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"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Forze diverse, sigle e sequestri di massa (che rendono milioni): Nigeria, un teatro complesso

di Guido Olimpio – Corriere della Sera – 25 Dicembre 2025

L’operazione americana scattata la notte di Natale con i raid del Pentagono. Nel Paese coesistono forze diverse e il nemico non è ben delineato

Lo strike americano in Nigeria non rappresenta una sorpresa, risponde ad una strategia della Casa Bianca e si svolge in un teatro complesso dove non sempre il nemico è ben delineato. Ci sono infatti sovrapposizioni, sigle, scissioni, personalismi.

La campagna

Donald Trump aveva promesso un’azione decisa in difesa dei cristiani nigeriani, una campagna presentata come la difesa di una comunità perseguitata dai terroristi islamici. Un messaggio forte che ha l’appoggio della base evangelica del suo elettorato. Tuttavia, molti esperti sottolineano che le violenze colpiscono non solo i cristiani e rappresentano una minaccia che coinvolge altre componenti della nazione. Con punti critici nel nord est e nel nord ovest per quanto riguarda gli islamici mentre sono profondi i contrasti tra clan di agricoltori/allevatori, lotte enfatizzate da questioni etniche.

I movimenti

Da anni agiscono militanti di ispirazione jihadistaeredi del qaedismo e poi associati, in forme diverse, al Califfato. Un recente report statunitense del CTC ha indicato almeno cinque entità. Mahmudawa: guidato da Mallah Mahmuda, presente anche in Niger e in alcune zone del Benin; JAS, fazione nata dalle ceneri di Boko Haram, che continua le sue incursioni in diverse aree; Provincia dell’Africa Occidentale dello Stato Islamico, è ritenuto il gruppo più poderoso; Ansaru, altra costola staccatisi da Boko Haram; Lakurawa, composto da guerriglieri locali ma soprattutto da combattenti provenienti da Stati vicini. Alcuni dei movimenti hanno condotto attentati suicidi in serie, usando anche un alto numero di donne e persino di minori. Tattiche che hanno confermato la ferocia del terrorismo nigeriano.

Il banditismo

Esiste una minaccia multipla: accanto all’offensiva mossa dall’ideologia radicale ci sono le scorrerie di predoni. In alcuni casi queste gang operano insieme ai miliziani, ci sono punti di contiguità, aree grigie dove si mescolano spinte e interessi. Non di rado le fazioni cercano di sfruttare legami territoriali. A questo si aggiunge la piaga dei sequestri di massa, una “economia” parallela che rende milioni ai rapitori.

La regione

Siamo in un quadrante altamente instabile, con gli attacchi continui di qaedisti e Califfato lungo l’intero Sahel. Burkina, Niger, Mali sono le realtà più esposte ma è evidente il tentativo degli estremisti di avanzare verso la costa occidentale del continente. È cambiato anche il contesto internazionale, così come sono mutati i rapporti di alleanza. I francesi sono stati scalzati via dai russi che hanno inviato prima mercenari e poi militari, impegno profondo legato allo sfruttamento minerario. La missione di Mosca, se da un lato ha puntellato i regimi, dall’altro non è riuscita ad allontanare i pericoli. La prova evidente è il Mali sotto assedio. Washington, sotto Trump, ha preferito dedicarsi ad altro. Così il Pentagono ha chiuso una base per droni in Niger ed ha ridotto la presenza nello scacchiere preferendo concentrarsi sulla Somalia dove ha condotto molti raid contro gli Shebab (qaedisti). Ora, però, ha aperto il nuovo fronte nigeriano.

IL MIRACOLO DELLA CONVERSIONE – Catechesi di P. Livio – Puntata 15

Preparazione alla Confessione nel Tempo di Natale

🔴LIVE🔴COMMENTO AL MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 25 DICEMBRE 2025 – a cura di Padre Livio

MEDJUGORJE : L’APPARIZIONE ANNUALE A JAKOV – Santo Natale – 25 DICEMBRE 2025

Nell’ultima apparizione quotidiana del 12 Settembre 1998 la Madonna ha detto a Jakov Colo che avrebbe avuto l’apparizione una volta all’anno, il 25 Dicembre, a Natale. Così è avvenuto anche quest’anno. La Madonna e venuta con il Bambino Gesu tra le braccia. L’apparizione è iniziata alle 14 e 38 ed è durata 8 minuti. La Madonna è venuta con il piccolo Gesù fra le braccia. La Madonna attraverso Jacov ha trasmesso il seguente messaggio:

Cari figli, oggi, in questo giorno di grazia, in modo particolare vi invito all’abbandono totale a Gesù.

Figlioli, offritegli tutte le vostre ferite e dolori, il vostro passato ed il futuro e permettete a Gesù di regnare nelle vostre vite.

Figli miei, soltanto con l’abbandono totale, Gesù si dona alla vostra vita e questo è il dono più grande che potete ricevere.

Pregate per comprendere quanto siete preziosi per Gesù e quanto Lui vi ama.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

(Con approvazione ecclesiastica)

🔴LIVE🔴I DIECI COMANDAMENTI – di Padre Livio – Puntata 21 – IDOLATRIA E DIVINAZIONE

MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE 25 DICEMBRE 2025

MEDJUGORJE: MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE – Santo Natale – 25 dicembre 2025

”Cari figli!

Anche oggi – quando Dio mi ha permesso di portarvi fra le mie mani Gesù bambino, il re della pace, affinché Lui vi colmi con l’ardore dell’amore e della pace, perché ogni cuore sia simile al Suo cuore in questo tempo di grazia – siate coraggiosi difensori dell’amore del vostro Dio, affinché Lui vi doni la Sua pace in questo tempo di grazia.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

(Con approvazione ecclesiastica)

h. 21.00 in diretta su Radio Maria – Facebook – blogdipadrelivio.it – YouTube (in differita)

Lettura del Messaggio e Commento di Padre Livio

Leone XIV, urbi et orbi di Natale: “Cristo Nostra Speranza rimane sempre con noi”

Il primo urbi et orbi di Leone XIV, “Gesù nostra pace, perché ci libera dal peccato e ci indica la via per uscire dai conflitti”. La responsabilità via della pace

Leone XIV, Natale 2025 | Leone XIV, Urbi et Orbi, Natale 2025, Loggia delle Benedizioni, Basilica Vaticana, 25 dicembre 2025 | Daniel Ibanez / EWTN

Di Andrea Gagliarducci

Città del Vaticano, giovedì 25 dicembre 2025, 12:24 (ACI Stampa).

Dalla Terrasanta la cui sofferenza ha ascoltato e toccato con mano fino all’Asia del Sud colpita da calamità naturali. Dalle tensioni tra Cambogia e Tailandia fino agli appelli per un’Europa che si ricordi cristiana e un’America Latina nel mezzo dei problemi sociali e politici, con una menzione speciale per la martoriata ucraina. Nel suo primo urbi et orbi del giorno di Natale, Leone XIV, come tutti i pontefici, guarda al mondo intero, rinnova l’appello di pace, e ricorda che Cristo “nostra speranza rimane sempre con noi”, anche dopo l’Anno Santo che volge al termine, sottolineando che la via della pace è prima di tutto “la responsabilità”.

Leone XIV ha raggiunto la Loggia delle benedizioni dopo un passaggio in piazza, in papamobile, per salutare le 3 mila persone che si erano radunate lì per la Messa, e che sono quasi triplicate mentre si avvicinava il momento della benedizione urbi et orbi, fino ad un numero di 26 mila persone notificato dalla Sala Stampa della Santa Sede, nonostante la leggera pioggia.

Con Leone XIV, tornano anche le piccole tradizioni del Natale, come gli auguri che il Papa proclama dalla Loggia delle Benedizioni in varie lingue, a testimonianza dell’universalità della Chiesa. Il Papa fa gli auguri in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, polacco, arabo e persino in cinese, prima di concludere con gli auguri in latino, che resta ancora la lingua della Chiesa. Dieci lingue, poi la preghiera dell’Angelus e quindi la benedizione.  

Leone XIV guarda prima di tutto al dato storico. Nota che “il Figlio di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato, non viene accolto e la sua culla è una povera mangiatoia per gli animali”. Perché  “il Verbo eterno del Padre, che i cieli non possono contenere ha scelto di venire nel mondo così. Per amore ha voluto nascere da donna, per condividere la nostra umanità; per amore ha accettato la povertà e il rifiuto e si è identificato con chi è scartato ed escluso”.

La vita del Figlio di Dio è caratterizzata dalla scelta – nota il Papa – “di non far portare a noi il peso del peccato, ma di portarlo lui a noi, di farsene carico”. Ma se questo lo poteva fare solo il Figlio di Dio, noi possiamo “assumerci ciascuno la propria parte di responsabilità”, perché, come diceva Sant’Agostino – dice il Papa agostiniano – “Dio, che ci ha creato senza di noi, non può salvarci senza di noi”, cioè “senza la nostra libera volontà di amare”.

“Chi non ama non si salva, è perduto”, afferma Leone XIV. La via della pace è “la responsabilità”, perché “se ognuno di noi – a tutti i livelli –, invece di accusare gli altri, riconoscesse prima di tutto le proprie mancanze e ne chiedesse perdono a Dio, e nello stesso tempo si mettesse nei panni di chi soffre, si facesse solidale con chi è più debole e oppresso, allora il mondo cambierebbe”.

Leone XIV sottolinea: “Gesù Cristo è la nostra pace prima di tutto perché ci libera dal peccato e poi perché ci indica la via da seguire per superare i conflitti, tutti i conflitti, da quelli interpersonali a quelli internazionali. Senza un cuore libero dal peccato, un cuore perdonato, non si può essere uomini e donne pacifici e costruttori di pace”.

E con la grazia di Gesù “possiamo e dobbiamo fare ognuno la propria parte per respingere l’odio, la violenza, la contrapposizione e praticare il dialogo, la pace, la riconciliazione”.

La panoramica dello “stato del mondo” comincia con il saluto a “tutti i cristiani, in modo speciale quelli che vivono nel Medio Oriente”. Il Papa ricorda il suo viaggio in Libano, dice di aver ascoltato le paure dei cristiani che vivono là e di “conoscere bene il loro sentimento di impotenza dinanzi a dinamiche di potere che li sorpassano”.

Leone XIV invoca “giustizia, pace e stabilità” per Libano, Palestina, Israele e la Siria. Affida al principe della pace “tutto il continente europeo”, chiedendo allo stesso tempo di “continuare a ispirarvi uno spirito comunitario e collaborativo, fedele alle sue radici cristiane e alla sua storia, solidale e accogliente con chi si trova nel bisogno”.

Leone XIV invita a pregare “in modo particolare per il martoriato popolo ucraino: si arresti il fragore delle armi e le parti coinvolte, sostenute dall’impegno della comunità internazionale, trovino il coraggio di dialogare in modo sincero, diretto e rispettoso”, ma chiede anche “pace e consolazione per le vittime di tutte le guerre in atto nel mondo, specialmente di quelle dimenticate; e per quanti soffrono a causa dell’ingiustizia, dell’instabilità politica, della persecuzione religiosa e del terrorismo”.

Leone XIV guarda ai conflitti in Sudan, nel Sud Sudan, in Mali, in Burkina Faso e in Repubblica Democratica del Congo (ma senza menzionare la difficile situazione in Nigeria). Cita in modo particolare la situazione ad Haiti, facendo appello perché “cessi ogni forma di violenza nel Paese e possa progredire sulla via della pace e della riconciliazione”.

Quindi, si sofferma sull’America Latina, chiede che “quanti hanno responsabilità politiche” nel subcontinente siano ispirati “perché, nel far fronte alle numerose sfide, sia dato spazio al dialogo per il bene comune e non alle preclusioni ideologiche e di parte”.

Il Papa poi porta attenzione sul Myanmar, prega per “un futuro di riconciliazione” nel Paese, che “ridoni speranza alle giovani generazioni, guidi l’intero popolo birmano su sentieri di pace e accompagni quanti vivono privi di dimora, di sicurezza o di fiducia nel domani”.

Al Principe della Pace, Leone XIV chiede “che si restauri l’antica amicizia tra Tailandia e Cambogia e che le parti coinvolte continuino ad adoperarsi per la riconciliazione e la pace”, e gli affida anche “le popolazioni dell’Asia meridionale e dell’Oceania, provate duramente dalle recenti e devastanti calamità naturali, che hanno colpito duramente intere popolazioni”.

Ma se la responsabilità è la via della pace, allora va rinnovato “con convinzione il nostro impegno comune nel soccorrere chi soffre”, perché “nel farsi uomo, Gesù assume su di sé la nostra fragilità, si immedesima con ognuno di noi”.

E allora Gesù si immedesima “con chi non ha più nulla e ha perso tutto, come gli abitanti di Gaza; con chi è in preda alla fame e alla povertà, come il popolo yemenita; con chi è in fuga dalla propria terra per cercare un futuro altrove, come i tanti rifugiati e migranti che attraversano il Mediterraneo o percorrono il Continente americano; con chi ha perso il lavoro e con chi lo cerca, come tanti giovani che faticano a trovare un impiego; con chi è sfruttato, come i troppi lavoratori sottopagati; con chi è in carcere e spesso vive in condizioni disumane”.


DAL NOSTRO PRANZO DI NATALE

💫🙏LIVE dalla nostra Cappella Benedizione natalizia di P. Livio🙏💫Santo Natale a tutti 25/12/25

IL MISTERO DEL NATALE

Il canto degli angeli in Cielo

Nella notte Santa gli angeli hanno avuto un ruolo meraviglioso, preceduto dall’apparizione dell’angelo a Zaccaria e dall’annunciazione di Gabriele alla Vergine Maria. Quando il Bambino Gesù è venuto alla luce, il Cielo si è spalancato e una moltitudine immensa di angeli ha iniziato a lodare Dio intonando “Gloria a Dio in cielo e sulla terra pace per quelli che egli ama”

Il Cielo si è aperto la moltitudine celeste ha annunciato con gioia ai pastori che era nato il Salvatore del mondo. Le parole del Gloria riconoscono che Dio è il Creatore e noi siamo creature partecipi della sua gloria. La gloria che abbraccia tutti gli angeli avvolge anche i pastori e quindi tutta l’umanità.

L’umanità, a causa del peccato originale, non ha reso gloria a Dio ma lo ha disprezzato per seguire il demonio che ci trascina nella vergogna, nell’obbrobrio, nella paura e nelle tenebre. Le parole degli angeli ritornano continuamente a richiamare gli uomini che hanno abbandonato Dio e sono rivolte più che mai alla nostra generazione che ha rinnegato la fede e la Croce. Le parole del Gloria ci esortano a uscire dalla caverna buia nella quale l’umanità si è rinchiusa illudendosi di mettere se stessa al posto di Dio; in realtà, come sappiamo, l’umanità è diventata schiava del demonio.

Le parole degli angeli risuonino anche oggi, i Cieli si aprano a glorificare Dio e gli uomini tornino a inginocchiarsi davanti al Creatore. Diamo gloria al Verbo che si è fatto carne nel grembo della Vergine Maria, a quel Bambino che ha assunto la natura umana per salvare e redimere tutti gli uomini di tutti i tempi. Gesù Cristo è il Verbo Incarnato, è un uomo vero, ha una natura umana vera che si unisce alla divinità. Accogliendo il Bambino Gesù nel nostro cuore ci uniamo al coro degli angeli e rendiamo gloria a Dio, lo seguiamo, lo lodiamo, lo amiamo sopra ogni cosa.

Dio è veramente quel Bambino che la Vergine ha deposto nella mangiatoia e che viene adorato da Maria, da Giuseppe e dai pastori di Betlemme. Tornando a Dio l’umanità avrà la pace sulla Terra; l’amore vince sull’odio e la pace prevale sulla guerra solo se gli uomini si riappacificano con Dio. Le parole degli angeli diventino per noi una giaculatoria; nel corso della giornata alziamo lo sguardo dell’anima e nel nostro cuore diciamo: Gloria a Dio nell’alto dei Cieli! Glorifichiamo Dio con la nostra vita, così ci sarà veramente la pace in Terra tra gli uomini che Dio ama. L’amore di Dio è eterno, dobbiamo corrispondere a questo amore infinito che possiamo comprendere guardando all’umile mangiatoia in cui il Bambino è venuto alla luce e meditando la Croce, dove il Cristo ha versato il sangue dell’eterna salvezza.

Ritroviamo la pace con Dio attraverso il Sacramento della Confessione e facciamo pace con noi stessi, con i nostri cari e con i nostri amici. Lasciamo che la pace si propaghi e cancelli ogni sentimento di odio e di guerra e prevalga l’amore.

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