BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

💐CON AFFETTO: BUON COMPLEANNO A SUA EMINENZA IL CARDINALE ERNEST SIMONI🙏〽TANTE PREGHIERE DA TUTTA LA GRANDE FAMIGLIA DI RADIO MARIA!🙏

Putin vuole riportare il rapporto con Trump a prima dell’Alaska

Micol Flammini – 18 ott 2025 – IL FOGLIO

Favori e divisioni fra il capo del Cremlino e il presidente degli Stati Uniti, in attesa del vertice di Budapest

Per raggiungere Budapest, il capo del Cremlino, Vladimir Putin, dovrebbe affrontare un viaggio molto complicato. L’Ungheria non ha sbocchi sul mare, è al centro dell’Europa, confina con paesi che molto difficilmente darebbero all’Ilyushin Il-96-300PU (PU sta per punkt upravlenija, punto di comando), l’aereo con cui viaggia il capo del Cremlino, il permesso di sorvolare i loro cieli. L’Ungheria confina con l’Ucraina e sarebbe folle pensare che Putin possa tentare un sorvolo del paese che ha invaso.

Raggiungere l’Europa è un’impresa e forse al capo del Cremlino resterebbe una sola opzione per recarsi al vertice concordato con Donald Trump, durante la telefonata di giovedì sera. L’unico punto di ingresso accessibile a un aereo del governo russo potrebbe essere la Serbia, che confina con l’Ungheria, ma che comunque è tortuoso raggiungere. 

Un volo che normalmente dovrebbe durare due ore e mezza, impiegherà un tempo spropositato ma, dopotutto, è stato proprio Putin a sovvertire le regole dello spazio aereo dei paesi europei con la sua guerra contro l’Ucraina

Dopo aver ottenuto un accordo  in medio oriente, il presidente americano Donald Trump vuole consolidare la sua nomea di pacificatore arrivando a un accordo che fermi anche la guerra della Russia contro l’Ucraina. Per farlo ha bisogno di mettere al tavolo dei negoziati il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che ieri è stato a Washington per pranzare con lui, e il capo del Cremlino, Vladimir Putin, con il quale potrebbe incontrarsi presto a Budapest.

 Dopo aver permesso che Putin atterrasse in Alaska il 15 agosto, negli Stati Uniti, camminasse sui tappeti rossi stesi dai soldati americani, Trump potrebbe regalare al capo del Cremlino la possibilità di valicare un’altra linea rossa rimettendo piede in un paese dell’Unione europea. L’incontro fra Trump e Putin in Alaska, al di là delle immagini, non era andato affatto bene. Putin era dovuto andare via in anticipo perché Trump aveva cancellato la cena in cui i due avrebbero discusso di cooperazione futura. Fino al vertice di Ferragosto, Putin pensava di avere Trump in pugno: ha sempre ritenuto il capo della Casa Bianca manipolabile. Invece la sua retorica e la sua pedanteria nel riferire le sue ragioni storiche a giustificazione della guerra all’Ucraina, hanno infastidito Trump.

Il presidente americano vuole dei risultati, il fallimento dell’Alaska è stato una macchia sul suo lavoro da pacificatore e anziché pensare di aver sbagliato qualcosa nell’approccio morbido con Putin, si è offeso con il capo del Cremlino. Putin lo ha capito e per due mesi, dal vertice di Ferragosto alla sua ultima telefonata con il presidente americano, in ogni discorso pubblico non ha perso occasione per lodare Trump.

Lo ha adulato, ne ha celebrato le doti come leader e come mediatore, ha ripetuto che con lui questa guerra non ci sarebbe mai stata. Ogni evento pubblico si è trasformato in un atto di celebrazione del presidente americano. 

Putin ha cercato spesso di utilizzare i risultati mediorientali di Trump per proporsi come alleato – sia con la Repubblica islamica dell’Iran sia nella mediazione fra Israele e Hamas – ma la Casa Bianca ha sempre preferito lasciare Putin fuori da ogni accordo o mediazione. Così al capo del Cremlino non è rimasto che usare il medio oriente per unirsi al coro di chi ha proposto Trump per il premio Nobel per la Pace, ben sapendo che l’ostacolo per la futura vittoria del presidente americano potrebbe essere proprio la mancata soluzione della guerra in Ucraina.

 Nel parlare di Trump, Putin è parso spesso docile. Il motivo è semplice:  pensa di riottenere il favore del presidente americano e di poterlo  convincere a forzare l’Ucraina a cedere le regioni che l’esercito russo non ha conquistato. 

Il lavoro al Cremlino in realtà è di squadra. Il capo non ha attaccato il presidente americano neppure quando l’arrivo dei missili a lungo raggio Tomahawk in Ucraina pareva una decisione già presa. Ha lasciato che fossero i suoi scagnozzi ad attaccare gli Stati Uniti e a minacciare l’arrivo di una guerra più estesa.

Putin è rimasto nel suo silenzio e, soltanto giovedì, si è preso la briga di lasciar trapelare dal comunicato finale della telefonata con Trump che la fornitura dei Tomahawk a Kyiv era stata discussa.

 Nel frattempo Kirill Dmitriev, il capo del Fondo russo per gli investimenti all’estero, ha continuato a lavorare da tessitore di sintonie fra Stati Uniti e Russia, proponendo, da ultimo, anche la costruzione di un tunnel lungo 100 chilometri per collegare i due paesi passando sotto lo Stretto di Bering. Il costo dell’opera sarebbe di 65 miliardi di dollari.

 La vera lezione che Putin ha imparato dall’Alaska è che per ottenere il favore di Trump bisogna offrirgli una vittoria in cambio, ed è proprio questo il punto di scontro fra i due: se vince l’uno non vince l’altro e non ci sono tunnel che potrebbero unire le due posizioni.  

San Luca


Nome: San Luca

Titolo: Evangelista

Nascita: I secolo, Antiochia di Siria

Morte: 18 ottobre 93, Tebe

Ricorrenza: 18 ottobre

Tipologia: Festa

Protettore:
dei pittori, degli artisti, chirurghi, dei medici, notai, degli scultori

Luogo reliquie: Cattedrale di San Vito – Basilica di Santa Giustina

L’Evangelista S. Luca nacque in Antiochia di Siria, da genitori pagani. Imparò la scienza medica e, allo scopo di perfezionare le sue cognizioni, intraprese diversi viaggi nella Grecia e nell’Egitto. Si portò poi a Troade per esercitarvi la sua professione: ma qui il Signore l’attendeva per un’altra missione più grande. Essendo passato di là l’apostolo Paolo a predicare il S. Vangelo, Luca, conquistato dalla verità, volle seguirlo nel sacro ministero e gli fu compagno fedelissimo fino alla morte.

Verso il 60, mentre Paolo si trovava prigioniero a Cesarea, Luca scrisse, per divina ispirazione, il terzo Vangelo in lingua greca, che si distingue per la sua chiarezza ed eleganza.

Questo Vangelo è dedicato a Teofilo, che era un famoso cristiano di Antiochia, ma nello stesso tempo è indirizzato a tutti i Cristiani e a tutti quelli che vogliono salvarsi, siano essi ebrei o pagani: il regno di Dio è aperto a tutti. Egli voleva dimostrare la bontà e la misericordia di Dio, e perciò racconta gli episodi e le parabole più commoventi.

Eloquentissime sono le parabole del buon samaritano, della pecorella smarrita, del fariseo e del pubblicano, di Zaccheo e del figliuol prodigo, che ci manifestano l’infinita misericordia di un Dio morto per noi sulla croce e che perdona agli stessi suoi crocifissori: « Padre, perdona loro, perché non sanno quel che fanno ».

Il santo evangelista si diede anche alla predicazione ed evangelizzò la Macedonia, la Dalmazia, l’Italia e la Gallia. Durante la prigionia di S. Paolo in Roma scrisse gli « Atti degli Apostoli » in cui narra la storia dei primi anni della Chiesa e particolarmente i viaggi di S. Paolo. Ma la tradizione ci dice che S. Luca, oltre che medico, era pure pittore. Devotissimo della Madonna, è tra gli Evangelisti quello che ne parla più diffusamente. Non può non averla vista, non averle parlato: lo dimostrano anche le belle immagini della Vergine che ci furono tramandate sotto il suo nome.

Mori nella Bitinia, all’età di 84 anni. Le sue venerate spoglie vennero deposte nella città di Costantinopoli, assieme a quelle di S. Andrea, nella basilica dedicata ai dodici Apostoli. Giunsero poi a Padova, dove tuttora si trovano nella Basilica di Santa Giustina. S. Paolo lo chiama « medico carissimo » e « quel fratello di cui la lode pel vangelo risuona per tutte le chiese ».

Il suo simbolo è un toro alato, perché il primo personaggio che introduce nel suo Vangelo è il padre di Giovanni Battista, Zaccaria, sacerdote del tempio e responsabile del sacrificio di tori.

PRATICA Il Vangelo sia la regola della nostra vita.

Tirate storiche, voci alzate e un pranzo annullato: la ricostruzione dell’incontro Trump-Putin, in Alaska

di Viviana Mazza – Corriere della  Sera – 7 Ottobre 25

La ricostruzione del vertice di Ferragosto tra Trump e Putin: mentre il leader Usa era certo di avere tra le mani un’ottima offerta, il presidente russo si è lanciato in una disamina storica tesa a dimostrare come l’Ucraina sia territorio russo. Trump, alzando la voce, ha minacciato di andarsene: e ha poi annullato il pranzo in programma

WASHINGTON – Quando il presidente Trump è arrivato in Alaska lo scorso ferragosto, si aspettava che ci fosse davvero la possibilità di un accordo con Putin per porre fine alla guerra in Ucraina. Ma una volta atterrato ad Anchorage, il leader russo ha respinto la sua proposta e ha iniziato di fargli «una lezione di Storia»

Lo racconta il Financial Times, e il tema è più che mai rilevante in vista del prossimo incontro Trump-Putin tra «un paio di settimane» a Budapest. Ad Anchorage, Putin era stato accolto con un tappeto rosso, aveva sorriso molto tra strette di mano e pacche sulle spalle con Trump. Ma una volta chiuse le porte, l’atteggiamento caloroso era sparito

Secondo le fonti del quotidiano, Putin avrebbe subito rifiutato l’offerta di una rimozione delle sanzioni in cambio di un cessate il fuoco, insistendo che la guerra finirà solo quando l’Ucraina si arrenderà e cederà i territori nel Donbass. Il presidente russo ha poi iniziato a parlare di principi medievali come Rurik di Novgorov e Jaroslav detto il Saggio, di leader cosacchi come Bohdan Khmelnytsky, personaggi spesso da lui citati per sostenere l’idea che Ucraina e Russia siano una sola nazione

Trump, sorpreso, avrebbe alzato la voce più volte e ad un certo punto avrebbe minacciato di andarsene, ma alla fine ha accorciato l’incontro cancellando il pranzo dove le delegazioni allargate avrebbero dovuto discutere di rapporti e cooperazione economica tra i due Paesi. I giornalisti si precipitarono prima del tempo alla conferenza stampa che era stata prevista più tardi. L’unico problema per Putin è che quell’incontro ha portato Trump ad essere maggiormente predisposto a fare concessioni a Kiev, cercando puti di pressione su Putin. 

Ma comunque il presidente americano, oltre a vendere armi agli alleati della Nato e applicare il 25% di dazi aggiuntivi sui prodotti indiani in risposta al continuo acquisto di petrolio russo, non ha ancora approvato i missili a lungo raggio Tomahawk, né le sanzioni secondarie più dure contro la Russia per cui spingono anche molti repubblicani al Congresso Usa. Molti credono che la ragione è che Trump vuole ancora spingere per l’accordo con Putin, perché – come ha spiegato la sua portavoce Karoline Leavitt giovedì – il presidente americano crede ancora che sia possibile porre fine con la diplomazia a questa guerra. 

Il presidente americano rifiuta di definire il summit in Alaska un fallimento, e ha detto ai giornalisti che è un evento che ha «preparato la scena». Ma già prima del summit c’erano state subito critiche da parte di alcuni funzionari europei nei confronti di Steve Witkoff, per aver frainteso le reali possibilità di un accordo di pace con Putin quando lo ha incontrato nel suo viaggio ai primi di agosto a Mosca che ha aperto la strada al summit in Alaska. Dopo quell’incontro di tre ore tra l’inviato speciale di Trump e il leader russo, gli americani avevano detto agli alleati che un accordo era all’improvviso possibile, che Putin era sembrato più flessibile sui territori rispetto a precedenti incontri con Witkoff. 

Ma benché in Alaska Trump fosse pronto a riconoscere l’annessione russa della Crimea e a spingere l’Ucraina a ritirarsi da alcune zone sul fronte nel Donbass e nell’est del Paese se la Russia avesse posto fine ai combattimenti, Mosca si è rivelata solo disposta a «congelare» la linea del fronte in zone che comunque non era riuscita a conquistare. Putin chiedeva che Zelensky rinunciasse a tutto il Donbass. Non ci sono indicazioni al momento che, in vista dell’incontro a Budapest, Putin sia pronto a fare concessioni. 

🔴LIVE🔴🙏⭐️CATECHESI GIOVANILE⭐️P.LIVIO: VOI SIETE LA MIA SPERANZA – Puntata 7🙏

Loading the player...

IL PENSIERO QUOTIDIANO

Perché Satana odia la Confessione

Satana odia la Confessione perché è il Sacramento col quale viene sloggiato dall’anima nella quale si è sistemato, trasformandola a immagine della sua degradazione.

Questo avviene col peccato mortale che, per la sua gravità, colpisce a morte l’anima, staccandola da Dio, che è la fonte della vita e della grazia.

Il cumulo dei peccati gravi permette a Satana di incatenare l’anima in una morsa dalla quale è incapace di liberarsi, se non intervenisse la grazia di Dio a risvegliare la voce della coscienza.

Il risveglio interiore dell’anima prigioniera del male è un dono della Divina Misericordia, sollecitata dalla preghiera dei giusti che pregano e offrono sacrifici per i peccatori.

È nel Sacramento della Confessione che avviene questo passaggio mirabile dalla morte alla Vita, dalle tenebre alla Luce, dalla schiavitù alla Libertà dei figli di Dio.

La serpe infernale è costretta, suo malgrado, ad uscire dall’anima, che aveva scelto come sua tana, e in essa prende dimora Dio con il suo amore e la sua pace.

La Confessione è un miracolo inestimabile dell’onnipotenza e della misericordia divine, più grande della resurrezione di un cadavere, che avviene quando un cuore si pente dei suoi peccati e si impegna a vivere la vita nuova del Vangelo.

Vivere e morire in grazia di Dio deve essere l’impegno di tutta la vita. Chi muore abitato da Dio vivrà con Dio eternamente nella gioia del Paradiso. Chi muore indurito nel cuore e schiavo del peccato, dopo aver rifiutato tutti i richiami del Cielo, resterà per sua scelta eternamente schiavo del male.

🔴LIVE🔴 IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE – di Padre Livio Puntata 57 – La conoscenza di sè nello Spirito Santo genera fiducia

Loading the player...

🔴LIVE🔴 Incontro di Padre Livio con la veggente Vicka di Medjugorje – Dicembre 2000 – Quarta Parte

Loading the player...

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Radio Maria è un dono di Maria per questo tempo

Grazie caro padre Livio.

Con Radio Maria hai portato una luce di pace e di speranza in ogni casa e anche nella mia.

Che Dio ti benedica sempre.

Chiara


Cara Chiara,

le tue parole mi fanno molto felice perché è mia ferma convinzione che Radio Maria sia un dono di Maria per questi tempi di “Satana sciolto dalle catene”, come ci ha rivelato la Madonna.

Lei scende ogni giorno dal Cielo sulla terra per portare in mezzo a noi la luce e l’amore di suo Figlio Gesù.

Lo fa con la sua presenza, con le sue preghiere, con i suoi messaggi, ma anche con la sua Radio, che Lei sta diffondendo in tutto il mondo, col solo aiuto di chi ha accolto la sua chiamata.

Lavorare con Maria, al servizio del suo piano di salvezza, è un motivo di gioia immensa ed è una opportunità che dobbiamo afferrare, perché in Cielo ci renderemo conto della straordinaria impresa alla quale stiamo collaborando.

Ave Maria

Padre Livio

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

Pagina 369 di 1287

Radio Maria ETS - Via Milano 12, 22036 Erba (Co) - CF 94023530150

Privacy policy