3 Giugno 2026 ore 09:36

di Roberto de Mattei – Chiesa cattolica | CR 1953

Non si può chiudere il mese di maggio senza ricordare ancora una volta le apparizioni di Fatima. 

Il messaggio di Fatima non è contenuto solo nei tre segreti che il 13 luglio 1917 la Madonna rivelò a Lucia, Giacinta e Francesco. Il Messaggio comprende molte altre cose, tra le quali le preghiere che la Beatissima Vergine in persona insegnò ai tre pastorelli. Una di queste preghiere accompagna ogni giorno la recita del Santo Rosario. E’ quella che dice: «Gesù mio, perdonateci le nostre colpe, preservateci dal fuoco dell’inferno, portate in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della vostra misericordia».

Le parole di questa preghiera, o giaculatoria, perché può essere rivolta a Dio in qualsiasi momento della giornata, compendiano un insegnamento teologico e pastorale dal quale dovrebbe trarre ispirazione ogni vescovo e sacerdote del mondo, a cominciare dal supremo Pastore della Chiesa, che è il Romano Pontefice. È, infatti, la Madonna stessa che insegna ai tre pastorelli come rivolgersi al Signore e le sue parole sono dirette all’umanità intera per salvarla dai pericoli che incombono su di essa. La Vergine Maria manifesta così, ancora una volta, il suo ruolo di Mediatrice universale di tutte le grazie. Una Mediatrice che non offusca il ruolo primario del Mediatore supremo, che è Gesù Cristo, ma che anzi, ci mostra come unirci più profondamente a Lui. La giaculatoria di Fatima si apre proprio con il nome di Gesù, l’unico Salvatore dell’umanità. Come dice il Vangelo, «in nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome sotto il cielo dato agli uomini, nel quale è stabilito che possiamo essere salvati» (Atti 4,12). 

All’ invocazione «Gesù mio», seguono nella preghiera, tre specifiche richieste.

La prima che viene rivolta al Signore, dice: «Perdonateci le nostre colpe».Due sole parole con le quali Maria SS.ma ricorda che esistono colpe, da cui nessun uomo è esente. Queste colpe sono i peccati, la violazione della legge divina, che affonda le sue radici nel peccato originale. Quando l’uomo cade nel peccato, non è in grado di riscattarsi con le proprie forze, non può autogiustificarsi, ma ha bisogno di essere perdonato. Non ci può essere perdono, però, senza il pentimento. Il pentimento, a sua volta, comporta la consapevolezza di avere meritato il castigo divino, per avere offeso Dio, degno di essere amato sopra ogni cosa.

La necessità del pentimento nasce anche dal timore dell’inferno. È questa la seconda richiesta:«Preservateci dal fuoco dell’inferno». Se l’uomo muore senza essersi pentito e senza aver ricevuto il perdono, cade nell’inferno. L’inferno non è uno stato spirituale dell’anima, ma è il luogo riservato a chi, sino alla fine della vita, rifiuta di pentirsi delle proprie colpe. La pena che si soffre nell’inferno consiste in un fuoco inestinguibile: un fuoco reale, non metaforico, che si accompagna a quello spirituale della perdita di Dio. E poiché l’anima è immortale, la pena dovuta al peccato grave, senza pentimento, dura quanto dura la vita dell’anima, cioè per sempre, per l’eternità. È questa la dottrina della Chiesa che ci ricorda la Vergine Maria.

Il primo segreto di Fatima, comunicato dalla Madonna ai tre pastorelli il 13 luglio 1917, si apre proprio con una visione terrificante dell’inferno, che appare come un luogo, non vuoto, ma pieno di anime di dannati: «un grande mare di fuoco, che sembrava stare sottoterra. Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o bronzee, con forma umana che fluttuavano nell’incendio […]». Solo la grazia di Dio può preservare l’uomo dall’inferno, perché se l’uomo pretende di fare a meno di questa grazia, se si illude di salvarsi con le sue forze, non può evitare l’inferno. Perciò bisogna dire al Signore: «Preservateci dal fuoco dell’inferno», pensando anche ai tanti che rifiutano di credere a questa tragica verità eterna.

E infine l’ultima richiesta della preghiera. Dopo averci ricordato l’esistenza dell’abisso infernale, la Madonna ci indica la nostra meta, l’orizzonte luminoso del cielo, dicendo: «Portate in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della vostra misericordia». Il Cielo è il Paradiso, che è anch’esso un luogo, un luogo non di immensa sofferenza, ma di infinita beatitudine, immune da tutti i mali e ricolmo di tutti i beni, la sede gloriosa e splendente di Dio, dove i giusti godono la felicità eterna. 

È questa la scelta drammatica, ma reale della nostra vita, il bivio che ci attende nell’ora della nostra morte. Il Cielo, che è il luogo dove raggiungono la felicità eterna le anime che si salvano, o l’inferno, che è il luogo dove soffriranno eternamente i dannati. Tutte le fatiche e le sofferenze della vita terrena non hanno proporzione né con l’inferno, meritato dai nostri peccati, né con il Cielo, che ci è stato promesso, se, con l’aiuto di Dio, vivremo nella sua grazia.

Suor Lucia, racconta di avere avuto, il 3 gennaio 1944, nella cappella del convento di Tuy, la visione apocalittica del castigo dell’umanità e di aver poi sentito risuonare nel suo spirito queste parole: «Nel tempo, una sola fede, un solo battesimo, una sola Chiesa, Santa, Cattolica, Apostolica.  Nell’eternità il Cielo! Questa parola ‘Cielo’ – dice suor Lucia – riempì il mio cuore di pace e felicità, in tal modo che, quasi senza rendermi conto, continuai a ripetermi per molto tempo: il cielo, il cielo!»

Il desiderio del Cielo è stato il principio guida della vita di santa Teresa del Bambin Gesù e di tanti santi. Santa Teresina diceva: «La terra mi pareva un luogo d’esilio, sognavo il Cielo…». La terra è una valle di lacrime, dove tutto è fugace e si corrompe, il Cielo è una terra beata, dove tutto vive e nulla muore. Non basta temere l’inferno, bisogna desiderare il Cielo, la felicità del Paradiso, che è l’ultimo fine dell’uomo.

L’uomo deve desiderare il Cielo, ma ha bisogno dell’aiuto divino per raggiungere la sua meta. La Madonna, nella sua giaculatoria, ci invita a chiedere l’aiuto di Gesù per tutte le anime, ma soprattutto per quelle più deboli, quelle che più hanno bisogno della misericordia divina.

Tra queste anime deboli, c’è anche la nostra. Confidiamo nella misericordia di Dio, che ci giunge attraverso Maria, ausilio dei cristiani e rifugio dei peccatori. È Lei che, per aiutarci. ci ha insegnato, insieme ad altre, la preghiera, che oggi ripetiamo con fiducia: «Gesù mio, perdonateci le nostre colpe, preservateci dal fuoco dell’inferno, portate in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della vostra misericordia».