BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Papa Leone XIV: “La pace non è ultimatum, ma dialogo

Durante la veglia per il giubileo della spiritualità mariana il Papa si rivolge ai potenti del mondo: “Abbiate l’audacia del disarmo”

Papa Leone XIV |  | Daniel Ibanez EWTN

Di Marco Mancini

Città del Vaticano, sabato 11 ottobre 2025, 19:20 (ACI Stampa).

Tutti insieme, perseveranti e concordi, non ci stanchiamo di intercedere per la pace, dono di Dio che deve diventare nostra conquista e nostro impegno”. Lo ha detto questa sera Papa Leone XIV introducendo la meditazione in occasione della Veglia di Preghiera per il Giubileo della Spiritualità Mariana.

In Maria – ha detto il Papa citando il Concilio Vaticano II  – cerchiamo “la guida del nostro pellegrinaggio nella speranza, guardando alle sue virtù umane ed evangeliche, la cui imitazione costituisce la più autentica devozione mariana.

“Guardiamo alla Madre di Gesù e a quel piccolo gruppo di donne coraggiose presso la Croce – ha proseguito – per imparare anche noi a sostare come loro accanto alle infinite croci del mondo, dove Cristo è ancora crocifisso nei suoi fratelli, per portarvi conforto, comunione e aiuto”.

Citando poi le parole di Maria – fate quel che vi dirà – riportate dal Vangelo nell’episodio delle Nozze di Cana, il Papa ha osservato che da quel momento Maria “non parlerà più. Dunque queste parole, che risultano quasi un testamento, devono essere carissime ai figli, come ogni testamento di una madre. Qualsiasi cosa Lui vi dica. Lei è certa che il Figlio parlerà, la sua Parola non è finita, crea ancora, genera, opera, riempie di primavere il mondo e di vino le anfore della festa. Maria, come un segnale indicatore, orienta oltre sé stessa, mostra che il punto di arrivo è il Signore Gesù e la sua Parola, il centro verso cui tutto converge, l’asse attorno al quale ruotano il tempo e l’eternità”.

“Fate la sua Parola, raccomanda. Fate – ha esortato Leone XIV – il Vangelo, rendetelo gesto e corpo, sangue e carne, fatica e sorriso. Fate il Vangelo, e si trasformerà la vita, da vuota a piena, da spenta ad accesa. Fate qualsiasi cosa vi dica: tutto il Vangelo, la parola esigente, la carezza consolante, il rimprovero e l’abbraccio. Ciò che capisci e anche ciò che non capisci. Maria ci esorta ad essere come i profeti: a non lasciare andare a vuoto una sola delle sue parole”.

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Il Papa ha poi ripreso l’esortazione di Gesù a Pietro: metti via la spada. Esortazione quanti mai attuale oggi. “La pace è disarmata e disarmante. Non è deterrenza, ma fratellanza, si . Non verrà come frutto di vittorie sul nemico, ma come risultato di semine di giustizia e di coraggioso perdono. Metti via la spada è parola rivolta ai potenti del mondo, a coloro che guidano le sorti dei popoli: abbiate l’audacia del disarmo! Ed è rivolta al tempo stesso a ciascuno di noi, per farci sempre più consapevoli che per nessuna idea, o fede, o politica noi possiamo uccidere. Da disarmare prima di tutto è il cuore, perché se non c’è pace in noi, non daremo pace”.

Il Papa ha anche ammonito: “I grandi del mondo si costruiscono imperi con il potere e il denaro. Voi però non fate così. Dio non fa così: il Maestro  non ha troni, ma si cinge un asciugamano e s’inginocchia ai piedi di ciascuno. Il suo impero è quel poco di spazio che basta per lavare i piedi dei suoi amici e prendersi cura di loro. È anche l’invito ad acquisire un punto di vista diverso per guardare il mondo dal basso, con gli occhi di chi soffre, non con l’ottica dei grandi; per guardare la storia con lo sguardo dei piccoli e non con la prospettiva dei potenti; per interpretare gli avvenimenti della storia con il punto di vista della vedova, dell’orfano, dello straniero, del bambino ferito, dell’esule, del fuggiasco. Altrimenti non cambierà mai niente, e non sorgerà un tempo nuovo, un regno di giustizia e di pace”.

“Dio – ha concluso il Papa – regala gioia a chi produce amore nel mondo, gioia a quanti, alla vittoria sul nemico, preferiscono la pace con lui. Coraggio, avanti, in cammino, voi che costruite le condizioni per un futuro di pace, nella giustizia e nel perdono; siate miti e determinati, non lasciatevi cadere le braccia. La pace è un cammino e Dio cammina con voi. Il Signore crea e diffonde la pace attraverso i suoi amici pacificati nel cuore, che diventano a loro volta pacificatori, strumenti della sua pace”.

🛑🙏LIVE: IL ROSARIO PER LA PACE PRESIEDUTO DAL PAPA in piazza San Pietro

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GUBILEO MARIANO

LE PAROLE DEL SANTO PADRE E L’ADORAZIONE EUCARISTICA

INIZIO CON LA PROCESSIONE DELLA MADONNA DI FATIMA

Ucraina, Shevchuk: il male si vince con la preghiera e la conversione

L’arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč, capo del Sinodo della Chiesa greco-cattolica ucraina, sul Rosario per la pace con Leone XIV: “Questa iniziativa del Santo Padre ha avuto un riscontro, un’eco particolare nel cuore degli ucraini perché il nostro paese soffre ogni giorno il disastro della guerra”

Taras Kotsur – Città del Vaticano – 11 Ottobre 2025

«In Ucraina la pace non è solo una parola, un accordo fra i potenti che un giorno decidono di non attaccarsi a vicenda: la pace è lo spazio della vita, dell’armonia, dove l’esistenza umana ha la possibilità di essere conservata e sviluppata». Perché «senza la pace non c’è cultura, non c’è civiltà, non c’è umanesimo, non c’è futuro».

 Sua beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč, capo del Sinodo della Chiesa greco-cattolica ucraina, ci risponde così alla domanda sul significato di partecipare al Rosario per la pace che Papa Leone XIV guiderà in piazza San Pietro dalle ore 18 di oggi, 11 ottobre, nel giorno in cui si ricorda l’apertura del Concilio Vaticano II e in occasione della veglia del Giubileo della spiritualità mariana.

«Questa iniziativa del Santo Padre ha avuto un riscontro, un’eco particolare nel cuore degli ucraini perché il nostro paese soffre ogni giorno il disastro della guerra e, forse più di tutti gli altri popoli, prega e desidera la pace. Non tutti capiscono che la pace è un dono di Dio. Quei popoli che vivono nella tranquillità la pace la danno per scontata». Ma non certo in Ucraina, ha osservato Shevchuk, dove «ogni giorno preghiamo per la pace e in modo particolare lo faremo stasera, uniti con il Successore di Pietro».

La statua della Madonna di Fátima

L’arcivescovo di Kyiv sottolinea il fatto che il Rosario per la pace sarà accompagnato dalla Madre di Dio, in particolare dalla statua originale della Madonna di Fátima: «Sono appena tornato da Fátima, lì dove la Vergine Maria è apparsa ai pastorelli. L’appello della Madre di Dio all’umanità di pregare e convertirsi è una “ricetta” per porre dei limiti al male del giorno d’oggi, una proposta per spegnere il fuoco della guerra».

 Sua beatitudine ricorda che nel 1917 il mondo, l’Europa, erano stanchi della guerra, la prima guerra mondiale, che ha portato tante distruzioni, tante vittime. Allora la Madonna «ha cercato non i potenti, non i re, i generali, i presidenti, i comandanti degli eserciti. No, si è rivolta ai più deboli di questo mondo, a dei poveri piccoli pastorelli, e ha consegnato loro gli strumenti del come costruire e arrivare alla pace: preghiera e conversione».

Perché «non si può vincere il male con le armi. Il male può essere vinto soltanto con la conversione, cioè l’abbandono del male e il ritorno a Dio. Perciò pregare per la pace vuol dire pregare per la conversione di coloro che promuovono la guerra. E noi ucraini abbiamo ricevuto questo appello: di pregare per la conversione di quelli che ci uccidono», spiega.

La preghiera quotidiana per la pace

Shevchuk ci dice che «nella nostra Chiesa, ormai da dieci anni, c’è una preghiera costante, quotidiana, per la pace. Ogni giorno alle ore 20 il nostro popolo prega il Rosario, che unisce migliaia di persone. Pregano insieme, anche online, per la pace».

Ci sono parrocchie dove le porte delle chiese non si chiudono, a catena persone si susseguono per perpetuare questa preghiera. Come accadrà, con ancor maggiore partecipazione, questa sera. All’inizio del mese, durante la preghiera dell’Angelus, Papa Leone ha affidato questa intenzione in particolar modo ai bambini, come fece la Madonna cento anni fa. Chiediamo a sua beatitudine che forza abbia la preghiera dei piccoli.

 «Proprio a Fátima ho partecipato a questa preghiera dei bambini. Stare lì, vicino alla Cappella delle Apparizioni, vedere i bambini che pregano la Madonna per la pace e meditano il mistero del Rosario, tutto questo è stato per me un dono particolare», confida Shevchuk, il quale poi ci informa di un’iniziativa particolare:

«La scuola ucraina di San Giosafat a Toronto ha lanciato la proposta secondo cui il 13 di ogni mese i bambini si riuniranno per una preghiera globale della nostra Chiesa per la pace in Ucraina. Penso che la forza della preghiera di un bambino sia capace di aprire il cuore immacolato della Madre di Dio, che alla fine trionferà.

 Sono grato a questi nostri bambini perché possono essere per noi in un certo senso dei “maestri della preghiera”, anche per il loro desiderio di creare la propria relazione personale con Dio, per crescere, vivere, meditare la propria storia, la storia del proprio paese, della propria Chiesa, per costruire la pace in Ucraina e nel mondo intero».

GIUBILEO DELLA SPIRITUALITA’ MARIANA

SABATO 11 E DOMENICA 12 OTTOBRE CON UNA FOLTA PRESENZA DELLE RADIO MARIA DEL MONDO

ALLE H. 18 VEGLIA DI PREGHIERA E ROSARIO COL PAPA PER LA PACE NEL MONDO

🔴LIVE🔴 Padre Livio: Da Fatima a Medjugorje: il piano ignorato di Maria per salvare il mondo – 13/05/2024

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MEDJUGORJE: LE MIE PAROLE VENGONO DAL CIELO

4. «Questo mondo non ha conosciuto il Dio dell’amore» (25 agosto 2025)

Nel Messaggio del 25 agosto 2025 la Madonna ha invitato a fare sacrifici, ad amare Dio che ci ha creati e a essere mani tese per questo mondo che non ha conosciuto il Dio d’amore. È un’espressione frequente soprattutto nei Messaggi di Mirjana, nei quali la Regina della pace invita a pregare per coloro che non credono e che non hanno conosciuto l’amore di Dio.

C’è una distinzione radicale tra il Dio cristiano – che si è rivelato in Gesù Cristo come amor prodigo e senza confini, morto in Croce per noi – e gli dèi delle altre religioni.

La Gospa non nega che anche al di fuori del Cristianesimo ci sia l’azione dello Spirito Santo che per vie a lui note (come dice la Dominus Iesus) si rivela anche a chi è lontano dalla fede, infatti, lo troviamo anche in altre religioni e al di fuori di esse. Troviamo persone che si sono aperte all’amore di Dio, alla sua luce e alla voce della coscienza, che hanno quei presupposti attraverso i quali il Dio d’amore si può rivelare, si può manifestare, può condurre e guidare, come è avvenuto per i Magi, chiaramente condotti dalla stella, ovvero la grazia dello Spirito Santo che agiva nei loro cuori.

Questa espressione parla del nostro mondo che non ha conosciuto il Dio d’amore. Questo vale in parte per chi non l’ha conosciuto e in parte per quelli che l’hanno rifiutato, per chi è stato battezzato e ha avuto la fede, ha conosciuto il cuore stesso del Cristianesimo che è l’Incarnazione. Il Verbo si è fatto carne ed è venuto in mezzo a noi, è stato crocifisso e ha accolto questa immensa sofferenza per redimere noi dai peccati e per aprirci le porte del Paradiso.

La situazione di questo mondo è un ateismo generalizzato o di idolatria. Per chi ha conosciuto la fede e poi l’ha persa fino a disprezzarla, crede di aver abbandonato la superstizione abbracciando la nuova religione dell’uomo al posto di Dio. Queste persone adorano sé stessi ma finiranno per adorare l’anticristo. La Madonna dà un giudizio molto negativo sul mondo contemporaneo, perché la scristianizzazione nel dopoguerra è andata diffondendosi ed è accelerata negli ultimi due decenni.

All’inizio del nuovo millennio la Gospa disse: «In modo speciale adesso in cui satana è sciolto dalle catene. Io vi invito a consacrarvi al mio Cuore e al Cuore di mio Figlio» (Messaggio del 1° gennaio 2001). Questa religione dell’uomo al posto di Dio è in realtà satana che mette al potere gli uomini che non credono e rinnegano.

Maria ha riconosciuto la presenza di chi crede e chi ama Gesù, fra cui molti che ascoltano i suoi Messaggi e che compongono la Chiesa, ma con il passare del tempo il “pessimismo” è andato aumentando. Si può cogliere nelle parole con cui si è espressa il 25 ottobre 2022: «l’umanità ha deciso per la morte», ha parlato del mondo di oggi come «mondo senza Dio» (Messaggio del 25 gennaio 1997) accompagnato da: «il diavolo miete le anime» (Messaggio del 25 luglio 2020).

“Questo mondo che non ha conosciuto il Dio d’amore” è un’espressione piena di Misericordia che chiede di essere mani tese. Queste parole di Maria sono veritiere perché lei vede nei cuori. La situazione che la Madonna ci descrive è quella di un progressivo allargarsi dell’impero del male, una corsa verso la degradazione, il tradimento, gli abissi del male. Questa è una parte di quello che ci ha rivelato e nel medesimo tempo dice: «Non permettetegli di prevalere» (Messaggio del 25 luglio 2025). Esiste un gruppo di resistenza che impedisce al male di prevalere e lei vuole impedire attraverso la sua presenza che venga travolto. Nei momenti in cui la forza di satana sembrava straripare, la Madonna ha più volte detto di lottare e resistere. La maggioranza dell’umanità non ha conosciuto l’amore di Dio ed è sotto l’influsso del male, per tale motivo la Regina della pace chiede di reagire e pregare con tutto il cuore, di digiunare e amare per essere mani tese. Pertanto, la realtà è così come la Madonna la vede. Il suo non è un pessimismo esasperato come quello di satana, ma ci fa vedere la realtà del male nella sua vastità perché non dobbiamo farci illusioni. «Molte anime vanno all’inferno» ha detto a Fatima il 13 luglio 1917; a Medjugorje disse che: «Molte anime sono in purgatorio da molto tempo perché nessuno prega per loro. Nel purgatorio ci sono diversi livelli: i più bassi sono vicini all’inferno, mentre quelli elevati si avvicinano gradualmente al Paradiso» (Messaggio del 20 luglio 1982). La Regina della pace non ha esagerato, ma ha rivelato la verità. La realtà che la Madonna ci dipinge è quella di un mondo che va verso la degradazione, la perdizione, per questo si rivolge a noi per resistere ed essere mani tese e testimoni, affinché possiamo far conoscere Dio al mondo attraverso il nostro amore, dedizione, carità, compassione e comprensione.

Questa è la posizione nella quale la Madonna si colloca, un tempo di resistenza. I buoni sono in minoranza e lei chiede di resistere perché Dio ha studiato una cosa che non dobbiamo stancarci di meditare e capire, cioè che Dio ha deciso che attraverso i Segreti vuole cambiare il mondo. La Madonna ci porterà ad un bivio – «l’umanità è al bivio» (Messaggio del 25 marzo 2022) – metterà di fronte a noi la scelta tra la salvezza e la perdizione per dieci volte, quanti sono i Segreti. Tutto questo riguarderà un territorio particolare, ma è come se tutta l’umanità fosse connessa. La Regina della pace ci chiede di arrivare al tempo dei Segreti come luce che illumina perché quando saranno rivelati a tutta l’umanità, bisognerà scegliere se credere. Si salverà chi crederà, chi non crederà perirà.

Nella successione dei dieci Segreti, specialmente dopo il terzo che sarà il Segno sulla montagna, la Madonna obbligherà tutti noi a compiere una scelta. Con tale scelta molti popoli si scuoteranno dalle spalle il giogo dei loro tiranni e si convertiranno. La medesima cosa la farà il popolo russo che si convertirà.

Questo è il piano di Dio per farci uscire fuori dalla situazione nella quale ci troviamo e lo faremo con una scelta ogni volta che verrà annunciato un Segreto.

L’espressione “essere mani tese per questo mondo che non ha conosciuto il Dio d’amore” è comprensibile guardando il mondo che va verso la perdizione, ma che avrà la possibilità di scegliere per la salvezza. Noi dobbiamo essere quelli che aiutano i lontani a scegliere per essa.

«Cari figli, figlioli miei, amati miei! Voi siete scelti perché avete risposto avete messo in pratica le mie indicazioni ed amate Dio al di sopra di ogni cosa. Perciò, figlioli, pregate con tutto il cuore affinché si realizzino le mie parole. Digiunate, fate sacrifici, amate per amore di Dio che vi ha creati e siate, figlioli, le mie mani tese per questo mondo che non ha conosciuto il Dio d’amore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata». (Con approvazione ecclesiastica)

Pensieri sui Vangeli Festivi: XXVIII Domenica del Tempo Ordinario – di Padre Livio

Allarme sicurezza per le alte cariche: non c’è un bunker per il capo dello Stato. Lo sfogo di Crosetto: «Ci sono regole incredibili»

di Francesco Verderami – Corriere della Sera -11 Ottobre 2025

In caso di attacco aereo il presidente del Consiglio verrebbe trasferito a Forte Braschi, manca invece il sito per il presidente della Repubblica e il ministro dell’Interno. Il ministro della Difesa: «Per costruire questi ripari le stesse regole dei capannoni, è incredibile»

C’era una volta la guerra fredda e visto il clima era stato allestito un bunker anti-atomico per tutelare le più alte cariche istituzionali. Poi spuntò il sole e il sito venne dismesso. Ora che il clima è tornato rigido manca un riparo per il capo dello Stato. La speranza è che il (difficile) processo di pace in Medio Oriente presto si allarghi anche al conflitto ucraino. Ma al momento non si vedono le condizioni per fermare la «guerra dimenticata». Anzi, proprio alla vigilia degli accordi per Gaza, la Russia ha intensificato i bombardamenti su Kiev. 

Perciò in Italia il livello di allerta resta elevato. E come dice Guido Crosetto, «un ministro della Difesa deve sempre pensare al peggio». Così aggiornando il piano di sicurezza nazionale, ci si è resi conto di una falla: in caso di attacco esterno il presidente della Repubblica, che è anche il capo delle Forze Armate, sarebbe provvisto di adeguate misure di sicurezza. Ma non di un bunker.

L’unico che ne dispone è il presidente del Consiglio, per il quale sarebbe previsto il trasferimento a Forte Braschi, nel «campo trincerato» di Roma gestito dai servizi. A fronte di condizioni estreme l’obiettivo è tutelare la linea di comando e tra le cariche da salvaguardare ci sono per priorità anche il titolare dell’Interno e il responsabile della Difesa. Al Viminale come in via XX Settembre sono allestiti degli alloggi blindati per la sicurezza ma — come sottolinea una fonte accreditata — «quelle stanze non sarebbero capaci di resistere a un attacco aereo». Il sistema di tutela dei vertici dello Stato è figlio di un lungo periodo di pace durante il quale per certe misure non erano stati più previsti degli aggiornamenti.

Il vecchio bunker di Monte Soratte, un dedalo di gallerie sessanta chilometri a nord della Capitale, apparteneva a un passato che si pensava non sarebbe più tornato. Creato nel 1937, trent’anni dopo era stato modificato in un bunker anti-atomico sotto l’egida della Nato. Finché l’area non è stata dismessa e affidata a un’associazione per consentire visite guidate. È vero, c’è un sito ancora attivo: si chiama «DC 75» e si trova a Montelibretti, cinquanta chilometri a est di Roma. È situato nell’area dove ha sede la Scuola di formazione operativa dei Vigili del fuoco. La struttura, anti-sismica e in cemento armato, si sviluppa su più piani interrati ed è a prova di ordigni ad alto potenziale.

«DC 75» sta per Difesa Civile e contiene la sala operativa del Viminale, con personale e apparecchiature informatiche e telefoniche che in situazioni di emergenza entrerebbero in funzione per la gestione da remoto da parte del ministero dell’Interno. Sarebbe un posto ideale per la protezione delle cariche dello Stato, se non fosse che è troppo distante per essere raggiunto in caso di necessità: gli elicotteri infatti non potrebbero essere utilizzati qualora ci fosse un attacco aereo.

Raccontano che quando Crosetto ha analizzato il dossier e le possibili soluzioni abbia imprecato: «È incredibile che la Difesa per costruire un bunker debba seguire le stesse regole di un imprenditore che vuole costruire un capannone industriale». E il fatto che il governo possa «operare in deroga» per ragioni di «sicurezza nazionale», è una mezza verità: «Perché poi basta un comitato civico a bloccare i lavori». È accaduto per una scuola dei Carabinieri, che Lorenzo Guerini aveva previsto in Toscana durante il governo di Mario Draghi. Figurarsi un bunker.

Una cosa è certa. Le nuove disposizioni impediscono alle cariche dello Stato di muoversi insieme. Non potrà più accadere ciò che successe il giorno delle esequie di Silvio Berlusconi, quando l’intero esecutivo volò a Milano con lo stesso aereo. Allora il titolare dell’Interno Matteo Piantedosi osservò la scena e tra il serio e il faceto commentò: «Qui basta un colpo e fanno fuori tutto il governo».

🔴LIVE🔴🙏⭐️CATECHESI GIOVANILE⭐️P.LIVIO: VOI SIETE LA MIA SPERANZA – Puntata 6🙏

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