Cari amici, come da vostra richiesta vi espongo la Dottrina Cattolica sulla perpetua Verginità della Beata Vergine Maria. Qui vi presento una mia catechesi giovanile, mentre trovate l’insegnamento perenne del Magistero nel Catechismo della Chiesa Cattolica cattolica (N. 496-507)

LA TRIPLICE STELLA DELLE ICONE INDICA LA VERGINITA’ DELLA MADRE DI DIO PRIMA DEL PARTO, DURANTE IL PARTO E PER TUTTA LA VITA.

MARIA, SEMPRE VERGINE

            San Luigi Maria Grignion de Montfort ci insegna che se c’è un motivo per cui non conosciamo Gesù Cristo è perché non conosciamo la Vergine Maria. Detto in altri termini: più conosciamo la Vergine Maria, più ci avviciniamo a Gesù Cristo. Da qui, il motivo di questo ciclo di catechesi che, essendo mariano, ha una finalità ben precisa: portare tutti noi a credere, amare, servire Gesù come ha fatto e continua a fare Maria. D’altronde, la Madonna è qui da così tanto tempo proprio per portarci a suo Figlio. Per quale motivo? Perché oggi, con l’avanzare dell’apostasia, si sta dissolvendo la fede in Gesù Cristo Figlio di Dio, unico Salvatore del mondo. Davvero una grande preoccupazione per Maria vedere il Cristianesimo, quindi suo Figlio, colpito al cuore. 

<< Sono la Beata Vergine Maria >>

            Vorrei ora parlare di un’altra bellissima espressione con cui la Madonna, in alcune apparizioni, ha definito sé stessa: Beata Vergine Maria. Il 25 giugno 1981, infatti, a Medjugorje alcuni veggenti le chiesero chi fosse e la Madonna rispose: << Sono la Beata Vergine Maria >>. Un’espressione attribuitale anche dalla Chiesa, che merita una riflessione per capirne fino in fondo la grandezza. Sappiamo benissimo che, dopo la rivoluzione sessuale degli ultimi tempi, parlare di verginità è spesso causa di biasimo o derisione. E’ il giudizio del mondo! Ma, dal punto di vista della fede, oltre che carisma, la verginità si rivela essere una novità assoluta.       
            Soprattutto in ambito ebraico, infatti, era sconosciuta poiché per gli ebrei la donna era considerata per antonomasia una sposa che si realizzava nella maternità; inoltre, anche se in alcune religioni (specie quelle orientali) si parla di verginità, non è sicuramente da intendersi nel modo cristiano. Perché? Perché nel Cristianesimo la verginità non ha soltanto un significato fisico, ma soprattutto  interiore: l’appartenenza totale a Dio. Lo vediamo in Maria: una pienezza verso Dio, in Dio e per Dio, che coinvolge tutto il suo essere: il suo cuore (un cuore indiviso, solo per Dio), il suo pensiero (una mente soltanto aperta alla Verità), la sua anima (pura e immacolata per tutta la vita, come quando è stata concepita), oltre, naturalmente, il suo corpo. Insomma, in Maria vi è la Verginità in una pienezza assoluta.

Maria è la sempre Vergine

            C’è però una distinzione da fare: Maria, Immacolata; Maria, sempre Vergine. Sono due verità di fede diverse. Immacolata, significa che la Madonna è stata concepita, fin dal primo istante, senza il peccato originale e che per tutta la vita non ha commesso alcun peccato, nemmeno il più piccolo, conservando sempre un’anima illibata.           
            Con il termine sempre Vergine si afferma, invece, che la Madonna è rimasta per tutta la vita intatta nella verginità del corpo e anche del cuore, del pensiero e dell’anima. Maria ha concepito senza concorso di uomo, ma solo per grazia dello Spirito Santo; ha partorito rimanendo vergine (senza, quindi, che fosse offesa la sua verginità fisica); è rimasta vergine per tutta la vita.  Guardando le icone della grande tradizione orientale, si può notare come la Madonna sia rappresentata con tre stelle che stanno a indicare, appunto, la sua triplice verginità: nel concepimento, nel parto e per tutta la sua vita. Dunque, in Lei, maternità e verginità coesistono. Si tratta di una caratteristica solamente sua, proprio perché designata a diventare la Madre di Dio.

            Per illustrare ancora meglio questa importantissima tematica, vorrei leggere e commentare brevemente alcuni passi del Catechismo della Chiesa Cattolica in cui, tra l’altro, si risponde anche ad alcune obiezioni sollevate soprattutto dai protestanti. A questo proposito faccio un inciso. Come saprete, i protestanti ritengono vero che la Madonna abbia concepito per opera dello Spirito Santo, perché credono nella Divinità di Gesù; mentre, non credono che Maria sia rimasta vergine durante il parto e per tutta la vita. Questo perché essi partono da quell’espressione usata nei Vangeli: fratelli di Gesù (ad esempio in Gv 7, 5: “Infatti nemmeno i suoi fratelli credevano in lui”), deducendone che Maria abbia avuto altri figli. Ovviamente, si tratta di un’interpretazione sbagliata, perché, all’epoca di Gesù, con il termine fratelli erano indicati anche i cugini. Quindi, quando si parla di “fratelli di Gesù”, ci si riferisce ai suoi cugini, che sono probabilmente i figli dei fratelli di Giuseppe.            
            Vediamo allora che cosa si afferma al numero 496 del Catechismo della Chiesa Cattolica: “Fin dalle prime formulazioni della fede, (cioè fin dalla prima comunità cristiana) la Chiesa ha confessato che Gesù è stato concepito nel seno della Vergine Maria per la sola potenza dello Spirito Santo, ed ha affermato anche l’aspetto corporeo di tale avvenimento: Gesù è stato concepito << senza seme […], per opera dello Spirito Santo >>. Nel concepimento verginale i Padri ravvisano il segno che si tratta veramente del Figlio di Dio, il quale è venuto in una umanità come la nostra.”            Riflettete: sarebbe ben difficile, per noi, credere che Gesù sia il Figlio di Dio fatto uomo, se fosse stato concepito con seme umano. Perché da un seme umano può nascere solamente una creatura e basta. E’ proprio il concepimento avvenuto per opera dello Spirito Santo che ci porta al cuore della nostra fede: la generazione Divina di Gesù. 

Gesù è veramente figlio di Dio e veramente è nato da una Vergine

            Dall’essere ben consapevole di aver concepito senza concorso umano, la Madonna ne ha tratto un segno per sé stessa: la certezza che quel bambino fosse davvero il Figlio di Dio. Di più. Il concepimento per opera dello Spirito Santo rappresenta, anche per noi, il segno della Divina filiazione di Maria.           
Il Catechismo della Chiesa Cattolica, sempre al numero 496, continua dicendo:  
“Così, sant’Ignazio di Antiochia (inizio II secolo): << Voi siete pienamente convinti riguardo a nostro Signore che è veramente della stirpe di Davide secondo la carne, Figlio di Dio secondo la volontà e la potenza di Dio, veramente nato da una Vergine; […] veramente è stato inchiodato [alla croce] per noi, nella sua carne, sotto Ponzio Pilato. […] Veramente ha sofferto, così come veramente è risorto >>.        
            Dunque, possiamo e dobbiamo affermare che Gesù sia il Figlio di Dio, secondo la natura Divina e che sia il figlio di Maria, secondo la natura umana. Un concetto ribadito in uno degli ultimi messaggi, in cui la Madonna dice che suo Figlio è generato dal Padre, secondo la sua natura Divina, ed è generato da Lei, secondo la sua natura umana. Nel messaggio del 2 settembre 2017, infatti, la Madonna dice: << è mio Figlio, Dio generato da Dio >>. Per quale motivo lo ribadisce proprio adesso? Perché oggi più che mai si tende a negare la Divinità di Gesù Cristo, quindi a colpire a morte il cuore stesso del Cristianesimo. 

            Quando si dice che la Madonna è la Madre di Dio, bisogna intenderlo nel senso giusto: ovvero non che Lei ha generato Dio, ma che quel bambino, da Lei nato, è il Figlio di Dio, ossia è eternamente generato dal Padre. Come abbiamo visto in precedenza, Gesù ha un solo “io” Divino che agisce secondo le due nature: quella Divina (perché Lui è della stessa sostanza del Padre, infatti, Gesù dice: << Io e il Padre siamo una cosa sola >>) e quella umana che Gesù ha assunto da Maria.  Quando si parla di natura umana, s’intende dire che Gesù aveva un corpo e un’anima (con un’intelligenza e una volontà umane) creati ma uniti alla sua Divina Persona.

Al numero 497 del Catechismo della Chiesa Cattolica si afferma: 
“I racconti evangelici considerano la concezione verginale un’opera divina che supera ogni comprensione e ogni possibilità umana: << Quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo >>, dice l’angelo a Giuseppe riguardo a Maria, sua sposa (Mt 1,20). La Chiesa vede in ciò il compimento della promessa divina fatta per bocca del profeta Isaia: << Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio >> (Is 7, 14), secondo la versione greca di Mt 1, 23”.

La Madonna ha concepito verginalmente

            Dal Catechismo della Chiesa Cattolica, ci viene data la risposta ad alcune obiezioni secondo cui i racconti dell’infanzia di Gesù (dei Vangeli di Luca e Matteo) sarebbero stati aggiunti in un secondo momento e in modo posticcio, visto che il Vangelo di Marco inizia subito con la predicazione di Gesù (ovviamente si tratta di obiezioni radicate nell’odierna mentalità modernista, che hanno come preciso scopo quello di negare i misteri della fede).    
Al numero 498 del Catechismo della Chiesa Cattolica si afferma: 
“Il silenzio del Vangelo secondo Marco e delle Lettere del Nuovo Testamento sul concepimento verginale di Maria è stato talvolta causa di perplessità. Ci si è potuto anche chiedere (riguardo ai racconti di Luca e Matteo) se non si trattasse di leggende o di elaborazioni teologiche senza pretese di storicità. A ciò si deve rispondere: la fede nel concepimento verginale di Gesù ha incontrato vivace opposizione, sarcasmi o incomprensione da parte dei non-credenti, giudei e pagani: essa non proveniva dalla mitologia pagana, né da qualche adattamento alle idee del tempo (cioè, il fatto che Maria abbia concepito verginalmente costituisce un qualcosa di assolutamente inedito: è un vero intervento di Dio, un miracolo! Nulla di simile esiste nelle altre religioni dell’epoca dell’impero romano, né tantomeno nella religione ebraica). Il senso di questo avvenimento è accessibile soltanto alla fede, la quale lo vede in quel “nesso che lega fra loro i vari misteri”, nell’insieme dei misteri di Cristo, dalla sua incarnazione alla sua Pasqua.”        
            Qual è la conseguenza di negare la Divinità di Gesù? Che tutti i misteri di Dio non siano più illuminati dalla fede, diventando così un enigma inaccessibile alla nostra ragione. Invece, per chi ha fede in Gesù Figlio di Dio, non c’è alcuna difficoltà a ritenere vera l’incarnazione del Verbo nel grembo della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo. Ovviamente, soltanto la Madonna poteva sapere di aver concepito verginalmente e che, quindi, l’incarnazione era avvenuta per la potenza di Dio. Ancora: solo Lei (e Giuseppe, che le era accanto) poteva conoscere come avvenne il suo parto verginale. E’ bellissimo vedere come i grandi misteri della fede siano avvenuti tutti nel silenzio e nel nascondimento. Perché succede questo? Perché il sigillo Divino è umiltà e piccolezza e anche perché, molte volte, Dio non vuole che il diavolo li conosca.  
            Qui il Catechismo della Chiesa Cattolica cita Sant’Ignazio di Antiochia, quando nella Lettera agli Efesini dice: “Al principe di questo mondo rimase nascosta la verginità di Maria e anche il suo parto, e così pure la morte del Signore. Sono questi i tre misteri dall’alta voce che si sono compiuti nella quiete silente di Dio”.

Maria ha conservato la sua verginità durante il parto e per tutta la sua vita

            Come abbiamo visto, per credere che Gesù sia il Figlio di Dio, è fondamentale la fede nel concepimento verginale di Maria per opera dello Spirito Santo. Ora però vorrei esaminare meglio la continuazione di quella verginità, dato che la Madonna è rimasta vergine anche durante il parto e per tutta la sua vita. Per quanto riguarda il parto, senz’altro lo si può definire miracoloso, in quanto Maria, nel compierlo, è rimasta intatta nella sua verginità fisica. Anche dai cattolici, molte volte si sente dire che la Madonna ha partorito come tutte le altre donne. E’ un’affermazione del tutto sbagliata! Bisogna, infatti, tenere presente che durante il parto la verginità di Maria ha avuto anche un valore spirituale e cioè: essendo esente dal peccato originale, la Madonna non ha partorito nel dolore, come invece capita ad ogni altra donna figlia di Eva (nella Genesi si legge: “Dio disse alla donna: …con dolore partorirai i figli”). Per cui, sbaglia chi dice che Maria, partorendo, abbia versato sangue o cose simili, perché offende questo straordinario mistero: Maria, la sempre Vergine.         
Ai numeri 499-500, il Catechismo della Chiesa Cattolica dice:

“L’approfondimento della fede nella maternità verginale ha condotto la Chiesa a confessare la verginità reale e perpetua di Maria (un approfondimento di fede senz’altro guidato dallo Spirito Santo)anche nel parto del Figlio di Dio fatto uomo. Infatti la nascita di Cristo << non ha diminuito la sua verginale integrità, ma l’ha consacrata >>. La liturgia della Chiesa celebra Maria come la << sempre Vergine >>.

A ciò si obietta talvolta che la Scrittura parla di fratelli e di sorelle di Gesù. La Chiesa ha sempre ritenuto che tali passi non indichino altri figli della Vergine Maria: infatti Giacomo e Giuseppe, << fratelli di Gesù >> (Mt 13,55), sono i figli di una Maria discepola di Cristo, la quale è designata in modo significativo come << l’altra Maria >> (Mt 28,1). Si tratta di parenti prossimi di Gesù, secondo un’espressione non inusitata nell’Antico Testamento (come vi ho detto, si pensa fossero i figli dei fratelli di Giuseppe). 

La Madonna è la Madre di tutti gli uomini, anche dei non credenti

            Vi riporto il numero 501 del Catechismo della Chiesa Cattolica dove viene affrontato quel carisma particolare di Maria che è la verginità unita alla maternità.
“Gesù è l’unico Figlio di Maria. Ma la maternità spirituale di Maria si estende a tutti gli uomini che egli è venuto a salvare: << Ella ha dato alla luce un Figlio, che Dio ha fatto “il primogenito di una moltitudine di fratelli” (Rm 8,29), cioè dei fedeli, alla cui nascita e formazione ella coopera con amore di madre >>.

            Di qui vediamo quanto sia stata feconda la verginità di Maria. Oltre ad aver reso possibile la nascita del Figlio di Dio, ha esteso, in modo spirituale, la maternità della Madonna a tutta l’umanità. Maria è la nuova Eva, cioè la madre di tutti quelli che rinascono nell’acqua e nello Spirito Santo mediante il Battesimo. Ma attenzione: essendo la madre di tutti gli uomini, Lei è anche madre dei non credenti (infatti, quando inizia i suoi messaggi con Cari figli, Lei si rivolge proprio a tutti). Perché? Perché anche i non credenti sono chiamati alla grazia della fede: a diventare, anch’essi figli di Dio, quindi fratelli di Gesù, di cui la Madonna è Madre. Capite, allora, a quale sublime altezza sia giusto collocare la compresenza, in Maria, di verginità e maternità.

La verginità di Maria ha ispirato molte persone che l’hanno imitata

            Parecchi anni fa, scrissi un libro intitolato La Verginità di Maria e la nostra verginità, in cui ho cercato di spiegare il mistero della verginità della Madonna, il mistero della verginità cristiana e, infine, la bellezza e la grandezza della vita consacrata (infatti ne consiglio la lettura proprio alle persone consacrate).   
            La verginità di Maria è un carisma fecondo anche in questo senso: nell’aver portato, fin dall’origine del cristianesimo, tantissime persone a consacrarsi a Dio offrendo la propria verginità. Senza naturalmente dimenticare che la Fonte originaria di tale verginità, illuminante per il mondo, è Gesù Cristo stesso. Facciamoci dunque un esame di coscienza e pensiamo a quale delitto si compia sporcare il significato e il valore di questo meraviglioso dono che la Madonna ci ha dato e di cui Cristo ne è la Sorgente: la verginità. 

            Vorrei ora soffermarmi sui riflessi sulla nostra vita di quel dono così speciale, appartenente solamente alla Madonna: essere, al contempo, sempre vergine e madre. Innanzitutto, partirei col dire che l’epicentro della verginità di Maria è stato il suo concepimento verginale, avvenuto, cioè, senza concorso d’uomo. Un fatto senza dubbio miracoloso, reso possibile dalla Potenza di Dio.                 

La Madonna ha donato tutta sé stessa a Dio

            Questo è un punto focale della sua verginità fisica, conservata anche durante il parto e per tutta la vita (cioè Maria non ha avuto altri figli; non ha mai avuto rapporti sessuali). Un segno, questo, che le è servito da sostegno alla sua fede.  Il suo “sì” radicale alla volontà di Dio ha permesso al Verbo di incarnarsi nel suo grembo. Così Gesù, ancora embrione, fece sussultare di gioia il piccolo  Giovanni Battista nel grembo di Elisabetta. “In quei giorni Maria si mise in viaggio… Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo. A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?” (Lc 39, 43). “

            La Verginità di Maria non è solo un miracolo avvenuto nel suo grembo, ma anche un suo coinvolgimento interiore. La Madonna, infatti, ha proteso tutta sé stessa (cuore, mente e anima) verso la volontà di Dio, verso la Grazia e la Verità di Dio, verso l’accoglienza del Figlio, verso la docilità all’opera dello Spirito Santo, senza alcuna mediazione di creatura. Si tratta di un fatto assolutamente nuovo. Infatti, la totale appartenenza a Dio, sia dal punto di vista del corpo che dell’anima, è un carisma sconosciuto nell’Antico Testamento, anche se, subito prima del Nuovo Testamento, possiamo coglierne già un preannuncio nella figura del precursore, San Giovanni Battista.
            Quando Elisabetta incontrò Maria (incinta di Gesù) “il bambino le sussultò nel grembo”. Un fatto molto profondo, perché in quel momento Giovanni Battista venne presantificato, cioè come dicono i Padri della Chiesa, gli fu tolto il peccato originale. Perché? Perché Gesù, essendo la Fonte della Grazia, lo rese Santo e lui, sentendolo, sussultò di gioia. Così, San Giovanni Battista ebbe in dono il carisma fecondo della verginità. Fin da bambino, si ritirò nel deserto, conducendo una vita totalmente solitaria per poi essere inviato, come profeta, ad annunciare la conversione e a preparare la strada alla venuta del Verbo incarnato nel mondo.
            Anche San Giuseppe ebbe il carisma verginale. Il Vangelo dice che lui accolse Maria dopo averne conosciuto dall’angelo la sua grande missione: diventare la Madre del Signore. Aperto in modo pieno ai disegni di Dio, anche Giuseppe non fu vergine solo nel corpo, ma pure nel cuore, nella mente e, per questo, venne elevato a Patrono dei consacrati. Da sposi, Maria e Giuseppe vissero tutta la vita verginalmente. Figure di verginità sono presenti anche in religioni o filosofie non cristiane, specialmente quelle orientali. Ad esempio, nell’antica Grecia, il Tempio del Partenone – da parthenos che significa appunto “vergine” – si riferisce alla verginità della dea Atena. Però, qui, siamo davanti a un qualcosa di completamente diverso dal concetto cristiano di verginità, che, appunto, indica un rapporto particolare con Dio: un orientamento radicale della creatura verso il Creatore, senza, passare per mediazioni umane. 

Gesù è la fonte della verginità        

            Detto questo, importantissimo è fissare lo sguardo sulla Fonte della verginità che è Gesù Cristo. Gesù ha vissuto, sempre e pienamente, vergine. Però, essendo la sua natura umana unita alla Persona del Verbo, non è che Egli avesse (come Maria, come il Battista, come Giuseppe) il carisma della verginità, ma Lui (da sempre e per sempre) è la Fonte stessa della Verginità. Spiego meglio. La sua natura umana era totalmente orientata alla Persona Divina del Verbo che, a sua volta, era totalmente orientata alla Fonte originale (cioè al Padre) dalla quale è generato. Dunque, Cristo è la Sorgente del carisma della verginità riguardante, innanzitutto, la Vergine Maria, poi San Giuseppe, San Giovanni Battista, San Giovanni, San Paolo, le tante Sante vergini della prima comunità cristiana (come Agnese, Cecilia, Anastasia, Lucia) e così via. Insomma una Fonte di inesauribile fecondità, da cui è derivato (e continua a derivare) un fiume straordinario: i consacrati. A partire dall’anno 1000, la Chiesa latina ha reso obbligatorio ai sacerdoti (consacrati per eccellenza) di rimanere vergini attraverso il voto di castità. 

            Partendo dal mio libro La Verginità di Maria e la nostra verginità, vediamo come Gesù non solo sia la Fonte di miriadi di consacrati vergini che hanno irradiato e irradiano tuttora la vita della Chiesa; non solo abbia vissuto in pienezza la verginità, ma l’ha pure illustrata esplicitamente. Siamo nel Vangelo di Matteo ( cap. 19) Gesù, dopo aver spiegato il progetto di Dio Creatore (<< …da principio li creò maschio e femmina e disse: per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi >>), disse: << chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio >>. Cosa ha voluto insegnare Gesù? Che gli sposi sono chiamati alla castità matrimoniale, cioè il loro rapporto deve essere vissuto nella fedeltà e nell’amore cristiano del dono di sé, ossia come riflesso dell’amore di Cristo per la Chiesa. Davanti ad un tale insegnamento, i discepoli si spaventarono, obiettandogli: << Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi >>. Allora Gesù rispose: << Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono altri che sono stati resi eunuchi dagli uomini e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il Regno dei Cieli >>. Poi aggiunse: << Chi può capire, capisca >>, che significa: poiché per capire ci vuole la grazia dello Spirito Santo, allora nessuno può ancora capire.        
            Ebbene, Gesù parla di eunuchi, dividendoli in tre categorie. La prima comprende quelli che nascono già privi di organi di generazione o con imperfezioni fisiche tali da renderli impotenti. La seconda, quelli che, secondo l’uso orientale, erano resi eunuchi per poter affiancare regine o donne altolocate; la terza, quelli che si sono fatti eunuchi per il Regno dei Cieli, cioè si sono staccati dai loro affetti naturali, hanno rinunciato a formare una famiglia, vivono nel dono quotidiano della parola di Dio alla gente, vivono per fare la volontà di Dio. Chi è stato il primo a farsi eunuco per il Regno dei cieli? Cristo stesso! Tutto il senso e la portata della verginità vivono in Lui: sia nella totale dedizione alla volontà del Padre, sia nell’intrinseca fecondità che supera ogni misura e comprensione umana. Un esempio di quanto sia feconda la verginità vissuta ed elargita da Gesù, è il dono della paternità (o della maternità) spirituale dato a tutti coloro che rinunciano al matrimonio per dedicarsi completamente a Dio, rimanendo vergini. 

La verginità è un dono di Grazia

            Nel mio libro La Verginità di Maria e la nostra verginità scrivo:    
Quando Gesù pronuncia queste parole (cioè quando parla degli eunuchi), gli apostoli hanno davanti agli occhi Colui che, per primo, si è fatto eunuco per il Regno dei Cieli. E per quanto fossero di difficile comprensione, la sua personale testimonianza aiutava gli apostoli ad accogliere il mistero del celibato cristiano. La vita stessa di Cristo era, per loro, l’esegesi di quella frase. Leggendo questo testo del Vangelo, balza agli occhi il fatto che la verginità è un valore scelto personalmente, cioè non è imposto da circostanze esterne, è una libera elezione che, passando attraverso il martirio del cuore, coinvolge tutta la persona.         
            E’ una decisione esistenziale profondissima, alla cui origine c’è un dono speciale di Grazia. Perché alcuni si sono resi eunuchi per libera scelta? Non per timore di compromettersi nella grande avventura dell’amore umano, ma per il Regno dei Cieli, cioè per un amore più grande che è Cristo (quindi “gli eunuchi per il Regno di Dio” non rinunciano all’amore, ma amano Dio, amano Cristo sopra ogni cosa, senza mediazione umana) e per una famiglia più grande, cioè gli uomini, al cui servizio essi pongono la loro vita. Poi c’è un altro aspetto che va sottolineato nelle parole di Gesù “Chi vuol capire, capisca”: è il mistero soprannaturale di questa scelta. Com’è difficile per la mente umana capire cosa significa avere un carisma come questo!
            Credetemi, io che sono nel sacerdozio, vi garantisco che la maggioranza dei sacerdoti vive pienamente questo carisma. Non è vero quello che passa attraverso i mass media, perché – grazie a Dio! – non mancano certamente la chiamata di Cristo e il dono della Grazia dello Spirito Santo.  Quindi, la decisione di rinunciare ad una propria famiglia, ai propri affetti e averi per mettersi totalmente al servizio di Dio e del prossimo, alla mente umana è incomprensibile, anzi, per usare una parola paolina: è una follia. La verginità è un dono di Grazia. Solamente chi ha questo dono lo capisce. Perché, se Dio non concedesse ad alcuni di comprendere questo valore, essi non potrebbero sceglierlo e anche tutti gli altri che non sono chiamati su questa strada, solo nella luce soprannaturale (cioè nella fede) possono riconoscerne l’importanza.          
            Pertanto, cari ragazzi, teniamo a mente questi punti: a tutti viene chiesto il martirio del cuore anche a chi si sposa! A tutti viene chiesto di amare Dio e Cristo sopra ogni cosa e subordinare a questo amore soprannaturale anche gli affetti naturali (Gesù dice: << Chi ama il padre, la madre, la moglie, il marito, i figli, più di me, non è degno di me >>, perché ogni volta che ci affezioniamo ad una creatura più che al Creatore, cadiamo nell’idolatria). Per noi cristiani, amare Dio sopra ogni cosa, è quel martirio del cuore che dobbiamo affrontare, rinunciando a tanti idoli della carne. All’interno di questo martirio del cuore, alcuni sono chiamati e hanno il dono di capire e di scegliere un amore e un servizio ancora più grandi. 

            Noi sappiamo che San Paolo ebbe il dono della verginità. Nella Prima Lettera ai Corinti dice: << Vorrei che tutti fossero come me, ma ognuno ha il proprio dono da Dio: chi in un modo, chi in un altro >>. Poi dice: << Chi non è sposato, si preoccupa delle cose del Signore”. Infatti,  Chi ha una famiglia deve attendere ad essa come primo e più esigente dovere . E’ dunque necessario andarci molto piano, prima di pensare di abolire il celibato dei sacerdoti: sarebbe un vero e proprio impoverimento per la Chiesa!

La vita consacrata è una vita donata totalmente a Dio

            Con l’espressione “consacrazione” si intende un dono specifico della verginità. Consacrati sono tutti quelli che sono chiamati a fare della loro vita un dono totale e radicale a Dio, per potersi dedicare al Regno di Dio e al prossimo. Sono i sacerdoti e le suore. Consacrarsi a Dio è un carisma speciale che nasce dal Cuore di Cristo per diventare origine di Grazia nella storia della Chiesa. Gesù stesso l’ha vissuto e ne è la Fonte. E’ importantissimo, dunque, riscoprirlo, riviverlo, rafforzarlo, affinché porti molti frutti. Cari ragazzi, se qualcuno di voi sente questa chiamata speciale, allora faccia discernimento e poi risponda con generosità.
            Riguardo alla mia esperienza, io vi posso dire questo: se dovessi rinascere, sarei felice di ripercorrere tutta la strada che ho fatto Perché? Perché, al totale servizio di Dio, sento la mia vita pienamente realizzata; mi sento più padre rispetto a tanti altri padri, addirittura, mi sento madre! Quanti “figli della verginità” vedremo in Cielo! Non posso che ringraziare Dio!        
            E questo vale per tutti i sacerdoti, le suore, per tutti i consacrati insomma. Sapete che le monache e i monaci rinchiusi nei monasteri e considerati dal mondo addirittura inutili, salvano moltissime anime con le loro preghiere?

Anche gli sposi sono chiamati alla verginità

            Senza dubbio, la maggioranza delle persone sono chiamate al Sacramento del matrimonio. E’ una vocazione meravigliosa che voi, cari ragazzi, dovete assolutamente riscoprire. Ma attenzione. Sia pure in altro modo, il tema della verginità vale anche per coloro che si sposano. In che senso? Nel senso che gli sposi vivono il carisma della verginità, sperimentando la virtù della castità. Che cos’è la virtù della castità? In sostanza è il dominio di sé: una necessità fondamentale. Senza una tale virtù, si diventa schiavi della lussuria. Questo è spaventoso! La natura umana è stata ferita principalmente su due versanti: quello della violenza e quello della lussuria. Può essere aggiunta anche la cupidigia, ma, dalla Sacra Scrittura, appare chiaro che il peccato originale si esprime soprattutto nella violenza (infatti, appena dopo il peccato originale, Caino uccise Abele) e nei disordini sessuali.          
            Cari amici, la lussuria è la fonte di innumerevoli mali. Che cosa significa “lussuria”? Sesso selvaggio, cioè non sapere dominare i propri istinti sessuali. Si tratta di una cosa veramente molto grave! Se una persona non impara fin da giovane (o perlomeno da adulta) ad essere padrona di sé, allora diventa come un fuscello che il vento delle passioni porta da ogni parte. A dirlo sono perfino alcune religioni o filosofie non cristiane (come il buddhismo, lo stoicismo). Sappiate che la maggioranza dei matrimoni si sfascia proprio  a causa della lussuria perché porta infedeltà, adulteri, aggressività, violenze, omicidi  e questo purtroppo lo riscontriamo spesso nella cronaca quotidiana. Guai a noi! Essere schiavi della lussuria è come essere schiavi della droga, se non peggio! Queste sono dipendenze che rovinano. Voi pensate, tra l’altro, a quanti soldi spendono milioni di uomini per andare con le prostitute: magari questi soldi li sottraggono alle loro famiglie, a sé stessi! Senza poi contare il pericolo di contrarre malattie molto pericolose per sé e per gli altri.

I fidanzati sono chiamati a vivere la castità nella continenza


            Ragazzi, questa è una vita orribile! Allora, vi prepongo questo impegno: iniziate fin dalla vostra giovane età a combattere spiritualmente per non cadere nella dipendenza del sesso, per aver rispetto della vostra persona e di quella degli altri. Mi raccomando, cercate di concepire il sesso come un dono di Dio. Anche il cammino che prepara al matrimonio deve essere vissuto secondo l’ordine di Dio.           
            A riguardo, il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 2350 dice:  
“I fidanzati sono chiamati a vivere la castità nella continenza (la castità, infatti, è il dominio di sé). Messi così alla prova, scopriranno il reciproco rispetto, si alleneranno alla fedeltà e alla speranza di riceversi l’un l’altro da Dio. Riserveranno al tempo del matrimonio le manifestazioni di tenerezza proprie dell’amore coniugale. Si aiuteranno vicendevolmente a crescere nella castità.          
            Ecco, questo è il cammino che viene proposto ai fidanzati dalla Parola di Dio e dalla Chiesa. Mentre agli sposi è proposto di conservarsi nella castità matrimoniale, che non significa non vivere la sessualità, ma vuol dire viverla in un contesto di amore, di dono di sé e nel rispetto della legge morale. A mio parere, sarebbe molto bello che gli sposi, insieme, offrissero il loro amore sponsale a Dio: un cuore solo nel Cuore di Gesù, cioè una consacrazione proprio della coppia, di quel patto di amore reciproco. Con l’aiuto della preghiera, questo renderebbe la famiglia un luogo di pace, di amore, di fecondità e di creatività, cioè di cooperazione con Dio Creatore nel chiamare degli esseri dal nulla alla vita. Per cui, anche per le coppie sposate c’è la proposta di vivere insieme la verginità del cuore, ossia vivere la vita matrimoniale come dono a Dio, come servizio a Dio, alla Chiesa e al prossimo.

So benissimo che sono argomenti controcorrente, però fatevi una domanda: c’è qualcuno di felice in questo porcile in cui il mondo è precipitato? Non mi sembra proprio, anzi! Cari ragazzi, tenetelo bene a mente: la felicità si trova quando si sperimenta l’amore vero che è sempre dono di sé.

( Padre Livio – Maria di Nazareth – Edizioni Sugarco)