Nell’uomo c’è un profondo desiderio di infinito, di bellezza, di eternità, di immortalità, di felicità. Sono desideri che, se coltivati con la voce della coscienza e della ragione, possono portare dei grandi risultati nella vita. Il più grande risultato che possiamo conseguire nella vita è conoscere Dio. Quella con Cristo è un’amicizia bellissima, che dura per sempre se gli si è fedeli. Il più grande risultato da conseguire nella vita è conoscere Dio, amarlo e servirlo.

Dentro di noi c’è il desiderio di Dio, il desiderio di Assoluto. Questo desiderio è radicato nel nostro cuore, è il connotato dell’essere umano che lo distingue dalla materia, dal mondo della vita intramondana che è quella animale proprio perché abbiamo un anima spirituale e immortale che trascende la finitezza, il mondo, l’universo stesso. L’uomo di oggi ha perso il trascendente. La scienza messa al servizio del materialismo e dell’immanenza ha fatto sì che l’uomo concepisse se stesso come un algoritmo.

Il 15 maggio 2026 Papa Leone XIV ha incontrato gli studenti dell’Università La Sapienza di Roma, ha fatto loro un bellissimo discorso, molto profondo. Mi ha colpito, in particolare, una frase del Pontefice: “Siamo un desiderio, non un algoritmo”; l’uomo non è l’effetto dell’evoluzione della materia. Secondo il principio fondamentale della Filosofia nemo dat quo non habet (nessuno può dare ciò che non ha), la materia infatti non può dare ciò che non ha, cioè lo spirito, l’intelligenza, la volontà, la libertà, la moralità, la coscienza. Queste non sono il prodotto della materia, sono le connotazioni dell’anima spirituale immortale. Come potrebbe la materia, che è finita, dare ciò che non ha, ovvero l’impalpabile?

I nostri desideri infiniti, le nostre connotazioni più profonde non sono il prodotto della materia, non sono nei cromosomi che abbiamo ereditato dai genitori, non sono nel DNA. Nel momento in cui si forma l’embrione Dio immette una scintilla della sua divinità che è la nostra anima spirituale e immortale, è il nostro io, è un soggetto. L’anima spirituale e immortale è il nostro io libero e intelligente che si differenzia radicalmente dall’animale.

Questa espressione del Santo Padre, allora, è un invito a superare la visione animalesca e materiale dell’uomo, in quanto in lui ci sono dei desideri fondamentali che trascendono radicalmente dalla materia: il desiderio di verità che porta l’uomo con la sua intelligenza a salire dalle creature al Creatore, dalle cause seconde alla causa prima che è Dio stesso, porta oltre l’ambito della finitezza, del materiale, della Creazione; il desiderio di felicità viene dal cuore, è un desiderio di felicità non passeggera ma che, vissuta nell’istante presente, è come un brivido di eternità, è talmente piena che soddisfa la fame di Dio incontrandolo.

L’uomo trascende se stesso, supera se stesso, va oltre l’animalità, ascende verso la divinità. Perché questo avvenga dentro di noi dobbiamo rientrare in noi stessi perché fuori siamo catturati dalle cose che passano, dalle cose finite che sono come false luci ingannatrici, sono le seduzioni del mondo. Fuori da noi stessi siamo intrappolati dalla fiera delle vanità; il mondo esterno ci cattura ed è proprio lì che satana vuole portarci, fuori da noi stessi.

Dobbiamo rientrare in noi stessi. Nell’intimo dell’uomo abita la verità, la pienezza, abita Dio. Dobbiamo rientrare in noi stessi, nel silenzio dell’anima, andare oltre i pensieri, le preoccupazioni, le sofferenze, le rabbie, i dolori, perfino le gioie effimere di questo mondo e lì, nel silenzio, la voce di Dio ci fa sentire “di stirpe divina”, come diceva San Paolo. Entrando in noi stessi sentiamo che non siamo Dio, ma che veniamo da Dio, siamo amati da Dio, siamo orientati a Dio. È molto importante rientrare in se stessi per ascoltare la voce dell’Assoluto ed è molto importante decidere di ascoltarla, di seguirla e di costruire la propria vita su Dio. “Noi siamo un desiderio, non un algoritmo”; entriamo in noi stessi e lo sperimenteremo.