di Francesco Verderami – Corriere della Sera -11 Ottobre 2025
In caso di attacco aereo il presidente del Consiglio verrebbe trasferito a Forte Braschi, manca invece il sito per il presidente della Repubblica e il ministro dell’Interno. Il ministro della Difesa: «Per costruire questi ripari le stesse regole dei capannoni, è incredibile»
C’era una volta la guerra fredda e visto il clima era stato allestito un bunker anti-atomico per tutelare le più alte cariche istituzionali. Poi spuntò il sole e il sito venne dismesso. Ora che il clima è tornato rigido manca un riparo per il capo dello Stato. La speranza è che il (difficile) processo di pace in Medio Oriente presto si allarghi anche al conflitto ucraino. Ma al momento non si vedono le condizioni per fermare la «guerra dimenticata». Anzi, proprio alla vigilia degli accordi per Gaza, la Russia ha intensificato i bombardamenti su Kiev.
Perciò in Italia il livello di allerta resta elevato. E come dice Guido Crosetto, «un ministro della Difesa deve sempre pensare al peggio». Così aggiornando il piano di sicurezza nazionale, ci si è resi conto di una falla: in caso di attacco esterno il presidente della Repubblica, che è anche il capo delle Forze Armate, sarebbe provvisto di adeguate misure di sicurezza. Ma non di un bunker.
L’unico che ne dispone è il presidente del Consiglio, per il quale sarebbe previsto il trasferimento a Forte Braschi, nel «campo trincerato» di Roma gestito dai servizi. A fronte di condizioni estreme l’obiettivo è tutelare la linea di comando e tra le cariche da salvaguardare ci sono per priorità anche il titolare dell’Interno e il responsabile della Difesa. Al Viminale come in via XX Settembre sono allestiti degli alloggi blindati per la sicurezza ma — come sottolinea una fonte accreditata — «quelle stanze non sarebbero capaci di resistere a un attacco aereo». Il sistema di tutela dei vertici dello Stato è figlio di un lungo periodo di pace durante il quale per certe misure non erano stati più previsti degli aggiornamenti.
Il vecchio bunker di Monte Soratte, un dedalo di gallerie sessanta chilometri a nord della Capitale, apparteneva a un passato che si pensava non sarebbe più tornato. Creato nel 1937, trent’anni dopo era stato modificato in un bunker anti-atomico sotto l’egida della Nato. Finché l’area non è stata dismessa e affidata a un’associazione per consentire visite guidate. È vero, c’è un sito ancora attivo: si chiama «DC 75» e si trova a Montelibretti, cinquanta chilometri a est di Roma. È situato nell’area dove ha sede la Scuola di formazione operativa dei Vigili del fuoco. La struttura, anti-sismica e in cemento armato, si sviluppa su più piani interrati ed è a prova di ordigni ad alto potenziale.
«DC 75» sta per Difesa Civile e contiene la sala operativa del Viminale, con personale e apparecchiature informatiche e telefoniche che in situazioni di emergenza entrerebbero in funzione per la gestione da remoto da parte del ministero dell’Interno. Sarebbe un posto ideale per la protezione delle cariche dello Stato, se non fosse che è troppo distante per essere raggiunto in caso di necessità: gli elicotteri infatti non potrebbero essere utilizzati qualora ci fosse un attacco aereo.
Raccontano che quando Crosetto ha analizzato il dossier e le possibili soluzioni abbia imprecato: «È incredibile che la Difesa per costruire un bunker debba seguire le stesse regole di un imprenditore che vuole costruire un capannone industriale». E il fatto che il governo possa «operare in deroga» per ragioni di «sicurezza nazionale», è una mezza verità: «Perché poi basta un comitato civico a bloccare i lavori». È accaduto per una scuola dei Carabinieri, che Lorenzo Guerini aveva previsto in Toscana durante il governo di Mario Draghi. Figurarsi un bunker.
Una cosa è certa. Le nuove disposizioni impediscono alle cariche dello Stato di muoversi insieme. Non potrà più accadere ciò che successe il giorno delle esequie di Silvio Berlusconi, quando l’intero esecutivo volò a Milano con lo stesso aereo. Allora il titolare dell’Interno Matteo Piantedosi osservò la scena e tra il serio e il faceto commentò: «Qui basta un colpo e fanno fuori tutto il governo».