BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

PREGHIERA A S. TERESA BENEDETTA DELLA CROCE (EDITH STEIN)

O Santa Teresa Benedetta della Croce,
figlia del Popolo Eletto e figlia prediletta della Chiesa,
che prendesti su di te le sofferenze e la persecuzione del tuo popolo,
fino a morire con loro e per loro,
ottienici di scoprire la Verità che si nasconde nella scienza della Croce
che tu riuscisti a gustare nella spiritualità del Carmelo

O Santa Teresa Benedetta della Croce, che facesti della tua sete di verità una preghiera continua intuendo che chi cerca la verità cerca Dio, ottienici di cercare sempre la Verità.
Tu che incontrasti la Verità nella Croce di Cristo fa che siamo illuminati anche noi dalla luce che si sprigiona dal mistero della Croce.
Facci il dono di saper abbracciare la Croce come l’hai abbracciata tu.

Tu che scopristi la Verità che cercavi leggendo la semplice vita di Santa Teresina, ottienici di scoprire nella semplicità quotidiana la grandezza della presenza di Dio.

Tu che ti donasti pienamente all’Amore che hai incontrato, fa che tanti giovani possano donarsi al Signore che chiama senza la paura di perdere, ma con la gioia di dare.

Tu che nel campo della morte ti prodigasti con dolcezza e premura verso il tuo popolo infondendo conforto e coraggio, ottienici in tutte le occasioni di vivere la carità verso il prossimo.

Tu che nell’ora della morte, prima di entrare nella camera a gas, facesti tua la preghiera di Gesù:
“Se non può passare questo calice, sia fatta la tua Volontà”, ottienici di poter chinare il capo serenamente
negli ultimi momenti della nostra vita, abbandonati all’Amore di Dio che è fedele sempre.

Santa Teresa Benedetta della Croce, prega per noi!

🟢LIVE🟢PELLEGRINO A QUATTRORUOTE – itinerari con Padre Livio – puntata 23: Il Santo Curato d’Ars II Parte

Papa Leone XIV: “In qualsiasi circostanza Gesù non ci abbandona”

All’Angelus il Papa ha pregato per il Sudan e per la pace tra Russia e Ucrain

di Marco Mancini – ACI Stampa, 9/08/2026

“La presenza del Signore cambia tutto: Pietro addirittura riesce a fare alcuni passi sopra le onde verso di Lui; poi si spaventa, affonda e Gesù lo salva. Quando poi il Maestro sale sulla barca, la tempesta si calma, e allora sgorga spontanea dal cuore dei discepoli la professione di fede: «Davvero tu sei Figlio di Dio!» Per giungere a questo, non è bastato loro aver assistito a un miracolo, né aver avuto successo davanti alla gente: hanno dovuto passare attraverso l’esperienza della loro debolezza e, in essa, riconoscere la presenza di Dio. Solo così hanno potuto aprire veramente gli occhi e il cuore alla sua vicinanza, ritrovando pace anche in mezzo alla tempesta”. Lo ha detto stamane Papa Leone XIV, introducendo la preghiera dell’Angelus domenicale.

“Questo miracolo – ha aggiunto il Papa – ci insegna una cosa importante: prima di tutto a non esaltarci davanti al successo e a non presumere mai di noi stessi; e al tempo stesso a non disperare, neanche nei momenti di buio, quando ci sentiamo impotenti davanti ai problemi e, nonostante i nostri sforzi, ci sembra di andare più indietro che avanti.

In qualsiasi circostanza, Gesù non ci abbandona e, se lo accogliamo umilmente nella barca della nostra vita – con la preghiera, con i Sacramenti, con l’ascolto della sua Parola –, in Lui troveremo la pace, troveremo luce e forza per il nostro cammino”.

Dopo aver recitato l’Angelus e impartito la Benedizione, il Papa ha rivolto il suo pensiero al Sudan.

“Rinnovo il mio appello a coloro che hanno responsabilità di governo – ha detto Leone XIV – affinché garantiscano corridoi umanitari per la popolazione civile. Allo stesso tempo, esorto la Comunità internazionale a sostenere gli sforzi volti a raggiungere un immediato cessate il fuoco. Preghiamo affinché il Signore sostenga coloro che soffrono, converta i cuori di quanti ricorrono alla violenza e conceda la pace tanto attesa”.

Poi un appello per la pace tra Russia e Ucraina. “Sono vicino alle famiglie delle vittime, ai feriti e a tutti coloro che soffrono a causa del conflitto in atto di fronte a tanto dolore. Rinnovo un accorato appello affinché si rispetti il diritto umanitario e cessino da entrambe le parti di attacchi che coinvolgono obiettivi civili.  La guerra non fa che generare altra guerra e provoca enormi sofferenze; è tempo di fermare la spirale di violenza e dare spazio alla diplomazia e al dialogo per aprire la strada alla pace”.

Salutando i giovani infine il Papa ha ricordato “che in questi giorni il calendario liturgico propone alcune stupende figure di santi e sante. Ieri il grande San Domenico fondatori dei Frati predicatori, oggi Santa Teresa Benedetta della Croce uccisa da Auschwitz e copatrona di Europa. Domani San Lorenzo diacono della chiesa di Roma, dopodomani Santa Chiara d’Assisi che lasciò una vita agiata per seguire Gesù povero e umile sul modello del suo concittadino San Francesco: cari giovani lasciatevi entusiasmare da questi esemplari testimoni del Vangelo”.

🌾🍇BENEDIZIONE DI P.LIVIO + diciannovesima DOMENICA del Tempo Ordinario🔔

🟢 PADRE LIVIO – CREDO IN GESU’ CRISTO – Puntata 21

Santa Teresa Benedetta della Croce

Nome: Santa Teresa Benedetta della Croce

Titolo: Martire

Nome di battesimo: Edith Stein

Nascita: 12 ottobre 1891, Wroclaw, Polonia

Morte: 9 agosto 1942, Campo di concentramento di Auschwitz, Polonia

Ricorrenza: 9 agosto

Tipologia: Festa

Protettrice:
degli ebrei convertiti, della gioventù

Beatificazione:
1 maggio 1987, Germania , papa Giovanni Paolo II

Canonizzazione:
11 ottobre 1998, Roma , papa Giovanni Paolo II

Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) nacque il 12 ottobre 1891, è una delle figure più straordinarie, affascinanti e complesse dello scorso secolo. Fu tra le pochissime donne del suo tempo che poté studiare e insegnare filosofia, inoltrandosi nei sentieri di una ricerca esistenziale, da sempre riservata quasi esclusivamente ai maschi. E lo ha fatto con esiti felicissimi, riuscendo a imporsi, accanto a uno dei grandi maestri della filosofia del Novecento, Edmund Husserl.

Come lei stessa ha confessato, « dall’età di tredici anni fui atea perché non riuscivo a credere nell’esistenza di Dio ». Ma, protesa in una ricerca incessante e radicale della verità, impegnata nella soluzione dei grandi problemi della vita, non poteva non imbattersi nella verità di Dio, un Dio che in Gesù mette in gioco tutto per gli uomini, che non si arresta neppure di fronte al dolore e alla morte. 

La verità di Dio sta proprio nel suo affermarsi attraverso la debolezza della croce e della morte. La scoperta che, in Gesù, Dio ha condiviso con noi tutto, fa nascere quell’abbandono in lui che caratterizza la vita di quanti sanno che, dalla venuta di Gesù in poi, Dio non ha mai abbandonato l’uomo.

Queste certezze hanno illuminato la vita di Edith Stein, nata a Breslavia nel 1891. Ultima di sette fratelli di un’agiata famiglia ebrea, ha percorso con successo il ciclo di studi, occupandosi soprattutto di psicologia e di ricerca filosofica nell’università della sua città natale e poi in quelle di Gottinga e di Friburgo, come allieva prima e assistente poi del celebre filosofo Edmund Husserl. Quando nel 1917 si laureò, aveva già al suo attivo una serie di studi importanti che le avrebbero aperto le porte della carriera accademica. Ma successero alcuni fatti che diedero alla sua vita una svolta radicale.

Il pensiero di Dio, che un tempo neppure la sfiorava, cominciò a insinuarsi prepotentemente nella sua vita, sulla spinta anche di alcuni avvenimenti. Nella prima guerra mondiale moriva un professore che lei stimava molto. Fu un grande dolore per tutti, soprattutto per la moglie, la quale, anziché crollare sotto il peso di quel dramma, trovò nel rapporto con Dio la forza di iniziare una nuova vita. Edith ne fu profondamente colpita. « Fu il mio primo incontro con la croce » – scriverà ricordando il fatto – « e con la forza che essa comunica in chi la porta ».

La ricerca della verità la condusse verso la verità di Dio. Nel 1921 il cammino di avvicinamento giungeva alla conclusione. Ospite di un’amica, fu da questa invitata a scegliersi un libro tra i molti di cui era fornita la sua biblioteca. Edith allungò la mano a caso e ne estrasse uno alquanto voluminoso: era l’autobiografia di santa Teresa d’Avila. Lo lesse d’un fiato. « Chiudendolo ha poi scritto mi sono detta: questa è la verità ».

S. Teresa aveva sintetizzato in un motto la sua fede: « Dio basta ». Edith lo fece suo. L’approdo al cattolicesimo avvenne il giorno di capodanno del 1922, quando ricevette il battesimo. La sua scelta di farsi cattolica la mise in vivace contrasto con la madre, che era molto legata alla religione ebraica. Dopo la conversione, Edith insegnò nel collegio delle domenicane di Speyer e viaggiò molto in Germania e all’estero. Nel 1932 insegnò pedagogia a Miinster. Ma il regime nazista aveva già cominciato a discriminare gli ebrei, costringendoli a lasciare l’insegnamento. Gli eventi infausti accelerarono un proposito che la Stein aveva già maturato, quello di dedicarsi alla vita contemplativa. E così, lasciandosi alle spalle una prestigiosa carriera, si annullava nell’anonimato nel Carmelo di Colonia, con il nome di Teresa Benedicta a Cruce

Il Carmelo è una grande scuola di umiltà. Edith dovette mettere da parte i suoi libri per dedicarsi come le altre sorelle alle faccende domestiche: si adeguò alle esigenze della vita comune con gioia, per seguire Gesù anche nelle quotidiane umili cose. Nel 1938 con la professione perpetua decideva di essere per sempre carmelitana.

L’odio contro gli ebrei intanto divampava in Germania. La presenza di Edith, pur sempre ebrea nonostante la conversione al  cristianesimo, nel Carmelo di Colonia costituiva un pericolo per le sue consorelle. Si trasferì allora in Olanda, nel Carmelo di Echt, dove si dedicò allo studio della figura e dell’opera di san Giovanni della Croce, grande riformatore, assieme a santa Teresa d’Avila, della vita carmelitana.

Nel 1940 i tedeschi invasero l’Olanda, l’odio contro gli ebrei cominciò a mietere vittime anche lì. Edith dovette appuntare sull’abito monastico la stella gialla che la segnalava come ebrea. E non fu la sola delle umiliazioni. I tempi s’erano fatti duri. « Sono contenta di tutto » – scriveva; « solo se si è costretti a portare la croce in tutto il suo peso, si può conquistare la saggezza della croce ».

Il 2 agosto 1942 i tedeschi irruppero nel Carmelo, prelevarono Edith, assieme alla sorella Rosa, fattasi anche lei carmelitana, e le avviarono al campo di raccolta di Westerbork, da dove il 7 agosto venne deportata ad Auschwitz: lì, in uno dei lager più tristemente noti per l’insana crudeltà dell’uomo, forse un paio di giorni dopo, finiva assieme alle altre compagne di sventura nelle camere a gas e poi nel forno crematorio.

Un ebreo scampato allo sterminio, che fu testimone delle ultime ore di Edith, ha descritto la sua serenità, la calma, l’incessante prodigarsi per gli altri, preda della disperazione e dello sconforto. Si occupava soprattutto delle donne: le consolava, cercava di calmarle, le aiutava; si prendeva cura dei figli di quelle mamme che, impazzite dal dolore, li abbandonavano. « Vivendo nel lager in un continuo atteggiamento di disponibilità e di servizio » – scrive il testimone – « rivelò il suo grande amore per il prossimo »

Ebrea per nascita,  cristiana per scelta, dopo un lungo cammino di ricerca e di approfondimento dei vari aspetti della conoscenza, portando ai più alti livelli le istanze spirituali delle due religioni, ha poi volato alto nei cieli della mistica, ed è diventata esempio affascinante e trascinante per quanti, laici e credenti di varie religioni, cercano la verità con amore tenace e coraggioso.

Papa Giovanni Paolo II l’ha proclamata beata nel duomo di Colonia il 1° maggio 1987 e santa l’11 ottobre 1998, nella basilica di San Paolo.

🟢LIVE🟢PELLEGRINO A QUATTRORUOTE – itinerari con Padre Livio – puntata 22: Il Santo Curato d’Ars


San Domenico di Guzman


autore: Gaspar de Crayer anno: 1655 titolo: San Domenico luogo: Museo del Prado

Nome: San Domenico di Guzman

Titolo: Sacerdote e fondatore dei Predicatori

Nome di battesimo: Domenico di Guzmán

Nascita: 1170, Calaruega, Spagna

Morte: 6 agosto 1221, Bologna

Ricorrenza: 8 agosto

Tipologia: Commemorazione

Patrono di:
Napoli, Augusta, Cavallino, Martano, Villaverla, Condofuri, Realmonte, Moliterno, Longobucco, Sturno >>> altri comuni

Canonizzazione:
13 luglio 1234, Roma, papa Gregorio IX

Luogo reliquie:Basilica patriarcale di San Domenico

Fa parte di: Santi dell’Emilia Romagna

Nato a Calaruega in Spagna nel 1170, da Felice Guzman e Giovanna di Asa, fu subito consacrato al Signore dalla madre sua, la quale aveva già visto in sogno che il figlio era destinato dal Signore a compiere cose grandi nella Chiesa. Appena ne fu capace, la pia Giovanna si prese cura di istruirlo nelle verità cristiane, e Domenico mostrava quanto grande fosse già fin d’allora la sua intelligenza e la sua pietà. 

A quattordici anni fu inviato all’Università di Valenza, da dove uscì con la laurea in retorica, filosofia e teologia. Divenuto sacerdote e sentendosi inclinato a una vita piuttosto ritirata dal secolo, entrò fra i Canonici Regolari di S. Agostino, dedicandosi alla conversione degli eretici Albigesi, ma dopo tante fatiche, visto che quello scoglio era troppo duro per essere spezzato da un uomo solo, meditò d’istituire un ordine di uomini  religiosi i quali accoppiassero agli esercizi di pietà lo studio delle scienze ecclesiastiche per dedicarsi specialmente alla predicazione: pregò molto il Signore affinchè gli manifestasse la sua divina volontà. Finalmente comunicò il suo disegno ai vescovi della Linguadoca, e tutti unanimemente approvarono; sedici missionari che già con lui faticavano lo seguirono e così l’ordine fu iniziato a Tolosa nel 1215.

Fondato a Prouille un monastero di religiose e un Terz’Ordine, si recò a Roma per ottenere l’approvazione per i nuovi religiosi. La sua istituzione venne così sanzionata nel 1216 assieme alle sue sagge costituzioni, ed il granello di senapa seminato nel fecondo campo della Chiesa, non tardò a dare i suoi copiosi frutti, poiché, ancor vivente, egli ebbe la consolazione di vedere fiorire in molte regioni d’Europa numerosi conventi da lui medesimo fondati. Gli Albigesi si convertirono, gran parte del clero si unì alla santa crociata, e fra i Cristiani si notò presto un forte risveglio.

La principale gloria di S. Domenico è però quella di aver divulgato la bella devozione del S. Rosario. Mentre egli predicava nella Linguadoca per la conversione degli eretici, vedendo che gran parte delle sue fatiche riuscivano vane, ricorse all’intercessione della SS. Vergine: e Maria SS. gli ispirò la recita di 150 Avemaria intercalate da 15 Pater e dalla considerazione di 15 misteri di nostra santa  religione. Domenico ed i suoi figli con il Rosario riuscirono a convertire gli ostinati Albigesi; S. Pio V ottenne la celebre vittoria di Lepanto sui Turchi, e tutti i Santi che seguirono ebbero dal Rosario le più belle vittorie sul demonio. 

Il santo patriarca, dopo aver compiuto in Roma l’ufficio di maestro del Sacro Palazzo, percorse ancora una volta la Spagna e la Francia, lasciando in esse il profumo delle sue virtù e fondando diversi monasteri: ritornò quindi in Italia per terminare i suoi ultimi giorni nel bacio del Signore. Spirò a Bologna circondato dai suoi religiosi il 6 agosto 1221.

Il corpo di San Domenico di Guzmán fu inizialmente sepolto dietro l’altare della piccola chiesa conventuale di San Nicolò delle Vigne, che sorgeva al posto dell’attuale Basilica a lui dedicata. Nel 1233 la sua salma fu riesumata dal beato Giordano di Sassonia, deposta in una cassa di cipresso e posta in un semplice sarcofago marmoreo dietro l’altare di una cappella laterale. Solo nel 1267 i suoi resti vennero collocati in un monumento più solenne — l’Arca di San Domenico, realizzata da Nicola Pisano e collaboratori — e traslati nella cappella a lui dedicata nella Basilica, dove ancor oggi riposa.

San Domenico di Guzmán fu canonizzato da Papa Gregorio IX il 13 luglio 1234 nella Cattedrale di Santa Maria Assunta a Rieti. Proprio il Pontefice, già cardinale Ugolino, firmò la Bolla papale Fons Sapientiae per decretarlo santo.

Il processo di canonizzazione, avviato nel 1233 e guidato da Giordano di Sassonia, durò circa 13 anni (1221–1234) prima della proclamazione ufficiale.

PRATICA. Col Rosario anche noi vinceremo tutte le nostre difficoltà.

Quando gli scoiattoli mi rincorrono per le noccioline

L’Erasmus della Fede mondiale. La Medjugorje dei giovani raccontata da Ciccotti

di Eusebio Ciccotti – Formiche.net

Dal 1° al 6 agosto si è tenuto a Medjugorje (Bosnia Herzegovina) il 37° Mladifest (“Festival dei Giovani”) cui hanno aderito 73 Paesi. Dal Paraguay alla Corea del Sud, dalla Ucraina alla Russia, dal Libano alla Terra Santa. Medjugorje si conferma il “confessionale del mondo”. Sono state distribuite 250.000 comunioni. Preghiere, canti, spettacoli teatrali. Si sono ascoltate forti storie di conversioni, dall’Asia all’Europa. Il saluto di Papa Leone ai giovani del Mladifest: “Non fatevi prendere da facili illusioni”. Il reportage di Eusebio Ciccotti

08/08/2026

Medjugorje – Se le Giornate della Gioventù ideate da Papa Giovanni Paolo II, occasione di preghiera per i giovani, si tengono ogni due anni, in diverse città del mondo, raggiungendo oltre il milione di presenze, un altro appuntamento, più “piccolo”, ma della medesima intensità spirituale, cui prendere parte almeno una volta nella vita, è il Mladifest (“Festival dei Giovani”), con cadenza annuale, a Medjugorje. Fondato dal frate Slavko Barbaric, scomparso prematuramente all’età di 54 anni, e a cura della Parrocchia di san Giacomo, è appuntamento conosciuto da tutti i cattolici del mondo. La cittadina di Medjugorje, nei cinque giorni del Festival (1° agosto – 6 agosto), riesce ad ospitare fino a 60.000 partecipanti: giovani, in stragrande maggioranza, ma anche donne e uomini della terza età, nonché giovani famiglie, molte “nate” da incontri avvenuti durante il Festival.

Chi canta prega due volte

Il “cuore” del Festival dei Giovani, richiamato nelle omelie tenute da presbiteri e vescovi, è la ri-scoperta della fede in Cristo.  Anche attraverso la “presenza” dalla Madonna che i fedeli pregano con devozione nei tre luoghi di Medjugorje, ormai famosi in tutto il mondo: la chiesa di san Giacomo, la Collina della Apparizioni (Podbrdo) e il Križevac (Monte della Croce).  Il programma del Festival è così strutturato: dalle 9.00 alle 12.30, nel grande piazzale dietro la chiesa si susseguono: catechesi, testimonianze di conversioni o chiamate alla fede, canti, e balli. A partire dalle 16.00, riprendono le catechesi, le testimonianze. Alle 17.00, i circa 50.000 presenti recitano due rosari, segue la santa Messa, e, infine, il programma termina con un’ora di Adorazione, dalle 20.00 alle 21.00.

Quello che affascina tutti, giovani, adulti, e bambini di ogni età, in uno spirito di gioia francescana, sono i canti e le danze guidati dal palco da giovani, suore, e sacerdoti. Non riesci a non esserne coinvolto. Sperimenti veramente che cantare e danzare “è pregare due volte”.

Un momento dell’omelia
Suor Micaela, da carabiniere a suora
Mladifest
Mladifest
Mladifest
Mladifest
Mladifest
Mladifest
Mladifest
Mladifest
Medjugorje, il confessionale del mondo
La messa alle 5 del 6 agosto, sul Križevac, che chiude il Mladifest 2026
Medjugorje: l’Erasmus della Fede Mondiale

Ma, terminato il Programma ufficiale, i giovani non vanno a dormire! Chi vola sul Podbrdo, chi si arrampica sul Križevac, chi rimane a cantare intorno alla chiesa di San Giacomo, sventolando le proprie bandiere. Fino all’una di notte. Parlando in inglese. Qui, a Medjugorje, tutti i giovani del mondo sono una unica famiglia.

Si canta, si balla, ci si conosce. Ci si mette in posa, imbracciando gli smartphone: et voilà, ecco centinaia di scatti e video a mitraglia!

Bastano pochi secondi e nascono nuove amicizie. Alcune rimarranno per tutta la vita. Ci si si invita reciprocamente, da un continente all’altro. Medjugorje è l’Erasmus della Fede Mondiale.

Medjugorje, “confessionale del mondo”

Se non sei mai stato a Medjugorje, appena giungi davanti alla chiesa di San Giacomo, sei attratto da una immagine rara: nel piccolo piazzale, alla sinistra dell’edificio, scorgi una lunga fila di sacerdoti seduti sulle loro sedioline, con di fronte un pellegrino in confessione. A terra le “latte” con le bandierine dei Paesi e il relativo nome del Paese nella rispettiva lingua: rimani senza parole. Capisci che quando i francescani lanciarono, anni fa, l’espressione “Medjugorje confessionale del mondo”, non era una iperbole. Non è difficile incontrare qualcuno che ti “confesserà” di essersi “confessato” dopo 25, 30, 43 anni! E aggiungerà, nella lingua con cui stai interagendo, “Ora mi sento veramente leggero, mi sento bene! Questo è un luogo santo!”.

Ecco le lacrime

Un’altra forte scena, filmata involontariamente dai tuoi occhi e che rimarrà nella tua cineteca mentale per tutta la vita, è il momento dell’Eucarestia. Tra gli oltre 50.000 fedeli che ogni sera riempiono il grande piazzale di fronte all’altare esterno, sin sotto il boschetto e, ancora, giù nel grande prato, ecco avanzare, con passo sicuro, centinaia di sacerdoti vestiti di bianco, con in mano il calice. Molti fedeli, quelli vicino ai percorsi, avendo spazio, si inginocchiano per ricevere Cristo.

Rivedi la scena degli Apostoli mentre distribuiscono i pani e i pesci ai 5.000 (MatteoMarcoLucaGiovanni). Davanti a tanta fede, a tanta fame di Cristo, il cuore inizia a battere all’unisono seguendo i canti eucaristici. Gli sei grato poiché Egli si fa piccolo e cammina tra le folle, nelle sacre pissidi, per entrare nel tuo cuore e trasformarlo da pietra in carne: ti commuovi. È il momento in cui ti può capitare di ricevere “il dono delle lacrime”: esso ti arriva quando abbracci l’umiltà (ben raccontato, per esempio, dal bellissimo film Le défroqué, 1954, di Léo Joannon). Ora puoi scorgere lacrime benedette su qualche volto.

Le omelie

Un altro momento intenso della messa a Medjugorje, soprattutto durante il Festival, è quello delle omelie. Presbiteri e vescovi legano felicemente insieme riflessione teologica, pastorale e “meeting”. Quest’anno il tema è stato “Ad Fontem”, ossia ritornare alla fonte dell’annunzio di Cristo. Cui si è aggiunto, più volte, il commento al saluto di Papa Leone rivolto ai giovani del Mladifest, “Non fatevi prendere dalle facili illusioni passeggere”.

La comunicazione dei presbiteri, va detto, ha goduto di una costante chiarezza espositiva; quando la riflessione sfiorava concetti teologici “impegnativi” questi erano resi comprensibili a tutti. E, infine, il rimando al ruolo della Regina della Pace, presente in ogni omelia, mai è apparso posticcio: sempre motivato attraverso un pacato approccio mariologico.

Se le omelie (ma anche tutto il servizio liturgico nel suo insieme), hanno catturato l’interesse da ogni partecipante, di diverse culture, tutti armati di auricolari alle orecchie, è merito anche di un collaudato staff di interpreti simultanei da anni impegnato in un lavoro da autentici professionisti. Traduzione in ben venti lingue di arrivo! Dall’inglese all’ungherese, dall’ ucraino al russo, dall’arabo al norvegese, dal mandarino al coreano…

 Le testimonianze

Altro momento clou sono le testimonianze relative alla ri-scoperta della fede. Ecco suor Micaela di Roma. Da bambina e poi da adolescente “ho sempre voluto battermi per la giustizia, per contribuire a cambiare la società in meglio. Questo desiderio l’ho visto realizzato nell’arma dei Carabinieri. Era il mio sogno divenire un carabiniere. Ci sono riuscita. Felicissima. Da giovane militare ho mantenuto anche i miei interessi di studentessa, ossia la musica e le diverse attività sportive. Dopo qualche anno sentivo che dentro di me che ciò non bastava. Rimaneva un senso di insoddisfazione, nonostante l’amore per l’Arma fosse, ed è tutt’ora, un gran servizio per migliorare la vita dei cittadini. Pian piano ho capito che ero chiamata a contribuire al cambiamento degli uomini dall’interno. Con la preghiera. In special modo con la vita religiosa. E la Madonna della Rivelazione delle Tre Fontane, di Roma, mi chiamava. Oggi sono suora e mi sento felice di lavorare per il Signore con le mie amate consorelle, qui presenti”. Grande applauso.

“Vengo da Seul. Una città che offre molti divertimenti. Ero un giovane amante delle nottate con gli amici in discoteca. Non trovavo la fidanzata giusta e così avevo molte ragazze. La mattina, dopo le notti di sesso e alcol, ero triste, svuotato dentro, insoddisfatto per questa vita da ‘giovane libero’. Finché qualcuno non mi parla di un viaggio a Medjugorje, dove è apparsa e appare ancora la Madonna a dei veggenti. Parto per curiosità. La mia vita cambia. A Seul, quando torno, scopro il gruppo Ubi Caritas, fondato nel 1997, attivo in diverse città della Corea del Sud. Ogni sera, alle 21.00, il gruppo si riunisce per pregare. Preghiamo sia per le intenzioni personali, che per la fine di ogni guerra nel mondo, per la riunione delle due Coree.  Oggi non vivo più con il senso di colpa ma con quello della gratitudine, verso Maria Vergine e Gesù. Quando conosco qualche nuovo amico immerso nel disagio gli propongo di unirsi a noi e, se lo desidera, di venire a Medjugorje”.

Il saluto con le bandiere e la messa finale sul Križevac

L’ultimo giorno del Festival, dopo la messa serale, ascoltiamo l’invito del parroco, a nome di tutti i celebranti, rivolto ai giovani: portare il messaggio di Cristo nel mondo: la “Missio ad gentes”. Cui segue l’appuntamento per il 2027 ( 27- 31 luglio; poiché dal 1° agosto vi saranno le Giornate della Gioventù, presiedute da Papa Leone, a Seul).

Poi, prende avvio il saluto delle delegazioni dei giovani, armate di bandiere e cartelli con su il nome del loro Paese, mentre sfilano tra i settori dei fedeli, assiepati sino all’inverosimile, nel grande piazzale. Musica, saluti, grida di gioia, sventolamento di vessilli. Ultimo appuntamento alle cinque del mattino seguente, ossia 6 agosto, per la messa finale sul Križevac. Se non tutti i 50.000 vi andranno, chi lo fa sale sin dalle 2.00 di notte. Si assiepa sui sassi. Prega, canta, e ogni tanto si appisola un pochino durante la notte. Molti non rinunciano all’ultimo saluto alla Croce.

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