BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

CORPUS DOMINI

I tanti miracoli eucaristici aiutano a ricordare la grandezza del mistero che la solennità del Corpus Domini onora in modo speciale. È il mistero dell’Eucaristia, il sacramento dei sacramenti istituito da Gesù nell’Ultima Cena, come cibo e bevanda di salvezza.

Santo del giorno 07_06_2026 Ermes Dovico -La Nuova Bussola

«Come avete fatto a estrarre da una persona un pezzo di cuore vivente?», è la domanda che pose nel 2005 Frederick Zugibe (1928-2013), esperto di medicina legale e docente alla Columbia University, dopo aver analizzato un frammento di Ostia consacrata, che nel 1996 si era tramutata in carne sanguinante nella parrocchia di Santa Maria, a Buenos Aires. Il professor Zugibe aveva ricevuto un campione della Sacra Particola, ma senza che gli fosse rivelato di cosa si trattasse. Ad anni di distanza le analisi, condotte in precedenza da altri scienziati e sempre con gli stessi esiti, mostravano che quel campione era in tutto e per tutto un frammento vitale di cuore umano. In particolare si manifestava la presenza di globuli bianchi intatti e gruppo sanguigno AB, lo stesso riscontrato dalle ricognizioni (l’ultima delle quali svolta negli anni Settanta del XX secolo) sulle reliquie del miracolo eucaristico di Lanciano, avvenuto nell’VIII secolo.

Questi fatti aiutano a ricordare la grandezza del mistero che la solennità del Corpus Domini onora in modo speciale. È il mistero dell’Eucaristia, il cuore della nostra fede e il sacramento dei sacramenti istituito da Gesù nell’Ultima Cena, come cibo e bevanda di salvezza. Sono proprio le parole solenni di Nostro Signore, scolpite in tutti e quattro i Vangeli e trasmesse pure da san Paolo (Mt 26, 26-29; Mc 14, 22-25; Lc 22, 19-20; Gv 6, 53-58; 1 Cor 11, 23-29), a non lasciare dubbi sulla sua presenza reale nell’Eucaristia. A questo miracolo, che attualizza il sacrificio di Cristo ogni volta che viene celebrata una Messa, la Chiesa ha dato il nome di transustanziazione, per esprimere quanto avviene all’atto della consacrazione: le specie del pane e del vino, pur mantenendo inalterate le loro caratteristiche sensibili, si convertono interamente nel Corpo e Sangue di Gesù.

La solennità del Corpus Domini fu celebrata per la prima volta nel 1247 nella diocesi di Liegi. Alla sua origine vi furono le esortazioni di santa Giuliana di Cornillon (c. 1192-1258), una monaca agostiniana che intorno ai 16 anni ebbe una prima visione, poi ripetutasi altre volte, mentre adorava il Santissimo Sacramento. Giuliana vide una luna nel suo pieno splendore, simboleggiante la Chiesa pellegrina sulla terra, attraversata da una striscia scura, a indicare la mancanza di una festa. Come le spiegò poi lo stesso Gesù, la festa sarebbe servita per accrescere la fede e riparare le offese al Santissimo Sacramento. Per diversi anni la santa non parlò a nessuno di queste rivelazioni. Si decise poi a rivolgersi ad alcuni dei maggiori teologi ed ecclesiastici dell’epoca (tra cui l’arcidiacono di Liegi, Jacques Pantaléon, futuro Urbano IV), esortandoli a istituire la festa, come farà per primo il vescovo di Liegi, Roberto di Thourotte.

Nel 1263 avvenne il celebre miracolo eucaristico di Bolsena. Un sacerdote boemo, Pietro da Praga, giunse in pellegrinaggio in Italia perché assalito dai dubbi sulla presenza reale di Gesù nell’Eucaristia. Questi dubbi svanirono solo dopo che ebbe celebrato Messa nella chiesa di Santa Cristina, a Bolsena: qui, al momento della consacrazione, l’Ostia iniziò a sanguinare sul corporale. Urbano IV, che si trovava nella vicina Orvieto, fece subito verificare l’accaduto. L’anno successivo lo stesso pontefice incaricò san Tommaso d’Aquino di scrivere l’ufficio liturgico del Corpus Domini, dando al Doctor Angelicus l’occasione di comporre sublimi inni eucaristici, come l’Adoro Te devote, il Pange Lingua, il Sacris Solemniis e il Verbum supernum prodiens. Inoltre, con la bolla Transiturus de hoc mundo (11 agosto 1264), estese la solennità a tutta la Chiesa, fissandola al primo giovedì dopo l’Ottava di Pentecoste. In Italia, nel 1977, la Cei ne ha spostato la celebrazione alla domenica seguente.

Così scrisse Urbano IV nella bolla: «Sebbene l’Eucaristia ogni giorno venga solennemente celebrata, riteniamo giusto che almeno una volta l’anno se ne faccia più onorata e solenne memoria. Le altre cose di cui facciamo memoria, noi le afferriamo con lo spirito e con la mente, ma non otteniamo per questo la loro reale presenza. Invece, in questa sacramentale commemorazione del Cristo, anche se sotto altra forma, Gesù Cristo è pre

🟢IN RADIOVISIONE: PADRE LIVIO – LA TENTAZIONE – Puntata 18


🟢IN RADIOVISIONE: IL FALSARIO: LA LOTTA QUOTIDIANA CONTRO SATANA – PUNTATA 81


Papa Leone in Spagna, sarà lui a inaugurare la Sagrada Familia appena terminata. Perché è un viaggio «difficile» (e perché per Prevost l’Europa può essere un modello)

di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera – 6 Giugno 2026

Il Papa incontrerà oggi i Reali di Spagna, lunedì sarà il primo pontefice a rivolgersi al Congresso. E il 10 inaugurerà la Torre di Cristo che porterà a compimento l’opera geniale di Gaudì

La Sagrada Família (sopra, nella foto) è il capolavoro dell’architetto Antoni Gaudí (Reus, 25 giugno 1852-Barcellona, 10 giugno 1926), il massimo esponente del modernismo catalano. La costruzione della basilica iniziò nel 1882 sotto il regno...

CITTÀ DEL VATICANO – Barcellona, 7 giugno 1926, poco dopo le sei del pomeriggio. Un uomo è stato appena investito dal tram numero 30 mentre attraversava, con passo stanco e incerto, la Gran Via de les Corts Catalanes. È ridotto male, una guarda civile ferma una macchina, lo portano al pronto soccorso e riesce appena ad articolare un nome che non viene compreso, l’annotazione sul registro riporta un assurdo «Antònia Samdi», del paziente 1121 non vengono trascritti altri dati e del resto è un uomo anziano, senza documenti, ha la barba lunga e bianca ed è vestito poveramente, i pantaloni sformati tenuti su con spille da balia, le scarpe logore, dev’essere un clochard: lo portano all’ospedale dei poveri, la Santa Croce, dove morirà di lì a tre giorni.

La notte dell’incidente, un fratello laico che lavorava come infermiere aveva guardato perplesso i due uomini che lo cercavano da ore, «se Antoni Gaudí fosse qui, lo saprebbero tutti». L’architetto della Sagrada Familia era già in agonia, «Dio mio, Dio mio», mormorava nei momenti di lucidità, da cinque mesi viveva in una stanzetta ricavata nel cantiere dell’opera di tutta una vita. Sapeva di non poter vivere abbastanza a lungo da vederla finita ma non poteva immaginare che sarebbe stato un Papa, il 10 giugno 2026, a cento anni esatti dalla sua morte, a inaugurare la torre di Gesù Cristo che porta a compimento la più celebre e straordinaria delle chiese contemporanee, il capolavoro destinato a fare di Antoni Gaudí i Cornet il primo beato, e più oltre santo, nella storia dell’architettura: è stato dichiarato Venerabile il 14 aprile 2025 e alle Cause dei Santi è in corso l’esame di un presunto miracolo ottenuto per la sua intercessione, l’ultimo passo prima della beatificazione.

Il Papa in aereo: «Ai Mondiali tiferò Stati Uniti»

Leone XIV arriva oggi in Spagna, sette giorni e duemilacinquecento chilometri di viaggio tra Madrid, Barcellona e le Canarie, come un ritorno del Papa nella Vecchia Europa. Francesco prediligeva le periferie, a Strasburgo precisò che visitava le situazioni europee e non la Francia, anche le visite a Marsiglia e in Corsica erano motivate da eventi particolari. A bordo dell’aereo Ita che lo porta a Madrid, Leone, parlando con i giornalisti ha annunciato: «Farò sicuramente il tifo per gli Usa ai Mondiali di calcio ma non so quante partite avrò modo di vedere». C’è anche spazio per una battuta sul Clásico del calcio, Real Madrid- Barcellona: «È semplice… Il Papa tifa per tutte le squadre, ma Prevost tifa per il Real Madrid!»

Quale messaggio sente di rivolgere a Putin, che ha rifiutato l’incontro con Zelensky? 

«Il messaggio dell’enciclica: promuovere i negoziati che almeno si stavano facendo. Veramente bisogna spingere per arrivare a una conclusione della violenza e della guerra, e trovare una soluzione. Troppe vite ormai stanno morendo». Leone XIV raggiunge i giornalisti in fondo all’aereo, saluta ciascuno e risponde a qualche domanda. «Sono preoccupato per l’Ucraina. Ogni volta la situazione peggiora. Adesso anche negli Stati Uniti alcuni vogliono dare il loro appoggio. Sono già quattro anni e mezzo. Occorre trovare una soluzione». 

Prevost torna anche a parlare di Iran, gli ricordano che il vicepresidente Usa J.D. Vance ha sostenuto si tratti di una guerra giusta e il Papa replica tranquillo: «Credo sia stato già dichiarato con molta chiarezza: viene meno, lì, una guerra giusta… Il problema è che la teoria della guerra giusta viene da secoli passati, non si immaginavano le armi e la capacità di distruzione che l’uomo ha oggi. È tutto come dico nell’enciclica…».

Un giornalista americano gli chiede dell’aumento delle conversioni negli Stati Uniti: «Sono molto soddisfatto delle notizie che mi giungono. I giovani che sono alla ricerca di qualcosa di più, essendo cresciuti in molti casi senza, per così dire, una dimensione spirituale nella loro vita, si rendono conto che c’è un vuoto e una mancanza di senso, e forse la mia visita contribuisce a risvegliare ancora di più qualcosa che loro stessi non sanno bene come definire».

Quindi sorride ironico, citando un celebre rapper: «Se si trovassero di fronte alla domanda: vogliono vedere Bad Bunny o vogliono vedere il Papa, penso che molti andrebbero a vedere Bad Bunny. Ma penso che ci saranno anche alcuni qui per vedere il Papa. E questo la dice lunga, sapete». 

Ora invece Prevost, dopo la Spagna, andrà a fine settembre pure in Francia, tra Parigi e Lourdes: un riconoscimento del ruolo che il Vecchio Continente, e i Paesi di antica tradizione cristiana, possono avere in un mondo ridotto alla legge del più forte. Mentre altrove multipolarismo e democrazie sono in crisi, l’Unione europea può essere un modello, se non dimentica la propria storia.

Di recente Leone ha citato l’opera di Cirillo e Metodio, santi del IX secolo e compatroni d’Europa, invocando «la costruzione di una nuova unità del continente europeo, per superare tensioni, divisioni e antagonismi – religiosi e politici».

Certo il clima politico in Spagna non è dei più favorevoli ai discorsi unitari, tra le inchieste sui socialisti del premier Sánchez, gli scontri all’arma bianca con i popolari e i risentimenti che si avvertono contro la stessa Chiesa, polemiche mai sopite sugli abusi pedofili, vecchie pulsioni anticlericali all’estrema sinistra e il risentimento all’estrema destra per l’impegno in favore dei migranti: la tappa finale alle Canarie era l’ultimo viaggio immaginato da Francesco, l’ultima stazione della via Crucis da Lampedusa a Lesbo, Cipro, Malta, le isole dei disperati che cercano di raggiungere l’Europa, tanto che Leone chiuderà il cerchio tornando a Lampedusa il 4 luglio.

Oggi Leone incontrerà a Madrid i reali e la società civile, lunedì sarà il primo Papa a rivolgersi al Congresso dei deputati. Non sarà un viaggio facile, la già «cattolicissima» Spagna è divenuto un Paese sempre più scristianizzato, un’epitome dell’Europa. Per questo la celebrazione alla Sagrada Família di Barcellona racchiude il senso più profondo del viaggio di Leone, il Papa che si è proposto di «sparire perché rimanga Cristo». 

Gaudí aveva appena trentun anni quando nel 1883 gli fu affidato il progetto, dal 1914 non si dedicò ad altro. Negli ultimi otto mesi, dal novembre 1925, si era trasferito nel cantiere: viveva in una stanzetta con un letto, ricavata da un tramezzo e occupata dai modelli in gesso e le piantine che occupavano anche il resto del laboratorio.

Ogni mattina, racconta Armand Puig i Tàrrech nella più accurata delle biografie («Antoni Gaudí. Vita e opere», San Paolo), assisteva a due messe, faceva la comunione e pregava prima di cominciare il lavoro quotidiano, «la vita è amore e l’amore è sacrificio». Aveva grande fede nella Provvidenza, la sua chiesa avrebbe richiesto tutto il tempo necessario: «Il padrone di quest’opera non ha fretta».

Pensieri sui Vangeli Festivi: Santissimo Corpo e Sangue di Cristo – di Padre Livio

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

Lo studioso russo Vasily Kashin: «Mosca e Kiev, ormai è pareggio. Questa crisi potrebbe durare ancora per anni»

di Marco Imarisio – Corriere della Sera – 6 Giunbgo 2026

Il «falco» vicino al Cremlino e il suo pamphlet che ha fatto discutere: «La prosa di ferro della realtà». «Non è nel nostro interesse sprecare risorse industriali e tecnologiche per conquistare piccoli villaggi ucraini, perseguendo obiettivi immaginari»

«Lei conosce il villaggio di Malaya Tolmachka? Ecco, io credo che l’Operazione militare speciale sia un elemento del confronto più ampio con l’Europa, e in misura minore con gli Stati Uniti, il cui esito dipende soprattutto dalla ristrutturazione della nostra industria e della sua base tecnologica, dai cambiamenti nella politica economica e dalla creazione di forze armate più moderne. Proprio per questo, non è nel nostro interesse sprecare all’infinito queste risorse nei pressi di un piccolo villaggio ucraino, perseguendo obiettivi immaginari». 

Sono quasi due settimane che la comunità russa degli esperti militari e dei blogger Z è in subbuglio e si è divisa sulle sorti della guerra in Ucraina. A scatenare il dibattito è stato un lungo articolo di Vasily Kashin, direttore del Centro di studi europei e internazionali della Scuola Superiore di Economia, intitolato «La prosa di ferro della realtà», e pubblicato su La Russia nella politica globale, una rivista finanziata dal governo, in pratica la Bibbia dei falchi di guerra. 

Non è certo una colomba, Kashin, che persino tutti i media putiniani definiscono come «uno dei più noti ed autorevoli studiosi russi in materia militare», anzi. Ma nell’inaugurare quello che lui stesso chiama «un nuovo realismo», afferma in buona sostanza che «nella fase attuale, l’obiettivo di “eliminare il regime antirusso” in Ucraina è di fatto irraggiungibile», e che lo scenario più probabile è quello di un pareggio.

 Abbiamo capito bene, professor Kashin? 
«A mio avviso, è ora di renderci conto che tenendo conto degli aiuti occidentali ricevuti, sia in termini di equipaggiamento che di denaro, le capacità ucraine sono all’incirca pari al bilancio militare russo e superano le spese russe direttamente destinate all’Operazione militare speciale». 

Ma il rapporto delle risorse umane è di cinque a uno a favore della Russia. «Certo, l’Ucraina ha una popolazione inferiore. Ma sta attuando una mobilitazione generale, mentre il mio Paese ha mobilitato solo altre trecentomila persone, nel settembre del 2022. Dal punto di vista delle risorse umane, le capacità delle parti sono comparabili». 

E a livello di armamenti? 
«La Russia conserva la sua superiorità in termini di potenza di fuoco e capacità di difesa aerea, ma l’Ucraina, grazie all’accesso al potenziale occidentale, ha un vantaggio in settori importanti come l’intelligence tattica e le comunicazioni. Nell’uso dei droni, arma chiave di questa guerra, sono entrambe alla pari». 

Quali sono le conseguenze di questo equilibrio? 
«Per la Russia è tecnicamente impossibile una completa occupazione militare dell’intero Paese, e lo sarà ancora per un lungo periodo. Chi lo indica come un obiettivo reale, si sbaglia. Non è realizzabile nell’ambito dell’Operazione militare speciale, e non dovrebbe essere neppure menzionato. Lo stesso vale per un eventuale cambio di regime. Proprio l’esperienza dell’attacco americano all’Iran dimostra che la distruzione della leadership di un Paese, che in precedenza aveva predisposto un sistema di controllo di riserva, potrebbe non portare a risultati strategici positivi». 

E se il fronte dovesse crollare? 
«Cambierebbe ben poco. La Russia non dispone delle capacità necessarie per controllare e gestire in modo sostenibile tali territori, caratterizzati da un’economia in rovina e da una popolazione estremamente ostile». 

La sostanziale parità di forze a cosa può portare? 
«Il risultato più evidente è un rallentamento dell’avanzata russa. Malgrado singole dichiarazioni in Occidente, il territorio controllato dalla Russia cresce ogni mese che passa. Ma i ritmi di crescita si sono notevolmente abbassati. Questa crisi di posizione potrebbe continuare per alcuni anni, e questo avrà il suo prezzo per la Russia, per l’Ucraina e per l’Europa». 

Teme un allargamento del conflitto? 
«In caso di fine della guerra in Ucraina, farei fatica a immaginare azioni belliche in Europa o viceversa. Il conflitto attuale ha inculcato una profonda consapevolezza, da tutte le sue parti, dei rischi e del grado di determinazione dell’avversario, e inoltre ha drasticamente trasformato le società da ambo i lati della nuova cortina di ferro». 

Se fosse interpellato, cosa direbbe a Vladimir Putin? 
«Nell’articolo si parla dell’importanza della rapida stipulazione di un accordo sul cessate il fuoco in conformità alle intese raggiunte ad Anchorage. Putin è colui che ha pattuito queste intese con il presidente Trump. È difficile che abbia bisogno di consigli». 

Quale è lo sviluppo più probabile di questa guerra? 
«L’Ucraina continuerà a tenere il fronte ancora per diversi anni. Finora non sono state trovate soluzioni né tattiche né tecniche che ci diano la possibilità di tornare a una normale guerra di trincea, dove forse la Russia potrebbe prevalere. Quindi non abbiamo motivi di aspettarci, nel prossimo futuro, il superamento di questo stallo posizionale». 

🟢IN RADIOVISIONE: PADRE LIVIO – LA TENTAZIONE – Puntata 17


🟢IN RADIOVISIONE:🙏⭐️CATECHESI GIOVANILE⭐️P.LIVIO: SENZA DIO NON C’E’ FUTURO – Puntata 01🙏

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I PRIMI VENERDI’ E I PRIMI SABATI DEL MESE

I primi venerdì sono una pratica devozionale molto forte . Prevede la partecipazione alla Santa Messa e la Comunione per 9 mesi consecutivi, precedute dalla Confessione, per ottenere la grazia della salvezza eterna secondo le promesse del Sacro Cuore di Gesù.
La devozione, nata nel XVII secolo dopo le rivelazioni a Santa Margherita Maria Alacoque, richiede di compiere i seguenti atti per nove mesi di fila senza interruzione:

Confessarsi:
Entro gli 8 giorni precedenti o successivi.
Partecipare alla Messa e fare la Comunione: Il primo venerdì di ogni mese.
Intenzione: Offrire tutto in riparazione dei peccati e per il Sacro Cuore di Gesù❤️
Domani: primo sabato del mese

Breve storia della grande promessa del Cuore Immacolato di Maria

La Madonna, apparendo a Fatima il 13 giugno 1917, tra l’altro, disse a Lucia: “Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Egli vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato”.

Poi, in quella apparizione, fece vedere ai tre veggenti il suo Cuore coronato di spine: il Cuore Immacolato della Mamma amareggiato per i peccati dei figli e per la loro dannazione eterna!

Lucia racconta: “Il 10 dicembre 1925 mi apparve in camera la Vergine Santissima e al suo fianco un Bambino, come sospeso su una nube. La Madonna gli teneva la mano sulle spalle e, contemporaneamente, nell’altra mano reggeva un Cuore circondato di spine. In quel momento il Bambino disse: “Abbi compassione del Cuore della Tua Madre Santissima avvolto nelle spine che gli uomini ingrati gli configgono continuamente, mentre non v’è chi faccia atti di riparazione per strappargliele”.

E subito la Vergine Santissima aggiunse: “Guarda, figlia mia, il mio Cuore circondato di spine che gli uomini ingrati infliggono continuamente con bestemmie e ingratitudini. Consolami almeno tu e fa’ sapere questo: A tutti coloro che per cinque mesi, al primo sabato, si confesseranno, riceveranno la santa Comunione, reciteranno il Rosario, e mi faranno compagnia per quindici minuti meditando i Misteri, con l’intenzione di offrirmi riparazioni, prometto di assisterli nell’ora della morte con tutte le grazie necessarie alla salvezza”.

È questa la grande Promessa del Cuore di Maria che si affianca a quella del Cuore di Gesù. Per ottenere la promessa del Cuore di Maria si richiedono le seguenti condizioni:

1 – Confessione – fatta entro gli otto giorni precedenti, con l’intenzione di riparare le offese fatte al Cuore Immacolato di Maria. Se uno nella confessione di dimentica di fare tale intenzione, può formularla nella confessione seguente.

2 – Comunione – fatta in grazia di Dio con la stessa intenzione della confessione.

3 – La Comunione deve essere fatta nel primo sabato del mese.

4 – La Confessione e la Comunione devono ripetersi per cinque mesi consecutivi, senza interruzione, altrimenti si deve ricominciare da capo.

5 – Recitare la corona del Rosario, almeno la (terza) quarta parte, con la stessa intenzione della confessione.

6 – Meditazione – per un quarto d’ora fare compagnia alla Santissima Vergine meditando sui misteri del rosario.

Un confessore di Lucia le chiese il perché del numero cinque. Lei lo chiese a Gesù, il quale rispose: “Si tratta di riparare le cinque offese dirette al Cuore Immacolato di Maria”

1 – Le bestemmie contro la sua Immacolata Concezione.

2 – Contro la sua Verginità.

3 – Contro la sua Maternità divina e il rifiuto di riconoscerla come Madre degli uomini.

4 – L’opera di coloro che pubblicamente infondono nel cuore dei piccoli l’indifferenza, il disprezzo e perfino l’odio contro questa Madre Immacolata.

5 – L’opera di coloro che la offendono direttamente nelle sue immagini sacre

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