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Antonino Zichichi: Fede e Scienza

🔴LIVE🔴 LA CONFESSIONE – Puntata 27 – SETTANTA VOLTE SETTE

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Antonino Zichichi: Scienza, coscienza e fede – 10/02/2026

I Segreti di Medjugorje

11. La finalità dei Segreti è la scelta della fede

I Segreti di Medjugorje sono la parte finale del grande piano di Maria. Essi sono il tempo della grande battaglia e del suo Cuore Immacolato. Non sappiamo quando inizieranno ma sono già predisposti, infatti i veggenti conoscono la data, il luogo, dove accade e cosa succederà. È tutto nel piano di Dio.
È molto importante capire la pedagogia dei Segreti: sono azioni disastrose che Dio permette. Sono causate direttamente dagli uomini – come le persecuzioni alla Chiesa o la guerra – oppure eventi della natura, ma sempre connessi all’uso di armi da parte dell’uomo.
I Segreti, eccetto il terzo, sono opere malvagie fatte dall’uomo e non castighi divini, infatti, Vicka afferma che se gli uomini si convertissero non ci sarebbero i Segreti.    
La parola “castigo” nella sua origine etimologica deriva da “casto”, ovvero punizioni che hanno lo scopo di curare, di redimere, di purificare. Le cosiddette punizioni divine non sono mai finalizzate a distruggere, ma a redimere. Molte volte le disgrazie nella nostra vita hanno avuto il buon fine di riavvicinarci a Dio, se lette nella luce della fede.          
I Segreti di Medjugorje sono eventi provocati dagli uomini come persecuzioni alla Chiesa, guerre, eventi della natura. L’uomo ne ha la completa responsabilità ma, il fatto che vengano preannunciati tre giorni prima toglie il loro aspetto di distruzione e di morte, sottolineando la misericordia e la bontà divina. Preannunciare tre giorni prima significa dare la possibilità alle persone che si trovano in quel luogo di salvarsi.   
Questo non è l’unico fine misericordioso che si pone Dio. 
Nei tre giorni antecedenti i Segreti gli uomini possono pentirsi dei loro peccati e prepararsi agli eventi funesti, perché l’unica vera cosa importante e di valore è la salvezza eterna della propria anima. 
L’umanità ha voltato le spalle a Dio, ha rifiutato la fede nella Croce, si prende gioco di Dio, lo disprezza e lo odia. Siamo in un mondo che è sotto l’influsso del demonio. È difficile entrare in questa comprensione delle cose, ma leggendo la Sacra Scrittura – specialmente nel Nuovo Testamento – ci si rende conto di quanto gli abissi di iniquità e la potenza del male siano vasti nel mondo e di quanto pochi siano coloro che seguono e amano Dio. Quelli che sono veramente cristiani e abbracciano il Credo sono molto pochi, persino chi predica non sempre vede veramente Gesù come il Signore, il Redentore, il Salvatore del mondo.
Voltare le spalle a Dio significa essere sotto il dominio del demonio, il quale addormenta le anime e le porta dove non c’è luce: nell’inferno eterno. Questo è il dramma del tempo in cui viviamo, certificato dalla Madonna che afferma: «In questo tempo inquieto in cui il diavolo miete le anime per attirarle a sé» (Messaggio del 25 luglio 2020). È la visione del Cielo di un mondo che non vuole saperne di Dio, non vuole parlare dei Comandamenti o di essere cristiani. 
Di fronte a questa diserzione di massa e scristianizzazione in Occidente, che porterà il mondo verso l’autodistruzione, Dio dà la possibilità a tutti di salvarsi. I diretti interessati che si trovano nel luogo in cui avverrà il Segreto si troveranno nella condizione di credere o ignorare l’avvertimento della Madonna. È l’ultimo appello tremendo; chi crede si mette in salvo, si converte, ringrazia; chi si ostina a non credere con disprezzo, rabbia e sfida, si mette in una situazione di estremo pericolo. Questa rivelazione è un’autoselezione, la gente si mette da sola sulla via della salvezza o della rovina.           
Le cose decise da Dio accadono e chi conosce le apparizioni sa che non c’è mai stata una volta in cui il veggente ha aspettato la Gospa senza che si presentasse. Questo significa che Maria è fedele. Pertanto, nel tempo dei Segreti, non c’è nessun dubbio che la profezia si realizzi esattamente come preannunciato tre giorni prima. In modo tale che riusciremo a compiere il nostro atto di fede e rimanere nell’assoluta serenità e certezza di quello che accade. Bisogna credere e abbandonarsi in Dio, chi non lo fa rimane sospeso nel vuoto, cade nel nulla e vaga finché non viene divorato dal male.  
La verità dei Segreti è la scelta della fede, bisogna decidere di credere per salvarsi.

L’ALMANACCO DELLA FEDE di P. Livio: Le profezie sulla Chiesa della Beata Caterina Emmerick – 10/02/2026

I Segreti di Medjugorje – di P. Livio – Puntata 11 – La finalità dei Segreti di Medjugorje è la scelta della fede

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

I bambini, ragazzi e i giovani nel tempo dei Segreti

Carissimo Padre Livio,
sto iniziando a leggere il suo libro “Tutti i segreti si realizzeranno”.

Lo trovo un testo bello e serio, secondo il mio punto di vista, perché evidenzia quanto sia ragionevole credere alla promessa della Madonna a Medjugorje.

Osservando gli ultimi due secoli di apparizioni mariane, oltre  ai nuovi santi “emergenti” (san Carlo Acutis, Carlo Gallo, la giovane Chiara Corbella Petrillo), mi sono convinto che gli interlocutori prediletti da Dio, soprattutto oggi, siano i ragazzi e i giovani.

Da padre, inoltre, mi accorgo quotidianamente di come il mondo adulto, attualmente, sia più orientato all’ascolto dei ragazzi.

Alla luce di queste considerazioni, in questi giorni, sono stato attraversato da alcune domande, come, ad esempio: “I più giovani saranno i grandi protagonisti del tempo dei segreti?

Quanti ragazzi potrebbero aiutare, persino salvare, i propri genitori, parenti e amici in questo tempo di grazia? Potrebbe essere utile che Padre Livio scriva una versione per i ragazzi del libro Tutti i Segreti si realizzeranno?”

Pongo anche a lei queste stesse domande, sperando possa rispondermi.

La saluto con un abbraccio affettuoso!

Ave Maria.

Davide


Caro Davide,

che i ragazzi e i giovani siano protagonisti del tempo dei Segreti per me è una certezza perché sono naturalmente aperti a quella novità assoluta che caratterizza il tempo dei Segreti.

Innanzi tutto, il segno sulla montagna, bellissimo, indistruttibile, durevole e che non ha spiegazioni umane e naturali.

 Poi la profezia che rivela tre giorni prima gli eventi che puntualmente accadranno e che daranno la possibilità di salvarsi a innumerevoli persone.

Si tratta di una “sceneggiatura” soprannaturale ben più coinvolgente di qualsiasi evento mai accaduto nel corso della storia.

Già col primo segreto i ragazzi saranno i primi ad avvertire la novità di quello che sta accadendo e accenderà il loro naturale interesse.

 E saranno i primi a correre, già tre giorni prima, sulla cima della collina delle apparizioni per godersi lo spettacolo inimmaginabile del segno che appare improvvisamente.

Credo che debbano essere gli adulti, in particolare i genitori, a spiegare i Segreti in modo semplice, adattandosi all’età dei loro figli e tenendo fermo che tutto ciò che accadrà è sotto la regia della Madonna, che è qui in mezzo a noi per proteggerci e per portare il mondo a un tempo di pace.

Ave Maria

Padre Livio

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L’amicizia tra santi, scuola di pace

Oggi la Chiesa ricorda santa Scolastica, sorella e amica di san Benedetto: nel loro rapporto La Pira vide un modello per l’oggi Madre Angelini: «Ci insegnano che nelle nostre relazioni l’inevitabile conflittualità può diventare vera accoglienza dell’altro»

IRENE FUNGHI – Avvenire, 10/02/2026

Parte tutto da un “miracolo al contrario”. Al contrario, perché la grandezza del santo non è data da ciò che riesce a compiere, ma da ciò che riesce ad accogliere. O davanti a cui riesce ad arrendersi. Si tratta dell’ultimo tra quelli compiuti da san Benedetto: quello che gli permette, attraverso la sorella gemella Scolastica (di cui oggi ricorre la memoria liturgica), di raggiungere la piena maturazione della sua fede, prima di spirare. «È il miracolo che parla oggi alle nostre società in conflitto, alle coppie che si separano, ai rapporti fraterni compromessi e alla Chiesa chiamata ad essere sinodale», afferma madre Maria Ignazia Angelini, benedettina del monastero di Viboldone, alle porte di Milano. L’episodio a cui si riferisce è quello dell’ultima visita di Benedetto a Scolastica: due giorni dopo la sorella del santo sarebbe spirata, mentre la morte avrebbe raggiunto anche lui quaranta giorni dopo.

Al termine della giornata, passata assieme, Scolastica chiede al fratello di non tornare al monastero di Montecassino e rimanere con lei tutta la notte, per lodare e ringraziare Dio per le meraviglie compiute nelle loro vite. Benedetto rimane attonito, quasi sconvolto: la regola impedisce di passare fuori la notte. Allora la santa chiede a Dio, in lacrime, ciò che il fratello le ha rifiutato e Benedetto, davanti ad un temporale che gli impedisce di tornare al monastero, rimane stupito e accoglie la volontà di Dio. «Lei, coraggiosa, libera, fiduciosa in Dio, non teme di mostrare i suoi sentimenti – spiega madre Angelini –. Lui, fondatore della regola, serio e responsabile, rimane basito, ma sempre docile alle opere del Signore. In quella cena, di fatto, di addio, di cui Scolastica aveva intuito la portata, capisce che anche la regola ha i suoi limiti». Così sensibilità diverse – quella femminile e quella maschile – si completano, unite per la salvezza reciproca: «Ci mostrano – continua ancora la madre – che in ogni relazione c’è un germe di conflittualità, che può portare non alla violenza, ma alla fecondità del cedere all’altro». Quella che ci consegnano è una chiave per disinnescare l’ordigno di ogni guerra: « Bisogna essere aperti alla preghiera e permettere che i rapporti se ne nutrano – dice Angelini –. La complementarità è voluta fin dall’origine. E dice Dio, anche al di là dei rapporti di coppia. Esprime l’originalità dell’uomo, che si manifesta sempre in modo diverso». Un aspetto che, per questo, ha toccato la vita di moltissimi testimoni del Vangelo, nei secoli più remoti come in quelli più recenti. Ciascuno con la sua storia personale, il suo carisma, le attese di fronte al periodo storico che gli è stato dato di vivere. Ne è un esempio l’amicizia nata tra il professore Giorgio La Pira e l’allora studentessa di lettere, destinata a diventare assessore nelle sue giunte (e nelle giunte dopo le sue), Fioretta Mazzei. Era il 1943 quando, dopo essersi conosciuti alla Messa di san Procolo, pensata per i più poveri di Firenze, i due ebbero modo di approfondire l’amicizia, vista la necessità di nascondere il professore, ricercato dalle SS, in una villa della famiglia Mazzei, nel Chianti senese. Da quell’incontro, e da quella pausa forzata dalla vita “attiva”, nasce un ininterrotto carteggio, attraverso il quale i due consolidano un “sodalizio spiritua-le”, ispirato alle vicende dei tanti santi vissuti prima di loro, e teso a ricostruire, sul modello della Gerusalemme celeste, il mondo lacerato dalla guerra.

«Che fare – le scrive La Pira nel 1956, dopo aver condiviso con lei già due giunte nell’amministrazione comunale di Firenze –? Ecco: anzitutto approfondire sempre più nell’orazione il nesso di carità che strutturalmente ci unisce, l’uno all’altra. Questo per me è estremamente facile: perché io non prego senza di Lei, come non prego senza le creature oranti sparse in tutto lo spazio della Chiesa. Quando prego, prego sempre con Lei: una immagine di luce mi riempie l’anima. Ecco, bisogna sempre più illuminare, con la grazia del Signore, questa presenza luminosa che Dio suscita in noi». La chiama, questa, una “politica di presenza interiore”, da accompagnare con una «“politica” di offerta e di sacrificio esteriore » a favore di tutto ciò che chiede il Vangelo. « Penso che così – spiegava La Pira nella sua lettera – si comportavano san Benedetto e santa Scolastica, san Francesco d’Assisi e santa Chiara, san Francesco di Sales e santa Giovanna Francesca Frémiot de Chantal, santa Teresa d’Avila e san Giovanni della Croce: insomma strutturare il nostro rapporto di grazia sul modello di quei rapporti di cui questi santi ci offrono il tipo».

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