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L’Iran e l’Operazione Sansone: giocarsi tutto pur di far saltare l’economia degli Stati del Golfo

di Federico Fubini – Corriere della Sera – 7 Marzo 2026

Oltre mille droni e 200 missili: l’Iran fa il massimo per portare gli Emirati Arabi allo stress estremo. Pressione anche su Bahrein, Doha e Riad. Gli emiri hanno versato miliardi a Trump, ma sotto le bombe i maxi progetti nell’Ai traballano

Khalaf Ahmad Al-Habtoor non è un leone da tastiera, ma un miliardario dell’establishment degli Emirati Arabi Uniti. Non è un oppositore di Donald Trump, ma un ex diplomatico che aveva creduto di poter fare affari ancora migliori grazie al presidente degli Stati Uniti. Eppure giovedì 5 marzo ha pubblicato una lettera in cui rivolge una serie di domande e osservazioni taglienti al tycoon della Casa Bianca: «Hai calcolato i danni collaterali prima di sparare? Hai messo i Paesi del Golfo al cuore di un pericolo che non hanno scelto». E ancora: «Le tue iniziative del “Board of Peace” sono state finanziate dagli Stati del Golfo» scrive Al-Habtoor, pensando al miliardo di dollari che l’amministrazione ha chiesto a ciascuno di loro per sedersi al tavolo: «Dov’è finito questo denaro?» La lettera di Al-Habtoor si conclude ricordando che «la vera leadership non si misura dalle decisioni di guerra, ma dalla saggezza, dal rispetto per gli altri e dalla spinta verso il raggiungimento della pace».

Tutta questa amarezza è comprensibile. Le ultime stime indicano che gli Emirati Arabi Uniti, che hanno negato agli Stati Uniti l’uso delle proprie basi attaccare l’Iran, sono stati presi di mira dalle forze di Teheran con circa duecento missili e 1.072 droni; una ventina di missili e una settantina di droni hanno superato la contraerea colpendo fra l’altro l’aeroporto di Dubai, vari grandi alberghi, due data center di Amazon Web Services e il principale centro di desalinizzazione. 

In confronto altri centri del Golfo sono meno bersagliati. Il Bahrein, che ospita la quinta flotta americana, ha avuto circa 75 missili e 130 droni; il Qatar, dove si trova la più vasta base statunitense nella regione, ha ricevuto un centinaio di missili e una quarantina di droni. L’Arabia Saudita non pubblica i dati sugli attacchi ma, benché la sua principale raffineria sia stata colpita due volte, sembra meno presa di mira.

C’è del metodo in questi colpi indiscriminati. Gli Emirati sono i grandi bersagli degli iraniani non solo perché, con gli Accordi di Abramo, riconoscono Israele. Anche il Bahrein lo fa ma, in confronto, viene risparmiato. Sembra piuttosto essere il modello Dubai il vero obiettivo di Teheran, il simbolo dell’integrazione blasfema degli arabi del Golfo nelle élite globali del denaro. E forse ciò che la Guardia rivoluzionaria iraniana vuole è proprio il tipo di reazione Al-Habtoor, il miliardario emiratino che ora accusa Trump

In Israele esiste qualcosa che va sotto il nome di «Opzione Sansone»: l’idea di far crollare le colonne del tempio sopra di sé e dei nemici filistei, ossia attivare l’arma atomica in una sfida esistenziale con l’Iran. L’Iran stesso sta probabilmente sperimentando qualcosa che va nella stessa direzione. Vuole portare all’estremo lo stress dei vicini arabi nel Golfo, a costo di rischiare la loro rappresaglia, pur di spingerli a una rivolta contro Trump.

Non è difficile immaginare i pensieri dei monarchi assoluti di Abu Dhabi, Doha o Riad in questi giorni. La domanda di Al-Habtoor sul destino dei fondi per il «Board of Peace», ancora una volta, dice tutto. I regnanti del Golfo hanno versato miliardi di petrodollari a Trump e ai suoi cari; pensavano di avere il tycoon sotto controllo, di fare affari con lui, ma nemmeno la massa immane di denaro accumulato grazie al potere della Casa Bianca può sedare la sua imprevedibilità. I re del Golfo hanno arricchito Trump contando di controllarlo; in cambio ne hanno missili e droni iraniani di una guerra che non hanno mai voluto.

Eppure avevano pagato. Qatar ha messo a disposizione di Trump un aereo da 400 milioni di dollari. Un fondo sovrano dell’Arabia Saudita ha versato due miliardi nello hedge fund di Jared Kushner a Miami chiamato Affinity Partners e così hanno fatto il Qatar e il principe di Abu Dhabi Sheikh Tahnoon bin Zayed Al Nahyan con centinaia di milioni ciascuno, sempre a favore del genero di Trump. 

Il caso più gravido di conseguenze riguarda però proprio il governo degli Emirati Arabi Uniti. A gennaio di un anno fa ha investito mezzo miliardo per il 49% della nuova piattaforma di criptovalute appena lanciata da Trump con il suo factotum Steve Witkoff (i gestori della società sono i figli dei due). La famiglia Trump ha incassato direttamente 187 milioni di dollari, quella di Witkoff 31. Subito dopo, nel suo ruolo di presidente degli Stati Uniti, il tycoon ha dato agli Emirati accesso ad alcuni dei semiconduttori più avanzati prodotti in America da Nvidia per l’intelligenza artificiale.

Questo è uno dei punti nevralgici dei bombardamenti in corso. Il Golfo oggi è una colossale scommessa sull’intelligenza artificiale, con progetti per centinaia di miliardi di dollari delle monarchie petrolifere tramite le Big Tech americane. Ma l’Iran sceglie i suoi bersagli con cura simbolica e capacità di destabilizzare. I tre droni caduti sui data center (due negli Emirati, il terzo in Bahrein sempre di Amazon Web Center) generano incertezza in tutta l’area. Non sarebbe il momento giusto: gli Emirati stanno lanciando Stargate, un progetto da 500 miliardi di dollari con giganti americani come OpenAI, Nvidia e Oracle; Microsoft ha un suo maxi-piano. Anche l’Arabia Saudita e il Qatar hanno simili disegni colossali. Per tutti loro questo è il futuro, quando il petrolio e il gas saranno meno importanti o abbondanti. Ma il rischio dei droni di Teheran ha l’effetto di un veleno paralizzante.

I sovrani arabi ne parleranno con Kushner, Witkoff e i Trump alla Future of Investment Initiative, una conferenza d’affari a Miami tra venti giorni. Esprimeranno la loro collera. Chiederanno, ancora una volta, garanzie. Ma sanno già che Trump non è prevedibile, neanche per i suoi familiari e soci in politica e business. Possibile allora che i signori del Golfo si rivolgano a un altro garante, per poter controllare ogni futura reazione dell’Iran dopo questa guerra. Chiameranno il potenziale vincente di questo terremoto geopolitico: la Cina di Xi Jinping.

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

CI SCRIVONO

Ma siamo sicuri che la Madonna nel suo ultimo messaggio non abbia fatto riferimento indirettamente alle guerre attuali Carissimo padre Livio ?

Anch’io, come lei, nei messaggi di Medjugorie , vengo sempre colpita e mi interpello  sulle  parole inusuali che in essi compaiono : a gennaio fu “ siate positivi”; ora invece nel messaggio di febbraio è “siete addormentati “…… Addormentati perché? In cosa ?

Poi nel leggere quella che viene chiamata “ la piccola Apocalisse” del capitolo 13 di Marco , capitolo 21 di Luca e 24 di Matteo, in cui si preannunciano persecuzioni, terremoti, proclamazione del Vangelo a tutte le nazioni e guerre….( tutto ciò che in pratica sta accadendo ora) leggo alla fine , testualmente : 

Luca 21

21:36Vegliate in ogni momento pregando

Matteo 24

24:42  Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.

Marco 13

13:36  fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi ADDORMENTATI

Non è che la Madonna in quest ‘ultimo messaggio  ci voglia rimandare a questi capitoli dei Vangeli e ricordarci che siamo addormentati perché non vegliamo in quanto non sappiamo leggere i segni dei tempi e non abbiamo ancora capito che stiamo in piena Apocalisse e purtroppo nessuno ne parla??Nessuno ne parla esplicitamente fatta eccezione naturalmente , per quel che mi riguarda , di  lei, di molti  sacerdoti illuminati dagli scritti di Luisa Piccarreta e del cardinal Comastri( del quale ho ascoltato su YouTube l’interessantissina catechesi dal titolo “ La seconda venuta di Gesù “)  

La saluto con estrema gratitudine garantendo, come atto dovuto, l’aiuto , la   preghiera ed il sostegno  economico a radio  Maria per il ruolo insostituibile che ha sempre occupato ed occupa  per la guida e la  crescita spirituale di tutti . 

Rosanna -Porto San Giorgo

Cara Rosanna,

non c’è dubbio che gli Apostoli, nonostante gli ammonimenti e le profezie di Gesù riguardo alla sua Passione, sia siano fatti trovare addormentati nell’ora delle tenebre.

Così sta accadendo anche a noi, nonostante che la Madonna sia presente con apparizioni quotidiane e con Messaggi da quasi mezzo secolo.

La parola “addormentati” è usata per la prima volta dalla Madonna nei suoi Messaggi e questo è un particolare molto significativo perché allude alla situazione di incoscienza degli apostoli alla vigilia della Passione.

Questa situazione di sonno spirituale è anche la nostra e lo dimostra l’incoscienza con cui stiamo vivendo questo passaggio della storia,  quando  Satana, “sciolto dalle catene” , tenta di prevalere, di far trionfare l’iniquità e di distruggere “la vita, la natura e il pianeta” sul quale viviamo.

Noi, seguaci della Gospa, dobbiamo svegliarci e prepararci, con la preghiera e la santità della vita, al combattimento spirituale che ci attende e che è rivelato nel Vangelo e nei Messaggi della Regina della pace.

Il prossimo futuro deve vederci svegli e determinati, pronti a testimoniare e a portare la Croce. Incominciamo da questo tempo di grazia della Quaresima.

Ave Maria

Padre Livio

Pensieri sui Vangeli Festivi: III Domenica di Quaresima – di Padre Livio

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 4,5-15.19b-26.39a.40-42

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Parola del Signore.

🔴LIVE🔴 NON PRAEVALEBUNT – PUNTATA 1: I segni dei tempi – Catechesi giovanile 2006-2007 di P. Livio


🔴LIVE🔴🙏⭐️CATECHESI GIOVANILE⭐️P.LIVIO: FIGLIOLI VI ABBRACCIO CON TENEREZZA – Puntata 8🙏

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🙏DA RADIO MARIA IRAQ ERBIL PIANA DI NINIVE

Via Crucis dalla chiesa di Mar Korkis ad Ankawa

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Dietrologie e calendario: perché la guerra di Trump in Iran «colpisce» la Cina. E Xi fatica a reagire

diFederico Rampini| 6 marzo 2026

Colpendo in rapida successione Venezuela e Iran, Trump si è intromesso nella questione energetica (e di sicurezza) della Cina. La cui economia attraversa un periodo di fatica sempre più intensa. E in questo quadro entra anche la questione di Taiwan

Geopolitica, attenzione ai simboli, galateo diplomatico e cerimoniale. Tutto si mescola quando una fonte autorevole da Pechino suggerisce questo calendario: l’annuncio o previsione di Donald Trump che la guerra potrà durare quattro settimane, la farebbe concludere subito prima che il presidente americano arrivi alla corte di Xi Jinping

Previsione? Auspicio? «Intelligence»?

L’attacco americano contro l’Iran non può essere compreso se lo si guarda soltanto attraverso la lente mediorientale, o quella europea, oppure la politica interna americana. C’è una quarta angolatura: vista dall’Estremo Oriente, questa guerra assume un significato diverso. In un certo senso, diventa più razionale

Prendo a prestito le analisi che circolano sui media asiatici, come quella di un esperto osservatore giapponese della Cina, Katsuji Nakazawa; sul Nikkei Asia ha scritto un articolo che cattura l’attenzione fin dal titolo e sottotitolo: «Perché Xi Jinping non può cancellare la visita di Trump dopo l’attacco all’Iran. I guai economici e politici interni della Cina limitano le sue critiche all’America». 

Fra le ragioni d’interesse di questa analisi c’è il calendario che lega le operazioni militari a un summit molto atteso: la visita di Trump da Xi a fine mese.

Venezuela e Iran – ricorda l’esperto giapponese – rappresentano da anni due pilastri della strategia energetica e geopolitica di Pechino: regimi ostili agli Stati Uniti e contemporaneamente preziosi fornitori di petrolio. Colpire uno e destabilizzare l’altro significa intervenire direttamente su una delle vulnerabilità strutturali della potenza cinese.

La tempistica della crisi è rivelatrice. L’operazione militare contro Teheran è arrivata mentre la Casa Bianca prepara il viaggio di Trump a Pechino. Il presidente americano dovrebbe essere ospite in Cina dal 31 marzo al 2 aprile. Tre giorni appena: pochi per una classica visita di Stato ricca di cerimonie e incontri, abbastanza però per suggerire che Washington abbia voluto accelerare i tempi in vista dell’offensiva contro l’Iran.

Trump sembra aver calcolato che Xi non può permettersi di annullare o rinviare quell’incontro, neppure dopo un attacco americano che ha eliminato la guida suprema iraniana Ali Khamenei. In altre parole, la Casa Bianca ritiene di aver individuato un punto di debolezza della leadership cinese.

Per Xi quella visita ha un valore simbolico e politico enorme. Il leader cinese attende da tempo l’occasione di rilanciare la propria dottrina di «diplomazia tra grandi potenze», una formula con cui Pechino ambisce a trattare con gli Stati Uniti alla pari in un duopolio globale. L’immagine di Xi come interlocutore indispensabile sulla scena mondiale conta quasi quanto i risultati concreti della diplomazia. Si direbbe che Putin non è l’unico a sentirsi bisognoso di legittimazione… 

Quando Trump ha evocato una sorta di G-2 con la Cina, un direttorio per regolare gli affari globali, ha fatto risuonare una musica soave alle orecchie del leader comunista.

La convinzione americana che Pechino difficilmente reagirà con durezza non nasce oggi. Già all’inizio dell’anno Trump aveva messo alla prova la pazienza cinese con l’operazione spettacolare in Venezuela. Il 3 gennaio forze speciali americane effettuarono un raid a Caracas catturando il presidente Nicolás Maduro e la moglie Cilia Flores, trasferiti poi a New York per affrontare accuse legate al narcotraffico.

L’episodio fu umiliante per Pechino perché avvenne poche ore dopo che Maduro aveva ricevuto una delegazione ministeriale di alto livello inviata dal governo cinese. Eppure la reazione ufficiale della Cina rimase moderata. Un segnale che a Washington è stato interpretato come la prova che Pechino preferisce evitare uno scontro frontale con l’amministrazione Trump.

La posta in gioco è soprattutto energetica. La Cina è oggi il primo importatore mondiale di petrolio e dipende per circa il settanta per cento da forniture esterne. Iran e Venezuela figurano tra i suoi partner più importanti. Se Washington riesce a influenzare la politica interna di quei due paesi – o a controllarne in parte le esportazioni – può incidere sulla sicurezza energetica cinese. Nel caso venezuelano questo meccanismo è già in funzione.

La prudenza di Pechino si vede anche nel linguaggio diplomatico. Il ministero degli Esteri cinese ha criticato l’operazione americana in Iran, ma evitando attacchi personali contro Trump. Anche il ministro degli Esteri Wang Yi ha mantenuto un tono misurato. Un atteggiamento che contrasta con la violenza verbale usata da Pechino contro altri interlocutori, per esempio il Giappone, quando il primo ministro Sanae Takaichi ha evocato la possibilità che una crisi su Taiwan costituisca una minaccia esistenziale per Tokyo (e quindi possa costringerlo a intervenire).

Dietro questa cautela si intravedono le difficoltà interne della Cina. L’economia continua a essere appesantita dalla lunga crisi immobiliare; i profitti delle imprese rallentano; i consumi restano deboli; la disoccupazione giovanile rimane elevata. In questo contesto una visita di Trump accompagnato da un folto gruppo di grandi imprenditori americani rappresenterebbe per Xi un segnale di fiducia internazionale. Se il viaggio saltasse, l’attenzione globale si concentrerebbe ancora di più sulle fragilità dell’economia cinese.

L’ultimo vertice tra Trump e Xi, avvenuto a Busan lo scorso ottobre, aveva prodotto una tregua temporanea nella guerra commerciale tra le due potenze. Ma si tratta di un equilibrio fragile. Oltre ai problemi economici, Pechino affronta anche tensioni all’interno dell’apparato militare. La recente epurazione del generale Zhang Youxia, per anni uno degli alleati più fidati di Xi e al vertice dell’Esercito popolare di liberazione, ha rivelato contrasti interni sulla gestione delle forze armate.

A complicare ulteriormente il quadro c’è la questione di Taiwan. Washington sta preparando una massiccia vendita di armi all’isola, con un pacchetto annunciato da circa undici miliardi di dollari. Per Xi sarebbe un colpo politico delicato alla vigilia del congresso del Partito comunista del 2027, quando punta a ottenere un quarto mandato alla guida del paese.

Alcuni analisti americani leggono l’offensiva contro l’Iran come una mossa indiretta contro la Cina. Secondo un commento pubblicato dall’Hudson Institute, l’operazione Epic Fury punta a indebolire l’influenza cinese in Medio Oriente e permetterà agli Stati Uniti di concentrare più risorse strategiche nell’Indo-Pacifico.

In questa interpretazione l’attacco all’Iran non è il fine, ma l’inizio di una strategia più ampia: l’apertura di quello che alcuni definiscono il “secolo indo-pacifico”, il grande confronto tra Washington e Pechino.

La posta in gioco torna così a essere Taiwan. Trump vuole impedire che la Cina tenti contro

l’isola ciò che gli Stati Uniti hanno fatto prima in Venezuela e poi in Iran: un’azione rapida capace di rovesciare equilibri regionali. Colpendo il principale alleato mediorientale di Pechino, Washington manda un segnale preventivo.

Non è un caso che la Cina acquisti gran parte del petrolio iraniano a prezzi scontati. Per Pechino quelle forniture rappresentano una sorta di assicurazione strategica: una riserva energetica utile nel caso di sanzioni occidentali durante una crisi su Taiwan.

In questa triangolazione tra Washington, Pechino e Teheran si intrecciano curiosi parallelismi storici. Nel gennaio 1979 gli Stati Uniti e la Cina stabilirono relazioni diplomatiche ufficiali proprio mentre lo scià filoamericano veniva rovesciato dalla rivoluzione iraniana. Negli anni Ottanta Pechino divenne uno dei principali fornitori di armi di Teheran durante la guerra Iran-Iraq. E il 4 giugno 1989 – giorno della morte dell’ayatollah Khomeini – coincise con la repressione di Piazza Tiananmen.

Oggi la morte del suo successore Khamenei in un attacco americano riporta ancora una volta quei tre paesi dentro lo stesso scenario geopolitico.

Se il conflitto con l’Iran dovesse protrarsi, il viaggio di Trump a Pechino può ancora essere rinviato. Ma una cosa appare già chiara: l’offensiva americana non è soltanto una partita mediorientale. È un rischio calcolato in una competizione globale. E mentre il mondo osserva le conseguenze della crisi iraniana, c’è un punto di osservazione alternativo: nello stretto di Taiwan e nell’equilibrio di potenza nel Pacifico.

🔴LIVE🔴 I DIECI COMANDAMENTI – di Padre Livio – Puntata 92 – IL PUDORE


I Segreti di Medjugorje

23. In quali luoghi accadranno i Segreti?

Siamo entrati nel tempo dell’Apocalisse perché mai in quasi duemila anni di Storia, si era verificata la possibilità che l’uomo distruggesse il mondo. È la prima volta nella Storia che l’uomo con i suoi armamenti ha la possibilità di distruggere il mondo, la vita, la natura e il pianeta sul quale viviamo. Questa possibilità è già un segno dell’Apocalisse. Mai è accaduto in duemila anni di Storia cristiana, che ci fosse un rifiuto così vasto del Cristianesimo, specialmente nei Paesi dell’antica cristianità per cui possiamo dire che l’uomo si è messo al posto di Dio. La morte del Cristianesimo è profetizzata dagli studiosi, la crisi della fede è nella realtà. A Paolo VI, in un dialogo con Jean Guitton un intellettuale cattolico francese, veniva da pensare se il tempo nel quale viviamo non sia quello di cui parla Gesù. Si chiedeva se quando verrà il Figlio dell’Uomo sulla Terra troverà ancora la fede. Siamo in una fase di liquidazione della fede con il tentativo di satana di prevalere. Nei discorsi di Gesù nei Vangeli, le tematiche apocalittiche sono sempre presenti nella storia, stanno raggiungendo una visibilità e una forza tali da minacciare di travolgere il mondo. I segni dell’Apocalisse, di cui parla Gesù nei Vangeli, sono quelli che abbiamo sotto gli occhi, cioè i falsi Cristi e i falsi profeti. Sono tutte quelle ideologie che hanno sostituito la fede cristiana in Occidente. La crisi del Cristianesimo, a livello delle classi colte è partita già dal 1700, a livello popolare nel ‘900. Dopo la Prima Guerra Mondiale, e soprattutto con la Seconda Guerra Mondiale, siamo arrivati a una scristianizzazione di massa. I falsi profeti sono tutti quelli che hanno promosso le ideologie contemporanee, che sono state chiamate da Giovanni Paolo II: le ideologie del male. Molti verranno nel nome di Gesù, ingannando la gente. I giovani che hanno fatto la Comunione e la Cresima che sono cresciuti, di Cristianesimo non sanno nulla. Dispiace per queste persone perché siamo in un tempo in cui satana miete le anime. I conflitti sono stragi vere e proprie: 20.000.000 nella Prima Guerra Mondiale, 70.000.000 milioni nella Seconda Guerra Mondiale, preghiamo Dio che non ci sia una terza Guerra Mondiale con le bombe atomiche. Questi rumori di guerre, terremoti, carestie e pestilenze in vari luoghi, ma anche questi cambiamenti climatici che mettono a soqquadro l’habitat umano, diventano l’emblema delle catastrofi spirituali. La crisi spirituale nel mondo, dove l’iniquità aumenta e dove la fede e l’amore di Dio si raffredda, sono tutti segni del tempo dell’Apocalisse di cui parla il Vangelo. Satana scardina i cuori con l’odio.
Ci saranno anche dei segni cosmici che saranno quelli più visibili nel tempo dei Segreti. Non saranno da sottovalutare, infatti la Madonna nel 1917 a Fatima profetizzò un segno della grande guerra che sarebbe arrivata e nel 1938 diede inizio all’aurora boreale. Gesù ha detto che avremo dei segni nel sole, nella luna e nelle stelle. Credo che nel tempo dell’Apocalisse vedremo numerosi spettacoli cosmici, ma soprattutto il Segno del terzo Segreto di Medjugorje, bellissimo, indistruttibile, durevole, che viene dal Signore che attesta la sua signoria nel caos universale. La Madonna ha detto che Dio l’ha manda in questi tempi difficili, per salvare le vostre vite e il pianeta sul quale viviamo.
Anche l’evangelizzazione mondiale, considerando nel nostro piccolo Radio Maria, è un segno apocalittico perché è nata dal nulla e ora si trova in tutto il mondo. In Cina Radio Maria trasmette tutto il giorno sia in lingua mandarina che cantonese, tutti i musulmani del mondo possono ascoltare Radio Maria in arabo, stiamo lavorando per far sì che questo accada anche per il popolo indiano pieno di dialetti, abbiamo delle trasmissioni meravigliose in lingue inglese negli Stati Uniti e nei Paesi africani. Le popolazioni di tutto il mondo devono essere nella condizione di poter ascoltare i Messaggi della Regina della pace nella grande prova. È un segno dell’Apocalisse perché vediamo il Vangelo predicato in tutto il mondo. Questo è il panorama nel quale siamo entrati. Il discorso sui Segreti di Medjugorje è apocalittico e non può essere rimosso, ma preso in considerazione specialmente dai credenti e da Medjugorje. La Gospa ha rivelato i dieci Segreti, il trionfo del suo Cuore Immacolato e la conversione della Russia che darà inizio al tempo della pace sulla Terra.           
L’Apocalisse ha tre tempi: il primo è la grande battaglia fra la Donna e il drago; il secondo è la pace sulla Terra; il terzo è satana in persona che arriverà sulla Terra e Gesù verrà nella gloria del Cielo, gettandolo all’inferno insieme a tanti che si saranno fatti ingannare dal drago infernale.  
La Madonna permette di essere a conoscenza di ciò che Lei ritiene opportuno. Possiamo dire con certezza che i primi tre Segreti accadranno a Medjugorje. I primi due saranno ammonimenti per la popolazione di Medjugorje, questi eventi avranno lo scopo di purificare il popolo prima del Segno sulla montagna ed elevare le anime a una missione spirituale meno legata alle cose quotidiane. Medjugorje nel tempo dei Segreti sarà il luogo della speranza universale, perché il Segno sulla montagna sarà per tutti. Sarà un luogo Santo e diventerà un centro di preghiera universale. Illuminati dal Segno di Medjugorje, i sette flagelli diventano anch’essi strumenti di purificazione del mondo, non di distruzione.   
I Segreti di Medjugorje riguardano soprattutto la Chiesa e il terzo Segreto di Fatima profetizza la persecuzione alla Chiesa con l’uccisione del Papa e di molti rappresentanti della Chiesa da soldati in divisa. Tutto questo deve ancora accadere, al contrario di quello che ha affermato Giovanni Paolo II, perché la Madonna stessa ha detto che è venuta a Medjugorje per realizzare ciò che ha iniziato a Fatima. La protagonista sarà la Russia che mira al Papato e a diventare leader del Cristianesimo mondiale. Hanno demonizzato tutte le chiese, comprese quelle ortodosse che fanno capo a Costantinopoli, le chiese protestanti e quella cattolica. I Segreti, secondo la mia personale opinione, avverranno in Italia. La Madonna se è qui da così tanto tempo è perché sarà la Chiesa e il suo capo, il rappresentante di Cristo in Terra, che viene assalito da satana. La Beata Aiello e Bruno Cornacchiola lo confermano con le loro visioni. È bene tenere presente questa ipotesi che l’Italia sia il luogo più importante dove accadranno i Segreti di Fatima, almeno quelli che riguarderanno la persecuzione alla Chiesa.
Pertanto, i primi tre Segreti accadranno a Medjugorje, il Segno sulla collina farà dei Segreti un evento mondiale, per gli altri Segreti, invece, non ci sono tracce del luogo in cui accadranno. A mio parere, per quanto riguarda il terzo Segreto di Fatima, l’uccisione del Papa potrebbe accadere a Roma. Per quanto riguarda gli altri flagelli che sono guerre ed eventi naturali, possono accadere ovunque in Europa, in Asia o in America. 
Una domanda che dovremmo farci è come reagiranno i mass media mondiali nel tempo dei Segreti. Sarà molto importante che ci sia una comunicazione cristiana, cattolica in azione in questo tempo, perché la gente conosca le parole della Madonna e come dobbiamo comportarci. Ci renderemo conto di quanto è importante Radio Maria.

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