
Programma di Padre Livio – Mercoledì 14 Gennaio 2026
h. 8.50: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
h. 9.30: UNO SGUARDO SULL’ ATTUALITA’
1 – Il lavaggio quotidiano dei cervelli
+Il dominio della cultura atea e materialista
+ Il compito formativo della famiglia cristiana e della Chiesa
+ La capacità di un giudizio critico sulla mondanità
2 – La strage dei ragazzi in Iran
h. 9.30- 9.40: VIATICO QUOTIDIANO
Pensieri sulla preghiera (59)
h. 9. 40 – 10.00: I SEGRETI DI MEDJUGORIE
2) I Segreti sono profezie che riguardano il nostro futuro
+ Il piano di Maria da Fatima a Medjugorje
+ Le profezie che si sono già avverate
+ Le profezie che si devono realizzare secondo Giovanni Paolo II
+ La profezia più importante: Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria
h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO
BLOG: blogdipadrelivio.it
h. 10.05: CREDO IN GESU’ CRISTO (1)
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di Greta Privitera – Corriere della Sera – 13 Gennaio 2025
Le ong sono al lavoro per identificare le (moltissime) vittime dei massacri compiuti dagli apparati repressivi della Repubblica islamica
In alto da sinistra: Akram Pirgazi, Amirali Heidari e Mehdi Salahshour. Sotto: Amir Mohammad Koohkan, Rubina Aminian e Ako Mohammadi
Li schedano per non perderne le tracce. Verificano nomi, cognomi, età, storie per non rischiare che rimangano solo numeri di una cifra che di ora in ora cresce. Sono i morti iraniani. Gli uomini e le donne, i ragazzi e le ragazze, uccisi dalle Guardie rivoluzionarie di Ali Khamenei. Colpiti alla fronte, alle spalle, al cuore.
«Facciamo questo lavoro di raccolta per ricordare al mondo che erano persone come noi, che erano in strada a protestare per chiedere una vita normale. Volevano diritti che noi diamo per scontati», ci dice Mahmood Amiry-Moghaddam di Iran Human Rights, che con altre ong sta cercando di identificare le vittime del massacro iraniano. «In risposta — continua — si sono trovati davanti a guardie armate che li hanno uccisi per mantenere in vita il re.
A oggi, i morti identificati sono 648. Ma Moghaddam ritiene credibili i numeri che arrivano da dentro il Paese: «Saranno migliaia». Da cinque giorni il blackout di Internet e delle comunicazioni rende impossibile comprendere la portata di quello che sta succedendo nelle città iraniane.
Ma qualche nome, qualche storia riesce a superare i confini della Repubblica islamica. Come quella di Rubina Aminian, studentessa di moda all’università Shariati di Teheran. Giovedì esce dal college e si unisce alle manifestazioni che tagliano le strade e le piazze. È curda di Kermanshah, ma studia nella capitale. Era, racconta lo zio, «una ragazza forte e coraggiosa, che difendeva i diritti delle donne».
In un Paese che, su quei diritti negati, ha costruito la sua macchina repressiva. Rubina combatteva gli ayatollah in modo pacifico, disobbedendo alle loro leggi ingiuste. Non mettendo il velo, vestendosi alla moda, sognando una vita libera. Le sparano alla nuca, di spalle, a distanza ravvicinata: un’esecuzione. AvvertOno la famiglia che corre a Teheran. Una fonte racconta che i genitori vengono portati vicino al college dove fino al giorno prima Rubina studiava, e si sono trovati di fronte ad altri centinaia di corpi di giovani, tra i 22 e i 28 anni. Frugano tra i sacchi neri, alla ricerca della figlia.
All’inizio le autorità non vogliono consegnare il corpo, quando lo rilasciano, la famiglia corre verso casa, a Kermanshah. Al loro arrivo scoprono che l’intelligence ha circondato l’abitazione. Nuovo ordine: non hanno il permesso di seppellirla. Riprendono la macchina e la seppelliscono lungo la strada tra Kermanshah e Kamyaran. Sono ancora in attesa di farle il funerale.
Tra gli identificati, ci sono più nomi di uomini che di donne. «Ma temiamo che da Teheran arriveranno notizie di molte ragazze uccise. Lì, il movimento femminile e femminista è molto forte. Sono appena arrivate le storie di altre due studentesse», continua Moghaddam.
La prima donna a essere identificata è Akram Pirgazi. Aveva 40 anni ed era la mamma di due bambine. Di Nishapur, nella provincia di Razavi Khorasan, Akram viene uccisa il 7 gennaio da colpi d’arma da fuoco alla testa, sparati dalle forze della Repubblica islamica, mentre protesta nella sua città. La portano in ospedale, ma non ha speranze: Akram muore.
Muore anche Amir Mohammad Koohkan, aveva 26 anni, era un allenatore e arbitro di calcio a cinque. Viene ucciso il 3 gennaio durante le proteste a Niriz, nella provincia di Fars. Amir lo ammazzano sul colpo. Le guardie prelevano il corpo dalla strada e la sua famiglia non riesce ancora ad averlo indietro. Koohkan aveva lavorato come allenatore a Niriz e Shiraz e, negli ultimi due anni, era stato anche arbitro. Poco prima di essere ucciso, scrive sui social: «Non lo so. Voglio solo andarmene, ma ho dei pensieri in testa».
Nell’album della morte, c’è anche la fotografia di Amirali Heidari, un ragazzo curdo di 17 anni di Kermanshah. Sembra un bambino. Lo uccidono l’8 gennaio nel quartiere Elahiyeh con un colpo al cuore. Per consegnare il suo corpo, le autorità chiedono alla famiglia un miliardo di toman, che equivale a oltre 800 euro, una cifra altissima per le famiglie iraniane. Non contenti, chiedono ai genitori di raccontare che il figlio è morto per una caduta dall’alto.
Ako Mohammadi aveva 22 anni, era curdo e abitava a Qeshm. Anche lui viene ucciso sul colpo, anche alla sua famiglia viene chiesto un miliardo di toman per la consegna del corpo. Viene trucidato l’8 gennaio, quel giorno fanno la stessa fine altre 15 persone, tra cui due donne della provincia di Ilam.
Mehdi Salahshour era uno scultore e un professore. Era il padre di due figli. Lo uccidono in piazza a Mashhad. «Molti dei nomi che abbiamo identificato vengono dal Kurdistan», racconta Moghaddam. «Non perché nelle altre città i morti siano di meno, ma perché all’inizio le proteste erano più grandi nell’Ovest del Paese. Poi hanno spento la luce». Per dire, nei video girati davanti dell’obitorio di Teheran si contano almeno 250 corpi.
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Chi resiste nel bene provoca il crollo del male
La lotta contro il male è la più ardua che esista. Il male infatti attacca e si diffonde con la menzogna e la prepotenza. Sono i mezzi con i quali satana conquista i cuori degli uomini e consolida il suo Regno nel mondo.
Il bene, al contrario, rinnegherebbe se stesso se usasse i medesimi mezzi e finirebbe, senza volerlo, a rafforzare ulteriormente il male e a diffonderlo.
Il bene deve quindi reagire e far fronte all’iniquità con i mezzi che gli sono propri, quelli con i quali Cristo ha sconfitto Satana e che sono l’opposto di quelli dell’avversario.
Se satana si impone e regna con la menzogna e la prepotenza, il Regno che Gesù è venuto a instaurare si diffonde con la forza mite della verità e dell’amore.
Questa strategia divina è necessaria in tutti gli ambiti, nei rapporti sociali come in quelli personali. La menzogna infatti cede alla verità, come le tenebre alla luce e l’odio si piega all’amore come il ferro al fuoco.
Cristo ha vinto il mondo testimoniando la verità e l’amore, fino alla morte in Croce, e chiede ai suoi seguaci di seguirlo su questa strada stretta e in salita.
Sono queste persone che permettono all’umanità di resistere in questi tempi in cui l’inferno ha invaso la terra, per trasformala in una propaggine di tenebre e di morte.
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