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25 MARIA MADRE CHE DA FORZA
Colpisce l’affermazione di Gesù: “Il Regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono” (Mt 11,12). La violenza di cui Gesù parla è la virtù della fortezza, dono dello Spirito Santo. Senza di essa non è possibile conseguire la salvezza eterna della propria anima. Infatti gli avversari contro cui combattere sono potenti e non si arrendono mai. Il più insidioso lo portiamo dentro di noi ed è la nostra natura umana indebolita dal peccato e perennemente incline a compierlo. È un nemico con quale abbiamo a che fare in ogni momento e che non è mai domo. Anche i santi hanno dovuto combatterlo fino all’ultimo istante della loro vita. L’amore di sé al posto di Dio si insinua anche nella fase più alta del cammino spirituale, provocando rovinose cadute. L’altro nemico contro il quale siamo chiamati a lottare ogni giorno è il mondo, con le sue seduzioni, le sue false luci e le sue promesse ingannatrici. Questi due formidabili avversari, che sono sempre alleati fra loro, bastano per sottrarre al Regno di Dio numerose anime. Tuttavia, quando la loro offensiva non ottiene lo scopo, interviene il demonio, l’oscuro regista dell’impero delle tenebre, che studia i nostri punti deboli, prepara insidie, ostacola il cammino e sferra attacchi mortali.
Nessun cristiano è esentato dal combattimento spirituale che lo impegna ogni giorno della sua vita. Fra i doni di grazia che la divina Sapienza ci ha donato per riuscire vincitori, vi è la presenza vigile e costante della Madonna. Lei è la Vergine potente contro il male, che l’Altissimo ha posto al nostro fianco per difenderci contro gli attacchi del principe di questo mondo. “Il vostro nemico, il diavolo, come un leone ruggente va in giro cercando chi divorare” (1 Pt 5,8). Quale madre non accorrerebbe in aiuto del suo bambino assalito da una bestia feroce? Lo farebbe con la forza della disperazione, ben consapevole di andare essa stessa incontro al pericolo di essere sbranata. Maria è la Madre che ci può difendere con efficacia dall’attacco dei nemici. Sotto il suo manto siamo al riparo dai dardi infuocati che arrivano improvvisi da dove non avresti mai pensato. Lei protegge i suoi figli tenendoli vicini al suo Cuore immacolato. Nel medesimo tempo infonde nei loro cuori il coraggio e la forza di affrontare la battaglia in campo aperto quando è necessario.
Con Maria al fianco l’impero delle tenebre non fa paura. Satana il più delle volte vince senza combattere, perché il nostro cuore intimorito cede al primo attacco. Il nemico ostenta la sua forza, ma chi è confortato dalla Madre lo affronta con la determinazione di Davide contro Golia. Il nemico non concede mai tregue e non permette di rifiatare. La sua arma più insidiosa è quella dello scoraggiamento. La Madre ti incoraggia col sorriso anche nella sconfitta e ti esorta a riprendere la lotta con rinnovato vigore. Lei non vuole che ci illudiamo con la nostra forza. Ha bisogno della nostra umiltà per chiedere all’Onnipotente la grazia della vittoria. Quando ci vede umili e tenaci, pronti a rialzarci quando siamo caduti, ci ottiene tutti gli aiuti necessari per trionfare nella battaglia.
Maria compie le più grandi imprese con le persone apparentemente più deboli. Le schiere di Maria hanno combattuto e vinto battaglie memorabili lungo il cammino travagliato della Chiesa. Il suo stendardo non ha mai indietreggiato e i suoi figli non hanno mai voltato le spalle. La Madre, che con la sua presenza ha sostenuto il Figlio nell’immane duello contro il potere delle tenebre, è al fianco di ognuno dei suoi figli nella lotta contro il male. Lei infonde nei cuori il suo umile coraggio, la sua silenziosa resistenza, la tenace perseveranza fino alla fine. La Madonna ci insegna a non contare sulle nostre forze, ma sull’aiuto dell’Onnipotente. Chi si affida a Lei diviene lo strumento delle sue più grandi vittorie.
di Andrea Nicastro – Corriere della Sera – 10 Gennaio 2025
La nostalgia monarchica si somma alle altre frustrazioni ma questo non basta per far cadere il regime
Non ci si accorge subito quando comincia una rivoluzione. Il giorno della presa della Bastiglia, Luigi XVI era a caccia come sempre e quando scese da cavallo sul diario scrisse «niente». Ieri la Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamanei, è comparso come sempre al suo pubblico di donne in chador nero e uomini in grigio.
Nelle strade i suoi sgherri tagliano internet, sparano ai manifestanti e li arrestano, eppure Khamenei ha detto che «quel mucchio di vandali vuole solo fare un favore a Trump». Forse un giorno gli storici dovranno spiegare la miopia di chi non capisce di avere i giorni contati. Forse no.
L’Iran è sull’orlo del collasso almeno dal 2009, quando milioni di iraniani contestarono i brogli elettorali. Allora il sistema poteva riformarsi, ma decise di stroncare la protesta. Il candidato sconfitto è tutt’oggi agli arresti domiciliari. Ora il regime è ancora meno popolare, azzoppato da decenni di sanzioni economiche e indebolito dalle vittorie israeliane. La caduta prima o poi arriverà, ma chi sarà decisivo?
Rispetto alle proteste degli anni scorsi questa ha il vantaggio di saldare la contestazione politica a quella economica. Sfilano assieme poveri, studenti e «bazarì», commercianti. Era successo di rado. In più è comparso un terzo attore: le minoranze.
Gli scontri sono stati più sanguinosi nelle regioni a prevalenza curda, azera e araba. Mahsa Amini, la ragazza da cui era partita la rivolta del movimento «Donna, Vita, Libertà», era curda. Disoccupati, classe media e minoranze assieme hanno più possibilità di prendere il carcere di Evin, come i francesi presero la Bastiglia.
Il regime però resta forte. Ha apparati fedeli e una penetrazione economica tale da ricattare i padri di famiglia. Tieni tuo figlio a casa o perderai il lavoro. C’è anche un altro angolo da cui guardare la crisi. La Repubblica Islamica è nemica degli Stati Uniti e di Israele sin dalla nascita nel 1979. Ostilità pienamente ricambiata. Il progetto di esportazione dell’Islam sciita è un pericolo «esistenziale» per Israele e strategico per gli Usa. Gli ayatollah inseguono proseliti tra i sunniti che gli Usa preferiscono divisi. E lo fanno difendendo la causa palestinese che per Israele è l’incubo. Il tentativo di rivolta avviene in questo contesto, non in un’ampolla sigillata. Per gli ayatollah è più pericoloso.
La Casa Bianca sa di non poter invadere l’Iran. Dopo l’esperienza dell’Iraq e dell’Afghanistan, non vuole morti americani all’estero. Anche l’idea della proxy war, la guerra fatta combattere a qualcun altro, è fallita dopo 10 anni di scontri tra Iraq e Iran. Il presidente Trump ha annunciato una linea rossa: se la repressione sarà sanguinosa, le «meravigliose armi americane» difenderanno gli insorti. Tradotto: bombe.
Negli anni passati i dissidenti iraniani hanno osteggiato l’ipotesi. La premio Nobel Shirin Ebadi è rimasta ferma sulla «non interferenza», ma la protesta 25-26 è diversa anche sotto questo aspetto. Reza Ciro Pahlavi, il figlio dell’ultimo scià, è più ambiguo sull’intervento straniero. Esule tra Los Angeles e Parigi, lancia appelli online alla rivoluzione, ha un seguito rilevante tra gli expat e in strada si sentono cori chiedere il suo ritorno.
Il 13 gennaio secondo influencer trumpiani sarà a Mar-a-Lago, la reggia di Trump in Florida. Si proporrà per guidare la transizione a un presidente piuttosto scettico. La nostalgia monarchica si somma alle altre frustrazioni per far cadere il regime. Basterà? No. Ci vuole altro.
Due gli scenari: quello libanese-venezuelano e quello siriano. Il primo è un mix di intelligence e cacciabombardieri per individuare ed eliminare i vertici del nemico. L’ha sperimentato Israele contro i filo iraniani di Hezbollah in Libano e l’ha «americanizzato» Trump con il rapimento del presidente venezuelano Maduro. Via la «testa del serpente», la speranza è che il corpo cambi atteggiamento. Senatori americani parlano apertamente di «uccidere Khamenei».
Trump non si pone limiti di legalità. Il secondo scenario prevede di finanziare e armare qualsiasi gruppo ostile al regime. In Siria il sistema è costato 650 mila morti, ma alla fine il dittatore se n’è andato. In Iran sperano che la storia, per loro, sia diversa.
Vangelo
Appena battezzato, Gesù vide lo Spirito di Dio venire su di lui.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 3,13-17
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Parola del Signore.
Preparazione alla Confessione nel Tempo di Natale
La Santa Messa Presieduta da Sua Ecc. Mons. Eyad El Twal, Vicario patriarcale dei latini in Giordania, nel luogo del Battesimo di Gesù sul Giordano, in occasione del pellegrinaggio annuale dei cattolici al Giordano.
Presenti il Nunzio Apostolico in Giordania, Sua Ecc. Mons. Giovanni Pietro Dal Toso e Andrea Tornielli, Direttore editoriale Dicastero Comunicazione.
Tutta la celebrazione è stata trasmessa in diretta dallo studio mobile di Radio Maria in Giordania.











