
di Ester Palma – Corriere della Sera – 17 Luglio 2025
Dopo l’attacco dell’esercito di Israele il sacerdote argentino che papa Francesco chiamava ogni sera ha parlato con il ministro degli Esteri Tajani: «La parrocchia è molto danneggiata e piangiamo dei morti». Poi scherza: «Giocherò ancora a calcio»
«La nostra chiesa è molto danneggiata e abbiamo due morti da piangere. Io sono stato colpito a una gamba. Ma andrò avanti, voglio restare vicino alla mia comunità». A poche ora dall’attacco dell’Idf alla chiesa della Sacra Famiglia, l’unica chiesa cattolica della Striscia, Padre Gabriel Romanelli, 56enne argentino (di Buenos Aires) di origine italiana, sacerdote dell’Istituto del Verbo Incarnato ha parlato al telefono con il ministro degli Esteri Tajani. Gli ha fatto presente la drammaticità della situazione, ma è riuscito anche a scherzare. Quando Tajani gli ha chiesto quale gamba era ferita e se poteva ancora giocare a pallone ha risposto: «Sì, è la sinistra, io sono destro». Tajani gli ha comunque assicurato un aiuto concreto per riparare i danni alla chiesa, che in questi mesi di guerra (e anche prima) è diventata un punto di riferimento per tutta la popolazione di Gaza.
«Nella nostra zona siamo rimasti quasi soli, ma resta la preghiera»
Padre Romanelli era diventato «famoso» per le telefonate quasi quotidiane di Papa Francesco, che ha chiamato la parrocchia fino a due giorni prima di morire: «Vedevamo che era stanco, la sua voce era flebile, ma fino all’ultimo ci ha ripetuto che non eravamo soli perché lui pregava per noi». E pochi giorni fa in un’intervista a Vatican News il parroco argentino aveva raccontato le difficoltà della sua comunità: «Siamo ancora circa 500, accampati in ogni angolo della chiesa. Prima del 7 ottobre i cristiani a Gaza erano 1017, circa 300 sono riusciti ad uscire dalla Striscia quando era ancora aperto il valico di Rafah con l’Egitto, 54 sono morti, 16 sono stati uccisi nel bombardamento che ha colpito la chiesa di san Porfirio del Patriarcato ortodosso. Qui dei nostri è stata uccisa nel novembre 2023 l’anziana musicista Elham Farah e un mese più tardi Nahida e Samar, madre e figlia, uccise appena fuori della chiesa. Gli altri cristiani morti sono comunque vittime della guerra: si tratta di persone malate (cardiopatici, diabetici, ecc.) che non hanno più potuto ricevere i medicinali necessari. Poi ci sono circa 50 tra disabili e bambini malati che sono curati amorevolmente dalle suore di madre Teresa. Ora c’è tanta stanchezza, e preoccupazione perché percepiamo di essere rimasti quasi soli in questa zona. L’unica cosa che ci consente di rimanere coesi e con qualche speranza è la preghiera. In questa situazione la forza della preghiera è veramente grande, è l’unica cosa che ci tiene uniti e non ci precipita nella disperazione».
Il telegramma del Vaticano: «Il Papa prega per la pace»
«Sua Santità Papa Leone XIV è rimasto profondamente addolorato nell’apprendere delle perdite di vite umane e dei feriti causati dall’attacco militare alla Chiesa cattolica della Sacra Famiglia a Gaza, e assicura al parroco, Padre Gabriel Romanelli, e a tutta la Comunità parrocchiale la sua vicinanza spirituale». E’ il testo del telegramma a firma del Segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin, che prosegue: «Nell’affidare le anime dei defunti all’amorevole misericordia di Dio Onnipotente, il Santo Padre prega per la consolazione di coloro che soffrono e per la guarigione dei feriti. Sua Santità rinnova il suo appello per un immediato cessate il fuoco ed esprime la sua profonda speranza per il dialogo, la riconciliazione e una pace duratura nella regione».