
Programma di Padre Livio – Giovedì 11 Dicembre 2025
h. 8.50: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
h. 8.50: ATTUALITA’ MONDO-CHIESA
+ Giorni cruciali pe l’Ucraina
“L’Immacolata vincitrice di tutte le eresie” (Roberto de Mattei)
h. 9.25 – h. 9.35: VIATICO QUOTIDIANO
Pensieri sulla Fede (47)
h. 9.35 – 9.55: MEDJUGORJE: LE MIE PAROLE VENGONO DAL CIELO
36) “Ogni giorno la forza di Satana è sempre più forte” (25 Aprile 24)
+ La forza di Satana nell’indurre i progenitori al peccato
+ La forza di satana è di seduzione e di distruzione
+ Offusca l’intelletto e indebolisce la volontà
+ La forza di Satana respinta da Cristo e da Maria
+ La necessità della grazia per vincere il demonio
+ Come satana diventa più debole o più forte
h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO
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Un aiuto per la Confessione Natalizia
h. 10.05: FIGLIOLI VI ABBRACCIO CON TENEREZZA (17)
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di Federico Fubini – Corriere della Sera – 10 Dicembre 2025
Witkoff e Kushner hanno proposto a Putin il riconoscimento della sovranità russa su Crimea e Zaporizhzhia e la cessione da parte ucraina anche delle porzioni di Donetsk non ancora conquistate dai russi. Ma per Mosca non è ancora abbastanza
Steve Witkoff, al centro, e Jared Kushner, a destra, inviati di Trump al Cremlino il 2 dicembre scorso
Cessione da parte ucraina della porzione del Donetsk che la Russia non occupa già e riconoscimento americano, ufficiale, della sovranità russa sulla Crimea e la porzione della regione di Zaporizhzhia invasa dalla Russia (inclusa la centrale nucleare).
Sarebbe questa l’offerta che Steven Witkoff e Jared Kushner avrebbero portato a Vladimir Putin all’incontro al Cremlino del 2 dicembre scorso, in veste di emissari di Donald Trump. Lo riferiscono osservatori con accesso diretto alle discussioni in corso all’interno dell’amministrazione americana. Questa offerta resterebbe una base di lavoro fra Russia e Stati Uniti.
Non è assolutamente detto che un eventuale accordo, o congelamento del conflitto in Ucraina, possa arrivare su questi presupposti. Yury Ushakov, consigliere di politica estera del presidente russo ed ex ambasciatore di Mosca negli Stati Uniti, è uscito dalla riunione di Putin con gli emissari di Trump il 2 dicembre lasciando capire che non c’era accordo completo fra le due delegazioni. Sintomo, sicuramente, che il Cremlino chiederà ancora più concessioni.
Nella prospettiva dell’amministrazione Trump, per Kiev cedere alla Russia quanto resta del Donbass (circa cinquemila chilometri quadrati nel Donetsk) in teoria non dovrebbe essere troppo doloroso. Si ritiene che in quella porzione di territorio non restino più di 100 mila abitanti, che dunque per la Casa Bianca dovrebbero essere spendibili da parte del governo di Kiev e consegnati alla Russia in cambio di un congelamento del conflitto.
Quanto ai riconoscimenti ufficiali della sovranità russa sulla Crimea e sulla parte di Zaporizhza già invasa, l’amministrazione americana si sarebbe detta pronta. L’intesa prevederebbe che gli Stati Uniti procederebbero al riconoscimento, mentre le Nazioni Unite, i Paesi dell’Unione europea e altri governi non farebbero altrettanto. Ciò permetterebbe alle imprese americane di investire in sicurezza in quei territori ora controllati dalla Russia.
Per gli Stati Uniti, si tratterebbe di una svolta storica. Sarebbe la prima volta dal 1945 che un’amministrazione americana riconosce come legittimo il controllo di un territorio che un Paese terzo ha ottenuto invadendo, bombardando indiscriminatamente la popolazione civile e persino attraverso i rapimenti di bambini della popolazione aggredita.
Sarebbe un atto di ripudio dei presupposti e dei principi sui quali l’Onu è stata formata proprio su spinta americana ottanta anni fa. Per esempio, sulla base dei principi della Carta dell’Onu, gli Stati Uniti e tutti i Paesi di Europa occidentale si rifiutarono sempre di riconoscere la sovranità sovietica sui Paesi baltici, dopo l’avanzata dell’esercito di Mosca alla fine della seconda guerra mondiale. Questa posizione ha facilitò poi il percorso di Estonia, Lituania e Lettonia verso l’indipendenza, l’autodeterminazione, la democrazia, l’ingresso nella Nato e nell’Unione europea.
Ora la Crimea e la regione di Zaporizhza dovrebbero avere la sorte opposta, secondo il piano americano.
È significativo tuttavia che Putin non l’abbia accettato in pieno. Dato che questa offerta molto audace sembra rappresentare solo l’apertura di un negoziato di merito, la Russia ha subito chiesto di più: fra gli altri punti, senz’altro una riduzione dell’esercito ucraino e una stretta limitazione di qualunque garanzia di sicurezza a favore dell’Ucraina.
Ciò renderebbe una nuova aggressione più facile e probabile in futuro, dato che Putin non ha mai nascosto l’obiettivo di sottomettere l’intero Paese invaso.

10 Dicembre 2025 ore 09:43
di Roberto de Mattei
Chiesa cattolica | CR 1928
Parlare della Madonna non è mai ripetitivo. La speculazione intellettuale sulla sua grandezza è inesauribile per l’intelletto umano, perché Ella, pur essendo una creatura, è un perfetto riflesso della immensa grandezza di Dio.
La verità dell’Immacolata Concezione fu proclamata come dogma infallibile della Chiesa dal beato Pio IX, l’8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, con la quale il Papa definisce che la Vergine Maria fu preservata dal peccato originale fin da primo istante del suo concepimento. Il fondamento di questo privilegio mariano sta nell’assoluta opposizione, nella infinita inconciliabilità, tra Dio e il peccato.
All’uomo concepito nel peccato si contrappone Maria concepita senza ombra di peccato, purissima e senza macchia. E poiché il peccato è un disordine dell’intelligenza e della volontà, a Maria, in quanto Immacolata, è riservato di vincere ogni male, errore ed eresia che nasce e si sviluppa nel mondo come conseguenza del peccato.
Nel momento in cui Maria fu concepita da san Gioacchino e sant’Anna, regnava l’imperatore romano Augusto e la Palestina era sotto il dominio del Re Erode il Grande, ma l’umanità era immersa nel peccato, a cominciare dal popolo ebraico. La nascita di Maria illuminò la storia e costituì la premessa della nascita della Civiltà cristiana. Per mezzo di Maria, infatti, venne al mondo, il Redentore dell’umanità e dal Suo sangue versato sul Calvario nacque, sulle rovine dell’Impero Romano, la Santa Chiesa Romana, madre della grande Civiltà cristiana medioevale.
Quando, nel 1845, salì sul trono pontificio Pio IX, giungeva al suo acme una Rivoluzione plurisecolare, che aveva come fine la distruzione dell’ordine sociale cristiano. Uno dei suoi fondamenti ideologici era la negazione del peccato originale. Il sistema naturalistico e razionalistico liberale e socialista riteneva infatti che la grandezza e il progresso dell’uomo fossero il fine supremo della storia e che l’uomo moderno dovesse diventare autosufficiente e “maggiorenne”, liberandosi dalla tutela finora ricevuta dalla Chiesa.
Il grande pensatore spagnolo Juan Donoso Cortès, consultato, come tante altre personalità, da Pio IX, sull’opportunità di definire il dogma del peccato originale, gli aveva risposto in questi termini:
«La negazione del peccato originale è uno dei dogmi fondamentali della Rivoluzione. Supporre che l’uomo non sia caduto nel peccato originale significa negare, e si nega, che l’uomo sia stato redento. Supporre che l’uomo non sia stato redento significa negare, e si nega, il mistero della Redenzione e della Incarnazione, il dogma della personalità esteriore del Verbo e il Verbo stesso.
Supporre l’integrità naturale della volontà umana, da una parte, e non riconoscere, dall’altra, l’esistenza di altro male e di altro peccato che il male ed il peccato filosofico, significa negare, e si nega, l’azione santificante di Dio sull’uomo e con essa il dogma della personalità dello Spirito Santo
. Da tutte queste negazioni deriva la negazione del dogma sovrano della Santissima Trinità, pietra angolare della nostra fede e fondamento di tutti i dogmi cattolici» (Lettera al cardinal Fornari, 19 giugno 1852).
Cinquant’anni dopo, commemorando il «giorno d’incomparabile letizia» in cui Pio IX aveva promulgato la Ineffabilis Deus, il Papa san Pio X, nella sua magnifica enciclica Ad diem illum laetissimum del 2 febbraio 1904proporrà ancora una volta il dogma dell’Immacolata Concezione come straordinario antidoto alla «colluvie di errori» dei «nemici della fede», affermando:
«Negano essi che l’uomo sia incorso nella colpa, e che sia perciò caduto dal primitivo suo grado di nobiltà. Relegano perciò tra le favole il peccato di origine, ed i danni che ne provennero: la corruzione cioè dell’origine stessa dell’umano genere, la rovina quindi di tutta l’umana progenie, i mali introdotti tra i mortali, e la necessità imposta di un riparatore.
Ciò ammesso ognuno facilmente intende come non vi sia più posto per Cristo, né per la Chiesa, né per la grazia, né per un ordine qualsiasi che superi la natura; in una parola, tutto l’edificio della fede viene minato alla sua base. (…)
Orbene, credano invece i popoli e confessino apertamente che Maria Vergine, fin dal primo istante della sua concezione, fu esente da ogni macchia; con ciò stesso è necessario ammettere anche il peccato originale e la redenzione degli uomini per opera di Cristo, il Vangelo, la Chiesa, e perfino la legge stessa del dolore: con le quali cose, quanto sa di “razionalismo” e di “materialismo” verrà sradicato e distrutto, e rimane alla dottrina cristiana il merito di custodire e difendere la verità.
Inoltre, tutti gli avversari della fede, soprattutto nella nostra età, per riuscire a svellere più facilmente dagli animi la stessa fede, rigettano e proclamano che si deve rigettare ogni soggezione ed obbedienza all’autorità della Chiesa anzi a qualsiasi autorità anche umana.
Di qui ha origine l’“anarchia”, di cui nulla è più contrario e pestifero all’ordine sia naturale come soprannaturale. Orbene anche questa peste, funestissima ugualmente per la civile e per la cristiana società, trova la sua medicina nel dogma dell’Immacolato Concepimento della Madre di Dio; dal quale siamo costretti a riconoscere nella Chiesa un potere cui bisogna sottomettere, non solo la volontà, ma anche l’intelletto; perché, per questa soggezione appunto dell’intelletto, il popolo cristiano inneggia alla Vergine: “Tutta bella sei, o Maria, e in te non vi è macchia originale”.
E ancora sarà dimostrato che a ragione la Chiesa rende merito alla santa Vergine per aver distrutto, Ella sola, tutte le eresie nel mondo intero» (Enciclica Ad diem illum laetissimum, del 2 febbraio 1904).
La Madonna dunque, quale si staglia sullo sfondo grandioso della Ineffabilis Deus, è la «vincitrice gloriosa delle eresie» di cui parlano tutti i Pontefici e, nella contrapposizione tra la Vergine «tutta bella e Immacolata» e il «crudelissimo serpente» è ricondotto ai primi e fondamentali agenti l’antagonismo radicale tra la Chiesa e quella Rivoluzione dei tempi moderni che ha i suoi germi più attivi e profondi proprio nel disordine delle passioni e dell’intelletto, padre di ogni errore ed eresia e frutto del peccato dell’uomo decaduto.
Su questo sfondo si situa la lotta tra la Chiesa e la Rivoluzione, che oggi divampa più violenta che mai e che si potrebbe chiamare lotta mortale, se uno dei contendenti non fosse immortale.
