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46. “Sarete convinti, figlioli, che tutto andrà bene” (25 Novembre 2025)
Le parole della Madonna sono cadute in un momento di grande preoccupazione per il pericolo di una nuova guerra che incombe sull’intera umanità.
La Madonna l’aveva già svelato il 25 Gennaio del 1991 con una chiarezza inequivocabile: “Satana è forte e desidera distruggere non soltanto la vostra vita umana, ma anche la natura e il pianeta sul quale vivete”.
Da allora la Madonna ha ripreso più volte questa minaccia, che si è manifestata in Medio Oriente, ma soprattutto nell’aggressione della Russia all’Ucraina, foriera di un conflitto mondiale focalizzato nel continente europeo.
La Madonna è qui con noi da così tanto tempo per impedire a Satana di attuare i suoi piani di distruzione e di morte, volti a trascinare nell’inferno il maggior numero possibile di anime.
Se l’umanità avesse riposto alla chiamata alla conversione, il piano di satana sarebbe già fallito, ma solo un numero piccolo di persone ha risposto, “mentre un numero enorme non mi ha preso neppure in considerazione” ha detto la Madonna.
Satana nel frattempo ha predisposto le sue pedine per portare l’umanità alla guerra totale e alla perdizione, ed è in questa fase che la Madonna interverrà in modo straordinario per salvare tutti quelli che la seguano e si affidano a Lei.
Questi cuori aperti alla sua presenza, ricolmi della pace e della gioia di Dio, sono protetti dall’angoscia e dal terrore dei demoni e, fortificati dalla fiducia in Dio, sono “convinti che tutto andrà bene”.
È giunto il momento di rimuove ogni dubbio e ogni indugio, e accettare umilmente l’unica possibilità che Dio ci offre per impedire all’impero del male di prevalere.
Questa possibilità è la presenza di Maria, la Donna dell’Apocalisse, la Regina della pace, la Madre della Chiesa. Ma quanti dei suoi figli hanno gli occhi per vederla, un cuore per amarla e una mano da tendere per esser salvati dalla morte e dall’abisso del male?
di Federico Rampini| 25 novembre 2025
Per gli analisti Florence Gaub e Andrew Monaghan, il Cremlino contempla la guerra come un’espressione del conflitto totale nel lungo periodo
Esistono sul terreno militare e su quello geopolitico-diplomatico le condizioni per una «buona» pace in Ucraina, cioè una pace giusta, che ristabilisca i principi del diritto internazionale? Probabilmente no. Donald Trump gestisce in modo pasticciato, ambiguo e inquietante, una situazione già tragica e disperata che molti altri avevano creato prima di lui: i governi europei dell’ultimo ventennio (Angela Merkel in testa) succubi di Putin, e tre presidenti americani incapaci di fermare l’aggressività russa (Bush, Obama, Biden).
Se partiamo da questa constatazione realistica – una tregua, una pace provvisoria, se mai vedrà la luce, sarà basata su concessioni sostanziali all’aggressore – allora dobbiamo prepararci al dopo: cioè ai piani futuri di Putin. Se otterrà anche solo la metà di quel che proclama di volere, sarà confortato nella certezza che «il crimine paga». L’espansionismo russo potrà rivolgersi altrove. E noi, cosa facciamo per difenderci?
Ecco tre temi. Il primo è lo scenario delle prossime aggressioni, come viene discusso sia dai russi sia da coloro che dovrebbero difendere l’Europa. Il secondo è una notizia riportata dal corrispondente del Corriere a Parigi, Stefano Montefiori: l’orrore suscitato dalle parole di un generale francese sui sacrifici di vite umane che potrebbero diventare necessari per difendersi. Il terzo è il modello russo di costruzione di un’efficiente industria dei droni in poco tempo: un caso da studiare, se la tecnologia è l’unica speranza per proteggere un’Europa pacifista…
Primo punto. Nel giugno 2025, il Segretario generale della NATO, Mark Rutte, intervenendo presso il think-tank Chatham House, ha lanciato questo monito: «La Russia potrebbe essere pronta a usare la forza militare contro di noi entro cinque anni». L’Occidente è costretto a confrontarsi con un «futuro noto», ossia con uno scenario di guerra che entra oggi nella sfera della pianificazione concreta. Mosca ci pensa, i suoi generali ne discutono apertamente, e si preparano.
Partiamo da qui: quella che da alcuni viene liquidata come paranoia occidentale (o peggio, uno scenario alimentato da forze guerrafondaie di casa nostra) è in realtà una lettura che trova solide conferme. Gli analisti Florence Gaub e Andrew Monaghan, in un recente saggio dal titolo “How Russia sees the next war” (Engelsberg ideas), sottolineano che il Cremlino, lungi dal considerare la guerra un’eventualità estrema, la contempla come un’espressione del conflitto totale nel lungo periodo. Mosca sta ragionando non soltanto su operazioni limitate o “speciali”, ma su una possibile guerra continentale o su larga scala contro la coalizione occidentale, ossia contro la NATO stessa o i suoi alleati. Come scrivono Gaub e Monaghan, l’obiettivo russo può riguardare l’intero teatro europeo, con la dottrina che richiede «la mobilitazione di tutte le risorse fisiche e spirituali dello Stato».
La capacità occidentale di interpretare Putin e prevedere le sue mosse ha fallito sistematicamente in passato: Bush non capì la gravità della guerra contro la Georgia (2008), Obama rifece lo stesso errore con la Crimea (2014), Biden nel febbraio 2022 si preoccupò tanto di garantire «nessun coinvolgimento diretto Usa o Nato», che il suo messaggio fu inteso come un via libera.
Gli europei, tedeschi in testa, continuavano (in parte continuano tuttora) a fare affari con Putin e a finanziare le sue guerre. L’elenco delle incomprensioni occidentali deve includere la Siria (dove Putin beffò Obama); la capacità di Mosca resistere al regime delle sanzioni; o l’illusione che Xi Jinping volesse svolgere un ruolo di pacificazione.
Oggi, quando avranno di fronte una brutta pace in Ucraina, cosa faranno gli europei, oltre a protestare per le concessioni a Putin? Gaub e Monaghan vedono il rischio che l’Occidente si fissi sugli scenari più scontati — invasione russa dei Paesi baltici in 36-60 ore, attacchi di droni massicci — e finiscano per escludere alternative.
«C’è un rischio reale che il rafforzarsi del consenso intorno al “futuro noto” di un’invasione russa dei Paesi baltici diventi un’ortodossia che ci fa trascurare tutte le altre possibilità», scrivono. Invece la dottrina militare di Mosca elabora apertamente scenari di guerre estese all’intero continente (ed eventuali allargamenti all’Indo-Pacifico, con Cina-Taiwan).
In Europa – anche in Paesi con una tradizione militare – il tema della difesa suscita rigetto, dubbi, panico. Pochi giorni fa il generale Fabien Mandon, Capo di Stato maggiore dell’Armée de Terre, ha dichiarato davanti a un congresso di sindaci: «La Francia deve essere pronta ad accettare la perdita dei propri figli, la sofferenza economica, perché la difesa implica questo».
Il comandante dell’esercito ha rimproverato la mancanza della «forza d’animo di essere pronti a sacrificarci per difendere ciò che siamo». Le sue parole hanno suscitato una tale rivolta politica e mediatica, che la portavoce del governo ha dovuto precisare: «Parlava dei soldati. E i nostri figli non andranno a combattere e morire in Ucraina».
Forse non ci aspettavamo un simile psicodramma nella Quinta Repubblica fondata da un generale (Charles de Gaulle), fiera della sua force de frappe nucleare, e fino a tempi recentissimi determinata a fare il gendarme dell’Africa francofona. Invece anche in Francia – come in molti Stati europei – domina una cultura del disarmo, radicata negli anni successivi alla fine della guerra fredda, che ha trasformato il concetto di esercito da deterrente essenziale a «male necessario» da minimizzare.
Il generale Mandon ha semplicemente richiamato ciò che è ovvio per un paese esposto al rischio di un’aggressione: la difesa non è solo budget — è anche sacrificio umano, mobilitazione collettiva. Ma questo è tabù in Europa. Ne sa qualcosa, sulla riva opposta del Reno, il cancelliere Merz: affronta la rivolta dei suoi partner socialdemocratici, per aver osato proporre il ripristino della leva militare obbligatoria.
La vicenda francese mette in evidenza due problemi. La divaricazione fra élite militare e opinione pubblica: il generale sa che la guerra è una possibilità reale, basta leggere le dottrine esplicite della Russia e i discorsi di Putin; la società civile francese non ci crede e reagisce con sconcerto. Il ritardo nella ristrutturazione dell’industria della difesa e nella mobilitazione politica è l’altro problema.
È umano che i francesi non vogliano neanche prendere in considerazione la perdita dei propri figli – eventualità tragica, di fronte alla quale il rifiuto è comprensibile; ma sono anche pronti a scendere in piazza e paralizzare il proprio paese a oltranza pur di non andare in pensione qualche anno più tardi… (che c’entrano le pensioni? c’entrano, il Welfare sembra ormai l’unico valore sacro).
La vicenda francese è un avvertimento: l’Europa ha ragione a voler evitare la guerra, ma l’unico modo per fermare la Russia e potenziare la deterrenza. Questo implica preparazione, investimento, fatica.
L’industria dei droni russa offre una lezione praticabile per l’Occidente. Tutti ricordiamo che all’inizio dell’invasione nel febbraio 2022 l’armata russa venne umiliata dalla resistenza ucraina, i generali di Putin diedero una prova di inefficienza e incompetenza disastrosa. Ma dopo quasi quattro anni, e numerosi licenziamenti, hanno fatto progressi. Tim Lister e Kostya Gak della tv Cnn hanno realizzato di recente un reportage sul Rubicon Centre for Advanced Unmanned Technologies, nato nell’agosto 2024 su impulso del Ministro della Difesa russo Andrei Belousov.
Al tempo stesso un’unità combattente, una start-up, un centro di ricerca e sviluppo. Integra fanti che sono operatori di droni; supporto logistico; innovazione industriale. Cosa possiamo imparare da Rubicon? L’integrazione stretta fra ricerca, industria e truppa: la filiera è accorciata; ciò che viene pensato in laboratorio finisce presto sul campo. Il ruolo proattivo per accelerare l’automazione del conflitto: i russi scommettono che la “macchina” (i droni, i sistemi autonomi, la raccolta dati) riduca il peso dell’uomo ma aumenti il ritmo della guerra.
Per l’Occidente la via d’uscita è un riarmo «intelligente». Produzione tecnologica, robotizzazione, sistemi intelligenti, sensori, logistica 4.0. Visto che le risorse umane scarseggiano sia per motivi demografici che culturali, al fronte l’uomo dev’essere in secondo piano, la macchina in primo piano.
Le forze occidentali sono ancora troppo radicate in modelli della Guerra Fredda: troppo cari, troppo complessi, troppo lenti. Se la Russia è pronta a usare la forza entro cinque anni, come indicato dalle sue dottrine strategiche e dai suoi preparativi, la vera domanda non è se combatteremo – ma se sapremo farlo preparati, con mezzi adeguati, con strategie credibili, e con una volontà politica adeguata.
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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE 25 NOVEMBRE 2025
Di Padre Livio Fanzaga
il 26 Novembre 2025
in COMMENTO AI MESSAGGI DELLA REGINA DELLA PACE
COMMENTO DI PADRE LIVIO
«Cari figli! In questo tempo di grazia vi invito a seguirmi. Pregate per coloro che non pregano e non vogliono la pace e la gioia che solo l’Altissimo può donare. Le vostre anime siano unite nella gioia dell’attesa ed il vostro cuore sarà riempito di pace. Sarete convinti, figlioli, che tutto andrà bene e che Dio benedirà tutto perché il bene che fate ritornerà a voi ed il vostro cuore sarà avvolto dalla gioia perché siete con Dio ed in Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata». (Con approvazione ecclesiastica)
Il Messaggio della Regina della pace è intonato al tempo di Avvento nel quale stiamo entrando. È un cammino che ci guida verso il Natale e trabocca di parole come la pace, la gioia e il bene. È un Messaggio improntato all’ottimismo che illumina la realtà quotidiana nella quale viviamo, piena di tristezza, paura, problemi, sofferenza, cattiveria e malvagità. La Madonna ci svela il segreto di anticipare la pace e la gioia del Paradiso nel nostro cuore su questa Terra. Un Messaggio da vivere e incarnare nel nostro cuore, che se vissuto quotidianamente ci aiuta a vivere il Natale come Dio l’ha voluto: un giorno di grande gioia, pace e bene. Seguiamo la Madonna, come Lei ci invita a fare, in questo Avvento preparandoci a ricevere Gesù Bambino nel nostro cuore, perché è con Dio che saremo felici.
Il tempo di grazia è il tempo nel quale la Regina della pace è presente. Dal primo giorno delle Apparizioni, il 24 giugno 1981, la Gospa dona i Messaggi che vengono attesi con gioia e impazienza, divenuti nutrimento per milioni di persone nel mondo, molte delle quali sono già in Paradiso. Questa presenza non manca in questo momento difficile della storia e nemmeno nei tempi futuri che saranno ancora più difficili ma che porteranno le anime a un tempo di Gloria preparandoci alla grande vittoria di Maria, al trionfo del suo Cuore Immacolato.
La Madonna rivolge spesso il tempo di grazia ai momenti forti dell’anno liturgico, come il momento del Natale che rivive la vita di Cristo, la Pasqua che rivive la Passione, l’Avvento che rivive la sua Nascita. L’Avvento è stato il tempo in cui Maria ha compiuto il cammino da Nazareth fino a Betlemme. La Madonna ci invita a seguirla perché sarà Lei a guidarci verso la Grotta di Betlemme, portandoci davanti al Bambino Gesù per vivere il Natale come il giorno della pace. Il 25 dicembre 2012, non è stata la Regina della pace a dare il Messaggio, ma Gesù Bambino che disse: «Io sono la vostra pace, vivete i miei comandamenti». È stato un momento straordinario perché un Bambino appena nato mostrava tutta l’autorità del Figlio di Dio. Maria ci guida in questo cammino verso la culla per adorare il Bambino Gesù e ascoltare il suo Messaggio di pace.
Oggi la fede e la pace sono minacciate dalla guerra. Ma Gesù stesso è la nostra pace ed è una grazia di cui non dobbiamo mai dimenticarci, come la presenza della Madonna. Non importa quanto possano andare male le cose, finché ci sarà Maria con la sua presenza, il diavolo non potrà mai prevalere, lo sconfiggerà e il trionfo del suo Cuore Immacolato sarà totale. È una certezza che bisogna coltivare nel cuore: il bene e l’amore vincono, Dio vince, la Vergine Maria vince contro satana. Noi siamo chiamati a fare il nostro dovere di cristiani, iniziando a seguirla, ascoltando i suoi Messaggi e metterli in pratica.
Tuttavia, il numero di anime che non l’hanno presa in considerazione non è indifferente. La Regina della pace ci invita a prenderci cura di coloro che non hanno risposto alla chiamata e non hanno sentito ancora l’invito. Il nostro impegno, a far conoscere i Messaggi della Madonna, deve cominciare da chi ci sta vicino, dobbiamo essere dei buoni testimoni credibili. Con la preghiera possiamo intercedere per coloro che non pregano, non vogliono la pace e la gioia che solo l’Altissimo può donare.
In questo Messaggio si può notare un cambio di lessico da parte della Gospa. Nei Messaggi precedenti ha sempre invitato a pregare per i non-credenti e per coloro che non hanno incontrato Dio. Ultimamente la situazione è peggiorata perché vi è una buona parte dell’umanità che ha rifiutato la fede nella Croce: «L’uomo moderno non vuole Dio. Perciò l’umanità va verso la perdizione» (Messaggio del 25 gennaio 2023).
Non solo queste persone non pregano, ma non vogliono la pace e la gioia che l’Altissimo può donare, nonostante abbiano ricevuto i Sacramenti, abbiano fatto i primi passi nella fede, hanno gustato la bellezza della gioia del Natale. Crescendo sono stati imbevuti da questo clima di ateismo generalizzato che si insinua come un gas velenoso che porta alla morte dell’anima. Molte persone hanno rifiutato la fede nella Croce e non vogliono la pace di Dio ma quella degli uomini, che si rivela essere la sopraffazione dei potenti sui deboli. Che Dio ci aiuti a non cadere nella trappola della pace del “mondo” che in realtà è la pace dell’inferno. La pace e la gioia che abbiamo potuto gustare quando ancora vi era un po’ di fede sulla terra, oggi non vi è più. Ora c’è un atteggiamento di disprezzo verso il Cristianesimo, verso Cristo, verso la Madonna, verso le parole del Vangelo. Respingono ciò che Dio ha offerto: la salvezza, la gioia, la pace del perdono, la Verità. Al posto di Cristo si sono rivolti alla bottega del falsario, la pace viene ripudiata e la guerra viene presentata come il progresso futuro del mondo.
La vera pace e la vera gioia sono quelle che dona il Bambino Gesù. Sono due doni di inestimabile valore. È la pace della coscienza, cioè la voce di Dio dentro di noi che ci approva. Una persona che compie il bene, che osserva i Comandamenti, che si sacrifica per gli altri, sente l’approvazione di Dio che porta pace. La gioia è quando riceviamo qualcosa che ci tocca nel profondo: un atto di amore, di perdono, un piacere, una tenerezza, un’attenzione. Oppure è una sensazione che proviamo quando conseguiamo qualcosa di bello nel nostro lavoro e nei nostri impegni. È la gioia del bene fatto che non passa e che diventa il proprio tesoro dei beni preziosi, ovvero le cose belle e buone che abbiamo fatto non per prevalere sugli altri ma insieme agli altri.
La pace e la gioia si conseguono perché vengono da Dio, dai suoi Comandamenti, dai Cuori di Gesù e Maria. Rivolgendosi a tutte queste anime che credono e che pregano, la Madonna li invita a essere unite fra di loro, perché siamo cellule vive della Chiesa: una Chiesa pellegrinante sulla terra, che si purifica nel purgatorio, viva in Cielo nella Gloria di Dio. Questa è la Comunione dei Santi e della Chiesa – militante, purgante e gioiosa – uniti insieme nella gioia, camminando verso il Natale e rivivendo il Mistero del Verbo che si è fatto carne nel grembo della Vergine Maria, la Madre del Verbo. Non dobbiamo mai dimenticarci della figura importante ed essenziale della Madonna Madre di Dio. Non dimentichiamo la sua umiltà e la sua infinita grandezza di Madre del Verbo.
Andiamo verso il Natale nell’umiltà della Grotta, adoriamo il Verbo e veneriamo la Madre. Ogni Festa significa rivivere spiritualmente il Mistero che è stato celebrato. Così siamo chiamati a rivivere la gioia del Natale in comunione con la Chiesa della terra, che si purifica in Purgatorio e quella del Cielo: «Le vostre anime siano unite nella gioia dell’attesa ed il vostro cuore sarà riempito di pace».
Abbiamo bisogno della Confessione, di ripulire l’anima dai peccati veniali e mortali, di pentirsi dei propri peccati, di fare la Comunione. Solo in questo modo potremo gustare la pace e la gioia che il mondo cerca dove non la può trovare: «Non pregano e non vogliono la pace e la gioia che solo l’Altissimo può donare. Le vostre anime siano unite nella gioia dell’attesa», l’attesa del Verbo che la Vergine Maria ci dona rivestito della sua carne mortale, così il nostro cuore sarà riempito di pace.
«Sarete convinti, figlioli, che tutto andrà bene», andrà bene nonostante la minaccia della guerra in Europa che è stata la culla del Cristianesimo, che ha portato la fede in gran parte del mondo. Se la Regina della pace è qui presente, il diavolo non riuscirà a distruggere il mondo e la Chiesa. La Gospa salverà tutti coloro che sono sotto il suo Manto, che si aggrapperanno alle sue mani e ai suoi piedi. Per essere convinti ci vuole la Conversione, dobbiamo diventare di Dio e ospitarlo nel nostro cuore, dobbiamo sentire Dio che pulsa dentro di noi, Dio che è padrone dell’anima, Dio che è parte di noi che siamo membra del suo Corpo mistico. La convinzione e la certezza vengono da dentro per la presenza di Dio, dall’esterno per la presenza della Madonna in mezzo a noi. In questo modo, affrontiamo il futuro con serenità, con gioia, con entusiasmo, con determinazione: «Sarete convinti, figlioli, che tutto andrà bene e che Dio benedirà tutto perché il bene che fate ritornerà a voi».
Dobbiamo mettere in ordine noi stessi e diventare capaci di essere persone che fanno il bene, che accrescono il bene e che danno una visione positiva della vita, una prospettiva di speranza fondata. Chi semina vento raccoglie tempesta, chi semina grano raccoglie spighe: tutto andrà bene perché ciò che avete fatto di bene ritornerà a voi, Dio lo benedice e lo moltiplica. Satana ha ingannato un’intera generazione dicendo che senza Dio si vive meglio, ma la realtà è che senza Dio rischiamo di essere dannati all’inferno.
Chi fa il bene è ricolmo di bene, chi fa il male è ricolmo di male perché ognuno raccoglie ciò che semina. Il bene è Dio e i suoi Comandamenti, il male è il diavolo e le sue tentazioni e brutture di cui è capace.
Compiendo il bene saremo benedetti da Dio e il cuore sarà avvolto dalla gioia che non finisce. La gioia e la pace sono le fusioni della Divina Presenza nel nostro cuore. Chi ha Dio, ha tutto. Anche il nostro slogan per aiutare Radio Maria recita: “Quien à Dios tiene, nada le falta” ovvero, “A quelli che amano Dio, non manca nulla”. La Madonna ci porta sempre a suo Figlio, che è il Verbo di Dio, il Figlio di Dio e senza di lui non abbiamo acceso al Padre. La Vergine Maria ci dona suo Figlio e ci porta a Lui, questa è la bellezza dei suoi Messaggi.
Molte anime hanno rinnegato Maria, Cristo e Dio, ma nella storia della Salvezza, nei momenti in cui il diavolo credeva di vincere è sempre stato sconfitto. Questo avverrà anche nel grande combattimento escatologico fra la Donna vestita di sole e il dragone infernale. Il diavolo perderà rovinosamente perché per un mondo senza Dio non c’è né futuro né vita eterna. Speriamo che la Volontà della Madonna di salvarci sia così grande da strappare a satana tutte le anime.
Vostro Padre Livio