GLI ITALIANI E MEDJUGORJE: IL MEGLIO DEVE VENIRE
Prima parte: Gli italiani nel tempo dell’attesa
+LE APPARIZIONI DI MEDJUGORJE SONO UN EVENTO MONDIALE
Il ruolo dei Francescani
+LA CONTIGUITA’ DELL’ITALIA SOTTO IL PROFILO GEOGRAFICO
Gli italiani i primi a rispondere
+LA SPINTA DEL PONTIFICATO DI GIOVANNI PAOLO SECONDO
La sintonia fra il papa polacco e la Gospa
+LA PRESENZA DEGLI ITALIANI NEI PRIMI 25 ANNI
Il primato nei pellegrinaggi
Il primato nel tempo della guerra e della ricostruzione
Il ruolo di Radio Maria nella diffusione dei messaggi
+L’AUTOSTRADA E LA METAMOFOSI DEI PELLEGRINAGGI
Meno corriere e più auto
+LA DIMINUZIONE DEGLI ITALIANI NEGLI ULTIMI QUINDICI ANNI
Il freno prudenziale della Chiesa
La Guerra dei mass-media contro Medjugorje
+Il NULLA OSTA E LA RIPRESA DELLA PRESENZA ITALIANA
Decisivo il ruolo di Papa Francesco
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Seconda parte: gli italiani nel tempo dei Segreti
+LA MADONNA RIVELA IL PIANO DA MEDJUGORJE A FATIMA (1991 e 2023)
Le apparizioni sono un piano unico di salvezza che ha un riferimento specifico alla evoluzione della Russia dal 1917 ad oggi
+LA MADONNA HA COLLEGATO CIVITAVECCHIA A FATIMA E A MEDJUGORJE
Con le apparizioni di Civitavecchia l’Italia e Roma in particolare sono inserite nel piano di Maria da Medjugorje a Fatima
+ROMA E L’ITALIA SONO UN PUNTO SENSIBILE DEL TEMPO DEI SEGRETI?
Le apparizioni di Civitavecchia ( 2 Febbraio 1995) poteva capirle solo San Giovanni Paolo II
la Madonnina che versa lacrime di sangue indicano un pericolo possibile per il cuore della Chiesa
Sappiamo dai Veggenti che gli eventi dei Segreti riguardano più la Chiesa che il mondo
Forse saranno l’Italia e Roma il punto critico della lotta fra La Donna e il Drago
L’incontro di Jessica Gregori con Suor Lucia
Avverrà qui la battaglia che vedrà il trionfo del Cuore Immacolato di Maria?
+IL RUOLO DELL’ITALIA E DEGLI ITALIANI SARA’ FONDAMENTALE PER IL TRIONFO DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA E DELLA CHIESA CATTOLICA
Per questo motivo gli italiani non devono perdere il primato che hanno avuto in passato nel rispondere alla chiamata della Gospa.
Devono prendere consapevolezza del dono inestimabile della Provvidenza di avere Roma come sede del Vicario di Cristo.

Programma di Padre Livio – Lunedì 3 Novembre 2025
h. 8.50: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
h. 8.50 – 9.50: EDITORIALE
GLI ITALIANI E MEDJUGORJE: IL MEGLIO DEVE VENIRE
La presenza dei pellegrini italiani è stata preponderante nei primi trent’anni delle apparizioni. Dopo oltre un decennio di flessione, il livello tende a crescere.
L’interrogativo a cui rispondere è questo: quale sarà il ruolo dell’Italia nel tempo dei Segreti?
h. 10.00: CATECHESI
Il coraggio del perdono

La santità della vita è la soluzione ai mali del mondo
Il progresso senza Dio, come se Lui non fosse il Creatore, non ha alleviato i mali del mondo, ma li ha aumentati, tanto che l’umanità alla fine ha scelto per la morte, come se ad essa non ci fosse nessun rimedio.
La morte miete innumerevoli persone ogni giorno. Qual è il loro destino? Nessuno può sfuggire al momento fatale, quando sarai proprio tu ad essere afferrato da quella mano inesorabile.
Se non hai trovato per tempo il farmaco dell’immortalità, col quale sottrarti all’abisso tenebroso, invano ti serviranno le illusioni del mondo, che ti hanno nascosto a te stesso.
Eppure c’è una soluzione ai mali della vita, anche ai più terribili, che è accessibile a tutti, vecchi e giovani, poveri e ricchi, ignoranti e sapienti.
È la fede in Gesù Cristo, il Figlio di Dio e il Salvatore del mondo. Lui è il vincitore del male e della morte, che tende la mano ad ogni creatura, perché possa partecipare alla sua vita immortale.
Aderendo intimamente a Gesù con la fede e l’amore, tu diventi una nuova creatura, purificata dal peccato e rivestita della sua santità.
Si può cambiare il mondo e rendere la vita felice solo ritornando al Dio della pace e dell’amore, che si è manifestato in Gesù Cristo.
È la santità della vita, in comunione con Gesù Cristo, che ha la forza di cambiare il mondo, di renderlo più accogliente e desiderabile e di aprire, oltre i limiti del tempo, una prospettiva di eternità.
DALLA SEDE DI RADIO MARIA


🪽🙏VICKA di MEDJUGORJE: PARADISO PUGATORIO INFERNO🙏 “ci sono stata col mio corpo. Esistono.”

Padre Livio: “Il Purgatorio” Edizioni Sugarco (pag. 73-88)
Sono numerosi i santi e le anime elette che, per divina permissione, hanno avuto rivelazioni particolari riguardo alle anime del purgatorio e alla condizione nella quale si trovano. Tali rivelazioni non hanno lo scopo di soddisfare curiosità inutili, quanto piuttosto di esortare alla preghiera per affrettare la loro purificazione. Le sofferenze del purgatorio, sulla cui intensità la tradizione spirituale è concorde, sono un ammonimento anche per i vivi, perché affrettino durante il pellegrinaggio terreno le opere di penitenza. Inquadrate nelle dottrina della Chiesa, della quale sono una conferma, questo tipo di rivelazioni hanno il merito di tenere viva la fede nell’eternità che ci attende e di estendere la carità verso coloro che hanno bisogno di noi per abbreviare il tempo che li separa dall’incontro con Cristo. E’ particolarmente significativo al riguardo la testimonianza di S. Faustina Kowalska ( 1905 – 1938), per la sua modernità e per l’influsso straordinario che esercita sui fedeli il suo messaggio sulla Divina Misericordia. Il Diario di Santa Faustina è un capolavoro di spiritualità, che pone la suora polacca fra i grandi della mistica cattolica. Alcune pagine del Diario riportano delle visioni di anime del purgatorio che impressionano per l’intensità e per la verità che irradiano. Se pensiamo che un giorno anche noi potremmo trovarci in quella condizione, le conseguenze per la nostra vita cristiana sono evidenti.
“Poco tempo dopo mi ammalai. La cara Madre Superiora mi mandò, assieme ad altre due suore, a passare le vacanze a Skolimòw, un po’ fuori Varsavia. In quel tempo domandai al Signore Gesù: « Per chi ancora devo pregare? ». Gesù mi rispose che la notte seguente m’avrebbe fatto conoscere per chi dovevo pregare. Vidi l’Angelo Custode, che mi ordinò di seguirlo. In un momento mi trovai in un luogo nebbioso, invaso dal fuoco e, in esso, una folla enorme di anime sofferenti. Queste anime pregano con grande fervore, ma senza efficacia per se stesse: soltanto noi le possiamo aiutare. Le fiamme che bruciavano loro, non mi toccavano. Il mio Angelo Custode non mi abbandonò un solo istante. E chiesi a quelle anime quale fosse il loro maggior tormento. Ed unanimemente mi risposero che il loro maggior tormento è l’ardente desiderio di Dio. Scorsi la Madonna che visitava le anime del purgatorio. Le anime chiamano Maria « Stella del Mare ». Ella reca loro refrigerio. Avrei voluto parlare più a lungo con loro, ma il mio Angelo Custode mi fece cenno d’uscire. Ed uscimmo dalla porta di quella prigione di dolore. Udii nel mio intimo una voce che disse: « La Mia Misericordia non vuole questo, ma lo esige la giustizia ». Da allora sono in rapporti più stretti con le anime sofferenti del purgatorio. (1. VIII. 1925).
S. Faustina non racconta una visione che ha avuto del purgatorio, ma una vera e propria visita, accompagnata dall’Angelo custode. Il motivo della visita è specificato dalla domanda iniziale, che la santa rivolge a Gesù: “Per chi devo ancora pregare?”. Il compito che Dio affida a particolari anime è quello dell’intercessione per il bene dei fratelli e fra questi ci sono anche le anime che si purificano in purgatorio. L’effetto della visione è sintetizzato nella frase conclusiva: “Da allora sono in rapporti più stretti con le anime sofferenti del purgatorio”. Lo scopo di queste particolare grazie mistiche è quello di dilatare il cuore alla carità verso quella parte della Chiesa che ,attraverso la sofferenza, si prepara all’incontro col suo Signore. La descrizione del purgatorio non è diversa da quella di altre visioni analoghe: il luogo nebbioso, il fuoco, la ressa delle anime che soffrono. Si tratta di una raffigurazione che ha un significato spirituale preciso. La nebbia, della quale parlano anche i veggenti di Medjugorje, è una realtà di mezzo fra le tenebre infernali e la luce radiosa del paradiso. Sta a indicare l’opacità dell’anima e l’imperfezione della fede e della carità nel momento della morte. Il fuoco non è un elemento distruttivo come nell’inferno, ma è un fattore positivo di purificazione. Se il fuoco infernale indica il divampare dell’odio, quello del purgatorio indica l’anelito di amore dell’anima che cerca Dio. Le anime pregano, ma non per se stesse. Sono però unite al Culto divino dell’intera Chiesa che abbraccia il cielo e la terra. Benché non esista ancora al riguardo una presa di posizione del Magistero, possiamo pensare che intercedano per la Chiesa pellegrinate sulla terra. Straordinaria è l’indicazione del tormento maggiore delle anime del purgatorio. Non si tratta di pene corporali, ma delle pene di amore dell’anima che desidera Dio, ma ne è momentaneamente lontana. Soffre sia per la lontananza. ma anche per la sua indegnità. In questo senso le pene purificatorie del purgatorio sono fiamme di amore. I mistici, come S. Caterina da Genova, mettono in luce che questa pene è mitigata dalla certezza che man mano che il tempo passa, più si avvicina il momento della liberazione e dell’abbraccio con Cristo. Qui S. Faustina non fa accenno, come altri mistici, alla gioia delle anime purganti. Il purgatorio, come la santa lo ha visto, è “una prigione di dolore”, però mitigata dalla visita della Madonna e dalle preghiere della Chiesa.
“Una volta venni citata al giudizio di Dio. Stetti davanti al Signore faccia a faccia. Gesù era tale e quale è durante la Passione. Dopo un momento scomparvero le 7 Piaghe e ne rimasero solo cinque: alle mani, ai piedi ed al costato. Vidi immediatamente tutto lo stato della mia anima, cosi come la vede Iddio. Vidi chiaramente tutto quello che a Dio non piace. Non sapevo che bisogna rendere conto al Signore anche di ombre tanto piccole. Che momento! Chi potrà descriverlo? Trovarsi di fronte altre volte Santo! Gesù mi domandò: «Chi sei? ». Risposi: « Io sono una tua serva, Signore ». « Devi scontare un giorno di fuoco nel purgatorio ». Avrei voluto gettarmi immediatamente fra le fiamme del purgatorio, ma Gesù mi trattenne e disse: « Che cosa preferisci: soffrire adesso per un giorno oppure per un breve tempo sulla terra? ». Risposi: « Gesù, voglio soffrire in purgatorio e voglio soffrire sulla terra sia pure i più grandi tormenti fino alla fine del mondo ». Gesù disse: « E sufficiente una cosa sola. Scenderai in terra e soffrirai molto, ma non per molto tempo ed eseguirai la Mia volontà ed i Miei desideri ed un Mio servo fedele ti aiuterà ad eseguirla. Ora posa il capo sul Mio petto, sul Mio Cuore ed attingivi forza e vigore per tutte le sofferenze, dato che altrove non troverai sollievo, né aiuto, né conforto. Sappi che avrai molto, molto da soffrire, ma questo non ti spaventi. Io sono con te ». Poco dopo mi ammalai. I disturbi fisici furono una scuola di pazienza per me. Solo Gesù sa quanti sforzi di volontà dovetti fare per adempiere i miei doveri. Gesù quando intende purificare un’anima, usa gli strumenti che vuole. La mia anima si sente completamente abbandonata dalle creature. Talvolta l’intenzione più retta viene interpretata male dalle suore. Questa è una sofferenza molto dolorosa, ma il Signore la permette e bisogna accettarla, perché questo ci fa assomigliare maggiormente a Gesù. Una cosa non sono riuscita a comprendere per molto tempo, cioè che Gesù mi ordinava di dire tutto ai superiori, mentre i superiori non credevano alle mie parole e mi commiseravano come fossi stata una povera illusa o una vittima della mia fantasticheria. Per questo motivo, temendo di essere un’illusa, decisi di evitare interiormente Dio, dato che avevo paura delle illusioni. Ma la grazia di Dio m’inseguiva ad ogni passo e quando meno me l’aspettavo, Iddio mi rivolgeva la parola”. (29.IV.1926).
L’esperienza di S. Faustina è tipica di molti santi. Più si avanza nel cammino spirituale e più la luce di Dio che investe l’anima mostra anche le più piccole imperfezioni. Nel momento del giudizio l’anima si vede in Dio e guarda se stessa nella luce del tre volte Santo. La santità di Dio appare la misura alla quale ogni anima è chiamata e, vedendo se stessa nella sua miseria, vorrebbe affrontare qualsiasi sofferenza pur di essere degna dell’amore divino. Solo la infinita Misericordia potrebbe rivestire l’anima di quella pienezza di santità, bellezza e grazia per essere una sposa meritevole di tale Sposo. Tuttavia l’Amore misericordioso esige un cammino penitenziale di purificazione, come l’oro che si affina nel fuoco. Gesù vuole insegnare a S. Faustina che è incomparabilmente più vantaggiosa la penitenza fatta in questa vita che quella del purgatorio. Infatti il tempo della vita è quello in cui è possibile meritare o demeritare, salire sulla vetta della perfezione o precipitare nell’abisso dell’eterna perdizione. La purificazione del purgatorio invece è meramente passiva. Viene subita senza una cooperazione personale, mentre risulta efficacissimo l’aiuto della Chiesa pellegrinante. Fra la penitenza e la purificazione sulla terra o nel purgatorio, la prima è di gran lunga preferibile. Il cristianesimo attuale ha un po’ perso l’aspetto penitenziale che gli è essenziale. Non si tratta soltanto fare delle penitenze, ma di accettare quelle che Dio ci manda per la nostra purificazione
“Una volta di notte venne a trovarmi una delle nostre suore, che era morta due mesi prima. Era una suora del primo coro. La vidi in uno stato spaventoso: tutta avvolta dalle fiamme, con la faccia dolorosamente stravolta. L’apparizione durò un breve momento e scomparve. I brividi trapassarono la mia anima, ma pur non sapendo dove soffrisse, se in purgatorio o all’inferno, raddoppiai in ogni caso le mie preghiere per lei. La notte seguente venne di nuovo ed era in uno stato ancora più spaventoso, tra fiamme più fitte, sul suo volto era evidente la disperazione. Rimasi molto sorpresa di vederla in condizioni più orribili, dopo le preghiere che avevo offerto per lei e le chiesi: « Non ti hanno giovato per nulla le mie preghiere? ». Mi rispose che le mie preghiere non le erano servite a nulla e che niente poteva aiutarla. Domandai: « E le preghiere fatte per te da tutta la Congregazione, anche quelle non ti hanno giovato niente? ». Mi rispose: « Niente. Quelle preghiere sono andate a profitto di altre anime ». E io le dissi: «Se le mie preghiere non le giovano per niente, la prego di non venire da me ». E scomparve immediatamente. Io però non cessai di pregare. Dopo un certo tempo venne di nuovo da me di notte, ma in uno stato diverso. Non era tra le fiamme come prima ed il suo volto era raggiante, gli occhi brillavano di gioia e mi disse che avevo il vero amore per il prossimo, che molte altre anime avevano avuto giovamento dalle mie preghiere e mi esortò a non cessare di pregare per le anime sofferenti nel purgatorio e mi disse che essa non sarebbe rimasta a lungo in purgatorio. I giudizi di Dio sono veramente misteriosi!” (1933).
Questa visione di S. Faustina, per quanto indecifrabile a lei stessa, contiene alcuni insegnamenti preziosi. In primo luogo, come la Madonna ha tenuto a precisare a Medjugorje, in purgatorio si trovano anche anime di religiosi e di consacrati. Non basta infatti la stato di perfezione della vita religiosa per essere perfetti. E’ necessario un cammino di santità quotidiana, animato dal fervore e dall’amore. Il secondo insegnamento è l’efficacia e la perseveranza della preghiera dei vivi, la quale però viene distribuita a vantaggio delle anime dalla sapienza divina. La Comunione dei santi è tale che le preghiere e le opere dei vivi per i defunti vanno a vantaggio di tutti e in ogni caso è Dio che decide come amministrarle. E’ possibile che le preghiere da noi fatte per una persona siano di utilità per un’altra, secondo quanto Dio dispone. Anche qui, come in altre esperienze analoghe, si afferma che il purgatorio ha diversi livelli e che in quelli inferiori le pene sono simili a quelle dell’inferno. Resta tuttavia una differenza essenziale da non sottovalutare. All’inferno c’è la morte eterna del peccato, c’è la disperazione senza speranza, c’è l’odio e la bestemmia contro Dio. Nulla di ciò vi è in purgatorio, dove le anime sono in grazia, pregano e desiderano Dio. Per quanto siano tremende le loro pene, la loro natura è purificatoria e non punitiva. Un ultimo prezioso insegnamento riguarda l’efficacia di una preghiera animata dall’amore per l’anima di un defunto. Può infatti ottenere una rapida liberazione anche di chi è nella situazione più dolorosa.
“Appena mi misi a letto, mi addormentai subito, ma verso le undici satana diede uno scossone al mio letto. Mi svegliai immediatamente e cominciai tranquillamente a pregare il mio Angelo Custode. All’improvviso vidi le anime che stanno espiando in purgatorio. Il loro aspetto era come un’ombra e fra loro vidi molti demoni. Uno cercò di infastidirmi, gettandosi sul mio letto e sui miei piedi sotto forma di gatto ed era molto pesante, direi alcuni pud. Continuai per tutto il tempo a recitare il rosario. Sul fare del mattino quelle figure se ne andarono e potei prendere sonno. La mattina, quando arrivai in cappella, sentii nell’anima questa voce: «Sei unita a Me e non aver paura di nulla. Ma sappi questo, figlia Mia, che satana ti odia. Benché odi ogni anima, egli arde di un odio particolare contro di te, perché hai sottratto molte anime al suo dominio” (21.III.35).
La visione del purgatorio con la presenza dei demoni fa parte di molte altre esperienze, in quanto i demoni vengono ritenuti gli esecutori della giustizia divina. All’inferno comminando alle anime dei tormenti eterni, dei quali loro stessi soffrono. In purgatorio flagellando le anime con tormenti temporanei. Questa impostazione riflette l’opinione che la differenza fra le pene dell’inferno e quelle del purgatorio consiste nel fatto che le pene dell’inferno siano eterne, mentre quelle del purgatorio siano temporanee. Ecco dunque perché i demoni eseguiscono la giustizia divina sia all’inferno come in purgatorio. Tuttavia la dottrina della Chiesa sulla natura delle pene del purgatorio è chiarissima fin dalle prime definizioni conciliari, Le pene del purgatorio sono di natura diversa da quelle dell’inferno. Le prima sono purificatorie e conducono alla santificazione, mentre le seconde sono punitive e senza speranza di redenzione. Possiamo quindi sperare di non incontrare diavoli in purgatorio.
“ Una volta che entrai in cappella per cinque minuti di adorazione e pregai per una certa persona, compresi che non sempre Dio accetta le nostre preghiere per quelle anime per le quali noi preghiamo, ma le destina per altre anime e non portiamo loro sollievo nelle pene che soffrono nel fuoco del purgatorio. La nostra preghiera però non va perduta” (1933).
Santa Faustina qui chiarisce il significato delle parole della consorella in purgatorio che le erano rimaste misteriose. Aveva infatti affermato che le preghiere per lei non erano servite a nulla. Qual è il motivo? Dio, nella sua sapienza e giustizia, aveva destinato ad altre anime quelle preghiere. Tuttavia, avendo perseverato nella preghiera, alla fine anche l’anima della consorella ne aveva avuto beneficio. L’intuizione della santa ci aiuta a capire che la nostra intercessione per una persona non va automaticamente a suo beneficio. Tutto passa per Dio che è la fonte di ogni grazia e di ogni purificazione. Quanto noi gli offriamo è poca cosa, ma diviene preziosa in unione ai meriti di Gesù Cristo, che sono a beneficio di tutte le anime. Se così non fosse, quante anime resterebbero in uno stato di abbandono perché nessuno prega per loro!
“Questa sera è venuta da me una delle suore defunte: mi ha chiesto un giorno di digiuno e di offrire per lei in quel giorno tutte le pratiche di pietà. Le ho risposto che ero d’accordo. Il giorno dopo fin dal mattino ho espresso l’intenzione di offrire tutto a favore di quella suora. Durante la santa Messa per un momento ho vissuto il suo tormento, ho provato nell’anima una fame così grande di Dio che mi sembrava di morire per il desiderio di unirmi a Lui. La cosa è durata un breve momento, ma ho capito che cos’è la nostalgia delle anime del purgatorio. Subito dopo la santa Messa ho chiesto alla Madre Superiora il permesso per il digiuno, ma non l’ho ottenuto perché sono ammalata. Quando sono entrata in cappella, ho sentito queste parole: «Se lei, sorella, avesse digiunato, avrei ottenuto il sollievo soltanto questa sera, ma per l’obbedienza, che le ha proibito di digiunare, ho ottenuto il sollievo immediatamente. L’obbedienza ha un grande potere». Dopo tali parole udii: Dio gliene renda merito “ (9.VII.1937).
L’insegnamento più prezioso di questa esperienza riguarda la natura delle pene del purgatorio. Sono fondamentalmente pene di amore. Di qui la radicale differenza da quelle dell’inferno. L’anima infatti è stata creata per Dio e, trovandosi nel purgatorio in uno stato di grazia per quanto imperfetto, anela a lui come al fine ultimo della sua vita e alla fonte della sua felicità. La sofferenza delle anime purganti è una fame inappagata dell’amore di Dio, unita alla consapevolezza delle proprie mancanze e della propria indegnità. Sono le anime stesse infatti che, nel momento del giudizio, desiderano precipitarsi in purgatorio per affrettare la purificazione. Sperimentiamo qualcosa del genere anche in questa vita, quando siamo separati da una persona che amiamo. Tuttavia la certezza che un giorno la incontreremo di nuovo, impedisce al dolore di divenire disperazione. Dovremmo guardare alla luce della speranza ogni separazione dai nostri cari, che ci hanno preceduto nell’aldilà, perché è solo temporanea per coloro che sono nella Comunione dei santi. Significativa è anche l’affermazione che il digiuno e l’obbedienza, come ogni altro sacrificio corporale o spirituale, può essere offerto a beneficio delle anime purganti.
Durante la meditazione la presenza di Dio è penetrata vivamente in me ed ho conosciuto la gioia della SS.ma Vergine al momento della Sua Assunzione in cielo… Durante la cerimonia che si è svolta in onore della Madre di Dio, verso la fine della stessa, ho visto la Vergine SS.ma, che mi ha detto: «Oh, quanto Mi è gradito l’omaggio del Vostro amore!». E in quello stesso momento ha coperto col Suo manto tutte le suore della nostra Congregazione. Con la mano destra ha stretto a Sé la Madre Generale Michaela e con la sinistra me, e tutte le suore erano ai Suoi piedi coperte dal Suo manto. Poi la Madre di Dio ha detto: «Ognuna di voi che persevererà nello zelo fino alla morte nella Mia Congregazione, eviterà il fuoco del purgatorio, e desidero che ciascuna si distingua per queste virtù: umiltà e mitezza, purezza e amor di Dio e del prossimo, compassione e Misericordia». Dopo queste parole è scomparsa tutta la Congregazione, sono rimasta sola con la Madonna, la quale mi ha istruita circa la volontà di Dio, come applicarla nella vita, sottomettendomi totalmente ai Suoi santissimi decreti. È impossibile piacere a Dio non facendo la Sua santa volontà. «Figlia Mia, ti raccomando Vivamente di compiere fedelmente tutti i desideri di Dio, poiché questa è la cosa cara ai Suoi occhi. Desidero ardentemente che tu ti distingua in questo, cioè in questa fedeltà, nell’adempiere la volontà di Dio. La volontà di Dio anteponila a tutti i sacrifici ed olocausti». Mentre la Madre Celeste parlava con me, è entrata nella mia anima una profonda comprensione della volontà di Dio. O mio Gesù, delizia del mio cuore, quando la mia anima è imbevuta della Tua divinità, accetto con identico equilibrio la dolcezza e l’amarezza. L’una e l’altra cosa passeranno, una sola cosa conserverò nell’anima, l’amor di Dio; questo m’impegno a conquistarlo, per tutto il resto mi preoccupo relativamente (15.VIII.1937).
L’insegnamento più prezioso della Madonna riguarda la possibilità di evitare il purgatorio. La purificazione nell’altra vita è necessaria per tutti coloro che non hanno raggiunto la perfezione dell’amore. La Chiesa non ha accettato l’affermazione di chi sosteneva che nessuno muore in uno stato tale da non dover passare attraverso il purgatorio. Per chi lo desidera e lo chiede come grazia, è aperta la possibilità di concludere la sua vita terrena con l’abbraccio di Cristo nel Regno di Dio. Non è forse stata questa l’inestimabile grazia che Gesù in croce a concesso al malfattore pentito? Non bisogna dunque rassegnarsi al purgatorio, come se fosse un passaggio obbligato. Dio desidera la perfezione dell’amore ora, in modo tale che il paradiso sia sperimentato nel cuore durante il tempo del pellegrinaggio. Non vi è paragone fra il valore della penitenza compiuta volontariamente in questa vita e quella accettata passivamente in purgatorio. Al riguardo la Madonna a Medjugrje ha fugato ogni dubbio dicendo: “Vi conviene rinunciare a tutto pur di essere portati direttamente in paradiso al momento della vostra morte” .
“Quando venne a mancare Suor Domenica, la notte verso l’una venne da me e mi fece capire che era morta. Pregai fervorosamente per lei. La mattina le suore mi dissero che era morta, risposi che lo sapevo poiché era venuta da me. La suora infermiera mi pregò di dare una mano a vestirla. Mentre rimasi con lei, il Signore mi fece conoscere che soffriva ancora in purgatorio. Raddoppiai le mie preghiere per lei, ma nonostante il fervore col quale prego sempre per le suore defunte, mi sbagliai nei giorni e, invece di offrire tre giorni di preghiere come prescrive la regola, io per errore ne offrii due. Il quarto giorno mi fece conoscere che le dovevo ancora delle preghiere e che ne aveva bisogno. Formulai immediatamente l’intenzione di offrire un giorno intero per lei, e non solo quel giorno, ma di più, secondo quanto mi suggeriva l’amore del prossimo. Dato che Suor Domenica, dopo morta, appariva molto bella e non dava l’impressione del cadavere, alcune suore espressero il dubbio che fosse in letargo ed una suora mi disse di andare con lei a metterle uno specchietto davanti alla bocca per vedere se si appannava, poiché se era viva, si sarebbe appannato. Fui d’accordo e facemmo come avevamo detto, ma lo specchietto non si appannò, anche se a noi sembrava che si fosse realmente appannato. Il Signore però mi fece conoscere quanto ciò Gli fosse dispiaciuto, e venni ammonita severamente a non agire mai contro la convinzione interiore. Mi umiliai profondamente davanti al Signore e Gli domandai perdono” (10.XI.1937).
Suor Domenica dopo morta appariva tanto bella che non dava l’impressione di essere un cadavere. Mentre le suore fanno la prova dello specchietto davanti alla bocca, l’anima della povera suora soffriva in purgatorio. E’ facile farsi ingannare dalle apparenze. Non tutto quello che luccica è oro, concludeva Soloviev a conclusione del celebre racconto sull’Anticristo. Dalla testimonianza di Santa Faustina emergono due insegnamenti importanti. E’ Dio stesso che chiede le preghiere per le anime, oppure sono le anime a supplicarle su comando divino. Ogni iniziativa umana per comunicare con l’aldilà si espone al pericolo del nemico e al peccato di “divinazione”, condannato dalla S. Scrittura e dal Magistero della chiesa. Inoltre la purificazione appare una cosa seria, che richiede molte preghiere e sacrifici, Non si può comparire dinanzi a Dio se non si è rivestiti della vesta candida della sposa.
Quando entrai per un momento in cappella, il Signore mi fece conoscere che fra le anime che sceglie ne ha alcune elette in modo particolare, che chiama ad una santità superiore, ad un’unione eccezionale con Sé. Sono anime serafiche, dalle quali Iddio esige che Lo amino più delle altre anime, benché vivano tutte nello stesso convento; talvolta però questo amore più intenso lo esige da una sola anima. Quest’anima comprende la chiamata, poiché Iddio gliela fa conoscere interiormente, però può seguirla e può anche non seguirla. Dipende dall’anima rispondere alla chiamata dello Spirito Santo oppure opporsi allo stesso Spirito Santo. Ho saputo che c’è un luogo in purgatorio, dove le anime espiano di fronte a Dio per colpe di questo genere. Questa fra le varie pene è la più dura. L’anima segnata in modo particolare da Dio si distinguerà ovunque, in paradiso, in purgatorio e all’inferno. In paradiso si distingue dalle altre anime per una gloria maggiore, per lo splendore e per una più profonda conoscenza di Dio. In purgatorio per una sofferenza più acuta, poiché conosce più a fondo e desidera più violentemente Iddio. All’inferno soffrirà più delle altre anime perché conosce meglio Colui che ha perduto. Il sigillo dell’amore esclusivo di Dio che è in lei non si cancella. O Gesù, mantienimi nel Tuo santo timore, in modo che non sprechi le grazie. Aiutami ad essere fedele alle ispirazioni dello Spirito Santo, permetti che mi si spezzi il cuore per amore verso di Te, piuttosto che tralasci un solo atto di quest’amore. ( 1.II.1938)
L’illuminazione che ha avuto Santa Faustina, riguardo alle anime che sono elette in modo particolare, riflette la parabola dei talenti. Dio non crea le anime in serie, ma ognuna è unica, diversa da tutte le altre, con una missione specifica e con doni speciali. Proprio la santa è una di queste anime elette, alle quali sarà chiesto molto perché molto hanno ricevuto. Ad ogni elezione corrisponde una croce proporzionata, come appare in un modo del tutto particolarissimo nella vita della Santissima Vergine. Le anime prescelte, che si ritraggono o si intiepidiscono di fronte agli impegni dell’elezione, patiranno in purgatorio pene più acute, perché più delle altre hanno conosciuto l’amore di Dio, al quale non hanno saputo corrispondere pienamente. In questo senso i consacrati, come le consorelle della Santa che le sono apparse chiedendo preghiere, patiscono più intensamente e hanno bisogno di una più grande purificazione.
Oggi Gesù mi ha fatto sapere che dovevo parlar poco con una certa religiosa. Una speciale grazia del Signore mi ha sostenuta durante quel colloquio che, in caso contrario, non sarebbe stato a lode di Dio. Il Signore mi ha detto: «Entra spesso in purgatorio, poiché là hanno bisogno di te».O mio Gesù, comprendo il significato di queste parole che mi rivolgi, ma permettimi prima di entrare nel tesoro della Tua Misericordia. «Figlia Mia, scrivi che per un’anima pentita sono la Misericordia stessa. La più grande miseria di un’anima non accende la Mia ira, ma il Mio Cuore nei suoi confronti prova una grande Misericordia». O mio Gesù, dammi la forza di sopportare le sofferenze, in modo che non mi rifiuti di bere il calice dell’amarezza. Alutami Tu stesso, affinché il mio sacrificio Ti sia gradito; non lo contamini l’amor proprio, anche se si prolunga negli anni. La purezza d’intenzione Te lo renda ben accetto, sempre nuovo e vitale. Una lotta perenne, uno sforzo incessante, questa è la mia vita, per adempiere la Tua santa volontà, ma tutto ciò che è in me, sia la miseria che la forza, tutto Ti lodi, o Signore. (26.V.1938).
“Entra spesso in purgatorio, perché là hanno bisogno di te”. Questo comando di Gesù, rivolto a S. Faustina, è valido per ogni cristiano ed è fondato sulle esigenze della carità che si estende anche ai fratelli che soffrono in purgatorio. Le anime purganti hanno bisogno di aiuti spirituali, che solo noi pellegrini sulla terra, possiamo dare. Sono le preghiere, i sacrifici, le elemosine, le indulgenze. Dobbiamo visitarle spesso con questi preziosi aiuti, così come visitiamo i fratelli bisognosi qui sulla terra. Nel tempo della nostra vita terrena un profondo pentimento e una totale fiducia nella Divina Misericordia affretta quella purificazione che non dovrà essere più fatta in purgatorio dopo la morte.

di Stefano Caprio – Asia News – 2 Novembre 2025
Ripercorrendo nel suo nuovo libro attraverso una galleria di personaggi gli ultimi trent’anni dell’Unione Sovietica, lo scrittore Mikhail Zygar aiuta a leggere il presente di Mosca a partire dall’idea che nessuna dittatura è eterna e che il futuro offre sempre una chance per cambiare.
La casa editrice russa Meduza, uno dei principali punti di riferimento dell’opposizione russa all’estero, ha annunciato la prossima uscita del nuovo libro di Mikhail Zygar, La parte oscura della Terra. Storia di come il popolo sovietico sconfisse l’Unione Sovietica, dedicata agli ultimi trent’anni dell’esistenza dell’Urss, dal massimo sviluppo dell’impero sovietico fino al suo crollo rovinoso all’inizio degli anni Novanta. Proprio in questi giorni si celebrano infatti gli anniversari delle Dichiarazioni di Sovranità approvate da quasi tutte le repubbliche sovietiche nel 1990, a partire dalla Russia di Eltsin fino alle regioni uraliche del Tatarstan e del Baškortostan, che ambivano a diventare a loro volta degli Stati indipendenti.
Prima ancora quindi della fine dell’Unione, l’impero si era sgretolato dopo un quinquennio di perestrojka di Mikhail Gorbačëv, tanto promettente dal punto di vista delle libertà e dei diritti, quanto inefficace nelle riforme economiche e politiche. Questi ricordi permettono di paragonare gli sviluppi odierni della Russia putiniana con le varie fasi della storia sovietica, essendo i due periodi legati tra loro in modo inestricabile, al di là delle tante rievocazioni della storia antica della Rus’ di Kiev, della Moscovia che ambiva alla “Terza Roma” o dell’impero occidentalista di San Pietroburgo, da Pietro il Grande a Nicola II.
Zygar è un giornalista politico, scrittore e documentarista tra i più brillanti delle ultime generazioni, essendo nato nel 1981 e avendo visto la decadenza del sistema sovietico con occhi di bambino. Già capo redattore del canale televisivo Dožd, è autore di diversi libri che hanno commentato con grande profondità questi passaggi storici come Tutta la schiera del Cremlino, L’impero deve morire, Tutti liberi e soprattutto quello dal titolo più efficace, Guerra e Castigo, unendo la Guerra e Pace di Lev Tolstoj con il Delitto e Castigo di Fedor Dostoevskij, la riflessione sulla guerra di Napoleone con l’illusione del superuomo Raskolnikov. Il sottotitolo di questo libro, pubblicato nel 2023, è Come la Russia ha distrutto l’Ucraina, non solo nella guerra attuale, ma nel corso dei secoli passati.
Quello a cui stiamo assistendo ormai da un quarto di secolo è infatti una riedizione piuttosto grottesca del trentennio staliniano che costruì di fatto l’impero sovietico tra il 1924 e il 1953, dopo il periodo convulso delle rivoluzioni, guerre civili, repressioni e liberalizzazioni degli anni di Vladimir Lenin. Ad esso seguì il decennio del “disgelo” khruscioviano tra il 1954 e il 1964, che in varie dimensioni può essere paragonato al decennio di Gorbačëv e Boris Eltsin tra il 1986, con la glasnost in conseguenza dell’esplosione della centrale di Černobyl, fino alla rielezione di Eltsin nel 1996, dopo la quale iniziarono a scatenarsi le forze restauratrici e sovraniste dei comunisti di Gennadij Zjuganov, che aprirono la strada all’avvento di Vladimir Putin. Il regno del nuovo zar, che si avvia a superare la durata di quello del georgiano “Padre dei Popoli”, è da confrontare anche con il ventennio della “stagnazione” di Leonid Brežnev tra il 1965 e il 1985, che alla repressione dei dissidenti associava l’escalation del confronto con l’America nella “guerra fredda” senza fine, lo schema mentale prima ancora che militare in cui sono cresciuti gli attuali leader della Russia, il presidente Putin e il patriarca ortodosso Kirill (Gundjaev), in una Russia che si sta avviando a una nuova stagnazione economica.
Il nuovo libro di Zygar, secondo le presentazioni, non cerca di ricostruire i modelli economici e le caratteristiche politiche dei vari regimi, ma ripercorre quei periodi attraverso le figure che li hanno segnati, “criminali e vittime, eroi e burocrati, poeti e soldati”. Si narra di Mikhail Gorbačëv e della moglie Raisa, simbolo femminile della nuova apertura della Russia all’Occidente, il “sommo poeta” dell’ultima era sovietica Evgenij Evtušenko, che fu anche il primo a interpretare le aspirazioni del dissenso in era brezneviana, fino a ispirare la stessa perestrojka, il primo astronauta Jurij Gagarin che in cielo “non aveva visto Dio”, per poi morire giovane consumato dai fumi dell’alcol, e il cantautore ribelle e popolare Vladimir Vysotskij. Ci sono attori e scrittori come Marina Vlady, Alla Pugačeva, Aleksandr Solženitsyn e la moglie Natalia, il campione di scacchi Garri Kasparov, uno dei principali politici di opposizione oggi in esilio, il premio Nobel per la pace Andrei Sakharov con la moglie Elena Bonner, il regista Sergej Paradžanov, i cantanti Boris Grebenšikov e Viktor Tsoj, lo stesso Eltsin e tanti altri.
Si raccontano gli eventi che si susseguirono nel trentennio finale a tutte le latitudini dell’impero sovietico, a Mosca e a Kiev, a Černobyl e Tbilisi, a Erevan e Špitak, Baku, Vilnius, Riga, Chişinău (allora Kišinev), Alma-Ata (oggi Almaty), Taškent, Varsavia, Praga, fino a Berlino con la caduta del muro, a Washington e nel resto del mondo. La “Parte oscura della Terra”, rappresentata per settant’anni dall’Unione Sovietica, riguarda la scelta che milioni di abitanti dell’impero del male dovevano fare in condizioni drammatiche di cambiamenti epocali, e vuole affermare che nessuna dittatura è eterna, che il futuro offre sempre una chance per cambiare, e che bisogna guardare in avanti con speranza, e non soltanto con timore.
Le conclusioni di Zygar si associano ai messaggi dei politici russi all’estero come Vladimir Kara-Murza, che invita a “tenersi pronti al prossimo repentino cambiamento della Russia”, e come Julia Naval’naja, la vedova del martire Aleksej, che ha lodato il nuovo libro affermando che “amo moltissimo le storie di un intero Paese attraverso le semplici vicende di famiglia di tante persone, famose o no”. Ella esprime la sua ammirazione per Zygar, “uno dei più profondi scrittori russi contemporanei, e in ogni pagina si vede un lavoro molto scrupoloso e intenso… ti sembra di sapere come va a finire, ma non puoi fare a meno di leggerlo fino alla fine”. Libri come questo permettono di tornare a riflettere sulle ragioni delle crisi e delle evoluzioni più imprevedibili e drammatiche, come anche quella dell’attuale guerra di Putin contro l’Ucraina, che nessuno si aspettava e che sembra non possa mai finire.
Il conflitto tra Mosca e Kiev è uno dei temi su cui Zygar si è concentrato in diverse pubblicazioni, e soprattutto nella Guerra e Castigo, scritto in risposta all’invasione del 2022. Egli descrive i tanti “miti dell’Ucraina” che la Russia ha elaborato nel corso dei secoli, e che oggi fungono da giustificazione per l’aggressione “difensiva” che dall’Ucraina si estende al mondo intero. Lo scrittore definisce questo libro “una confessione”, simile a quanto scriveva Solženitsyn riguardo al rapporto tra russi e ucraini, che riguarda le profondità dell’animo degli uomini del “mondo russo”. Questa idea che oggi definisce l’ideologia imperiale di Putin e Kirill nacque infatti a metà del Seicento con le rivolte dei cosacchi di Bogdan Khmel’nitskij contro il regno di Polonia, che portarono gli abitanti delle terre del Don a chiedere di essere integrati nei vasti territori dell’impero dello zar Aleksej Romanov. Il termine “ucraini” definisce quindi gli “uomini di confine” che vogliono rimanere liberi nella vastità del “mondo russo”, inteso come una dimensione territoriale non costretta nei confini dei padroni feudali e delle potenze militari.
Russia e Ucraina sono “un unico popolo” secondo l’interpretazione putiniana, che non va attribuita alle follie personali di Vladimir Putin, ma si è formata nella coscienza dei russi anche grazie all’intelligentsija liberale dell’Ottocento, a cominciare dal vate Aleksandr Puškin che allevava il giovane ucraino Nikolaj Gogol, persuadendolo che la Malorossija delle rive del Don avrebbe potuto prosperare soltanto sotto la guida della Grande Russia, motivo per cui gli ucraini di oggi ripudiano il più grande scrittore ucraino della storia. Oppure quando scrittori e filosofi slavofili di Mosca e San Pietroburgo disprezzavano il sogno del grande poeta ucraino Taras Ševčenko, anch’egli nel circolo degli intellettuali della capitale russa, e fu costretto a scrivere i primi grandi testi in lingua ucraina nel confino della Siberia, dopo l’unica visita a Kiev in cui s’incontrò con i rappresentanti del movimento “Cirillo e Metodio” per la nascita della nazione ucraina. Si ricorda una delle accuse più ricorrenti che Putin rivolge al capo della rivoluzione Vladimir Lenin, quello di “avere inventato la repubblica ucraina” invece di combatterla e annientarla, per rimetterla al suo posto nel ventre della Russia sovietica; nel 1918 in effetti era nata l’Ucraina socialista indipendente e anche la repubblica autonoma di Crimea, poi reintegrate nell’Unione Sovietica con livelli di particolare autonomia.
Zygar racconta nei suoi libri anche dell’ascesa di tanti uomini di potere nella Russia post-sovietica, che nell’ultima fase dell’Urss erano solo dei grigi burocrati di secondo piano come lo stesso Putin e il suo delfino Dmitrij Medvedev, o l’ex-autista e venditore di aranciate Igor Sečin, scrittore e traduttore dal portoghese e dallo spagnolo, poi diventato uno degli autocrati e oligarchi più influenti del putinismo. Si ricorda la visita all’Avana di Sečin insieme a Nikolaj Patrušev, il “guardiano di Putin”, e altri ministri e funzionari nel 2008, alla vigilia della guerra con la Georgia che ha inaugurato la fase bellica del putinismo. Allora la Russia scelse di rispondere all’aggressività della presidenza di George W. Bush e ai suoi piani di rinforzare lo scudo antimissilistico della Nato in Europa, inteso come il segnale di una nuova guerra mondiale, che arriva fino alla minaccia di Putin con l’uso del nuovo missile Burevestnik, “il “tornado inarrestabile” che può distruggere qualunque nemico, o del sottomarino nucleare Pozeidon, che “nessuno al mondo possiede”. La storia del presente e le prospettive del futuro si comprendono rileggendo il passato che ancora agisce nel pensiero degli uomini, liberandosi dai miti e ritrovando i motivi per sperare in un mondo diverso.