
31 Dicembre 2025 ore 09:14
di Roberto de Mattei- Corrispondenza Romana – 1931
L’alba livida del 2026 si leva su un’Europa che è in guerra e non sa di esserlo. Anche coloro che lo sanno, coloro che questa guerra l’hanno iniziata, evitano accuratamente di dirlo e continuano a parlare di pace. Del resto, come insegna sant’Agostino, anche coloro che promuovono le guerre non desiderano altro che assicurarsi la pace attraverso la vittoria (De Civitate Dei, lib. XIX, c. VII). Così, nella sua conferenza fiume di fine anno Putin ha affermato di volere la pace, ma basata sul rispetto dei princìpi che lo hanno condotto, non alla guerra, ma ad una “operazione speciale” in Ucraina.
La guerra ormai non coinvolge solo l’Ucraina, ma l’Europa e l’Occidente. È una guerra non dichiarata, ma reale, che nel linguaggio contemporaneo viene definita guerra ibrida. Ciò che è cambiato non è la natura del conflitto, bensì le sue forme, i suoi strumenti e, soprattutto, la soglia di visibilità politica oltre la quale uno Stato è disposto ad ammettere di essere in guerra. Si combatte attraverso operazioni di intelligence, sabotaggi delle infrastrutture del nemico, droni, navi senza bandiera, sottomarini invisibili, mentre in parallelo prosegue il riarmo in vista di una guerra ufficiale che tutti evocano e nessuno dichiara.
Le reti elettriche cedono per misteriosi guasti “tecnici”, i sistemi informatici collassano sotto attacchi “anonimi”, le rotte aeree e commerciali diventano insicure, le campagne di disinformazione confondono l’opinione pubblica fino a renderla incapace di distinguere gli aggressori dai difensori. Eppure, nonostante tutto questo, nessuno si rende conto di essere in guerra. Si combatte in una zona grigia permanente in cui la guerra c’è, ma convive con la sua stessa negazione.
La guerra non dichiarata non è un’invenzione del nostro tempo, ma una costante della storia internazionale, anche se nuova è la modalità in cui oggi essa si svolge. Un esempio emblematico è quello degli Stati Uniti tra il 1940 e il 1941. I cannoni tuonavano in Europa e il presidente Franklin D. Roosevelt era convinto che una vittoria della Germania nazista avrebbe rappresentato una minaccia alla sicurezza americana, ma l’opinione pubblica del suo paese era in maggioranza contraria alla guerra.
Deciso ad intervenire, pur senza disporre del consenso necessario per una dichiarazione di belligeranza, Roosevelt mise in atto quella che molti storici hanno definito una “guerra non dichiarata” contro la Germania. Si trattava di una guerra condotta attraverso una sequenza di atti militari, logistici e politici che avvicinarono sempre più gli Stati Uniti allo scontro diretto con il Terzo Reich.
Il cuore di questa guerra non dichiarata fu l’Atlantico. Le navi americane iniziarono a scortare i convogli britannici carichi di rifornimenti, pur sapendo che ciò le avrebbe esposte agli attacchi dei sottomarini tedeschi. Nel settembre 1941, dopo l’incidente della USS Greer, un cacciatorpediniere americano coinvolto in uno scontro con un U-Boat tedesco, Roosevelt annunciò la politica del “shoot on sight”: le navi tedesche avvistate nelle zone di sicurezza atlantiche potevano essere attaccate senza preavviso. Parallelamente, Washington sosteneva lo sforzo bellico britannico attraverso il programma Lend-Lease Act, che consentiva di fornire armamenti e materiali ai paesi in guerra contro l’Asse. Nei fatti, la guerra era già iniziata, anche se nessuno la chiamava così.
Questa strategia suscitò dure critiche da parte dell’America First Committee, il più grande movimento isolazionista della storia americana, che accusava Roosevelt di trascinare il Paese nel conflitto aggirando la volontà popolare. Le ferite della Prima guerra mondiale erano ancora aperte e milioni di americani temevano che un nuovo intervento militare in Europa avrebbe prodotto solo morte, debiti e instabilità interna. Lo slogan “America First” condensava una visione del mondo fondata sui princìpi di difendere il continente americano, rafforzare l’economia nazionale e rifiutare qualsiasi coinvolgimento nel Vecchio Continente.
Il movimento trovò il suo simbolo più noto in Charles Lindbergh, il celebre sorvolatore dell’Atlantico del 1927. Nei suoi discorsi, Lindbergh sosteneva che la Germania fosse militarmente invincibile e che un intervento americano sarebbe stato inutile e disastroso. Alcune sue dichiarazioni, in particolare quelle che attribuivano all’amministrazione Roosevelt e ad ebrei americani e britannici la spinta verso la guerra, suscitarono accuse di antisemitismo e compromisero la credibilità del movimento.
Ma l’11 dicembre 1941, i giapponesi attaccarono gli Stati Uniti a Pearl Harbor. Pochi giorni dopo, fu la Germania a dichiarare guerra agli Stati Uniti, rendendo ufficiale ciò che, nei fatti, era già in corso da mesi. L’America First Committee si sciolse bruscamente. Di fronte a un’aggressione diretta al territorio americano, gli stessi leader del movimento riconobbero che, da quel momento, l’unità nazionale veniva prima di ogni divisione ideologica.
Se l’America First Committee nacque in un contesto segnato dal trauma della Prima guerra mondiale e dalla paura di sacrifici inutili, oggi l’isolazionismo riemerge negli Stati Uniti sotto forma di critica al costo economico e umano dell’impegno globale. Sarebbe un errore, tuttavia, leggere in chiave isolazionista l’ultimo documento statunitense sulla Strategia di Sicurezza Nazionale (National Security Strategy – NSS) pubblicato nel 2025 dalla Casa Bianca. Il testo pone l’interesse degli Stati Uniti come priorità nazionale e definisce l’Europa un continente in fase di declino, ma Washington si dice pronta a collaborare con un’Europa forte, capace di contribuire alla competizione strategica, anche dal punto di vista militare. La possibilità di una cancellazione dell’identità europea, che il documento sottolinea con preoccupazione, è un pericolo reale, che l’Europa non sembra percepire.
La frase più discussa del testo, “We want Europe to remain European”, significa che l’Europa sta smettendo di essere sé stessa e deve tornare alle proprie radici. Sono le nazioni europee a doversi assumere la responsabilità di recuperare quella che il documento della Casa Bianca chiama la “auto-stima civilizzazionale”, la consapevolezza, cioè, del patrimonio storico e culturale del Vecchio continente. In una prospettiva non diversa, nel suo messaggio Urbi et Orbi del giorno di Natale, lo stesso Leone XIV ha richiamato la necessità per l’Europa di rimanere fedele alle sue radici cristiane e alla sua storia.
La decadenza europea oggi si esprime sotto la forma di un “neo- pacifismo” che intercetta un elettorato stanco di guerre “lontane”. Ma il pacifismo nasce da una rimozione storica: l’illusione che basti dichiararsi “per la pace” per evitarla. Questo atteggiamento legittima la guerra ibrida, perché ne accetta la narrazione. Uno degli strumenti principali della guerra ibrida è la manipolazione dell’opinione pubblica. Ciò avviene attraverso campagne di disinformazione e appelli alla pace che coincidono, nei fatti, con la richiesta di resa a un nemico che non si dichiara tale.
Il pacifismo, che non ammette l’esistenza di un conflitto, si rivela così incapace di fronteggiare una guerra che non si presenta come guerra. La pace non è più il risultato di un ordine difeso, ma la maschera di una resa progressiva. La guerra ibrida è tragica proprio perché nega la tragedia: non chiede scelte nette, ma le consuma lentamente, fino a quando la guerra, finalmente dichiarata, non appare più come una decisione, ma come una fatalità inevitabile.
La storia dimostra che il pacifismo non è uno spazio neutro: è il terreno in cui prevale chi è disposto a usare la forza senza dirlo. E se la pace, come spiega sant’Agostino, è la tranquillità dell’ordine, allora essa non può nascere dalla rimozione del conflitto, bensì dal coraggio di riconoscerlo. Perché la vera alternativa, oggi, non è tra guerra e pace, ma tra una pace difesa e una pace simulata. E l’Europa, posta di fronte a questa scelta, non potrà a lungo continuare a rimandarla senza scoprire, un giorno, che il rinvio è stata una disastrosa decisione.


Commento al Messaggio del 25 dicembre 2025
Di Padre Livio Fanzaga
il 30 Dicembre 2025
in COMMENTO AI MESSAGGI DELLA REGINA DELLA PACE
«Cari figli! Anche oggi – quando Dio mi ha permesso di portarvi fra le mie mani Gesù bambino, il re della pace, affinché Lui vi colmi con l’ardore dell’amore e della pace, perché ogni cuore sia simile al Suo cuore in questo tempo di grazia – siate coraggiosi difensori dell’amore del vostro Dio, affinché Lui vi doni la Sua pace in questo tempo di grazia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata». (Con approvazione ecclesiastica)
La Madonna ha fatto un lungo inciso. In realtà il suo Messaggio era molto più breve, la sua esortazione era molto più breve, però doveva essere motivata. È motivata con questo inciso che è appunto quello che riguarda come è apparsa la Madonna oggi: con il Bambino in braccio, appena nato. È il neonato Gesù che la Madonna aveva il primo giorno delle apparizioni sul Podbrdo, il 24 giugno del 1981. In quell’apparizione non si vedeva bene il Bambino, però la Madonna alzava il velo, lo copriva e lo scopriva. Quindi, già il primo giorno era presente il Bambino Gesù e poi la Madonna è sempre apparsa a Natale con il Bambino Gesù fra le braccia, neonato.
Una volta ha dimostrato di essere sì il Bambino che è stato nove mesi nel grembo della Madre ma poi, venuto al mondo, ha dimostrato anche di essere il Re del mondo. Il 25 dicembre del 2012, infatti, si è alzato in piedi e ha detto con le espressioni regali tipiche di Dio: «Io sono la vostra pace». Sappiamo che “Io Sono” ha un significato importantissimo nel Nuovo e anche nell’Antico Testamento, cioè è il nome di Yahweh. Gesù Bambino ha dato il motivo per cui la Madonna è qui da così tanto tempo come Regina della pace. E poi ha detto: «Vivete i miei Comandamenti».
A quel Bambino noi dobbiamo guardare con gli occhi della fede e vedere il Verbo di Dio eternamente generato dal Padre che si fa uomo. C’è da chiedersi per quale ragione la Madonna ha voluto aprire le apparizioni con il Bambino Gesù in braccio e poi perché a Natale è apparsa sempre col Bambino in braccio. È chiaro che già questo gesto ha un grande significato. La Madonna, in questo modo, sta portando al mondo Colui che è il Salvatore del mondo, Colui che è il Redentore del mondo, Colui che è la Via, la Verità e la Vita, Colui che è il vero padrone del mondo. Quindi quel Bambino è il Salvatore.
È chiaro che il protagonista delle apparizioni di tutto questo tempo di grazia, e poi anche del successivo tempo che porterà al trionfo del Cuore Immacolato di Maria, è il Cristo, il figlio del Dio vivente. Quindi la Madonna è qui come Ancella del Signore, è qui al suo servizio. Maria è qui per preparare la Chiesa di Cristo alla grande battaglia. Questo Messaggio è particolarmente significativo perché è una motivazione, in qualche modo, alla grande battaglia che ormai si è profilata, che vede come due protagonisti da una parte Cristo con Maria, dall’altra satana con le schiere angeliche pervertite e tutti quegli uomini che vanno dalla sua parte. Quindi è veramente il capitolo XII dell’Apocalisse, lo scontro fra la Donna e il drago.
La Madonna ci dice che questa battaglia sta arrivando agli estremi e lo ha spiegato nei Messaggi di questi ultimi anni quando ha descritto l’azione di satana che scardina i cuori con l’odio. Nel tempo del Covid dicevamo che la Madonna invece di occuparsi della pandemia si occupava delle malattie spirituali che ci affliggono, appunto l’odio con cui satana conquista i cuori scardinandoli. Ebbene, quello che la Madonna descrive, e che a descritto nei Messaggi successivi fino ad oggi, è proprio l’azione di satana che mai è stato così forte come adesso, cioè che ha conquistato i cuori con l’odio e questo odio oggi è portato all’estremo, tanto che satana non è mai stato così forte come ora.
In molti Messaggi la Madonna ha richiamato a questo pericolo che incombe e ci chiama alla reazione estrema e cioè essere coraggiosi difensori dell’amore di Dio. Come satana scardina i cuori e li mette gli uni contro gli altri per distruggere il mondo, allo stesso modo la Madonna vuole che apriamo i cuori all’amore di Cristo tanto da essere una sola cosa con Lui perché il cuore di Cristo è pieno di amore e di pace. Di fronte a questo Bambino dobbiamo aprire i nostri cuori perché Lui li ricolmi con l’ardore dell’amore e della pace. Per vincere, per prevalere sulla potenza dell’odio che satana semina e versa nei cuori, la Madonna ci chiede di aprire il cuore al Re della pace perché Lui riempia i nostri cuori con l’ardore dell’amore, affinché ogni cuore sia simile al suo cuore.
La Madonna ha bisogno di questi cuori, di questo amore deciso, un amore senza se e senza ma, senza dubbi. Un amore incondizionato, totale, per Cristo proprio perché solamente così noi possiamo opporci, possiamo frenare i cuori di chi ha ceduto a satana e ne è suo strumento di distruzione e di morte. Ogni giorno vediamo il male che avanza, la minaccia di distruzione e di morte si fa sempre più vicina, molti sono quelli che rappresentano satana in questo mondo. Sono molti e sono ben visibili. La Madonna ci chiede di essere coraggiosi difensori di Cristo, del suo amore, del suo sacrificio, della sua presenza e di essere anche i difensori della presenza di Maria che viene come Regina della pace. Ma noi cosa facciamo? Noi che cosa siamo disposti a cambiare di noi stessi? Noi che cosa siamo disposti a rischiare? Perché questo dobbiamo capirlo dal linguaggio della Madonna che ci chiama ad essere forti, decisi. Maria è molto esigente nei nostri confronti, vuole un sì deciso e totale. La Madonna vuole un sì senza se e senza ma.
La Madonna è qui da così tanto tempo per farci fare questo cammino. È qui da così tanto tempo perché ha voluto tirarci fuori dall’onda della modernità e dell’abbandono di Dio da cui eravamo trascinati. Ha cercato di pescare più che ha potuto, ha chiamato tutti quelli che ha potuto, dicendoci di tornare a Dio. Ma adesso non basta più questo, adesso bisogna essere coraggiosi difensori dell’amore di Dio, cioè dobbiamo essere un cuore solo e un’anima sola in questo tempo di grazia. Poi la battaglia sarà estrema e sarà fra l’amore e l’odio, fra la fede e l’incredulità, fra la Vergine Maria e satana.
Il tempo dei Segreti si avvicina ma la Madonna proprio in quel momento avrò bisogno di coraggiosi difensori dell’amore di Dio, cioè testimoni dell’amore che riempiono il loro cuore, che si assimilano al cuore di Suo Figlio. Questo, ovviamente, esige un lungo cammino spirituale; non ci si improvvisa forti difensori o coraggiosi difensori dell’amore di Dio. La Madonna ci esortato a prepararci ai Segreti perché in quel tempo la battaglia sarà estrema: chi vince, vince; chi perde, perde. Noi sappiamo già che il Cuore Immacolato di Maria trionferà, ma sarà una battaglia furiosa e ci saranno anche molti martiri, perché questa battaglia, come dicono i veggenti, sarà prima di tutto contro la Chiesa di Cristo. E la Chiesa di Cristo siamo noi. È chiaro che il diavolo attacca la Chiesa di Cristo e quindi noi dobbiamo essere coraggiosi difensori dell’amore del nostro Dio. E chi testimonia l’amore del nostro Dio se non la Chiesa stessa che testimonia il Vangelo, testimonia la verità, testimonia la santità, testimonia la presenza di Dio, testimonia l’amore di Dio? Il nostro Papa Leone XIV è un leone di nome e di fatto proprio perché con coraggio testimonia l’amore di Dio ogni giorno e ci dà l’esempio. Non si può essere cristiani all’acqua di rose, non si può essere cristiani per convenienza, non si può essere cristiani tenendo un piede da una parte e l’altro piede dall’altra. È l’ora di uscire fuori, di mostrarsi per quello che si è e cioè soldati di Cristo, testimoni di Cristo, coraggiosi difensori dell’amore di Dio, così come lo è stato Cristo stesso.
La Madonna è molto precisa nel dire che cosa dobbiamo diventare. Lei dice: ogni cuore sia simile al Suo cuore. Cioè, noi dobbiamo essere pieni di amore e di pace. È un percorso impegnativo, dobbiamo accelerare. Il cambiamento interiore non si improvvisa. La Madonna è da tempo che ci dice di approfittare del tempo di grazia per diventare testimoni coraggiosi, coraggiosi difensori dell’amore di Dio e che i nostri cuori siano simili a quello di Gesù. È un Messaggio bellissimo che la Madonna ci ha dato indicandoci Suo Figlio Gesù che teneva tra le braccia. Cristo si è fatto Bambino, il Verbo di Dio si è fatto Bambino, si è fatto uomo, è venuto sulla Terra dove c’è la grande battaglia e ha sconfitto il male morendo sulla Croce.
Lasciamoci afferrare da Cristo, come dice San Paolo. Teniamo ben fermo che Lui è la Via, la Verità e la Vita. Non c’è altro Salvatore fuori di Lui. È inutile che andiamo a cercare qualche nascondiglio altrove, rifugiamoci nel suo cuore. Decidiamo di essere parte della Chiesa Cattolica con coraggio, senza mimetizzarci, senza nasconderci, senza tenere un piede nella Chiesa e l’altro nel mondo. Coraggio, coraggio. Tanto, morire bisogna. Tanto vale morire da uomini coraggiosi e non da vigliacchi.
(Padre Livio)