
Padre Livio: “Il Purgatorio” Edizioni Sugarco (pag. 73-88)
Sono numerosi i santi e le anime elette che, per divina permissione, hanno avuto rivelazioni particolari riguardo alle anime del purgatorio e alla condizione nella quale si trovano. Tali rivelazioni non hanno lo scopo di soddisfare curiosità inutili, quanto piuttosto di esortare alla preghiera per affrettare la loro purificazione. Le sofferenze del purgatorio, sulla cui intensità la tradizione spirituale è concorde, sono un ammonimento anche per i vivi, perché affrettino durante il pellegrinaggio terreno le opere di penitenza. Inquadrate nelle dottrina della Chiesa, della quale sono una conferma, questo tipo di rivelazioni hanno il merito di tenere viva la fede nell’eternità che ci attende e di estendere la carità verso coloro che hanno bisogno di noi per abbreviare il tempo che li separa dall’incontro con Cristo. E’ particolarmente significativo al riguardo la testimonianza di S. Faustina Kowalska ( 1905 – 1938), per la sua modernità e per l’influsso straordinario che esercita sui fedeli il suo messaggio sulla Divina Misericordia. Il Diario di Santa Faustina è un capolavoro di spiritualità, che pone la suora polacca fra i grandi della mistica cattolica. Alcune pagine del Diario riportano delle visioni di anime del purgatorio che impressionano per l’intensità e per la verità che irradiano. Se pensiamo che un giorno anche noi potremmo trovarci in quella condizione, le conseguenze per la nostra vita cristiana sono evidenti.
“Poco tempo dopo mi ammalai. La cara Madre Superiora mi mandò, assieme ad altre due suore, a passare le vacanze a Skolimòw, un po’ fuori Varsavia. In quel tempo domandai al Signore Gesù: « Per chi ancora devo pregare? ». Gesù mi rispose che la notte seguente m’avrebbe fatto conoscere per chi dovevo pregare. Vidi l’Angelo Custode, che mi ordinò di seguirlo. In un momento mi trovai in un luogo nebbioso, invaso dal fuoco e, in esso, una folla enorme di anime sofferenti. Queste anime pregano con grande fervore, ma senza efficacia per se stesse: soltanto noi le possiamo aiutare. Le fiamme che bruciavano loro, non mi toccavano. Il mio Angelo Custode non mi abbandonò un solo istante. E chiesi a quelle anime quale fosse il loro maggior tormento. Ed unanimemente mi risposero che il loro maggior tormento è l’ardente desiderio di Dio. Scorsi la Madonna che visitava le anime del purgatorio. Le anime chiamano Maria « Stella del Mare ». Ella reca loro refrigerio. Avrei voluto parlare più a lungo con loro, ma il mio Angelo Custode mi fece cenno d’uscire. Ed uscimmo dalla porta di quella prigione di dolore. Udii nel mio intimo una voce che disse: « La Mia Misericordia non vuole questo, ma lo esige la giustizia ». Da allora sono in rapporti più stretti con le anime sofferenti del purgatorio. (1. VIII. 1925).
S. Faustina non racconta una visione che ha avuto del purgatorio, ma una vera e propria visita, accompagnata dall’Angelo custode. Il motivo della visita è specificato dalla domanda iniziale, che la santa rivolge a Gesù: “Per chi devo ancora pregare?”. Il compito che Dio affida a particolari anime è quello dell’intercessione per il bene dei fratelli e fra questi ci sono anche le anime che si purificano in purgatorio. L’effetto della visione è sintetizzato nella frase conclusiva: “Da allora sono in rapporti più stretti con le anime sofferenti del purgatorio”. Lo scopo di queste particolare grazie mistiche è quello di dilatare il cuore alla carità verso quella parte della Chiesa che ,attraverso la sofferenza, si prepara all’incontro col suo Signore. La descrizione del purgatorio non è diversa da quella di altre visioni analoghe: il luogo nebbioso, il fuoco, la ressa delle anime che soffrono. Si tratta di una raffigurazione che ha un significato spirituale preciso. La nebbia, della quale parlano anche i veggenti di Medjugorje, è una realtà di mezzo fra le tenebre infernali e la luce radiosa del paradiso. Sta a indicare l’opacità dell’anima e l’imperfezione della fede e della carità nel momento della morte. Il fuoco non è un elemento distruttivo come nell’inferno, ma è un fattore positivo di purificazione. Se il fuoco infernale indica il divampare dell’odio, quello del purgatorio indica l’anelito di amore dell’anima che cerca Dio. Le anime pregano, ma non per se stesse. Sono però unite al Culto divino dell’intera Chiesa che abbraccia il cielo e la terra. Benché non esista ancora al riguardo una presa di posizione del Magistero, possiamo pensare che intercedano per la Chiesa pellegrinate sulla terra. Straordinaria è l’indicazione del tormento maggiore delle anime del purgatorio. Non si tratta di pene corporali, ma delle pene di amore dell’anima che desidera Dio, ma ne è momentaneamente lontana. Soffre sia per la lontananza. ma anche per la sua indegnità. In questo senso le pene purificatorie del purgatorio sono fiamme di amore. I mistici, come S. Caterina da Genova, mettono in luce che questa pene è mitigata dalla certezza che man mano che il tempo passa, più si avvicina il momento della liberazione e dell’abbraccio con Cristo. Qui S. Faustina non fa accenno, come altri mistici, alla gioia delle anime purganti. Il purgatorio, come la santa lo ha visto, è “una prigione di dolore”, però mitigata dalla visita della Madonna e dalle preghiere della Chiesa.
“Una volta venni citata al giudizio di Dio. Stetti davanti al Signore faccia a faccia. Gesù era tale e quale è durante la Passione. Dopo un momento scomparvero le 7 Piaghe e ne rimasero solo cinque: alle mani, ai piedi ed al costato. Vidi immediatamente tutto lo stato della mia anima, cosi come la vede Iddio. Vidi chiaramente tutto quello che a Dio non piace. Non sapevo che bisogna rendere conto al Signore anche di ombre tanto piccole. Che momento! Chi potrà descriverlo? Trovarsi di fronte altre volte Santo! Gesù mi domandò: «Chi sei? ». Risposi: « Io sono una tua serva, Signore ». « Devi scontare un giorno di fuoco nel purgatorio ». Avrei voluto gettarmi immediatamente fra le fiamme del purgatorio, ma Gesù mi trattenne e disse: « Che cosa preferisci: soffrire adesso per un giorno oppure per un breve tempo sulla terra? ». Risposi: « Gesù, voglio soffrire in purgatorio e voglio soffrire sulla terra sia pure i più grandi tormenti fino alla fine del mondo ». Gesù disse: « E sufficiente una cosa sola. Scenderai in terra e soffrirai molto, ma non per molto tempo ed eseguirai la Mia volontà ed i Miei desideri ed un Mio servo fedele ti aiuterà ad eseguirla. Ora posa il capo sul Mio petto, sul Mio Cuore ed attingivi forza e vigore per tutte le sofferenze, dato che altrove non troverai sollievo, né aiuto, né conforto. Sappi che avrai molto, molto da soffrire, ma questo non ti spaventi. Io sono con te ». Poco dopo mi ammalai. I disturbi fisici furono una scuola di pazienza per me. Solo Gesù sa quanti sforzi di volontà dovetti fare per adempiere i miei doveri. Gesù quando intende purificare un’anima, usa gli strumenti che vuole. La mia anima si sente completamente abbandonata dalle creature. Talvolta l’intenzione più retta viene interpretata male dalle suore. Questa è una sofferenza molto dolorosa, ma il Signore la permette e bisogna accettarla, perché questo ci fa assomigliare maggiormente a Gesù. Una cosa non sono riuscita a comprendere per molto tempo, cioè che Gesù mi ordinava di dire tutto ai superiori, mentre i superiori non credevano alle mie parole e mi commiseravano come fossi stata una povera illusa o una vittima della mia fantasticheria. Per questo motivo, temendo di essere un’illusa, decisi di evitare interiormente Dio, dato che avevo paura delle illusioni. Ma la grazia di Dio m’inseguiva ad ogni passo e quando meno me l’aspettavo, Iddio mi rivolgeva la parola”. (29.IV.1926).
L’esperienza di S. Faustina è tipica di molti santi. Più si avanza nel cammino spirituale e più la luce di Dio che investe l’anima mostra anche le più piccole imperfezioni. Nel momento del giudizio l’anima si vede in Dio e guarda se stessa nella luce del tre volte Santo. La santità di Dio appare la misura alla quale ogni anima è chiamata e, vedendo se stessa nella sua miseria, vorrebbe affrontare qualsiasi sofferenza pur di essere degna dell’amore divino. Solo la infinita Misericordia potrebbe rivestire l’anima di quella pienezza di santità, bellezza e grazia per essere una sposa meritevole di tale Sposo. Tuttavia l’Amore misericordioso esige un cammino penitenziale di purificazione, come l’oro che si affina nel fuoco. Gesù vuole insegnare a S. Faustina che è incomparabilmente più vantaggiosa la penitenza fatta in questa vita che quella del purgatorio. Infatti il tempo della vita è quello in cui è possibile meritare o demeritare, salire sulla vetta della perfezione o precipitare nell’abisso dell’eterna perdizione. La purificazione del purgatorio invece è meramente passiva. Viene subita senza una cooperazione personale, mentre risulta efficacissimo l’aiuto della Chiesa pellegrinante. Fra la penitenza e la purificazione sulla terra o nel purgatorio, la prima è di gran lunga preferibile. Il cristianesimo attuale ha un po’ perso l’aspetto penitenziale che gli è essenziale. Non si tratta soltanto fare delle penitenze, ma di accettare quelle che Dio ci manda per la nostra purificazione
“Una volta di notte venne a trovarmi una delle nostre suore, che era morta due mesi prima. Era una suora del primo coro. La vidi in uno stato spaventoso: tutta avvolta dalle fiamme, con la faccia dolorosamente stravolta. L’apparizione durò un breve momento e scomparve. I brividi trapassarono la mia anima, ma pur non sapendo dove soffrisse, se in purgatorio o all’inferno, raddoppiai in ogni caso le mie preghiere per lei. La notte seguente venne di nuovo ed era in uno stato ancora più spaventoso, tra fiamme più fitte, sul suo volto era evidente la disperazione. Rimasi molto sorpresa di vederla in condizioni più orribili, dopo le preghiere che avevo offerto per lei e le chiesi: « Non ti hanno giovato per nulla le mie preghiere? ». Mi rispose che le mie preghiere non le erano servite a nulla e che niente poteva aiutarla. Domandai: « E le preghiere fatte per te da tutta la Congregazione, anche quelle non ti hanno giovato niente? ». Mi rispose: « Niente. Quelle preghiere sono andate a profitto di altre anime ». E io le dissi: «Se le mie preghiere non le giovano per niente, la prego di non venire da me ». E scomparve immediatamente. Io però non cessai di pregare. Dopo un certo tempo venne di nuovo da me di notte, ma in uno stato diverso. Non era tra le fiamme come prima ed il suo volto era raggiante, gli occhi brillavano di gioia e mi disse che avevo il vero amore per il prossimo, che molte altre anime avevano avuto giovamento dalle mie preghiere e mi esortò a non cessare di pregare per le anime sofferenti nel purgatorio e mi disse che essa non sarebbe rimasta a lungo in purgatorio. I giudizi di Dio sono veramente misteriosi!” (1933).
Questa visione di S. Faustina, per quanto indecifrabile a lei stessa, contiene alcuni insegnamenti preziosi. In primo luogo, come la Madonna ha tenuto a precisare a Medjugorje, in purgatorio si trovano anche anime di religiosi e di consacrati. Non basta infatti la stato di perfezione della vita religiosa per essere perfetti. E’ necessario un cammino di santità quotidiana, animato dal fervore e dall’amore. Il secondo insegnamento è l’efficacia e la perseveranza della preghiera dei vivi, la quale però viene distribuita a vantaggio delle anime dalla sapienza divina. La Comunione dei santi è tale che le preghiere e le opere dei vivi per i defunti vanno a vantaggio di tutti e in ogni caso è Dio che decide come amministrarle. E’ possibile che le preghiere da noi fatte per una persona siano di utilità per un’altra, secondo quanto Dio dispone. Anche qui, come in altre esperienze analoghe, si afferma che il purgatorio ha diversi livelli e che in quelli inferiori le pene sono simili a quelle dell’inferno. Resta tuttavia una differenza essenziale da non sottovalutare. All’inferno c’è la morte eterna del peccato, c’è la disperazione senza speranza, c’è l’odio e la bestemmia contro Dio. Nulla di ciò vi è in purgatorio, dove le anime sono in grazia, pregano e desiderano Dio. Per quanto siano tremende le loro pene, la loro natura è purificatoria e non punitiva. Un ultimo prezioso insegnamento riguarda l’efficacia di una preghiera animata dall’amore per l’anima di un defunto. Può infatti ottenere una rapida liberazione anche di chi è nella situazione più dolorosa.
“Appena mi misi a letto, mi addormentai subito, ma verso le undici satana diede uno scossone al mio letto. Mi svegliai immediatamente e cominciai tranquillamente a pregare il mio Angelo Custode. All’improvviso vidi le anime che stanno espiando in purgatorio. Il loro aspetto era come un’ombra e fra loro vidi molti demoni. Uno cercò di infastidirmi, gettandosi sul mio letto e sui miei piedi sotto forma di gatto ed era molto pesante, direi alcuni pud. Continuai per tutto il tempo a recitare il rosario. Sul fare del mattino quelle figure se ne andarono e potei prendere sonno. La mattina, quando arrivai in cappella, sentii nell’anima questa voce: «Sei unita a Me e non aver paura di nulla. Ma sappi questo, figlia Mia, che satana ti odia. Benché odi ogni anima, egli arde di un odio particolare contro di te, perché hai sottratto molte anime al suo dominio” (21.III.35).
La visione del purgatorio con la presenza dei demoni fa parte di molte altre esperienze, in quanto i demoni vengono ritenuti gli esecutori della giustizia divina. All’inferno comminando alle anime dei tormenti eterni, dei quali loro stessi soffrono. In purgatorio flagellando le anime con tormenti temporanei. Questa impostazione riflette l’opinione che la differenza fra le pene dell’inferno e quelle del purgatorio consiste nel fatto che le pene dell’inferno siano eterne, mentre quelle del purgatorio siano temporanee. Ecco dunque perché i demoni eseguiscono la giustizia divina sia all’inferno come in purgatorio. Tuttavia la dottrina della Chiesa sulla natura delle pene del purgatorio è chiarissima fin dalle prime definizioni conciliari, Le pene del purgatorio sono di natura diversa da quelle dell’inferno. Le prima sono purificatorie e conducono alla santificazione, mentre le seconde sono punitive e senza speranza di redenzione. Possiamo quindi sperare di non incontrare diavoli in purgatorio.
“ Una volta che entrai in cappella per cinque minuti di adorazione e pregai per una certa persona, compresi che non sempre Dio accetta le nostre preghiere per quelle anime per le quali noi preghiamo, ma le destina per altre anime e non portiamo loro sollievo nelle pene che soffrono nel fuoco del purgatorio. La nostra preghiera però non va perduta” (1933).
Santa Faustina qui chiarisce il significato delle parole della consorella in purgatorio che le erano rimaste misteriose. Aveva infatti affermato che le preghiere per lei non erano servite a nulla. Qual è il motivo? Dio, nella sua sapienza e giustizia, aveva destinato ad altre anime quelle preghiere. Tuttavia, avendo perseverato nella preghiera, alla fine anche l’anima della consorella ne aveva avuto beneficio. L’intuizione della santa ci aiuta a capire che la nostra intercessione per una persona non va automaticamente a suo beneficio. Tutto passa per Dio che è la fonte di ogni grazia e di ogni purificazione. Quanto noi gli offriamo è poca cosa, ma diviene preziosa in unione ai meriti di Gesù Cristo, che sono a beneficio di tutte le anime. Se così non fosse, quante anime resterebbero in uno stato di abbandono perché nessuno prega per loro!
“Questa sera è venuta da me una delle suore defunte: mi ha chiesto un giorno di digiuno e di offrire per lei in quel giorno tutte le pratiche di pietà. Le ho risposto che ero d’accordo. Il giorno dopo fin dal mattino ho espresso l’intenzione di offrire tutto a favore di quella suora. Durante la santa Messa per un momento ho vissuto il suo tormento, ho provato nell’anima una fame così grande di Dio che mi sembrava di morire per il desiderio di unirmi a Lui. La cosa è durata un breve momento, ma ho capito che cos’è la nostalgia delle anime del purgatorio. Subito dopo la santa Messa ho chiesto alla Madre Superiora il permesso per il digiuno, ma non l’ho ottenuto perché sono ammalata. Quando sono entrata in cappella, ho sentito queste parole: «Se lei, sorella, avesse digiunato, avrei ottenuto il sollievo soltanto questa sera, ma per l’obbedienza, che le ha proibito di digiunare, ho ottenuto il sollievo immediatamente. L’obbedienza ha un grande potere». Dopo tali parole udii: Dio gliene renda merito “ (9.VII.1937).
L’insegnamento più prezioso di questa esperienza riguarda la natura delle pene del purgatorio. Sono fondamentalmente pene di amore. Di qui la radicale differenza da quelle dell’inferno. L’anima infatti è stata creata per Dio e, trovandosi nel purgatorio in uno stato di grazia per quanto imperfetto, anela a lui come al fine ultimo della sua vita e alla fonte della sua felicità. La sofferenza delle anime purganti è una fame inappagata dell’amore di Dio, unita alla consapevolezza delle proprie mancanze e della propria indegnità. Sono le anime stesse infatti che, nel momento del giudizio, desiderano precipitarsi in purgatorio per affrettare la purificazione. Sperimentiamo qualcosa del genere anche in questa vita, quando siamo separati da una persona che amiamo. Tuttavia la certezza che un giorno la incontreremo di nuovo, impedisce al dolore di divenire disperazione. Dovremmo guardare alla luce della speranza ogni separazione dai nostri cari, che ci hanno preceduto nell’aldilà, perché è solo temporanea per coloro che sono nella Comunione dei santi. Significativa è anche l’affermazione che il digiuno e l’obbedienza, come ogni altro sacrificio corporale o spirituale, può essere offerto a beneficio delle anime purganti.
Durante la meditazione la presenza di Dio è penetrata vivamente in me ed ho conosciuto la gioia della SS.ma Vergine al momento della Sua Assunzione in cielo… Durante la cerimonia che si è svolta in onore della Madre di Dio, verso la fine della stessa, ho visto la Vergine SS.ma, che mi ha detto: «Oh, quanto Mi è gradito l’omaggio del Vostro amore!». E in quello stesso momento ha coperto col Suo manto tutte le suore della nostra Congregazione. Con la mano destra ha stretto a Sé la Madre Generale Michaela e con la sinistra me, e tutte le suore erano ai Suoi piedi coperte dal Suo manto. Poi la Madre di Dio ha detto: «Ognuna di voi che persevererà nello zelo fino alla morte nella Mia Congregazione, eviterà il fuoco del purgatorio, e desidero che ciascuna si distingua per queste virtù: umiltà e mitezza, purezza e amor di Dio e del prossimo, compassione e Misericordia». Dopo queste parole è scomparsa tutta la Congregazione, sono rimasta sola con la Madonna, la quale mi ha istruita circa la volontà di Dio, come applicarla nella vita, sottomettendomi totalmente ai Suoi santissimi decreti. È impossibile piacere a Dio non facendo la Sua santa volontà. «Figlia Mia, ti raccomando Vivamente di compiere fedelmente tutti i desideri di Dio, poiché questa è la cosa cara ai Suoi occhi. Desidero ardentemente che tu ti distingua in questo, cioè in questa fedeltà, nell’adempiere la volontà di Dio. La volontà di Dio anteponila a tutti i sacrifici ed olocausti». Mentre la Madre Celeste parlava con me, è entrata nella mia anima una profonda comprensione della volontà di Dio. O mio Gesù, delizia del mio cuore, quando la mia anima è imbevuta della Tua divinità, accetto con identico equilibrio la dolcezza e l’amarezza. L’una e l’altra cosa passeranno, una sola cosa conserverò nell’anima, l’amor di Dio; questo m’impegno a conquistarlo, per tutto il resto mi preoccupo relativamente (15.VIII.1937).
L’insegnamento più prezioso della Madonna riguarda la possibilità di evitare il purgatorio. La purificazione nell’altra vita è necessaria per tutti coloro che non hanno raggiunto la perfezione dell’amore. La Chiesa non ha accettato l’affermazione di chi sosteneva che nessuno muore in uno stato tale da non dover passare attraverso il purgatorio. Per chi lo desidera e lo chiede come grazia, è aperta la possibilità di concludere la sua vita terrena con l’abbraccio di Cristo nel Regno di Dio. Non è forse stata questa l’inestimabile grazia che Gesù in croce a concesso al malfattore pentito? Non bisogna dunque rassegnarsi al purgatorio, come se fosse un passaggio obbligato. Dio desidera la perfezione dell’amore ora, in modo tale che il paradiso sia sperimentato nel cuore durante il tempo del pellegrinaggio. Non vi è paragone fra il valore della penitenza compiuta volontariamente in questa vita e quella accettata passivamente in purgatorio. Al riguardo la Madonna a Medjugrje ha fugato ogni dubbio dicendo: “Vi conviene rinunciare a tutto pur di essere portati direttamente in paradiso al momento della vostra morte” .
“Quando venne a mancare Suor Domenica, la notte verso l’una venne da me e mi fece capire che era morta. Pregai fervorosamente per lei. La mattina le suore mi dissero che era morta, risposi che lo sapevo poiché era venuta da me. La suora infermiera mi pregò di dare una mano a vestirla. Mentre rimasi con lei, il Signore mi fece conoscere che soffriva ancora in purgatorio. Raddoppiai le mie preghiere per lei, ma nonostante il fervore col quale prego sempre per le suore defunte, mi sbagliai nei giorni e, invece di offrire tre giorni di preghiere come prescrive la regola, io per errore ne offrii due. Il quarto giorno mi fece conoscere che le dovevo ancora delle preghiere e che ne aveva bisogno. Formulai immediatamente l’intenzione di offrire un giorno intero per lei, e non solo quel giorno, ma di più, secondo quanto mi suggeriva l’amore del prossimo. Dato che Suor Domenica, dopo morta, appariva molto bella e non dava l’impressione del cadavere, alcune suore espressero il dubbio che fosse in letargo ed una suora mi disse di andare con lei a metterle uno specchietto davanti alla bocca per vedere se si appannava, poiché se era viva, si sarebbe appannato. Fui d’accordo e facemmo come avevamo detto, ma lo specchietto non si appannò, anche se a noi sembrava che si fosse realmente appannato. Il Signore però mi fece conoscere quanto ciò Gli fosse dispiaciuto, e venni ammonita severamente a non agire mai contro la convinzione interiore. Mi umiliai profondamente davanti al Signore e Gli domandai perdono” (10.XI.1937).
Suor Domenica dopo morta appariva tanto bella che non dava l’impressione di essere un cadavere. Mentre le suore fanno la prova dello specchietto davanti alla bocca, l’anima della povera suora soffriva in purgatorio. E’ facile farsi ingannare dalle apparenze. Non tutto quello che luccica è oro, concludeva Soloviev a conclusione del celebre racconto sull’Anticristo. Dalla testimonianza di Santa Faustina emergono due insegnamenti importanti. E’ Dio stesso che chiede le preghiere per le anime, oppure sono le anime a supplicarle su comando divino. Ogni iniziativa umana per comunicare con l’aldilà si espone al pericolo del nemico e al peccato di “divinazione”, condannato dalla S. Scrittura e dal Magistero della chiesa. Inoltre la purificazione appare una cosa seria, che richiede molte preghiere e sacrifici, Non si può comparire dinanzi a Dio se non si è rivestiti della vesta candida della sposa.
Quando entrai per un momento in cappella, il Signore mi fece conoscere che fra le anime che sceglie ne ha alcune elette in modo particolare, che chiama ad una santità superiore, ad un’unione eccezionale con Sé. Sono anime serafiche, dalle quali Iddio esige che Lo amino più delle altre anime, benché vivano tutte nello stesso convento; talvolta però questo amore più intenso lo esige da una sola anima. Quest’anima comprende la chiamata, poiché Iddio gliela fa conoscere interiormente, però può seguirla e può anche non seguirla. Dipende dall’anima rispondere alla chiamata dello Spirito Santo oppure opporsi allo stesso Spirito Santo. Ho saputo che c’è un luogo in purgatorio, dove le anime espiano di fronte a Dio per colpe di questo genere. Questa fra le varie pene è la più dura. L’anima segnata in modo particolare da Dio si distinguerà ovunque, in paradiso, in purgatorio e all’inferno. In paradiso si distingue dalle altre anime per una gloria maggiore, per lo splendore e per una più profonda conoscenza di Dio. In purgatorio per una sofferenza più acuta, poiché conosce più a fondo e desidera più violentemente Iddio. All’inferno soffrirà più delle altre anime perché conosce meglio Colui che ha perduto. Il sigillo dell’amore esclusivo di Dio che è in lei non si cancella. O Gesù, mantienimi nel Tuo santo timore, in modo che non sprechi le grazie. Aiutami ad essere fedele alle ispirazioni dello Spirito Santo, permetti che mi si spezzi il cuore per amore verso di Te, piuttosto che tralasci un solo atto di quest’amore. ( 1.II.1938)
L’illuminazione che ha avuto Santa Faustina, riguardo alle anime che sono elette in modo particolare, riflette la parabola dei talenti. Dio non crea le anime in serie, ma ognuna è unica, diversa da tutte le altre, con una missione specifica e con doni speciali. Proprio la santa è una di queste anime elette, alle quali sarà chiesto molto perché molto hanno ricevuto. Ad ogni elezione corrisponde una croce proporzionata, come appare in un modo del tutto particolarissimo nella vita della Santissima Vergine. Le anime prescelte, che si ritraggono o si intiepidiscono di fronte agli impegni dell’elezione, patiranno in purgatorio pene più acute, perché più delle altre hanno conosciuto l’amore di Dio, al quale non hanno saputo corrispondere pienamente. In questo senso i consacrati, come le consorelle della Santa che le sono apparse chiedendo preghiere, patiscono più intensamente e hanno bisogno di una più grande purificazione.
Oggi Gesù mi ha fatto sapere che dovevo parlar poco con una certa religiosa. Una speciale grazia del Signore mi ha sostenuta durante quel colloquio che, in caso contrario, non sarebbe stato a lode di Dio. Il Signore mi ha detto: «Entra spesso in purgatorio, poiché là hanno bisogno di te».O mio Gesù, comprendo il significato di queste parole che mi rivolgi, ma permettimi prima di entrare nel tesoro della Tua Misericordia. «Figlia Mia, scrivi che per un’anima pentita sono la Misericordia stessa. La più grande miseria di un’anima non accende la Mia ira, ma il Mio Cuore nei suoi confronti prova una grande Misericordia». O mio Gesù, dammi la forza di sopportare le sofferenze, in modo che non mi rifiuti di bere il calice dell’amarezza. Alutami Tu stesso, affinché il mio sacrificio Ti sia gradito; non lo contamini l’amor proprio, anche se si prolunga negli anni. La purezza d’intenzione Te lo renda ben accetto, sempre nuovo e vitale. Una lotta perenne, uno sforzo incessante, questa è la mia vita, per adempiere la Tua santa volontà, ma tutto ciò che è in me, sia la miseria che la forza, tutto Ti lodi, o Signore. (26.V.1938).
“Entra spesso in purgatorio, perché là hanno bisogno di te”. Questo comando di Gesù, rivolto a S. Faustina, è valido per ogni cristiano ed è fondato sulle esigenze della carità che si estende anche ai fratelli che soffrono in purgatorio. Le anime purganti hanno bisogno di aiuti spirituali, che solo noi pellegrini sulla terra, possiamo dare. Sono le preghiere, i sacrifici, le elemosine, le indulgenze. Dobbiamo visitarle spesso con questi preziosi aiuti, così come visitiamo i fratelli bisognosi qui sulla terra. Nel tempo della nostra vita terrena un profondo pentimento e una totale fiducia nella Divina Misericordia affretta quella purificazione che non dovrà essere più fatta in purgatorio dopo la morte.