BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

VIATICO QUOTIDIANO – di P. Livio – Puntata 115

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio – Giovedì 4 Giugno 2026

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – Diretta video su blogdipadrelivio.it – su Facebook – su Digitale terrestre can 789 delle Tv Smart – su YouTube (in differita)

h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE

I cinque minuti dello Spirito Santo

h. 8.55 – 9.15: ALMANACCO DELLA FEDE

L’ultimo istante della vita umana

Ogni uomo che viene al mondo sperimenta la morte

La morte consiste nell’istante della separazione dell’anima dal corpo

La morte di Gesù e la dormizione di Maria nel progetto divino

La situazione dell’anima verso Dio nell’ultimo istante è quella decisiva

Nessuno può sapere quando è il momento dell’ultimo istante

Dobbiamo esercitarci a vivere ogni istante orientati verso Dio

E pentirci ogni giorno dei nostri peccati affidandoci alla Divina Misericordia

h. 9.15: LA CITAZIONE DEL GIORNO (36)

Tratta dal Libro: Senza Dio non c’è futuro

h. 9.15: ATTUALITA

San Pietroburgo colpita dai droni ucraini

Fatima: timore dell’inferno e desiderio di Cielo

h. 9.35 – 9.45: VIATICO QUOTIDIANO

Pensiero sulla grandezza dell’umiltà

h. 9.40 – 10.00: I SEGRETI DI MEDJUGORJE

56. Perché il rotolo di pergamena di Mirjana è importante per la Chiesa

+Mirjana ha detto che a Lei non servirebbe il rotolo perché ha tutti i Segreti impressi nella mente.

+Tuttavia il rotolo è importante per il Sacerdote e per l’esattezza della rivelazione.

+Il rotolo è importante perché viene dalla Madonna e non è un manufatto. E’ un prova che i Segreti vengono dal Cielo.

+ Il rotolo potrebbe essere usato dalla Chiesa stessa, in modo particolare per rivelare i Segreti dal quarto al decimo.

+La Madonna lasciando il rotolo nelle mani di Mirjana ha offerto un segno di credibilità per noi.

h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO

h. 10.05: CATEHESI DI PADRE LIVIO

Scrivo a voi giovani perché siete forti

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La verità storica di santa Giovanna d’Arco, contro le fake news

 3 Giugno 2026 ore 09:36

di Cristina Siccardi – Chiesa cattolica | CR 1953

L’Unione Europea e i media “griffati” invitano spesso e volentieri ad essere solleciti nel verificare le notizie per non cadere nella trappola delle fake news, quando poi sono loro stessi a propinarle in gran quantità. L’ultima, in ordine di tempo, è quella lanciata dall’Agenzia Stampa AGI con l’articolo del 28 maggio u.s. con l’articolo intitolato Giovanna d’Arco, la prima femminista della Storia

Sia ben chiaro e scritto a chiare lettere: non solo nessuna santa della Chiesa Cattolica può essere etichettata come femminista, ma neppure nessuna donna, che si professa cattolica, può essere una femminista. Il modello per ogni donna credente nella Santissima Trinità ha come modello e stella polare Maria Santissima, che non può avere nulla a che vedere con una ideologia che non solo va contro le leggi di Dio, ma anche contro le leggi di natura. Il femminismo è una patologia politica e cultura iniziata sì in Francia, ma tre secoli dopo Jeanne d’Arc, sotto la Rivoluzione francese.

Di fronte a queste menzogne paganeggianti che strumentalizzano, per scopi ideologici, figure come quelle dei santi, non si può far altro che, con fonti storiche alla mano, ricordare chi sono state realmente. Nessuna interpretazione, ma solo fatti e date. 

La memoria liturgica della cosiddetta Pulzella d’Orléans cade il 30 di maggio, giorno del suo dies natalis. Fin da quando aveva tredici anni fu eletta ed investita da Dio per una missione religiosa e politica di altissima responsabilità: liberare la Francia dalla prepotenza inglese in nome di Dio.

La Chiesa, in quel periodo, viveva la profonda crisi del grande scisma d’Occidente, durato quasi 40 anni. Quando Caterina da Siena (1347-1380) morì c’erano un Papa e un antipapa; quando Giovanna nacque, nel gennaio del 1412 (si dice il giorno dell’Epifania, ma la cronologia è incerta), c’erano un Papa e due antipapi. Insieme a questa lacerazione all’interno della Chiesa, vi erano continue lotte fratricide fra i popoli europei, la più drammatica delle quali fu la «Guerra dei cent’anni» tra Francia e Inghilterra, iniziata nel 1337 e conclusasi, con pause intermedie, nel 1453.

Guerre, carestie, pestilenze, eresie prostrarono l’Europa. Era il tempo degli incubi, dove nell’immaginario collettivo le autentiche manifestazioni mistiche si intrecciavano con le magie e le stregonerie, il mondo reale della sofferenza e della morte cruenta si sovrapponeva alle fantasie demoniache popolate di mostri e di balli macabri. In questo clima di sopraffazione, di congiure e di usurpatori, di confusione nella Chiesa e nelle nazioni, l’analfabeta Jeanne, nata a Domrémy (oggi Domrémy-la-Pucelle), nei Vosgi, nella regione della Lorena, scrive una lettera di fuoco e di grazia il 22 marzo 1429, martedì della Settimana Santa:

«Gesù, Maria! Re d’Inghilterra e voi duca di Bedford che vi dite reggente del regno di Francia, voi Guglielmo di La Poule, conte di Suffolk, Giovanni sire di Talbot, e voi Tommaso sire di Scales, che vi dite luogotenenti del duca di Bedford, rendete giustizia al Re del cielo. Restituite alla Pulzella che qui è stata inviata da Dio, il Re del cielo, le chiavi di tutte le buone città da voi prese e violate in Francia. Ella è venuta qui da parte di Dio per implorare il sangue reale. Ella è pronta a far pace, se volete renderle giustizia, a patto che le restituiate la Francia e paghiate per averla tenuta. E fra voi, arcieri compagni di guerra e voi altri che siete sotto la città di Orléans, andatevene nel vostro paese in nome di Dio; e se non lo fate attendete notizie della Pulzella che ben presto vi vedrà in grandissime disgrazie. Re d’Inghilterra, se così non fate, io sono condottiero e in qualunque luogo attenderò in Francia le vostre genti, volenti o nolenti le caccerò via. E se non vogliono obbedire, tutte le farò uccidere; sono qui inviata da parte di Dio, Re del cielo, corpo a corpo, per espellervi da tutta quanta Francia. E se vogliono obbedire saranno nelle mie grazie. E non pensate altrimenti, perché non otterrete il regno di Francia da Dio, il Re del cielo, figlio di Santa Maria, ma l’avrà re Carlo, il vero erede, perché Dio, il Re del cielo, lo vuole […]» (AA.VV., Storia dei Santi e della santità cristiana, a cura di André Vauchez, Università di Parigi X – Nanterre, vol. VII, p. 145).

Jeanne, la cui vita, consumatasi in 19 anni, fu un mistero di ineffabile gioia e di inesplicabile dolore, era la minore dei cinque figli di Jacques d’Arc e di Isabelle Romée, agiati contadini. Nell’estate del 1425, all’età di 13 anni, nel giardino di casa, sente una voce… è quella di san Michele Arcangelo, che le dice di far sua la causa della Francia. Udrà la voce ancora molte volte e ad essa si uniranno quelle delle vergini e martiri santa Margherita D’Antiochia (275- 290) e di santa Caterina d’Alessandria (287-305). L’incalzante invito era accompagnato a quello di far consacrare Carlo di Valois (1403-1461) quale re di Francia. Ma come era possibile? Giovanna fece resistenza: era una semplice ragazza adolescente, come avrebbe potuto ottemperare a quella richiesta? Ma il Signore rende possibile l’umanamente impossibile.

Domrémy si trovava ai confini del regno, nella valle della Mosa che divideva la Francia dall’Impero Romano-Germanico. Gli Anglo-Borgognoni nel 1428 si impadronirono di tutte le piazze della Mosa rimaste fedeli al Delfino di Francia: Domrémy fu devastata; ciò decise il capitano di Vaucouleurs, Robert de Baudricourt (ca. 1400-1454), che in un primo tempo aveva considerato Jeanne d’Arc una pazza, di inviarla alla missione da lei richiesta: salvare Orléans; far consacrare il Re; cacciare gli Inglesi dalla Francia; liberare il duca d’Orléans.

Jeanne, che aveva fatto voto di verginità per amore di Gesù Cristo, indossati abiti maschili e tagliati i capelli, non per farsi maschio e rivaleggiare con i maschi, ma per nascondere prudenzialmente il più possibile la sua identità femminile per non essere oggetto di interesse in mezzo a tutti quegli uomini, venne armata di tutto punto e sul suo stendardo venne dipinto Cristo Re, affiancato da due angeli, con le parole «Jesus-Maria». Nessuna spada in mano, dunque (come invece certe letture femministe farneticano), ma sempre e solo il vessillo di Fede.

Il nome di Gesù comparirà sempre nell’intestazione delle sue lettere, sul suo anello e morirà pronunciandolo più volte a gran voce. La Pulzella si unì ad un esercito d’appoggio che proteggeva un convoglio di approvvigionamento e riuscì ad arrivare ad Orléans dalla riva sinistra. L’8 maggio 1429 gli inglesi assedianti furono sconfitti. Da qui si susseguirono una battaglia dopo l’altra e in queste circostanze il coraggio soprannaturale della giovane santa ricorda la tempra dei condottieri dell’antico Testamento, garantiti dal Dominus Deus sabaoth (Signore Dio degli eserciti). 

Il 17 luglio dello stesso anno, Carlo VII venne incoronato a Reims alla sua presenza. Il successo la consacrò eroina inviata dal Cielo: la gente voleva toccare i suoi abiti, il suo cavallo, l’avvicinavano per conoscere il futuro, per richiedere grazie e guarigioni…

Jeanne d’Arc vinse il dominio straniero per volontà di Dio e riuscì ad infondere audacia e speranza nell’esercito regio; ma gli storici oggettivi concordano anche nel riconoscerle il merito di aver allontanato con il nemico anche il Protestantesimo, che altrimenti si sarebbe innestato in Francia. Tuttavia le truppe inglesi la fecero prigioniera a Compiègne il 23 maggio 1430. Dopo due giorni dalla cattura, l’Università di Parigi chiese che l’Inquisizione la giudicasse come una strega. Questa soluzione piacque molto al duca di Bedford in quanto gli consentiva di screditare Carlo VII, che sarebbe apparso come colui che doveva la conquista del trono alle potenze infernali.

Il 9 gennaio 1431 il vescovo Pierre Cauchon (1371-1442) aprì il processo presso Rouen nel castello di Le Bouvreuil, fortezza di Richard Beauchamp (1382-1439) che, conte di Warwich e governatore della città dal 1427, aveva precise consegne dal sovrano Enrico VI (1421-1471). Fra gli assessori convocati, sei provenivano dall’Università di Parigi, inoltre erano presenti circa sessanta prelati ed avvocati ecclesiastici, fra cui il Vescovo di Norwich e, al di sopra del Collegio Giudicante, il Cardinale di Winchester, Henry Beaufort (ca. 1374-1447), prozio e cancelliere di Enrico VI.

L’iniquo processo durò dal 20 febbraio al 24 marzo 1431. L’imputata era accusata di idolatria, scisma e apostasia. Durante il processo le venne chiesto se era in grazia di Dio ed ella rispose: «Se non ci sono, voglia Dio mettermici, e se ci sono voglia Dio tenermici». I suoi interrogatori furono un capolavoro di determinazione e perseveranza nella sola fede cattolica. Fu abbandonata al braccio secolare. Il 30 maggio 1431 Giovanna venne arsa viva sulla piazza del Vieux-Marché di Rouen. Morì contemplando una grande croce astile che frate Isembard de la Pierre aveva portato per lei.

Nel 1456 fu solennemente proclamata la sua riabilitazione; sarà beatificata da san Pio X (1835-1914) nel 1910 e canonizzata nel 1920 da Benedetto XV (1854-1922). Una sua statua è stata posta nella cattedrale di Winchester, dinnanzi alla tomba del Cardinale Beaufort, colui che ebbe un ruolo decisivo nel tragico e infausto processo.

La martire francese resta personalità unica e straordinaria e rivela tangibilmente la potente presenza di Dio nella Storia; così come la sua limpida testimonianza dimostra gli errori che gli uomini di Chiesa possono commettere, ma come la verità della Sposa di Cristo emerga comunque e sempre.

Jeanne d’Arc tese all’Imitatio Christi attraverso la fede salda, la carità immensa, la volontà indefettibile, l’umiltà, la purezza, l’oblio di sé, accettando la sofferenza e la morte come sacrificio supremo per amore. Da bambina saliva al romitorio di Notre-Dame di Bermont e nel mese mariano offriva dolcemente alla Vergine Santissima corone di fiori. Nel maggio del 1431 donò la palma del martirio a «Jesus-Maria»: come per la clarissa santa Colette di Corbie (1381-1447), che probabilmente aveva incontrato a Moulins nel 1430, anche per Jeannette, così allora amabilmente chiamata, il Redentore e la Corredentrice sono eternamente inscindibili.

🟢IN RADIOVISIONE: PADRE LIVIO – LA TENTAZIONE – Puntata 15


🟢LIVE IN RADIOVISIONE: <:::::::::::::>——+ #ROSARIO PER LA #PACE 🕊️COI GIOVANI DI RADIO MARIA

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La citazione del giorno – “Senza Dio non c’è futuro” – n°35

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RADIO MARIA FATIMA

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🟢IN RADIOVISIONE: IL FALSARIO: LA LOTTA QUOTIDIANA CONTRO SATANA – PUNTATA 78


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Fatima, timore dell’inferno e desiderio del Cielo

 3 Giugno 2026 ore 09:36

di Roberto de Mattei – Chiesa cattolica | CR 1953

Non si può chiudere il mese di maggio senza ricordare ancora una volta le apparizioni di Fatima. 

Il messaggio di Fatima non è contenuto solo nei tre segreti che il 13 luglio 1917 la Madonna rivelò a Lucia, Giacinta e Francesco. Il Messaggio comprende molte altre cose, tra le quali le preghiere che la Beatissima Vergine in persona insegnò ai tre pastorelli. Una di queste preghiere accompagna ogni giorno la recita del Santo Rosario. E’ quella che dice: «Gesù mio, perdonateci le nostre colpe, preservateci dal fuoco dell’inferno, portate in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della vostra misericordia».

Le parole di questa preghiera, o giaculatoria, perché può essere rivolta a Dio in qualsiasi momento della giornata, compendiano un insegnamento teologico e pastorale dal quale dovrebbe trarre ispirazione ogni vescovo e sacerdote del mondo, a cominciare dal supremo Pastore della Chiesa, che è il Romano Pontefice. È, infatti, la Madonna stessa che insegna ai tre pastorelli come rivolgersi al Signore e le sue parole sono dirette all’umanità intera per salvarla dai pericoli che incombono su di essa. La Vergine Maria manifesta così, ancora una volta, il suo ruolo di Mediatrice universale di tutte le grazie. Una Mediatrice che non offusca il ruolo primario del Mediatore supremo, che è Gesù Cristo, ma che anzi, ci mostra come unirci più profondamente a Lui. La giaculatoria di Fatima si apre proprio con il nome di Gesù, l’unico Salvatore dell’umanità. Come dice il Vangelo, «in nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome sotto il cielo dato agli uomini, nel quale è stabilito che possiamo essere salvati» (Atti 4,12). 

All’ invocazione «Gesù mio», seguono nella preghiera, tre specifiche richieste.

La prima che viene rivolta al Signore, dice: «Perdonateci le nostre colpe».Due sole parole con le quali Maria SS.ma ricorda che esistono colpe, da cui nessun uomo è esente. Queste colpe sono i peccati, la violazione della legge divina, che affonda le sue radici nel peccato originale. Quando l’uomo cade nel peccato, non è in grado di riscattarsi con le proprie forze, non può autogiustificarsi, ma ha bisogno di essere perdonato. Non ci può essere perdono, però, senza il pentimento. Il pentimento, a sua volta, comporta la consapevolezza di avere meritato il castigo divino, per avere offeso Dio, degno di essere amato sopra ogni cosa.

La necessità del pentimento nasce anche dal timore dell’inferno. È questa la seconda richiesta:«Preservateci dal fuoco dell’inferno». Se l’uomo muore senza essersi pentito e senza aver ricevuto il perdono, cade nell’inferno. L’inferno non è uno stato spirituale dell’anima, ma è il luogo riservato a chi, sino alla fine della vita, rifiuta di pentirsi delle proprie colpe. La pena che si soffre nell’inferno consiste in un fuoco inestinguibile: un fuoco reale, non metaforico, che si accompagna a quello spirituale della perdita di Dio. E poiché l’anima è immortale, la pena dovuta al peccato grave, senza pentimento, dura quanto dura la vita dell’anima, cioè per sempre, per l’eternità. È questa la dottrina della Chiesa che ci ricorda la Vergine Maria.

Il primo segreto di Fatima, comunicato dalla Madonna ai tre pastorelli il 13 luglio 1917, si apre proprio con una visione terrificante dell’inferno, che appare come un luogo, non vuoto, ma pieno di anime di dannati: «un grande mare di fuoco, che sembrava stare sottoterra. Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o bronzee, con forma umana che fluttuavano nell’incendio […]». Solo la grazia di Dio può preservare l’uomo dall’inferno, perché se l’uomo pretende di fare a meno di questa grazia, se si illude di salvarsi con le sue forze, non può evitare l’inferno. Perciò bisogna dire al Signore: «Preservateci dal fuoco dell’inferno», pensando anche ai tanti che rifiutano di credere a questa tragica verità eterna.

E infine l’ultima richiesta della preghiera. Dopo averci ricordato l’esistenza dell’abisso infernale, la Madonna ci indica la nostra meta, l’orizzonte luminoso del cielo, dicendo: «Portate in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della vostra misericordia». Il Cielo è il Paradiso, che è anch’esso un luogo, un luogo non di immensa sofferenza, ma di infinita beatitudine, immune da tutti i mali e ricolmo di tutti i beni, la sede gloriosa e splendente di Dio, dove i giusti godono la felicità eterna. 

È questa la scelta drammatica, ma reale della nostra vita, il bivio che ci attende nell’ora della nostra morte. Il Cielo, che è il luogo dove raggiungono la felicità eterna le anime che si salvano, o l’inferno, che è il luogo dove soffriranno eternamente i dannati. Tutte le fatiche e le sofferenze della vita terrena non hanno proporzione né con l’inferno, meritato dai nostri peccati, né con il Cielo, che ci è stato promesso, se, con l’aiuto di Dio, vivremo nella sua grazia.

Suor Lucia, racconta di avere avuto, il 3 gennaio 1944, nella cappella del convento di Tuy, la visione apocalittica del castigo dell’umanità e di aver poi sentito risuonare nel suo spirito queste parole: «Nel tempo, una sola fede, un solo battesimo, una sola Chiesa, Santa, Cattolica, Apostolica.  Nell’eternità il Cielo! Questa parola ‘Cielo’ – dice suor Lucia – riempì il mio cuore di pace e felicità, in tal modo che, quasi senza rendermi conto, continuai a ripetermi per molto tempo: il cielo, il cielo!»

Il desiderio del Cielo è stato il principio guida della vita di santa Teresa del Bambin Gesù e di tanti santi. Santa Teresina diceva: «La terra mi pareva un luogo d’esilio, sognavo il Cielo…». La terra è una valle di lacrime, dove tutto è fugace e si corrompe, il Cielo è una terra beata, dove tutto vive e nulla muore. Non basta temere l’inferno, bisogna desiderare il Cielo, la felicità del Paradiso, che è l’ultimo fine dell’uomo.

L’uomo deve desiderare il Cielo, ma ha bisogno dell’aiuto divino per raggiungere la sua meta. La Madonna, nella sua giaculatoria, ci invita a chiedere l’aiuto di Gesù per tutte le anime, ma soprattutto per quelle più deboli, quelle che più hanno bisogno della misericordia divina.

Tra queste anime deboli, c’è anche la nostra. Confidiamo nella misericordia di Dio, che ci giunge attraverso Maria, ausilio dei cristiani e rifugio dei peccatori. È Lei che, per aiutarci. ci ha insegnato, insieme ad altre, la preghiera, che oggi ripetiamo con fiducia: «Gesù mio, perdonateci le nostre colpe, preservateci dal fuoco dell’inferno, portate in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della vostra misericordia». 

I Segreti di Medjugorje – di P. Livio – Puntata 55 – Quanti si salveranno nel tempo dei Segreti di Medjugorje?

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