BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Frammenti di un pellegrinaggio a Medjugorje

(25 Maggio 2025) (1)

BENEDIZIONE DELLE MAMME IN ATTESA

O Signore Dio, creatore del genere umano, Tu hai voluto che tuo Figlio Gesù, nel mistero dell’Annunciazione, si incarnasse nel seno della beata Vergine Maria per opera dello Spirito Santo, come divin concepito.
Volgi il tuo sguardo benigno e benedici per intercessione di Maria, modello di gestante e madre della vita, queste mamme in gravidanza che ti supplicano per l’integrità del
loro figlio e per un parto felice.
Esaudisci la comune attesa, perché le creature che portano nel grembo, rigenerate nel Battesimo e aggregate al tuo popolo, ti servano in fedeltà e salute, vivano sempre nel tuo amore e crescano in sapienza, età e grazia. Per Cristo nostro Signore. Amen.

PREGHIERA PER LA VITA

NELLA GIORNATA DEDICATA ALLA VITA

O Maria, aurora del mondo nuovo, Madre dei viventi,
affidiamo a Te la causa della vita: guarda, o Madre, al numero
sconfinato di bimbi cui viene impedito di nascere, di poveri cui è
reso difficile vivere, di uomini e donne vittime di disumana violenza, di anziani e malati uccisi dall’indifferenza o da una presunta pietà.
Fa che quanti credono nel tuo Figlio sappiano annunciare con franchezza e amore agli uomini del nostro tempo il Vangelo della vita.
Ottieni loro la grazia di accoglierlo come dono sempre nuovo, la gioia di celebrarlo con gratitudine in tutta la loro esistenza e il coraggio di testimoniarlo con tenacia operosa, per costruire, insieme con tutti gli uomini di buona volontà ,la civiltà della verità e dell’amore, a lode e gloria di Dio creatore e amante della vita.

Salve Regina

(S. Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Evangelium Vitae)

Papa Leone XIV all’Angelus: Gesù illumina il senso della storia

Di Antonio Tarallo

Città del Vaticano, domenica 1 febbraio 2026, 12:06 (ACI Stampa).

Finalmente il sole splende su Roma. E così, grazie anche a una temperatura gradevole, i fedeli si addensano nella piazza di San Pietro. Tantissimi, come ogni domenica.  E’ il momento dell’Angelus. Papa Leone, prima della preghiera mariana, si rivolge ai fedeli concentrando la sua meditazione sulla liturgia di oggi: quella “pagina splendida della Buona Notizia che Gesù annuncia per tutta l’umanità: il Vangelo delle Beatitudini. Queste, infatti, sono luci che il Signore accende nella penombra della storia, svelando il progetto di salvezza che il Padre realizza attraverso il Figlio, con la potenza dello Spirito Santo” così esordisce il pontefice.

E continua: “Sul monte, Cristo consegna ai discepoli la legge nuova, quella scritta nei cuori, non più sulla pietra: è una legge che rinnova la nostra vita e la rende buona, anche quando al mondo sembra fallita e miserabile. Solo Dio può chiamare davvero beati i poveri e gli afflitti , perché Egli è il sommo bene che a tutti si dona con amore infinito”. Così come solo Dio può “saziare chi cerca pace e giustizia perché Egli è il giusto giudice del mondo, autore della pace eterna”. Così come “solo in Dio i miti, i misericordiosi ei puri di cuore trovano gioia perché Egli è il compimento della loro attesa”.

E ancora papa Leone XIV si concentra sulla pagina evangelica delle Beatitudini che, per papa Leone XIV, “ restano un paradosso solo per chi ritiene che Dio sia diverso da come Cristo lo rivela”. Tutta la speranza deve risiedere in Cristo, non certamente nei potenti, per il pontefice. Cristo che “è il povero che condivide con tutti la sua vita, il mite che persevera nel dolore, l’operatore di pace perseguitato fino alla morte in croce”.

Per questi motivi, Gesù è colui che “illumina il senso della storia: non quella scritta dai vincitori, ma quella che Dio compie salvando gli oppressi”. E’ Dio a donare speranza “anzitutto a chi il mondo scarta come disperato” ricorda il pontefice. Ed è così che le Beatitudini “diventano per noi una prova della felicità, e ci portano a chiederci se la consideriamo una conquista che si compra o un dono che si condivide; se la riponiamo in oggetti che si consumano o in relazioni che ci accompagnano. È infatti “a causa di Cristo” (cfr v. 11) e grazie a Lui che l’amarezza delle prove si trasforma nella gioia dei redenti: Gesù non parla di una consolazione lontana, ma di una grazia costante che ci sostiene sempre, soprattutto nell’ora dell’afflizione”, conclude papa Leone XIV.

E poi, dopo la recita della preghiera mariana, alcuni importanti appelli. Si riferisce alla delicata questione di Cuba di questi giorni: “Ho ricevuto con grande preoccupazione notizie circa un aumento delle tensioni tra Cuba e gli Stati Uniti d’America, due Paesi vicini”. Il pontefice si unisce  “al messaggio dei Vescovi cubani invitando tutti i responsabili a promuovere un dialogo sincero ed efficace per evitare la violenza e ogni azione che possa aumentare le sofferenze del caro popolo cubano”. Invoca “la Virgen della Carità del Cobre” che possa partecipare e proteggere “tutti i figli di quella amata terra”.

E, ancora: “Assicuro la mia preghiera per le numerose vittime della frana in una miniera del Nordkiv nella Repubblica Democratica del Congo”.    

Così come il suo pensiero corre ancora una volta al Portogallo e all’Italia meridionale. Senza dimenticare anche le “popolazioni  del Mozambico duramente provate dalle inondazioni”.

Ricorda, inoltre, che oggi in Italia è la  “giornata nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo. Questa iniziativa è purtroppo tragicamente attuale. Ogni giorno, infatti, si registrano vittime civili di azioni armate che violano apertamente la morale e il diritto.  I morti ei feriti di ieri e di oggi saranno veramente onorati quando si metterà fine a questa intollerabile ingiustizia”.    

Grande attenzione ai Giochi olimpici: “Venerdì prossimo inizieranno i giochi olimpici-invernali di Milano-Cortina, a cui faranno seguito i giochi paralimpici. Rivolgo i miei auguri agli organizzatori ea tutti gli atleti.  Queste grandi manifestazioni sportive costituiscono un forte messaggio di fratellanza e ravvivano la speranza in un mondo in pace. È questo anche il senso della tregua olimpica, antichissima usanza, che accompagna lo svolgimento dei giochi. Auspico che quanti hanno a cuore la pace tra i popoli e sono posti in autorità sappiano compiere in questa occasione gesti concreti di distensione e di dialogo».      

🕯️LIVE P. LIVIO BENEDIZIONE Quarta Domenica del Tempo Ordinario🪔

Il mondo illiberale di Russia e Cina

di Stefano Caprio- Asia News 1 Febbraio 2026

Il politologo russo super-putiniano Gleb Kuznetsov ha pubblicato sulla rivista Gosudarstvo (“Lo Stato”) un articolo dove afferma esplicitamente che “la divisione dei poteri, le elezioni concorrenziali e la libertà di parola impediscono allo Stato di funzionare in modo efficace”. E indica a modello l’esempio di Shenzen “una delle città più controllate al mondo”.

Quando è finito l’impero sovietico, trentacinque anni fa, tutti erano convinti che fosse stata ormai archiviata l’ideologia comunista, che sottomette i principi liberali a quelli del totalitarismo collettivo. Rimanevano alcuni residuati del “Mondo Rosso” novecentesco, come Cuba, il Vietnam e ovviamente la Cina, il gigantesco erede di Mao Tse-Tung, che si pensava in via di “conversione” capitalista e liberale, tranne poi scoprire che il capitalismo di Pechino è diventato uno dei fattori dominanti dell’economia mondiale, senza per questo concedere ai suoi cittadini i diritti e le libertà personali.

La crisi del globalismo, inteso come abbattimento delle frontiere e libertà universale di commercio e interazione tra i popoli del mondo intero, è iniziata dopo un ventennio di “fine della storia”, con i crolli finanziari del 2008 e le successive scosse di revisione degli equilibri geopolitici. Mentre la Cina ha cercato di approfittare della disgregazione dei poteri occidentali, inserendosi nelle falle aperte dell’economia globale con le nuove “vie della seta”, la Russia ha visto la possibilità di rialzarsi dall’umiliazione del suo ruolo marginale, riprendendo il controllo dell’impero non con i soldi, ma con le armi e le minacce apocalittiche dei suoi arsenali e delle sue aspirazioni ideologiche di eredità secolare, quanto mai adeguate al “nuovo medioevo” che il mondo sta affrontando per capire a che futuro ci si deve preparare.

Ora la Russia si attribuisce il merito di aver distrutto il dominio globalista dell’Occidente e di aver instaurato il nuovo ordine mondiale “multipolare”, come viene ripetuto ossessivamente dal presidente Vladimir Putin e da tutti i suoi sottoposti, anche se rimane da capire quanti “poli” si sono effettivamente aperti, nelle contrapposizioni tra il Nord/Occidente e il Sud/Oriente globale, con i Corridoi dell’estremo settentrione artico, quelli “di mezzo” dell’Asia e del Caucaso e quelli meridionali dove scorrazzano le navi “pirata” della flotta ombra della Russia, ora fermate dall’America sovrana che si sta dividendo dall’Europa, in una giostra multipolare sempre più da capogiro.

Al di là delle svolte imprevedibili della geopolitica, che offrono ai commentatori di tutto il mondo argomenti per sviluppare fantasie senza freni, un fattore sistematico sembra imporsi ormai a tutte le latitudini: la fine dei valori liberali, sostituiti dai “valori tradizionali” su cui si reggeva il mondo intero prima della “degradazione” moderna della democrazia. Il politologo russo super-putiniano Gleb Kuznetsov ha pubblicato un articolo in questo senso sulla rivista Gosudarstvo (“Lo Stato”), dove afferma esplicitamente che “la divisione dei poteri, le elezioni concorrenziali e la libertà di parola impediscono allo Stato di funzionare in modo efficace”, e l’ideologo Aleksandr Dugin lo conferma con dichiarazioni secondo cui “è finita l’epoca degli Stati nazionali democratici”.

Si delinea quindi, in modalità radicali tipiche della Russia, la nuova ideologia mondiale del sovranismo e del tradizionalismo, che ripropongono forme contemporanee di autocrazia in cui il leader guida la volontà del popolo nella modalità “illiberale”, il termine decisivo che Putin ripete fin dal famoso discorso di Monaco nel 2007 alla Conferenza sulla sicurezza, dopo aver ascoltato le tante omelie del patriarca di Mosca Kirill contro il liberalismo, il male che distrugge il mondo dai tempi della rivoluzione francese, anzi da quelli della teologia scolastica latina. Da allora la Russia ha cominciato a staccarsi dai rapporti con le potenze occidentali, iniziando nel 2008 la guerra con la Georgia, che ormai oggi è stata addomesticata ai voleri del Cremlino, e dal 2014 con l’Ucraina, dilaniata da un conflitto simbolico tra diverse visioni del mondo, che sembra non avere fine.

Kuznetsov afferma che gli uomini del XXI secolo stanno disprezzando sempre più le libertà sociali e politiche, in cambio dei “servizi digitali gratuiti”, segnando i termini del “medioevo tecnologico” che al posto della responsabilità personale fa prevalere il dominio artificiale delle coscienze. Il politologo russo non esprime soltanto un’opinione isolata, per quanto riferita all’ideologia ufficiale, ma sintetizza il lavoro di uno dei più importanti think tank dell’amministrazione presidenziale del Cremlino, il gruppo Eisi guidato da uno dei principali consiglieri e possibili eredi di Putin, l’ex-premier Sergej Kirienko. Questo testo è stato analizzato attentamente da uno degli analisti di Meduza, Andrej Pertsev, che cerca di capire in che cosa consista il segreto del successo dei “sistemi illiberali” di Russia e Cina, che spinge gli abitanti di questi Paesi a scegliere il controllo digitale al posto dei valori liberali.

La rivista Gosudarstvo è stata inaugurata nel 2025, proprio allo scopo di esprimere in modalità sempre più efficaci i principi della nuova ideologia, grazie al contributo dei “polit-tecnologi”, come vengono chiamati in Russia gli araldi del pensiero dominante. Ad esempio Aleksandr Kharičev, un altro uomo di Kirienko, scrive sulla “sacralità del potere” sostenuta dalla “capacità di sacrificio” e dal “collettivismo” dei russi, unendo i principi dello zarismo e del comunismo sovietico. Queste dimensioni vengono sottolineate da un articolo di un altro membro del gruppo, Boris Rapoport, col titolo “Questioni e compiti della politica interna dello Stato russo nelle varie epoche storiche”, in cui si afferma che “la scarsità della popolazione sull’enorme territorio della Russia e il clima molto severo hanno imposto ai russi l’idea di uno Stato forte come uno dei principi fondamentali per garantire la propria sopravvivenza”.

Il polit-tecnologo Andrej Polosin propone un testo sulla “Legittimità digitale”, che si accorda con la tesi di Kuznetsov sulla prevalenza ormai inarrestabile dei “regimi illiberali” nei confronti di quelli “liberali”, come dimostrano su tutti proprio i sistemi di Russia e Cina. Non si nominano particolari “regimi liberali”, indicati genericamente come “Stati occidentali” dove “la legittimità si basa sulle procedure e sulle illusioni del controllo sociale nei confronti delle istituzioni”, mentre gli illiberali propongono la fonte alternativa della “efficacia tecnologica”. Le elezioni periodiche ogni 4-5 anni sono infatti ingannevoli, perché il regime al potere dovrebbe lavorare per gli elettori ogni giorno, quando in realtà questo servizio può essere realizzato in modo “visibile e non misurabile” soltanto dalle strutture digitali.

Questi servizi tecnologici sono talmente utili per i cittadini che diventano “un argomento decisivo in favore del sistema, molto più delle discussioni astratte sulle procedure democratiche”, aggiunge Kuznetsov. Il vantaggio degli illiberali come Russia e Cina non sta nel controllo in quanto tale sulla popolazione, ma nella “conversione di questo controllo in una vera legittimità, grazie all’offerta dei servizi di qualità nelle forme più convenienti”, che rendono la vita quotidiana più semplice e soddisfacente. Per questo “non c’è bisogno di manipolare l’opinione pubblica”, e il successo dell’approccio illiberale è assicurato dalla “concentrazione del potere”, considerata pericolosa dai decadenti regimi liberali.

Vengono portate ad esempio le due megalopoli di Mosca e Shēnzhèn, entrambe con circa 13 milioni di abitanti, dove i servizi cittadini sono “al massimo livello di comfort” rispetto a qualsiasi metropoli occidentale, dove è evidente che “le decisioni politiche diventano risposte tecnologiche” e il sindaco assume il ruolo di “direttore generale della città”, spogliandosi della funzione esplicita del potere ed esaltando quella del “servizio”, il cui confine con la “supervisione” diventa del tutto secondario e invisibile. Per questo i moscoviti, e sempre più i russi in generale, accettano di buon grado il controllo totale da parte delle autorità centrali e locali, perché “quanto più controllano, tanto più si vive comodamente”, e se il controllo venisse meno “non sarebbe una liberazione, ma un ritorno al rischio dell’ignoto”.

L’esperienza della Cina suscita nei politologi russi un entusiasmo sempre maggiore, come mostra proprio l’esempio di Shēnzhèn, che in quarant’anni si è trasformata da villaggio di campagna a “capitale tecnologica” proprio grazie alla totale assenza delle caratteristiche ritenute indispensabili dagli occidentali: le elezioni, i media indipendenti, la divisione dei poteri. “Una delle città più controllate al mondo funziona con grande efficacia, in un modo che le città occidentali possono soltanto sognarsi”, sottolinea lo specialista. Kuznetsov sottolinea che uno dei principali vantaggi dei sistemi illiberali è “l’indipendenza dai cicli elettorali”, che in questi Paesi si tengono solo per celebrare il regime al potere che può portare avanti i suoi programmi “per decenni”, mentre le alternanze contrapposte dei liberali impediscono di realizzare quanto era stato promesso agli elettori. Considerando che tra un mese e mezzo si terranno le elezioni parlamentari in Russia, queste spiegazioni aiuteranno senz’altro i cittadini russi a scegliere i propri rappresentanti, che saranno i tutori del benessere illiberale.

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🔴LIVE🔴 I DIECI COMANDAMENTI – di Padre Livio – Puntata 58 – SESSUALITA’ UMANA. OPERA DI DIO

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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Lei Padre Livio che cosa fa se col primo Segreto non succede nulla?

Carissimo Padre Livio,

ieri ho ricevuto da Radio Maria il suo ultimo libro “Tutti i Segreti si realizzeranno” e qualche minuto fa ho già terminato di leggerlo. Non riuscivo a staccarmi non so se per curiosità o perché l’argomento era appassionante.

Si vede che Lei è molto coinvolto ed è molto interessante seguirla nella sua scalata verso la certezza di quello che scrive.

Alla fine però mi è passata per la mente una domanda un po’ impertinente da farle e le chiedo anticipatamente scusa se sono un po’ sfrontato:

Nel caso che dopo l’annuncio del primo Segreto non accadesse nulla e il Cielo rimanesse in silenzio, Lei che cosa direbbe e che cosa farebbe?

Ludovico da Milano


Caro Ludovico,

Posso solo risponderti che già la prima volta che ho sentito pronunciare il nome di Medjugorje e delle apparizioni della Madonna in questo paese a me sconosciuto, ho subito creduto e mi sono interessato fino a fare un pellegrinaggio nel marzo del 1985.

In quei giorni ho preso contatti con i veggenti e con gli abitanti del luogo e li ho portato avanti fino ad oggi, dedicandomi completamente alla Regina della pace e alla nascente Radio Maria.

In tutto questo periodo la mia convinzione originaria si è rafforzata tanto da poter dire in piena coscienza che non ho mai avuto dubbi, neanche minimi sulle apparizioni della Madonna e sulla testimonianza dei Veggenti.

Mi rendo conto che ho ricevuto una grazia particolare della quale sarebbe ridicolo vantarsi. Tuttavia non si tratta di fanatismo, ma di una seria valutazione di questo straordinaria Mariofania che si svolgeva a dinanzi ai nostri occhi.

Posso assicurare che, in questo lungo arco di tempo, ho visto di tutto: il bene e il male, la grazia e il peccato, la fedeltà e il compromesso, la generosità e il calcolo…e via dicendo. Però la luce della presenza di Maria ha sempre prevalso.

 Come non ricordare le parole della Madonna: “In qualunque luogo io vada, e con me mio Figlio, là mi raggiunge anche Satana” (A Mirjana 28 gennaio 1987.)

Perciò, caro amico, per me non vi è nessuna possibilità che, con l’annuncio del primo Segreto, non succeda nulla. Io ne sono certissimo come lo sono i Veggenti e, credo, molti altri.

Ti faccio un esempio: È forse è accaduto che i Veggenti, quando aspettano l’apparizione, la Madonna non si faccia presente?”. Loro pregano e poco dopo la Madonna arriva.

Così avverrà con l’annuncio dei Segreti: ad ogni annuncio l’evento accadrà nel momento e nel luogo previsto, perché la Madonna è fedele. Ora tocca a noi esserlo.

Ave Maria

Padre Livio

San Giovanni Bosco


autore: Mario Caffaro Rore anno: 1941 titolo: Ritratto di Don Bosco

Nome: San Giovanni Bosco

Titolo: Sacerdote

Nascita: 16 agosto 1815, Castelnuovo d’Asti

Morte: 31 gennaio 1888, Torino

Ricorrenza: 31 gennaio

Protettore:
degli educatori, dei bambini, degli editori, giovani, degli scolari, degli studenti

Beatificazione:
2 giugno 1929, Roma, papa Pio XI

Canonizzazione:
1 aprile 1934, Roma, papa Pio XI

Luogo reliquie: Basilica di Don Bosco Basilica di Santa Maria Ausiliatrice

Questo nome popolarissimo e tanto venerato ricorda un’istituzione grandiosa e benefica che da anni assiste ed educa cristianamente la gioventù, raccolta in centinaia di case sparse in tutto il mondo.

Giovanni Bosco nacque il 16 agosto 1815 ai Becchi, frazione di Murialdo presso Castelnuovo d’Asti, da una povera famiglia di agricoltori. Sua mamma, Margherita, era una santa donna tutta dedita al lavoro ed ai suoi doveri di cristiana: infondere nei suoi figliuoli il santo timore di Dio. Del babbo non poté gustare il sorriso e la carezza, perché se ne volò al cielo quando Giovanni era ancora in tenerissima età.

Fin da fanciullo ebbe il dono di attirare a sé le anime dei fanciulli con i suoi giochi di prestigio e con la sua pietà, che gli cattivava l’animo di tutti.

A prezzo di privazioni di ogni genere, in mezzo alle contrarietà degli stessi familiari, riuscì a compiere gli studi ecclesiastici e nel 1841 fu ordinato sacerdote. Da questo punto comincia la sua missione speciale: « l’educazione dei giovani ».

Lo aveva difatti profondamente colpito il fatto di vedere per le vie di Torino tanti giovanetti malvestiti, male educati, abbandonati, esposti ad ogni pericolo per l’anima e per il corpo, molti già precocemente viziosi e destinati alla galera… Il cuore del giovane sacerdote sanguina: prega e pensa: e la Vergine Benedetta, che lo aveva scelto, gli ispira l’istituzione degli Oratori.

Dopo mille difficoltà e persecuzioni, gli riuscì di comperare a Valdocco (allora fuori Torino) un po’ di terreno con una casa ed una tettoia a cui aggiunse una cappella; ebbe così un luogo stabile e sicuro dove poter radunare i suoi « birichini ».

Non aveva un centesimo : unica sua risorsa una fede illimitata nella Divina Provvidenza.

In pochissimo tempo i poveri giovani ricoverati diventarono più numerosi; l’opera cresceva e bisognava pensare al futuro. La benedizione di Dio era visibile. E Don Bosco fonda una nuova congregazione religiosa, la Pia Società di S. Francesco di Sales, detta comunemente dei Salesiani, composta di sacerdoti e laici, che poco alla volta aprirono oratori festivi, collegi per studenti, ospizi per artigiani, scuole diurne e serali, missioni fra gli infedeli in tutte le parti del mondo.

Per le fanciulle delle stesse condizioni, D. Bosco istituì le Suore di Maria Ausiliatrice, le quali, come i Salesiani, sono sparse in tutto il mondo, ed affiancano l’opera dei sacerdoti.

Per il popolo D. Bosco scrisse libretti pieni di sapienza celeste, dal titolo « Letture cattoliche » in contrapposizione a quelle protestanti.

Fino all’ultimo la sua vita fu spesa a vantaggio del prossimo, con sacrificio continuo, eroico. Il Signore lo chiamò a sè il 31 gennaio 1888 e fu canonizzato da Pio XI.

PRATICA. Aiutiamo in qualche modo le opere per l’educazione della gioventù.

PREGHIERA. O Dio, che suscitasti il beato confessore Giovanni per l’insegnamento cristiano e per trattenere la gioventù nella via della verità., e per suo mezzo radunasti una nuova famiglia nella Chiesa. concedici che a suo esempio e intercessione, infiammati di zelo per la tua gloria e la salute delle anime, possiamo nel cielo essere partecipi del suo gaudio.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Torino San Giovanni Bosco, Confessore, Fondatore della Società Salesiana e dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, insigne per lo zelo delle anime e la propagazione della fede, ascritto dal Papa Pio undecimo nei fasti dei Santi.

Don Bosco e Domenico Savio

L’incontro tra San Domenico Savio e Don Bosco avvenne il 2 ottobre 1854 nel cortile della casa dei Becchi. Dopo un lungo dialogo, Don Bosco, riconoscendo le qualità del ragazzo, usò una metafora sartoriale per esprimere il suo potenziale spirituale. Domenico accettò con entusiasmo e, poche settimane dopo, si trasferì all’oratorio di Valdocco. Lì, vedendo il motto di Don Bosco “Da mihi animas, coetera tolle”, comprese che la missione della casa era salvare anime e desiderò che anche la sua appartenesse al Signore.

L’8 dicembre 1854, giorno in cui Papa Pio IX proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione, Domenico rinnovò davanti all’altare di Maria le promesse della sua prima comunione, consacrandosi interamente a Gesù e Maria e chiedendo di morire piuttosto che commettere un peccato. Don Bosco iniziò a seguire attentamente la sua

Il 24 giugno successivo, per l’onomastico di Don Bosco, Domenico gli chiese un aiuto speciale: diventare santo. Don Bosco gli suggerì tre regole per la santità: allegria, impegno nei doveri di studio e di preghiera, e fare del bene agli altri. Domenico seguì queste indicazioni con fervore, distinguendosi per la sua profonda pietà, la gioia serena e l’attenzione verso i compagni, aiutandoli nello studio, nel gioco e nell’assistenza ai malati.

VOCAZIONE DI SAN GIOVANNI BOSCO 

San Giovanni Bosco racconta nelle sue Memorie che all’età di nove anni fece un sogno straordinario. Si trovava vicino a casa, in un cortile molto vasto, dove alcuni ragazzi stavano giocando e bestemmiando.

«Al sentire le bestemmie mi slanciai in mezzo a loro. Cercai di farli tacere usando pugni e parole».

Proprio in quel momento gli apparve un uomo maestoso, vestito interamente di bianco, che, chiamandolo per nome, gli ingiunse di mettersi a capo di quei ragazzi:

«Dovrai farteli amici con bontà e carità», soggiunse, «non picchiandoli. Su, parla, spiega loro che il peccato è una cosa cattiva e che l’amicizia con il Signore è un bene prezioso».

Giovanni, meravigliato, gli domandò:

«Chi siete voi che mi chiedete cose impossibili?»

L’uomo misterioso gli rispose enigmaticamente che ciò che sembrava impossibile sarebbe diventato possibile con l’obbedienza e lo studio, sotto la guida di una maestra.

«Ma chi siete voi?» insistette il ragazzo.

«Io sono il figlio di colei che tua madre ti ha insegnato a salutare tre volte al giorno.»

Giovanni, perplesso, ribatté:

«La mamma mi dice sempre di non stare con chi non conosco senza il suo permesso. Perciò ditemi il vostro nome.»

«Il mio nome domandalo a mia madre.»

In quel momento apparve una donna maestosa, avvolta in un manto risplendente. Lo prese per mano e gli disse:

«Guarda.»

I ragazzi che giocavano erano scomparsi e al loro posto erano apparsi animali selvatici.

«Ecco il tuo campo,» proseguì la donna, «ecco dove devi lavorare. Cresci umile, forte e robusto, e ciò che ora vedrai accadere a questi animali, tu lo dovrai fare per i miei figli.»

All’improvviso, le bestie si trasformarono in agnelli mansueti, che saltellavano e belavano intorno a loro. Giovanni, sconcertato, scoppiò a piangere e confessò alla signora di non riuscire a comprendere.

Lei gli rispose, posandogli una mano sul capo:

«A suo tempo tutto comprenderai.»

Quel sogno segnò la vocazione e la missione di tutta la vita di Don Bosco.

FRASI FAMOSE

Guai a chi lavora aspettando le lodi del mondo: il mondo è un cattivo pagatore e paga sempre con l’ingratitudine.

Dite ai giovani che li aspetto tutti in Paradiso.

Amate ciò che amano i giovani, affinché essi amino ciò che amate voi.

La prima felicità di un fanciullo è sapersi amato.

In ognuno di questi ragazzi, anche il più disgraziato, v’è un punto accessibile al bene. Compito di un educatore è trovare quella corda sensibile e farla vibrare.

Noi facciamo consistere la santità nello stare sempre allegri e fare sempre e bene il nostro dovere.

Non rimandate al domani il bene che potete fare oggi, perché forse domani non avrete più tempo.

Fare il bene senza comparire. La violetta sta nascosta ma si conosce e si trova grazie al suo profumo.

Coraggio, coraggio sempre; non istanchiamoci mai di fare il bene e Dio sarà con noi.

Se vuoi farti buono, pratica queste tre cose e tutto andrà bene: allegria, studio, pietà.

Il demonio ha paura della gente allegra.

Se il cibo del corpo si deve prendere tutti i giorni, perché non il cibo dell’anima?

La gioia è la più bella creatura uscita dalle mani di Dio dopo l’amore.

Con le opere di carità ci chiudiamo le porte dell’inferno e ci apriamo il paradiso.

Il lavoro e la temperanza faranno fiorire la nostra società.

Il paradiso non è fatto per i poltroni.

Chi prega si occupa della cosa più importante di tutte.

Tenete a memoria che la solita parola che usa il demonio quando vuole spingerci al male è: Oh! Non è niente!

Il migliore consiglio è di fare bene quanto possiamo e poi non aspettarci la ricompensa dal mondo ma da Dio solo.

Senza religione non vi è vera scienza, non vi è moralità, né educazione.

Chi si rimette pienamente a Dio, è impossibile che non venga esaudito.

Sii con Dio come l’uccello che sente tremare il ramo e continua a cantare, sapendo di avere le ali.

Maria non fa le cose solo per metà.

È quasi impossibile andare a Gesù se non ci si va per mezzo di Maria.

Dio non si lascia vincere in generosità.

Parla poco degli altri e meno di te.

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