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"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Il ponte delle lingue tra Russia e Ucraina

di Stefano Caprio- 24 Gennaio 2026

La poetessa e traduttrice Irina Jurčuk, nativa della città di Kharkov sul confine tra i due Paesi, epicentro del conflitto in corso, ha pubblicato a Kiev il suo libro “Il passaggio sopraelevato”, un’antologia in cui unisce testi di autori russi e ucraini contemporanei, con le traduzioni e le sue stesse rime bilingue. Un modo per ritrovare la propria vera identità, senza farsi annientare dalle prevaricazioni e dalle rivendicazioni.

La questione di fondo nell’eterno conflitto tra Russia e Ucraina, che si prolunga sul campo da quattro anni e nelle coscienze da quattro secoli (si potrebbe dire da oltre un millennio fin dalla fondazione della Rus’ di Kiev), è il confronto tra due visioni del mondo, delle relazioni umane e dei rapporti tra i popoli, quella dell’Oriente collettivista e dell’Occidente personalista, nelle tante varianti in cui si possono definire. Il conflitto riguarda i territori sulle due sponde del fiume della storia europea, nella rappresentazione del Danubio, del Dnepr fino al Volga, si esalta nel confronto tra le diverse interpretazioni del cristianesimo latino e bizantino, ortodosso russo e ortodosso ucraino, cristianesimo e islam, fino alle molteplici flessioni linguistiche e culturali.

I russi non ritengono l’ucraino una vera lingua, ma il confronto si estende a quello con il polacco, il ceco o il bulgaro, il serbo e il croato e altre varianti delle lingue slave, ciascuna delle quali ritiene di essere “lingua-madre” a cui tutti devono fare riferimento. Tutti gli slavi ortodossi utilizzano la sacra dimensione dello slavo ecclesiastico, che richiama le comuni radici dello slavo antico, riuscendo a litigare perfino per la pronuncia variabile di formule ormai poco comprensibili per i fedeli durante le liturgie, che rimangono appannaggio del clero come strumento di affermazione della superiorità “istitutiva” della Chiesa sullo Stato.

La grande cultura russa dei secoli passati è oggi finita nel dimenticatoio della propaganda più insulsa, che si limita a sfruttare slogan e citazioni di Puškin, Gogol e Dostoevskij per dimostrare la grandezza artistica dell’artificioso “mondo russo”, mentre da parte ucraina questi grandi nomi del passato vengono demonizzati e accusati di aver ispirato le politiche imperiali degli zar, dei comunisti sovietici e dei sovranisti putiniani, imponendo la “lingua del nemico”. In questo modo si azzerano le possibilità di capirsi e dialogare, rifiutando di credere che “l’altro” abbia una sua dignità culturale, sociale e religiosa, e tutto si riduce ad affermazioni aggressive di identità sempre più artificiose, come avviene ormai nel mondo della comunicazione tecnologica che si riflette nelle relazioni sociali a tutti i livelli, fino alle operazioni militari, alle trattative diplomatiche e alle ideologie politiche dominanti.

Un tentativo di ristabilire dei ponti di comunicazione reale e profonda viene offerto da una poetessa e traduttrice bilingue russo-ucraina, Irina Jurčuk, nativa della città di Kharkov sul confine tra i due Paesi, epicentro del conflitto in corso. Da anni vive in Germania, lavora come medico e scrive poesie sia in ucraino sia in russo, per adulti e per bambini. Dopo aver vinto numerosi premi di concorsi letterari in Ucraina e a livello internazionale, di recente è stato pubblicato a Kiev il suo libro Nadzemnyj perekhid, “Il passaggio sopraelevato”, un’antologia in cui unisce testi di autori russi e ucraini contemporanei, con le traduzioni e le sue stesse rime bilingue.

Jurčuk afferma di essersi fatta ispirare dal “fascino poetico della lingua nativa insieme al desiderio di ampliare i limiti delle proprie capacità”, passando dal lavoro di traduzione all’espressione creativa. Mettere insieme le diverse dimensioni della cultura russa e ucraina ha anche “coinciso con la necessità di estraniarsi psicologicamente dalla spaventosa realtà della guerra”, usando l’immersione nelle traduzioni come meccanismo di fuga dalla tragedia. In questo modo si può cercare di “costruire un ponte tra le lingue e le epoche, tra le generazioni contemporanee e quelle future degli ucraini”, ritrovando nella lingua la propria vera identità, senza farsi annientare dalle prevaricazioni e dalle rivendicazioni.

Basterebbe ricordare un termine abusato ormai a tutte le latitudini, quello del “genocidio” di cui gli Stati in conflitto si accusano reciprocamente. La motivazione principale del “genocidio dei russi nel Donbass”, che per Mosca giustifica la “operazione militare speciale”, è proprio quella linguistica, imponendo ai russofoni della regione di usare solo la lingua ucraina, come del resto gli ucraini ritengono di essere stati sottoposti da secoli al “genocidio della russificazione” da cui bisogna liberarsi definitivamente, ricordando la proibizione della lingua ucraina da parte degli imperatori russi nell’Ottocento, e le successive ondate di cancellazione dell’identità ucraina da parte dei sovietici, anche con la soppressione della Chiesa greco-cattolica e il dominio russofono dell’ortodossia patriarcale.

Il progetto dell’antologia è dunque quello di passare “al di sopra”, nadzemnyj, a tutte le diatribe e le battaglie, per cercare di limitare al massimo i danni e ritrovare la vera espressione di entrambe le lingue e le culture, grazie anche alla “diversa musicalità dei suoni nelle diverse formulazioni, usando gli strumenti poetici che scardinano le barricate”, afferma Jurčuk. La composizione dei versi è il modo migliore di usare le lingue, e la traduzione obbliga a guardare ogni parola molto attentamente, analizzandone il senso nel contesto della rima, più che riportarne semplicemente il corrispettivo formale. Anche conoscendo bene una lingua straniera, è inevitabile la continua ricerca sui vocabolari e la scelta di usare forme anche molto diverse da quelle convenzionali, tanto più quando si tratta di lingue molto vicine tra loro come il russo e l’ucraino, come del resto era avvenuto in passato per le lingue greco-latine, romanze, anglosassoni e così via, col risultato di migliorare la propria stessa lingua nativa.

La traduzione è sempre a rischio di tradimento, ma solo in questo modo si compie il processo della tradizione, nelle diverse varianti dello stesso termine dal latino tradere. In tempi di “valori tradizionali” enunciati dall’alto degli amboni politico-religiosi, lo sforzo letterario e poetico può davvero far riscoprire il valore autentico delle tradizioni, di cui la lingua è un vettore imprescindibile. Come spiega la Jurčuk, “la traduzione è una piccola vita nello spazio e nel tempo della poesia, cercando di evitare gli scogli della perdita di significato o di portarlo dalla propria parte, diversa da quella dell’autore”. In tempi di traduttori automatici sempre più perfezionati, si apre uno spazio nuovo di comprensione reciproca, dimostrando che la tecnologia non risolve nulla senza il contributo della persona.

Non esiste attualmente alcun dialogo tra la cultura e la letteratura di Russia e Ucraina, e sarà difficile che si possa riconnettere per chissà quanto tempo, qualche decennio come minimo, ammesso che finiscano prima o poi le operazioni militari. Jurčuk cita un verso di un poeta ucraino in lingua russa, secondo cui in futuro la biblioteca / sarà un pericolo per gli uomini / e nel XXI secolo che acceca / sarà nel fuoco dei fenomeni, ovviamente in traduzione italiana che non rispetta l’originale russo e neppure la traduzione ucraina, sempre però rimarcando come i libri e le parole stanno diventando sempre meno delle certezze, e sempre di più delle armi di distruzione di massa.

La letteratura ucraina in generale, e la poesia in particolare, si stanno sviluppando come mai era successo nella storia, e la guerra ha ulteriormente accelerato i tempi della creatività, con grande presa di coscienza per la necessità di dissociarsi sempre più da quella russa. La lingua russa, che tutti gli ucraini conoscono e parlano correntemente, è diventata un fattore traumatico della quotidianità tragica da cui prendere le distanze in modo assoluto, e capita spesso che il russo parlato in casa per abitudine venga censurato in pubblico per la vergogna che provoca sentirlo, e non tutti hanno la possibilità di passare integralmente ad esprimersi in ucraino, lingua nativa a lungo repressa e oggi lingua espressiva di un desiderio di cambiamento radicale. Lo stesso presidente Volodymyr Zelenskyj, prima di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2019, aveva seguito un corso di ucraino, essendo russofono per eredità familiare.

La nuova cultura ucraina non vuole però essere determinata soltanto dalla reazione di protesta contro l’aggressore, ma cerca di definire una identità proiettata su un futuro ancora tutto da scrivere e declamare, ben sapendo che la pressione della Russia non si fermerà soltanto ai missili e alle conquiste territoriali, ma cercherà in tutti i modi di riconquistare l’autocoscienza di un popolo da cui gli stessi russi provengono, e con cui sono ancora strettamente imparentati. La lingua sarà sempre più la “difesa immunitaria in un organismo vivente”, afferma Irina Jurčuk, che cerca di mantenere un ponte sopra l’abisso dei due popoli, con una dedizione necessaria non soltanto ai russi e agli ucraini, ma come esempio per i popoli nemici di tutte le parti del mondo, usando la lingua degli uni e degli altri per riscoprire verità comuni e più grandi, come in questi versi da lei composti sotto il fragore delle bombe che distruggono le case:

…La scienza della fuga, l’esperienza della sopravvivenza,
il lenzuolo stretto come un cappio,
e io sogno: ogni colpo nell’universo è un colpo diretto su di me…

TUTTI I SEGRETI SI REALIZZERANNO

LA PROMESSA DELLA MADONNA A MEDJUGORJE

PRESENTAZIONE DI PADRE LIVIO

Cari amici, i dieci Segreti che la Madonna ha confidato ai sei veggenti di Medjugorje sono il compimento del suo piano di Salvezza che va da Fatima a Medjugorje.

Sono primi nell’intenzione, benché siano ultimi nell’esecuzione. Possiamo affermare che la lunga presenza della Gospa a Medjugorje è tutta orientata al tempo dei Segreti, dei quali però non è mai trapelata la data dell’inizio.

La Madonna ha incominciato a parlare dei Segreti ai veggenti quando erano degli adolescenti e uno di loro era ancora un bambino.

Tuttavia, ciò non ha impedito che nei primi due o tre anni la maggior parte dei Segreti venissero comunicati, tanto che Mirjana li conosceva già tutti nel Natale del 1982, quando la Madonna le ha dato un rotolo sul quale era rivelata la natura di ogni evento (che cosa), il luogo in cui si sarebbe verificato (dove), il momento dell’accadimento (quando) e la sua durata (quanto tempo).

Nel lungo arco di tempo delle apparizioni la Madonna ha tenuto viva la tematica dei Segreti, parlandone ai veggenti, in modo particolare a Mirjana che, al riguardo, ha delle responsabilità particolari.

Va detto che i veggenti sono tenuti al segreto, per cui stanno molto attenti a non rivelare ciò che non possono. Non è mai trapelato nulla, in tutti questi anni, che riguardi la data degli eventi, o la loro natura, o il luogo dove si verificano.

Tuttavia, la Madonna ha detto molto per quanto riguarda i Segreti, in particolare nei Messaggi dei primi tre anni e, indirettamente, anche negli anni successivi, nelle sue rivelazioni sulla situazione del mondo e della Chiesa, nel presente e nel futuro.

Inoltre, lo stretto rapporto tra Fatima e Medjugorje, tanto da costituire un’unica grande profezia, aiuta a conoscere ciò che sarebbe incomprensibile se i due eventi fossero presi singolarmente.

Ciò detto, un’attenta analisi delle rivelazioni della Madonna da Fatima a Medjugorje aiuta a conoscere molto dei Segreti, che necessariamente accadranno perché il mondo cambi e il Cuore Immacolato di Maria abbia a trionfare.

La Madonna si lamenta che solo un piccolo numero la capisce veramente, ma questo è per colpa nostra che la ascoltiamo con curiosità e colpevole superficialità.

Questo libro nasce dall’esigenza che “Bisogna annunciare al mondo la realtà, cioè la serietà degli eventi futuri. Però non bisogna togliere la speranza perché Dio ha un suo programma e ciò che realmente conta per la gente è la conversione e la vita di fede” (Messaggio 13 settembre 1983).

Siamo entrati in una fase drammatica della Storia della Salvezza e gli eventi che si profilano all’orizzonte sono inimmaginabili e riguardano il futuro del mondo e della stessa Chiesa. Per questo la Madonna ci chiede consapevolezza e coraggio, per non venire sorpresi, nel momento dell’attacco, dal nemico delle nostre anime.

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🔴LIVE🔴 I DIECI COMANDAMENTI – di Padre Livio – Puntata 51 – EUTANASIA

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San Francesco di Sales


autore: Ambito campano anno: XVIII-XIX sec. titolo: San Francesco di Sales

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Nome: San Francesco di Sales

Titolo: Vescovo e dottore della Chiesa

Nascita: 1567, Thorens, Savoia

Morte: 28 dicembre 1622, Lione, Francia

Ricorrenza: 24 gennaio

Protettore: giornalisti, 


19 aprile 1665, Roma, papa Alessandro VII

Luogo reliquie: Basilica della Visitazione

Francesco nacque l’anno 1567 nel castello di Sales, diocesi di Ginevra, da Francesco, conte di Sales, e da Francesca di Sionas.

Fin dai primi anni mostrò spiccata inclinazione al bene, e una grande docilità.

Fece i suoi primi studi ad Annecy, e di qui fu mandato a Parigi. Qui studiò retorica, filosofia e teologia presso i PP. Gesuiti. La sua vita era ritirata: frequentava la chiesa e i Sacramenti; fin d’allora fece il voto di castità.

Compiuti gli studi a Parigi, fu dal padre mandato a Padova per addottorarsi in legge. Quivi Francesco fu esposto a grandi pericoli, cui scampò felicemente con la sua forte volontà e l’aiuto di Dio in cui sempre confidava.

Il padre di Francesco aveva pensato di fare del suo figlio uno dei più stimati gentiluomini della società e gli aveva già ottenuto un posto distinto nel senato di Chambery, mentre gli andava preparando un ricco partito. Francesco invece era chiamato a ben altro, e svelò ogni cosa al suo precettore, incaricandolo di farne consapevole il padre. Molti furono gli ostacoli che i genitori gli opposero, ma vedendolo fermo nel suo proposito acconsentirono alla volontà di Dio.

titolo San Francesco di Sales in meditazione
autore Carlo Maratta anno 1662 circa



Fatto Sacerdote, il Vescovo di Ginevra lo delegò a combattere l’eresia di Calvino, che infestava tutto il Chiablese. Il nostro Santo ebbe da faticare e soffrire molto per quegli eretici, e corse pericolo più volte di essere assassinato, ma la sua grande dolcezza, unita ad uno zelo instancabile e ad una pietà esemplare, vinse i più ostinati calvinisti tanto da convertirne, dicono, 72 mila. Morto il vescovo di Ginevra Mons. Granier, Francesco fu eletto a succedergli.

titolo San Francesco di Sales consegna le costituzioni a S. Francesca di Chantal
autore Ubaldo Gandolfi anno 1769



Nel 1610 fondò l’ordine delle Suore della Visitazione, coadiuvato dalla S. Madre di Chantal. Quando sentì di non aver più le forze d’un tempo e che la sua salute deperiva, chiese un aiuto per il governo della diocesi. Nonostante fosse ammalato, salì per l’ultima volta il pulpito di Lione nella vigilia del S. Natale 1622, ma il giorno dopo dovette mettersi a letto, con segni manifesti di apoplessia progressiva. Chiese subito gli ultimi Sacramenti, indi con fervore serafico ripetè alcuni passi della S. Scrittura, finchè il male gli tolse la parola e la vita, la sera del 28 dicembre. Non contava ancora 56 anni d’età, 20 dei quali passati nell’episcopato.Egli è celebre per la sua incomparabile dolcezza, e per i libri che scrisse, ripieni di unzione divina.


FRASI FAMOSE

  • Non bisogna rispondere minimamente né dimostrare d’aver udito quello che il nemico dice.
  • Il contadino non sarà mai messo sotto accusa se non ottiene un buon raccolto, ma lo sarà certamente se non ha ben coltivato e ben seminato i campi.
  • Diciamo così: Dio è il pittore, la nostra fede è la pittura, i colori sono la parola di Dio, il pennello è la Chiesa.
  • Nella santa Chiesa tutto appartiene all’amore, vive nell’amore, si fa per amore e viene dall’amore.
  • È necessario sopportare gli altri, ma, in primo luogo, è necessario sopportare se stessi e rassegnarsi a essere imperfetti.
  • È sempre molto dannosa quella distrazione del cuore che porta ad avere il cuore in un posto e il dovere in un altro.
  • Il Cuore parla al cuore.
  • Non è per la grandezza delle nostre azioni che noi piaceremo a Dio, ma per l’amore con cui le compiamo.
  • L’amor proprio muore solo quando moriamo noi, e conosce tanti modi di rintanarsi nella nostra anima, che non si riesce mai a farlo sloggiare.
  • Accusiamo il prossimo per cose lievi e scusiamo noi stessi in cose grandi.
  • Chi conquista il cuore dell’uomo conquista tutto l’uomo.
  • Filotea, sii costante e giusta nelle tue azioni: mettiti sempre al posto del prossimo e metti lui al tuo e così giudicherai rettamente; quando compri fa la venditrice e quando vendi fa la compratrice e vedrai che riuscirai a vendere e comprare secondo giustizia.
  • L’effetto della pazienza è quello di possedere bene la propria anima; e quanto più la pazienza è perfetta, tanto più il possesso dell’anima diviene completo ed eccellente.
  • I piccoli errori commessi all’inizio di qualsiasi impresa, ingigantiscono con il tempo e risultano, alla fine, irreparabili o quasi. Il male è già mezzo guarito quando se n’è scoperta la causa.
  • In ogni momento, in ogni circostanza, facciamo appello a questa dolce Madre, invochiamo il suo amore materno e, facendo ogni sforzo per imitare le sue virtù, abbiamo per Lei un sincero cuore di figli.
  • Bisogna avere un cuore capace di pazientare; i grandi disegni si realizzano solo con molta pazienza e con molto tempo.
  • È un ottimo segno che il nemico si ostini a bussare alla porta: questo vuol dire che non ha ottenuto quello che voleva.
  • Quando si è nell’agitazione è necessario non fare né dire alcuna cosa, se non rimanere fermi e risoluti nella decisione di non seguire le nostre passioni, qualsiasi motivo avessimo per farlo.
  • Quel che facciamo per gli altri ci sembra sempre molto, quel che per noi fanno gli altri ci pare nulla.
  • Tutte le pietre preziose, gettate nel miele, diventano più splendenti, ognuna secondo il proprio colore, così ogni persona si perfeziona nella sua vocazione, se l’unisce alla devozione.

Medjugorje: Oasi della pace

All’ora del pranzo arriva puntuale…

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MARIA DOLCE MADRE

TROVI LE PRECEDENTI CATECHESI NELLA SEZIONE CATECHESI DI PADRE LIVIO

27. MARIA MADRE CHE CHIAMA

Maria è una madre che non spreca parole, ma sarebbe assurdo pensare che sia una madre che tace. Lei è la Donna del silenzio, perché medita nel suo cuore le parole e gli avvenimenti di Dio. Ma è nel medesimo tempo la Madre che istruisce, conforta e guida i suoi figli. In particolare è la Madre che non esita a chiamarli con voce accorata, quando si allontanano da Lei sulle vie del male. Quando i progenitori, dopo il peccato, si sono nascosti, lontano da Dio, nel folto degli alberi del giardino, il Padre celeste non ha forse fatto risuonare la sua voce potente che, da allora, si distende lungo l’intero arco della storia umana? “Adamo dove sei?” era il rimprovero paterno del Creatore. Maria fa eco al richiamo di Dio ed è instancabile nel chiamare i suoi figli che si sono persi nella selva oscura della vita. Se la Madre non facesse sentire la sua voce, fino nelle plaghe più lontane, quanti di loro si potrebbero salvare?

Colpisce il grido che esce dal cuore di Maria, quando, dopo tre giorni di angosciosa ricerca, trova Gesù nel tempio in mezzo ai dottori della legge: “ Figlio, perché ci hai fatto così?” ( Lc 3,48).  Gesù  si era allontanato per compiere la volontà del Padre, mentre noi ci allontaniamo sedotti dal sibilo del serpente infernale. Tuttavia quel grido di dolore della madre è diretto anche al nostro cuore. Lei, quando ci chiama, fa risuonare quella parola che trafigge l’anima come una spada: “ Figlio!”. C’è forse bisogno di aggiungere altre parole? Chi di noi, ascoltando il suo richiamo struggente, potrebbe rimanere insensibile? Come non sentire nell’intimo risvegliarsi l’istinto naturale del figlio che non sa resistere alla voce della genitrice che lo sta cercando? Maria è madre vera, che ci ha generato spiritualmente. Tutti siamo rinati nel suo grembo, per la potenza dello Spirito Santo. Maria è più madre di qualsiasi madre naturale e non c’è cuore che non senta vibrare le sue corde più profonde quando la sente chiamare : “Figlio!”.

Maria chiama i figli lontani con voce forte e accorata, ma chiama anche quelli che sono vicini al suo cuore con materna dolcezza. “Grazie per aver risposto alla mia chiamata” è il ringraziamento col quale la Regina della Pace conclude i suoi messaggi. Si tratta di una chiamata particolare, con la quale Maria raduna i suoi figli sotto il suo manto,  per proteggerli nei tempi in cui il drago è sciolto dalla catene e per sollecitarli a mettersi al suo servizio nell’immane opera della salvezza eterna delle anime. Viviamo in tempo in cui la Madre ha bisogno, più che in qualsiasi altre epoca, di anime generose che si mettano a sua totale disposizione. Lei conosce i bisogni della Chiesa e dell’umanità ed è Lei personalmente che convoca i lavoratori nella vigna del Signore. La Madre ha un compito particolare per ogni suoi figlio. Ad ognuno assegna una missione e tutti insieme formano la schiera che Lei prepara alla battaglia contro l’impero del male e della morte.

Quando la madre chiama, solo un figlio duro di cuore potrebbe fare le orecchie da mercante. L’Ancella del Signore è l’esempio di come si risponde alla chiamata divina, anche quando appare umanamente sconvolgente. La risposta di Maria è stata pronta, consapevole e gioiosa. La madre celeste non ha esitato a mettere totalmente la sua vita nelle mani dell’Onnipotente. Noi, suoi figli, non dobbiamo temere di accogliere i suoi inviti e di lavorare per la realizzazione dei suoi piani. La Madonna assegna a ogni figlio, che si mette al suo servizio, un suo compito particolare. Lei conosce ciò che siamo in grado di fare e ci chiede solo una totale disponibilità. Essere “servi di Maria” è una grazia particolare ed è un motivo di santo orgoglio. Noi uomini, che spesso siamo schiavi di altri uomini, quando non lo siamo del maligno, non ci sentiremo onorati di spendere la nostra vita al servizio della Madre celeste?

Ad Abu Dhabi, ucraini e russi siedono nella stessa stanza. Ma Putin non indietreggia di un passo sul Donbass

di Lorenzo Cremonesi – Corriere della Sera – 24 Gennaio 2025

La Casa Bianca: passi avanti. Zelensky: colloqui seri ma la sostanza si affronta oggi

KIEV – La prima giornata del vertice trilaterale tra russi, ucraini e americani si è conclusa con le prevedibili dichiarazioni di rito e pochi dettagli sullo stato di avanzamento. Il negoziatore ucraino Rustem Umerov ha detto che ieri si è lavorato «sui parametri per progredire verso una pace giusta e duratura». Fonti della Casa Bianca l’hanno definito un «incontro produttivo». Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha confermato che «il lavoro sta progredendo», ma anche ribadito che «è fondamentale attuare la formula di Anchorage», come a dire che Mosca resta aggrappata a quanto ottenuto in Alaska la scorsa estate, quando Donald Trump sembrava pronto a concedere quasi tutto. Zelensky ieri sera spiegava che i negoziati sono stati seri ma che la giornata più importante sarà quella di oggi.

Eppure, il faccia a faccia iniziato ieri ad Abu Dhabi è di per sé un passo importante. Occorre tornare ai colloqui in Turchia nel maggio del 2025 per ritrovare i rappresentanti ucraini e russi nella stessa stanza. Nei colloqui di Riad del marzo precedente, i mediatori Usa facevano la spola tra le due parti. Adesso gli incontri trilaterali dovrebbero durare almeno sino a questa sera e sono stati preceduti da una lunga serie di colloqui, non ultimi il summit tra Zelensky e Trump a Davos giovedì, oltre alle quattro ore di consultazioni a Mosca tra Putin e gli emissari americani Steve Witkoff, Jared Kushner e Josh Gruenbaum. Quest’ultimo è un recente acquisto di Trump nei circoli imprenditoriali Usa, direttore dell’agenzia federale responsabile delle forniture governative e consigliere del Board or Peace.

Va detto che la condizione imposta da Putin di avere il pieno controllo del Donbass, con il ritiro ucraino dal circa 15-20 per cento della regione che ancora controlla, pesa come un macigno. Lo stesso Zelensky è tornato a ribadire ieri che la «questione territoriale» è al cuore delle trattative, almeno in questa fase. «Le forze armate ucraine devono lasciare il Donbass. È una condizione importante, se non sarà soddisfatta è inutile sperare in un accordo di lungo periodo», ha ribadito Peskov.

Sono parole che danno il senso delle difficoltà. «Gran parte dei nodi sono stati sciolti», rassicurano Trump, Zelensky e persino Putin. Ma i problemi centrali restano irrisolti. Questo per dire che, nonostante le dichiarazioni di circostanza, volte anche a rovesciare sull’altro campo le responsabilità di un eventuale fallimento, la strada del negoziato resta in salita e la guerra continua dura come prima. Intanto l’Ucraina resta al buio e, soprattutto, al freddo: la crisi energetica, causata dai bombardamenti russi, è la peggiore dall’inizio della guerra.

Ma non mancano le novità importanti. Barak Ravid su Axios riporta che i mediatori americani guidati da Witkoff con Putin hanno discusso a lungo delle prospettive economiche che potrebbero vedere la cooperazione diretta tra Stati Uniti e Russia dopo un’eventuale pace con Kiev. Politico Europe riprende nel dettaglio il progetto americano ed europeo di costituire un fondo di 800 miliardi di dollari dedicato alla ricostruzione dell’Ucraina a cui dovrebbero partecipare investitori sia pubblici che privati, tra i quali la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale. Secondo una prima versione del progetto, elaborato in un documento di 18 pagine diffuso il 22 gennaio, il finanziamento potrebbe continuare sino al 2040.

Zelensky ricorda soddisfatto di avere ottenuto da Trump una nuova spedizione di missili Patriot, fondamentali per difendere i cieli dagli attacchi russi, e intanto è in costante contatto con la sua delegazione negli Emirati guidata dall’ex ministro della Difesa, Rustem Umerov, coadiuvato dal capo di stato maggiore Kyrylo Budanov e dal consigliere militare Andrii Hnatov. Per i russi il capo delegazione è il negoziatore Kirill Dmitriev, assistito tra gli altri dal responsabile dell’intelligence militare, l’ammiraglio Igor Kostyukov. Sia i blogger russi che la stampa ucraina notano che in ogni caso le due delegazioni non potranno prendere nessuna decisione importante. Il negoziato continua.

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

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