, che sono ancora tutte da definire, inoltre, contribuisce al senso di disorientamento e fa crescere il sentimento di sfiducia. Ma è proprio qui che, come Chiesa, siamo chiamati a dire una parola di speranza, ad avere il coraggio di una narrativa che apra orizzonti, che costruisca anziché distruggere, sia nel linguaggio che usiamo che nelle azioni e gesti che porremo. Non siamo qui per dire una parola politica, né per offrire una lettura strategica degli eventi. Il mondo è già pieno di parole simili, che raramente cambiano la realtà. Ci interessa, invece, una visione spirituale che ci aiuti a restare saldi nel Vangelo. Questa guerra, infatti, interroga le nostre coscienze ed è all’origine di riflessioni, non solo politiche ma anche spirituali. La violenza spropositata a cui abbiamo assistito fino ad ora ha devastato non solo il nostro territorio, ma anche l’animo umano di molti, in Terra Santa e nel resto del mondo. Rabbia, rancore, sfiducia, ma anche odio e disprezzo dominano troppo spesso i nostri discorsi e inquinano i nostri cuori. Le immagini sono devastanti, ci sconvolgono e ci pongono davanti a ciò che san Paolo ha chiamato ‘il mistero dell’iniquità’ (2Tes 2,7), che supera la comprensione della mente umana. Corriamo il rischio di abituarci alla sofferenza, ma non deve essere così. Ogni vita perduta, ogni ferita inflitta, ogni fame sopportata rimane uno scandalo agli occhi di Dio”.
Tenere fisso lo sguardo su Cristo
Non è con la forza che si costruisce la pace, afferma il cardinale Pizzaballa: “Potenza, forza, violenza sono diventati il criterio principale sul quale si fondano i modelli politici, culturali, economici e forse anche religiosi del nostro tempo. Abbiamo sentito molte volte ripetere in questi ultimi mesi che bisogna usare la forza e solo la forza può imporre le scelte giuste da fare. Solo con la forza si può imporre la pace. Non sembra che la storia abbia insegnato molto, purtroppo. Abbiamo visto nel passato, infatti, cosa producono violenza e forza. Dall’altro lato, però, in Terra Santa e nel mondo, abbiamo assistito e vediamo sempre più spesso la reazione indignata della società civile a questa arrogante logica di potere e di forza. Le immagini di Gaza hanno ferito nel profondo la comune coscienza di diritti e di dignità che abitano il nostro cuore. Questo tempo ha messo alla prova anche la nostra fede. Anche per un credente non è scontato vivere nella fede tempi duri come questo. A volte percepiamo forte dentro di noi la distanza tra la durezza degli eventi drammatici da un lato, e la vita di fede e di preghiera dall’altro. Come se fossero lontane l’una dall’altra. L’uso della religione, inoltre, spesso manipolata per giustificare queste tragedie, non ci aiuta ad accostarci con animo riconciliato al dolore e alla sofferenza delle persone. L’odio profondo che ci invade, con le sue conseguenze di morte e dolore, costituisce una sfida non indifferente per chi vede nella vita del mondo e delle persone un riflesso della presenza di Dio. Da soli non riusciremo a comprendere questo mistero. Con le nostre sole forze non riusciremo a stare di fronte al mistero del male e a resistergli. Per questo sento sempre più impellente il richiamo a tenere fisso lo sguardo su Gesù (cf. Eb 12,2). Solo così riusciremo a mettere ordine dentro di noi e a guardare alla realtà con occhi diversi”.
Dono e perdono. “La resa dei conti” non appartiene alla Chiesa
Nessuna vendetta, ma rispondere alla sfida di rimanere nell’amore è l’esortazione del cardinale Pizzaballa ai fedeli. “Insieme a Gesù, come comunità cristiana vorremmo raccogliere le tante lacrime di questi due anni: le lacrime di chi ha perso parenti, amici, uccisi o rapiti, di chi ha perso casa, lavoro, paese, vita, vittime innocenti di una resa dei conti di cui ancora non si vede la fine. Lo scontro e la resa dei conti sono stati la narrativa dominante di questi anni, con la inevitabile e dolorosissima conseguenza delle prese di posizione. Come Chiesa la resa dei conti non ci appartiene, né come logica né come linguaggio. Gesù, nostro maestro e Signore, ha fatto dell’amore che si fa dono e perdono, la sua scelta di vita. Le sue ferite non sono un incitamento alla vendetta, ma la capacità di soffrire per amore. In questo tempo drammatico la nostra Chiesa è chiamata con maggiore energia a testimoniare la sua fede nella passione e risurrezione di Gesù. La nostra decisione di restare, quando tutto ci chiede di partire, non è una sfida ma un rimanere nell’amore. Il nostro denunciare non è un’offesa alle parti, ma la richiesta di osare una via diversa dalla resa dei conti. Il nostro morire è avvenuto sotto la croce, non su un campo di battaglia”.
Un lungo percorso di ricostruzione e disintossicazione dall’odio
“Non sappiamo se questa guerra davvero finirà, ma sappiamo che il conflitto continuerà ancora, perché le cause profonde che lo alimentano sono ancora tutte da affrontare. Se anche la guerra dovesse finire ora, tutto questo e molto altro costituirà ancora una tragedia umana che avrà bisogno di molto tempo e tante energie per ristabilirsi. La fine della guerra non segna necessariamente l’inizio della pace, afferma il Patriarca latino di Gerusalemme – ma è il primo passo indispensabile per cominciare a costruirla. Ci attende un lungo percorso per ricostruire la fiducia tra noi, per dare concretezza alla speranza, per disintossicarci dall’odio di questi anni. Ma ci impegneremo in questo senso, insieme ai tanti uomini e donne che qui ancora credono che sia possibile immaginare un futuro diverso. La tomba vuota di Cristo, presso cui mai come in questi due anni il nostro cuore ha sostato in attesa di una risurrezione, ci assicura che il dolore non sarà per sempre, che l’attesa non sarà delusa, che le lacrime che stanno innaffiando il deserto faranno fiorire il giardino di Pasqua. Come Maria di Magdala presso quello stesso sepolcro, noi vogliamo continuare a cercare, anche se a tentoni. Vogliamo insistere a cercare vie di giustizia, di verità, di riconciliazione, di perdono: prima o poi, in fondo ad esse, incontreremo la pace del risorto. E come lei, su queste vie vogliamo spingere altri a correre, ad aiutarci nel nostro cercare. Quando tutto sembra volerci dividere, noi diciamo la nostra fiducia nella comunità, nel dialogo, nell’ incontro, nella solidarietà che matura in carità. Noi vogliamo continuare ad annunciare la Vita eterna più forte della morte con gesti nuovi di apertura, di fiducia, di speranza. Sappiamo che il male e la morte, pur così potenti e presenti in noi e attorno a noi, non possono eliminare quel sentimento di umanità che sopravvive nel cuore di ognuno. Sono tante le persone che in Terra Santa e nel mondo si stanno mettendo in gioco per tenere vivo questo desiderio di bene e si impegnano a sostenere la Chiesa di Terra Santa. E li ringraziamo, portando ciascuno di loro nella nostra preghiera. “Circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù” (Eb. 12,1-2)”.
L’11 ottobre, digiuno e preghiera per la pace
In questo mese, dedicato alla Vergine Santissima, vogliamo pregare per questo. Per custodire e preservare da ogni male il nostro cuore e quello di coloro che desiderano il bene, la giustizia e la verità. Per avere il coraggio di seminare germi di vita nonostante il dolore, per non arrendersi mai alla logica dell’esclusione e del rifiuto dell’altro. Preghiamo per le nostre comunità ecclesiali, perché restino unite e salde, per i nostri giovani, le nostre famiglie, i nostri sacerdoti, religiosi e religiose, per tutti coloro che si impegnano per portare ristoro e conforto a chi è nel bisogno. Preghiamo per i nostri fratelli e sorelle di Gaza, che nonostante l’infuriare della guerra su di loro, continuano a testimoniare con coraggio la gioia della vita. Ci uniamo, infine, all’invito di Papa Leone XIV che ha indetto per sabato 11 ottobre una giornata di digiuno e di preghiera per la pace. Invito tutte le comunità parrocchiali e religiose ad organizzare liberamente, per quella giornata, momenti di preghiera, come il rosario, l’adorazione eucaristica, liturgie della Parola e altri momenti simili di condivisione. Ci avviciniamo alla festa della Patrona della nostra diocesi, la Regina di Palestina e di tutta la Terra Santa. Nella speranza che in quella giornata ci si possa finalmente incontrare, rinnoviamo alla nostra Patrona la preghiera di intercessione per la pace.

Prima dell’Angelus, in piazza San Pietro, il Papa si è detto preoccupato per l’insorgenza “dell’odio antisemita nel mondo”, dopo l’attentato a Manchester, e addolorato per la sofferenza del popolo palestinese, ma ha guardato con speranza ai passi avanti nelle trattative di pace, per il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi. Vicinanza al popolo filippino colpito dal “forte sisma” di Cebu
Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano
Leone XIV è preoccupato per il crescere “dell’odio antisemita nel mondo”, che si è espresso con l’attentato terroristico alla sinagoga di Manchester, il 2 ottobre, e continua ad essere addolorato per la sofferenza dei palestinesi a Gaza. Ma nelle sue parole prima della preghiera dell’Angelus, in Piazza San Pietro, al termine della Messa per il Giubileo del mondo missionario e dei migranti, c’è anche speranza.
In queste ultime ore, nella drammatica situazione del Medio Oriente, si stanno compiendo alcuni significativi passi in avanti nelle trattative di pace, che auspico possano al più presto raggiungere i risultati sperati. Chiedo a tutti i responsabili di impegnarsi su questa strada, di cessare il fuoco, e di liberare gli ostaggi. Mentre esorto a restare uniti nella preghiera, affinché gli sforzi in corso possano mettere fine alla guerra e condurci verso una pace giusta e duratura.
Grazie a chi prega il Rosario per la pace
Preghiera che oggi risuona forte nel Santuario di Pompei, e il Papa invita ad unirsi spiritualmente con i fedeli radunati per la Supplica alla Vergine del Santo Rosario.
In questo mese di ottobre, contemplando con Maria i misteri di Cristo Salvatore, intensifichiamo la nostra preghiera per la pace, una preghiera che si fa solidarietà concreta con le popolazioni martoriate dalla guerra. Grazie ai tantissimi bambini che in tutto il mondo si sono impegnati a pregare il Rosario per questa intenzione. Grazie di cuore