BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio – Lunedì 18 Maggio 2026

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – Diretta video su blogdipadrelivio.it – su Facebook – su Digitale terrestre can 789 delle Tv Smart – su YouTube (in differita)

h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE

I cinque minuti dello Spirito Santo

h. 8.55 – 9.15: ALMANACCO DELLA FEDE

il tempo della vita non ci appartiene

Che cosa sia il tempo e come dominarlo è un rompicapo insolubile

Non appena l’uomo nasce, il tempo incomincia a scorrere: chi lo può fermare?

Per tutti, nessuno escluso, sopraggiunge l’ultimo istante.

Per questo il paganesimo antico e moderno descrive il tempo come un mostro che tutto divora.

La fede risolve l’enigma presentando il tempo come un cammino verso l’eternità

Per ognuno Dio ha stabilito il suo tempo per giungere al traguardo

Non sciupare il tempo vagando qua e là su strade senza meta

Quando scocca l’ultimo istante non puoi più tornare indietro

h. 9.15: LA CITAZIONE DEL GIORNO (25)

Tratta dal Libro: Senza Dio non c’è futuro

h. 9.15- 9.35: NOTIZIE DAL MONDO

Modena: una riflessione necessaria

Papa Leone alla Sapienza di Roma

h. 9.35 – 9.45: VIATICO QUOTIDIANO

Pensieri sulla preghiera (107)

h. 9.40 – 10.00: I SEGRETI DI MEDJUGORJE

50. La guerra nel tempo dei Segreti

Il terzo Segreto di Fatina colloca la persecuzione della Chiesa e l’uccisione del Papa nel contesto di un mondo diroccato dalla guerra

Secondo la rivelazione di Civitavecchia la guerra sarà fra Occidente e Oriente, ma non dice nulla sull’esito.

Con l’inizio dei Segreti, in particolare dal quarto al decimo, avremo l’irruzione del Soprannaturale con la profezia dei tre giorni prima e del Segno sulla collina delle prime apparizioni.

Da quel momento la guerra sarà fra chi crede e le potenze del male che si coalizzeranno per distruggere la Chiesa.

Molti si convertiranno e le potenze del male crolleranno

Il Cuore Immacolato di Maria trionferà e il mondo avrà un tempo di pace

h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO

h. 10.05: CREDO IN GESU’ CRISTO

Catechesi di Padre Livio (18)

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Attacco di droni su Mosca, almeno tre morti: perché il raid ucraino segna una nuova fase della guerra

di Marta Serafini – Corriere della Sera – 18 Maggio 2926

Un massiccio raid ha colpito la regione della capitale russa, causando vittime, feriti e gravi disagi negli aeroporti. Kiev aumenta la sua capacità di colpire in profondità infrastrutture energetiche, nodi logistici e siti industriali russi per logorare difese aeree, capacità produttiva e tenuta politica del Cremlino

Mosca sotto attacco, Kiev rivendica la risposta. Nella notte tra venerdì 16 e sabato 17 maggio, un massiccio raid con droni ha colpito la regione della capitale russa, provocando almeno tre morti e danni a edifici residenziali, secondo quanto riferito dalle autorità russe e da fonti locali.

Il sindaco di Mosca, Sergey Sobyanin, ha dichiarato che la difesa aerea ha contrastato l’offensiva tra la sera del 16 maggio e le prime ore del 17. Secondo le autorità russe, sarebbero stati abbattuti 556 droni ucraini sul territorio della Federazione. Video diffusi sui social dopo le 3 del mattino mostrano lampi nel cielo e incendi in diverse località. Tra le aree interessate figurano Khimki, Klin e Zelenograd, nell’oblast di Mosca, oltre alla zona dell’aeroporto di Sheremetyevo e ad alcune aree del centro cittadino.

Il governatore della regione di Mosca, Andrey Vorobyov, ha poi confermato la morte di almeno tre persone: due nel villaggio di Pogorelki e una a Khimki. Ha inoltre riferito di diversi feriti in vari distretti, a causa dell’impatto dei droni su edifici residenziali e abitazioni. Sobyanin ha aggiunto che altre dodici persone sono rimaste ferite nei pressi della raffineria di petrolio di Mosca, nel distretto di Kapotnya, indicata come uno degli obiettivi dell’attacco. La maggior parte dei feriti sarebbero operai edili al lavoro vicino al posto di blocco dell’impianto.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito l’operazione «una risposta assolutamente giusta» ai continui bombardamenti russi contro le città ucraine, incluso l’ultimo attacco su Kiev, che ha causato oltre 24 vittime. «Questa volta le capacità missilistiche a lungo raggio ucraine hanno raggiunto la regione di Mosca. Lo diciamo chiaramente ai russi: il loro Stato deve porre fine alla guerra», ha dichiarato, sottolineando che gli obiettivi si trovavano a oltre 500 chilometri dal confine ucraino, nonostante l’elevata concentrazione di difese aeree attorno alla capitale russa.

Secondo il canale Telegram indipendente Astra, sarebbe stato colpito e incendiato il parco tecnologico Elma di Zelenograd, che ospita aziende attive nei settori della microelettronica, della radioelettronica, dei sistemi ottici, della robotica, dell’informatica e della ricerca scientifica. Lo stesso canale ha riferito anche di un attacco alla stazione di carico carburante di Solnechnogorsk, nell’oblast di Mosca, parte dell’infrastruttura di oleodotti che circonda la capitale e utilizzata per lo stoccaggio, il trasferimento e la distribuzione di benzina e gasolio. Anche il canale Telegram russo Supernova+ ha riportato che l’ufficio di progettazione Raduga Machine-Building, a Dubna, sarebbe stato preso di mira. La struttura produce missili da crociera e altri sistemi missilistici.

L’attacco ha provocato pesanti disagi anche al traffico aereo. Secondo gli orari aeroportuali online, circa 200 voli sono stati ritardati o cancellati a Sheremetyevo, mentre quasi 100 hanno subito la stessa sorte all’aeroporto di Vnukovo.

L’offensiva arriva pochi giorni dopo l’introduzione, da parte della Russia, di nuove restrizioni sulla diffusione di informazioni relative agli effetti degli attacchi con droni. Le nuove norme vietano la pubblicazione di foto, video o dettagli senza autorizzazione ufficiale. I trasgressori rischiano multe comprese tra 3.000 e 5.000 rubli per i privati, fino a 50.000 per i funzionari e fino a 200.000 per le persone giuridiche.


Il dato più rilevante non è soltanto la cronaca dell’attacco, ma il quadro strategico che questo episodio conferma. I raid ucraini in profondità sul territorio russo non sono più azioni episodiche o simboliche: stanno diventando uno strumento strutturale della guerra, con una funzione militare, economica e politica sempre più evidente.


Sul piano militare, questi attacchi mostrano anzitutto che Kiev è riuscita ad aumentare in modo sensibile la gittata, la frequenza e il coordinamento delle proprie operazioni a lungo raggio. Nella notte tra il 12 e il 13 maggio, le forze ucraine avevano già colpito obiettivi fino a 1.500 chilometri dal confine. Il punto non è solo la distanza raggiunta, ma la capacità di mantenere una pressione costante su obiettivi diversi, spesso ben all’interno del territorio russo. Questo costringe Mosca a disperdere sistemi di difesa aerea su un fronte interno enorme, riducendone l’efficacia complessiva.


La vastità del territorio e la moltiplicazione degli obiettivi sensibili rendono impossibile una protezione omogenea per Mosca. Raffinerie, depositi, nodi logistici, aeroporti, impianti industriali e siti legati alla produzione militare formano una rete troppo estesa per essere schermata in modo completo, soprattutto se l’Ucraina è in grado di saturare la difesa con ondate numerose e ripetute di droni. In questo senso, anche quando i sistemi russi intercettano una parte significativa dei vettori in arrivo, il solo fatto di dover reagire continuamente rappresenta un costo operativo crescente.


C’è poi una dimensione economica decisiva. Colpire infrastrutture petrolifere, snodi di stoccaggio carburanti e reti logistiche significa agire su uno dei punti di forza strutturali della Russia: la capacità di sostenere lo sforzo bellico grazie alla profondità territoriale e alle rendite energetiche. Non tutti gli attacchi producono danni strategici immediati, ma la loro ripetizione aumenta i costi di riparazione, rallenta i flussi, obbliga a deviare risorse e accresce l’incertezza nella gestione dell’apparato industriale ed energetico. Anche quando l’impatto materiale è limitato, l’effetto cumulativo può essere significativo.


La scelta degli obiettivi suggerisce inoltre un’evoluzione qualitativa della campagna ucraina. Non si tratta soltanto di «colpire la Russia», ma di selezionare bersagli che abbiano un valore sistemico: poli tecnologici, impianti collegati alla filiera militare, infrastrutture energetiche, hub logistici. Se confermati, i raid contro siti come Zelenograd o Dubna indicano il tentativo di disturbare non solo l’approvvigionamento materiale, ma anche segmenti della capacità produttiva e tecnologica russa legata alla guerra.


Un altro elemento chiave è il rapporto tra offensiva ucraina e difesa aerea russa. Diversi osservatori sostengono che l’efficacia crescente dei raid non dipenda solo dall’aumento del numero di droni disponibili, ma anche da una campagna parallela volta a individuare e indebolire radar, batterie antiaeree e nodi di sorveglianza. Se questa lettura è corretta, gli attacchi in profondità non sono episodi isolati, ma il risultato di una preparazione progressiva: prima si aprono falle nel sistema difensivo, poi le si sfrutta con raid più ampi e meglio sincronizzati.


Anche sul piano tattico si nota un cambiamento
. Le precedenti campagne apparivano spesso intermittenti; quelle più recenti sembrano invece caratterizzate da maggiore continuità e da una logica di accumulo del danno. Colpire più volte gli stessi obiettivi o gli stessi settori nel giro di pochi giorni non serve solo a causare distruzione immediata, ma a impedire riparazioni rapide, allungare i tempi di ripristino e logorare la capacità di risposta del sistema russo. È una strategia di pressione progressiva più che di singolo colpo dimostrativo.


Questo sviluppo è legato direttamente alla crescita dell’industria ucraina dei droni. Dall’inizio del 2026, Kiev sembra aver raggiunto una nuova scala produttiva, con quantità più elevate, modelli più sofisticati e una migliore integrazione tra innovazione tecnica e impiego operativo. La guerra dei droni, che nel 2022 appariva soprattutto come una forma di adattamento tattico, è diventata ormai un settore industriale strategico. La capacità di innovare rapidamente, modificare i sistemi di navigazione, rendere i vettori più resistenti alle contromisure e aumentare i volumi di produzione ha dato all’Ucraina un vantaggio asimmetrico importante.


Il sostegno occidentale rafforza ulteriormente questa traiettoria. Finanziamenti, cooperazione industriale e joint venture con partner europei stanno contribuendo a trasformare il comparto ucraino dei droni in una base produttiva sempre più stabile. Proprio per questo Mosca guarda con crescente preoccupazione al coinvolgimento europeo e ha alzato i toni contro le aziende straniere che collaborano con Kiev. La pubblicazione degli indirizzi di società europee coinvolte nella produzione congiunta di armamenti va letta non solo come propaganda, ma come segnale politico: il Cremlino vuole dissuadere il consolidamento di una filiera militare transnazionale a sostegno dell’Ucraina.


Sul piano politico interno, gli attacchi attorno a Mosca hanno un peso che va oltre il danno materiale. Portare la guerra nella regione della capitale incrina la narrativa della distanza del conflitto e mostra ai cittadini russi che nemmeno il cuore del potere è completamente al sicuro, come successo in occasione della parata del 9 maggio. Le recenti restrizioni russe sulla diffusione di foto e video degli attacchi indicano proprio la volontà di controllare questo effetto psicologico e simbolico. In altre parole, la questione non è solo impedire la circolazione di informazioni sensibili, ma anche contenere l’impatto politico di immagini che mostrano vulnerabilità in luoghi ritenuti protetti.


In questo quadro, il dato forse più importante è che l’Ucraina sembra ormai puntare a una campagna di logoramento in profondità, pensata per erodere nel tempo la resilienza militare, energetica e psicologica della Russia. Non si tratta necessariamente di ottenere un risultato decisivo con un singolo attacco, ma di accumulare pressione su più livelli: costringere Mosca a spostare difese, aumentare i costi interni della guerra, indebolire nodi produttivi strategici e rendere più visibile il prezzo del conflitto anche per il territorio russo.


Se questa dinamica continuerà nei prossimi mesi, il Cremlino potrebbe trovarsi di fronte a un problema crescente: proteggere simultaneamente il fronte, le retrovie militari, il settore energetico e i centri politici del Paese. È proprio in questa asimmetria — tra il costo relativamente contenuto dei droni e il costo molto più alto necessario per difendere uno spazio immenso e infrastrutture diffuse — che si gioca una parte sempre più importante della guerra.

🟢IN RADIOVISIONE: L’UOMO E IL SUO DESTINO ETERNO – PUNTATA 32: Il dono dell’Eucarestia – Catechesi giovanile 2008-2009 di P. Livio


La citazione del giorno – “Senza Dio non c’è futuro” – n°26

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🟢IN RADIOVISIONE: IL FALSARIO: LA LOTTA QUOTIDIANA CONTRO SATANA – PUNTATA 61


Papa Leone XIV: “L’Ascensione non ci parla di una promessa lontana”

L’Ascensione non è un evento lontano. Lo ha detto il Papa, stamane, introducendo la preghiera del Regina Coeli 

Di Marco Mancini

Città del Vaticano, domenica 17 maggio 2026, 12:11 (ACI Stampa).

L’Ascensione non è un evento lontano. Lo ha detto il Papa, stamane, introducendo la preghiera del Regina Coeli.

“A Gesù – ha spiegato Leone XIV – noi siamo uniti, come membra al capo, in un unico corpo, e il suo ascendere al Cielo attira anche noi, con Lui, verso la piena comunione con il Padre”.

Tutta la vita di Cristo è un moto di ascesa, che abbraccia e coinvolge – ha aggiunto – attraverso la sua umanità, l’intera scena del mondo, elevando e riscattando l’uomo dalla sua condizione di peccato, portando luce, perdono e speranza là dove c’erano tenebre, ingiustizia e disperazione, per giungere alla vittoria definitiva della Pasqua”.

Dunque “l’Ascensione non ci parla di una promessa lontana, ma di un legame vivo, che attrae anche noi verso la gloria celeste, dilatando ed elevando già in questa vita il nostro orizzonte e avvicinando sempre più il nostro modo di pensare, di sentire e di agire alla misura del cuore di Dio”.

Il Papa ha ricordato che “di questo cammino di ascesa noi conosciamo la via. La troviamo in Gesù, come pure la vediamo tracciata nella Vergine Maria e nei santi: quelli che la Chiesa ci offre a modello universale e quelli della porta accanto, con cui viviamo le nostre giornate, papà, mamme, nonni, persone di ogni età e condizione, che con gioia e impegno si sforzano sinceramente di vivere secondo il Vangelo”.

“Con loro, col loro sostegno e grazie alla loro preghiera – ha concluso – possiamo imparare anche noi a salire giorno per giorno verso il Cielo, facendo oggetto dei nostri pensieri, e mettendo in pratica, con l’aiuto di Dio, quello che abbiamo ascoltato e veduto, facendo crescere, in noi e attorno a noi, la vita divina che abbiamo ricevuto nel Battesimo e che ci attira costantemente in Alto, verso il Padre, e diffondendo nel mondo frutti preziosi di comunione e di pace”.

Dopo aver recitato la preghiera mariana, il Papa ha ricordato la “Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che quest’anno ho voluto dedicare al tema custodire voci e volti umani in quest’epoca dell’intelligenza artificiale. Incoraggio tutti a impegnarsi nel promuovere forme di comunicazione sempre rispettose della verità dell’uomo alla quale orientare ogni innovazione tecnologica”. 

“Da oggi a domenica prossima – ha aggiunto – si svolge la settimana Laudato Si dedicata alla cura del creato. In questo anno giubilare di San Francesco d’Assisi ricordiamo il suo messaggio di pace con Dio con i fratelli e con tutte le creature. 

 Purtroppo in questi ultimi anni, a causa delle guerre, i progressi in questo campo sono state molto rallentati, perciò incoraggio in membri del movimento Laudato Sì e a tutti coloro che lavorano per un’ecologia integrale a rinnovare l’impegno. La cura per la pace è cura per la vita”

🌾🍇LIVE BENEDIZIONE DI P.LIVIO + DOMENICA DELL’ASCENSIONE DEL SIGNORE AL CIELO

Cristo cerca Adamo e lo porta nella gloria.
Ascensione, compimento della redenzione

di Manuel Nin – Avvenire – 16 Maggio 2026

Una grande festa che si celebra quaranta giorni dopo Pasqua, nel cuore anche della tradizione bizantina. Un contributo dell’esarca apostolico di Grottaferrata

Ascensione del Signore, manoscritto siriaco del XIII secolo, Tur Abdin

Tutte le feste dell’anno liturgico, nella tradizione bizantina, hanno un chiaro contenuto teologico e diventano una vera e propria professione di fede a livello trinitario, cristologico ed ecclesiologico. Professione di fede e quindi anche mistagogia per i fedeli che pregano, che leggono e che cantano i testi liturgici. Inoltre, l’uso che questi testi fanno della Sacra Scrittura, dell’Antico e del Nuovo Testamento, ci mostra e ci insegna come accogliere, leggere, pregare e fare nostro il testo biblico. I tropari delle grandi feste ci fanno cantare e celebrare la nostra professione di fede con delle immagini poetiche e allo stesso tempo teologiche. E così la liturgia bizantina diventa professione di fede, celebrazione di questa fede e annuncio del mistero centrale di quello che è il nostro “credo” come Chiesa cristiana: «…per noi uomini e per la nostra salvezza… si è incarnato dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria e si è fatto uomo». Questo stretto legame, questo vincolo tra liturgia e professione di fede lo troviamo specialmente presente nella festa dell’Ascensione del Signore, il quarantesimo giorno dopo la Pasqua. È una festa in cui troviamo intrecciati, come fosse un grande arazzo, tutti i grandi momenti della nostra fede.

Mi soffermo oggi nella tradizione bizantina i cui testi liturgici sono una vera e propria professione di fede che ripercorre, possiamo dire, i grandi momenti della storia della salvezza, dall’incarnazione del Verbo eterno di Dio, alla sua nascita, alla sua passione e morte, e quindi alla sua risurrezione ed ascensione ai cieli dove ha portato, ha fatto salire, ha glorificato la nostra natura umana redenta e salvata, e da dove ha mandato, come dono suo e di suo Padre, lo Spirito Santo. Attraverso i testi della liturgia, la Chiesa ci fa gustare direi in un bell’intreccio di teologia e di poesia, i grandi momenti della salvezza che avviene per noi in Cristo.

Il primo testo liturgico del vespro della festa introduce i principali aspetti che troveremo poi in tutti gli altri testi: «Il Signore è asceso ai cieli per mandare il Paraclito nel mondo. I cieli hanno preparato il suo trono, le nubi il carro su cui salire; stupiscono gli angeli vedendo un uomo al di sopra di loro… Lo Spirito santo ordina a tutti i suoi angeli: Alzate, príncipi, le vostre porte. Genti tutte, battete le mani, perché Cristo è salito dove era prima». Vediamo come l’Ascensione del Signore è collegata senza soluzione di continuità con il dono dello Spirito Santo, e tutti i tropari metteranno in evidenza questo collegamento tra Ascensione del Signore e discesa, dono dello Spirito.

In questo testo troviamo anche un altro tema che appare ripetitivamente nei testi della festa, cioè la meraviglia, lo stupore degli angeli di fronte all’Ascensione del Signore. In questo tropario troviamo l’espressione: «…stupiscono gli angeli vedendo un uomo al di sopra di loro…», mentre in un altro dei testi liturgici troviamo la frase:«…restarono attoniti i cherubini, vedendo venire sulle nubi te, Dio, che siedi su di loro». Lo stupore degli angeli diventa nei testi eucologici una vera e propria professione di fede nel Verbo di Dio incarnato, vero Dio e vero uomo, manifestata attraverso lo stupore degli angeli vedendo un uomo, la meraviglia dei cherubini vedendo Dio.

Questa stessa professione di fede la troviamo ancora bellamente cantata in un altro dei tropari: «Signore, compiuto il mistero della tua economia, hai preso con te i tuoi discepoli e sei salito sul Monte degli Ulivi: ed ecco, te ne sei andato oltre il firmamento del cielo. O tu che per me come me ti sei fatto povero, e sei asceso là, da dove mai ti eri allontanato, manda il tuo Spirito santissimo per illuminare le anime nostre». Di questo frammento sottolineo due aspetti che ritroviamo poi anche in altri testi della stessa festa.

In primo luogo, la presenza dei discepoli all’Ascensione del Signore, fatto che oltre ad essere un dato evangelico, è anche un dato ecclesiologico: i discepoli – e in alcuni dei testi troviamo menzionata anche la Madre di Dio – sono testimoni dell’Ascensione e quindi della piena glorificazione e redenzione della nostra natura umana assunta pienamente da Cristo e da lui glorificata; infatti, la stessa icona dell’Ascensione ci mostra la presenza della Madre di Dio, e dei Dodici apostoli con Paolo. Poi, l’immagine molto bella usata nel tropario: «…O tu che per me come me ti sei fatto povero…», per parlare dell’incarnazione.

Si tratta di un tema che troviamo ancora in altri tropari, cioè il collegamento messo in parallelo tra incarnazione/discesa e glorificazione/ascesa: «Tu che, senza separarti dal seno paterno, o dolcissimo Gesù, hai vissuto sulla terra come uomo, oggi dal Monte degli Ulivi sei asceso nella gloria: e risollevando, compassionevole, la nostra natura caduta, l’hai fatta sedere con te accanto al Padre… Con gli angeli anche noi quaggiù sulla terra, glorificando la tua discesa fra noi e la tua dipartita da noi con l’Ascensione, supplici diciamo: O tu che con la tua Ascensione hai colmato di gioia infinita i discepoli e la Madre di Dio che ti ha partorito, per le loro preghiere concedi anche a noi la gioia dei tuoi eletti…».

Nei testi della festa troviamo un uso abbondante, con una interpretazione chiaramente cristologica e soteriologica, del Salmo 23 collegato direttamente con l’Ascensione del Signore: «Lo Spirito santo ordina a tutti i suoi angeli: Alzate, príncipi, le vostre porte. Genti tutte, battete le mani, perché Cristo è salito dove era prima… Mentre tu ascendevi, o Cristo, … le schiere celesti che ti vedevano, si gridavano l’un l’altra: Chi è costui? E rispondevano: È il forte, il potente, il potente in battaglia; costui è veramente il Re della gloria… Sollevate le porte celesti: ecco è giunto il Cristo, Re e Signore, rivestito di corpo terrestre». Si tratta, in questa festa come in tante altre della tradizione bizantina, di un’esegesi cristologica applicata ai salmi.

In uno dei tropari del mattutino della festa ci riassume in quattro versetti lo smarrimento di Adamo dopo il peccato, e l’incarnazione di Cristo con l’immagine del rivestirsi proprio della natura di Adamo, presentata quasi fosse l’icona del buon pastore che si carica sulle spalle, che assume la pecora smarrita e la fa sedere con lui nella gloria: «Dopo aver cercato Adamo che si era smarrito per l’inganno del serpente, o Cristo, di lui rivestito sei asceso al cielo e ti sei assiso alla destra del Padre, partecipe del suo trono, mentre a te inneggiavano gli angeli».

L’Ascensione del Signore porta a compimento l’opera della nostra redenzione, perché lui, benché asceso in cielo, rimane sempre con noi ed accanto a noi. Romano il Melodo (+555) lo canta in uno dei tropari della festa: «Compiuta l’economia a nostro favore, e congiunte a quelle celesti le realtà terrestri, sei asceso nella gloria, o Cristo Dio nostro, senza tuttavia separarti in alcun modo da quelli che ti amano; ma rimanendo inseparabile da loro, dichiari: Io sono con voi, e nessuno è contro di voi». 

Esarca apostolico
dell’abbazia territoriale
di Santa Maria di Grottaferrata

Il ritorno al comunismo dei giovani russi, fra guerra e crisi economica

di Stefano Caprio – Asia News – 16 Maggio 2026

Cresce l’esigenza popolare di una politica di “sinistra”. Fra le richieste una tassa sui super-ricchi in risposta alla disuguaglianza sociale. I giovani si uniscono a gruppi radicali di sinistra in cerca della “verità” e si scontrano coi nazisti per le strade. In un clima di stanchezza qualsiasi rivendicazione riveste grande potenziale. Il calo costante, ma non ancora catastrofico, di Russia Unita e Putin. 

La frase più a effetto nello spazio politico russo degli ultimi giorni è stata quella pronunciata dal leader storico dei comunisti del Kprf, Gennadij Zjuganov, quando il 22 aprile, giorno della nascita di Vladimir Lenin, ha affermato alla Duma di Stato che “se non prendete misure efficaci a livello economico, finanziario e sociale, in autunno ci aspetta la ripetizione del 1917, e noi non abbiamo il diritto di ripetere quell’esperienza”. Il grande avversario di Boris Eltsin, che preparò l’avvento di Vladimir Putin, non aveva certo in mente la rivoluzione bolscevica d’ottobre, ma la prima rivoluzione di febbraio, quando l’8 marzo (secondo il nuovo calendario) le donne di Pietrogrado si scagliarono contro gli inermi cadetti che proteggevano il Palazzo d’Inverno, mentre lo zar Nicola II era vicino al fronte per sostenere le armate nella catastrofica guerra con i tedeschi, e non si rese conto del crollo dell’impero.

Con la sempre più inevitabile caduta verso una crisi economica generale, in Russia cresce l’esigenza popolare di una politica “di sinistra”, che senza entrare nella pericolosa valutazione della “operazione militare speciale” possa difendere gli interessi delle classi sociali che maggiormente soffrono delle condizioni generate dall’inflazione galoppante e dagli aumenti dei prezzi al consumo, e dei giovani che non vedono reali prospettive per il futuro. Alcuni blogger vicini ai comunisti come Andrej Rudoj stanno raccogliendo milioni di follower su YouTube, nonostante il blocco che dovrebbe renderlo inaccessibile, salvo applicare i sistemi Vpn che le agenzie di controllo non riescono a sradicare dagli utenti. I levaki, i “simpatizzanti di sinistra”, propongono campagne per una tassa di lusso sui super-ricchi, considerando il livello sempre maggiore di disuguaglianza sociale, e piccoli gruppi radicali di marxisti-leninisti, trozkisti e maoisti sono tra i principali combattenti attivi per un internet libero.

“Maoisti: i russi hanno bisogno di comunicare! Smettetela di bloccare Telegram!”. Questo lo striscione appeso in una strada di Čeljabinsk già alla fine di marzo da attivisti dell’Unione Maoista degli Urali, come riporta Novaja Gazeta Evropa. Le forze di sicurezza locali se ne sono accorte, due persone sono state arrestate e secondo notizie non confermate la polizia avrebbe sequestrato dell’esplosivo a uno di loro. Il Partito Rivoluzionario dei Lavoratori (Pkr), di ispirazione trozkista, sta affiggendo ovunque volantini contro l’uso forzato del servizio patriottico di messaggistica Max, e distribuendo materiale di propaganda del partito agli ingressi delle fabbriche nella regione di Mosca. “Lenin ce l’ha fatta, quindi puoi farcela anche tu!” è lo slogan che diffondono ai lavoratori nei loro materiali di propaganda.

Il Partito Comunista Russo (Internazionalista) ha organizzato una manifestazione a Novosibirsk contro la macellazione del bestiame, ed è anche tra i principali organizzatori di manifestazioni e picchetti in diverse città contro le restrizioni di internet. Operando in Russia, il Pkr Internazionalista riesce a criticare anche l’Unione Sovietica, e recentemente il suo gruppo su VKontakte è stato bloccato per questo motivo. Gli anarchici di Autonomous Action suggeriscono anche di scaricare tramite Vpn e con cautela distribuire materiale di propaganda contro la guerra con l’Ucraina, e pubblicano regolarmente fotografie di tali manifesti, provenienti da diverse città. “In Russia e altrove, i giovani si uniscono a gruppi radicali di sinistra perché cercano la verità. La politica radicale, soprattutto quella di sinistra, permette di vivere in uno stato di produzione continua di verità: si creano un’enorme quantità di testi, dichiarazioni e azioni pubbliche”, afferma un programmatore moscovita che in passato ha partecipato a gruppi radicali di sinistra simili, e che ha rilasciato anonimamente un’intervista a Novaja Gazeta.

Egli osserva che il pensiero radicale non è particolarmente interessato al raggiungimento degli obiettivi, ma piuttosto al processo stesso, quindi è inutile discutere di ciò che questi gruppi radicali sono in grado di realizzare nella Russia moderna. Secondo il programmatore, essi raggiungono qualsiasi risultato “più nonostante che grazie a”. I riferimenti a figure storiche – Trockij, Kropotkin, Mao, Che Guevara o Stalin – per questi attivisti rappresentano più una tradizione sub-culturale o addirittura religiosa, un modo più semplice per costruire una narrazione. “Perché sono diventato comunista al liceo e non un fan di Tolkien o un punk? Non ho una risposta, immagino fosse il desiderio di trovare un ambiente per la comunicazione intellettuale. Partecipavo a riunioni, picchetti e facevo parte di organizzazioni. Eravamo in pochissimi e ci conoscevamo tutti. Eravamo molto distaccati dalla società e dai suoi problemi”, ricorda il programmatore.

Ciononostante, tali movimenti non dovrebbero essere sottovalutati: “Se e quando in Russia si apriranno opportunità politiche, tutto ciò che è stato avrà importanza. Alcuni membri di gruppi di sinistra parteciperanno sicuramente alla nuova politica”. Le organizzazioni cambiano rapidamente ed è probabile che ne emergano di nuove, e rispetto alla fase della perestrojka gorbacioviana “la Russia democratica in sé non ha ottenuto nulla, ma i suoi membri hanno partecipato a molte iniziative”, osserva un ex-attivista. La richiesta di politica di sinistra in Russia è in realtà molto più ampia di quanto possano offrire i piccoli circoli marxisti e anarchici semi-subculturali; in un contesto di stanchezza per la guerra nella società russa, di crescenti perdite militari dirette, licenziamenti di massa, declino economico, aumenti delle tasse e azioni folli delle autorità come la macellazione del bestiame senza spiegazioni né indennizzi, in questo contesto qualsiasi rivendicazione sociale, qualsiasi critica alle autorità da parte della sinistra, ha un grande potenziale.

Il Vitsom, il centro filogovernativo di ricerca sull’opinione pubblica panrussa, sta registrando un calo costante, seppur ancora non catastrofico, del gradimento di Russia Unita e del presidente Vladimir Putin in persona. L’operazione Svo, l’aumento dei prezzi e lo stato del sistema sanitario sono le principali preoccupazioni dei russi. “Sono convinto che in una futura Russia democratica la sinistra deterrà la maggioranza in parlamento. Forse ci saranno diversi partiti”, sostiene Evgenij Stupin, ex deputato della Duma di Mosca e membro del partito comunista secondo cui “esistono già molte strutture e individui di sinistra in attesa dell’opportunità di unirsi alla lotta legale”.

I russi hanno una forte esigenza di giustizia sociale, il che indica una decisa svolta a sinistra, e purtroppo, una grande spinta al nazionalismo interno a causa del completo fallimento della politica migratoria, e anche perché ora in Russia ci sono molti militari, per lo più di destra. I liberali avranno la vita più difficile in questa situazione, anche perché la classe media, che tradizionalmente sosteneva Aleksej Navalnyj e altri movimenti liberali, sta lentamente scomparendo: molti hanno lasciato la Russia, altri sono caduti in povertà o, al contrario, si sono uniti all’élite. Lo stesso Stupin è stato costretto a lasciare la Russia nel 2023 a causa della minaccia di un procedimento penale, ma il suo pubblico combinato su Telegram e YouTube conta quasi un milione di persone, pubblicando molti video e articoli sui conflitti sociali in Russia.

Con le manifestazioni praticamente vietate, la pressione sui media sempre più forte e le elezioni prive di competizione, è difficile valutare la rilevanza di qualsiasi idea politica. Diverse testate giornalistiche di sinistra russe contano decine di migliaia di iscritti su Telegram e centinaia di migliaia su YouTube. Sebbene i loro numeri siano inferiori a quelli di molti liberali o nazionalisti, la sinistra sta gradualmente recuperando terreno. Ci sono poche figure pubbliche di estrema sinistra, in parte a causa del rischio di persecuzione. L’insegnante e attivista sindacale indipendente Andrei Rudoj è uno dei blogger più popolari, con oltre 350 mila iscritti su Telegram e YouTube, ed è anche riuscito a lasciare la Russia evitando l’arresto. Un altro noto personaggio pubblico di sinistra, il filosofo marxista Boris Kagarlitskij, ha dichiarato che non avrebbe lasciato la Russia per principio, e sta attualmente scontando una condanna a cinque anni per “giustificazione del terrorismo”.

Un’altra fonte d’incitamento per i movimenti di sinistra è stata l’ascesa dell’estrema destra, e l’innegabile fascistizzazione dello Stato nel suo complesso. Ad esempio, il Fronte Studentesco Antifascista, che opera legalmente in Russia e ha organizzato proteste contro la Scuola Ivan Il’in presso l’Università Statale Russa di Scienze Umanistiche, che hanno portato alle dimissioni del rettore dell’università, ha pubblicato materiale critico sul reclutamento di studenti in milizie paramilitari, e ha anche lanciato una campagna per introdurre una tassa di lusso per finanziare i sussidi abitativi per i giovani. I giovani di sinistra si scontrano frequentemente con i nazisti per le strade delle città russe, e forse anche per questo Putin comincia a parlare di “fine della guerra”, per evitare che ne inizi una molto distruttiva all’interno della Russia stessa.

🟢IN RADIOVISIONE: L’UOMO E IL SUO DESTINO ETERNO – PUNTATA 31: Il dono dello Spirito Santo – Catechesi giovanile 2008-2009 di P. Livio


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