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14. MARIA MADRE MITE
Ciò che colpisce in Maria è la dolcezza del suo volto e la luce del suo sorriso, che attirano al suo Cuore i figli più lontani. La Madre di Dio armonizza mirabilmente la virtù della fortezza con quella della mitezza. Nell’umiltà della sua persona è tutt’altro che una canna sbattuta dal vento. La sua forza scaturisce dal suo intimo. La sua è la solidità di una casa costruita sulla roccia, contro la quale invano soffiano i venti e si abbattono le onde del mare. Accompagna il Figlio nella grande battaglia contro l’impero delle tenebre, senza mai vacillare e senza mai arretrare. Maria ritta ai piedi della Croce, mentre prega, soffre e offre, è l’icona della donna forte che combatte fino alla vittoria. Tuttavia questa forza divina è mirabilmente temperata da una calma serena che non viene mai meno. L’Ancella del Signore è la figura dei combattenti di Dio, di coloro a cui l’Onnipotente affida le imprese più ardue. In essi opera la potenza divina, ma come nascosta dietro la fragilità della carne. Essi combattono col sorriso sulle labbra. L’inflessibilità con la quale lottano contro il peccato è sempre accompagnata dalla compassione per il peccatore.
La Vergine potente contro il male conosce la forza e la pericolosità del potere delle tenebre e lo combatte. Lei è la nuova Giuditta che affronta le orde infernali come un esercito schierato a battaglia. Non teme di scendere in campo contro il drago, per strappare dalle sue fauci i suoi figli. Nella lotta contro l’angelo impenitente, nemico di Dio e dell’umanità, la Madonna è implacabile. L’inimicizia è totale: “Porrò inimicizia fra te le la Donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe; questa ti schiaccerà la testa” (Gn 3, 15). Potrebbe la Madonna avere compassione verso colui che è la radice inesauribile dell’odio e della ribellione? Inesorabile e severa contro il peccato e il suo ispiratore, Maria trabocca di bontà e dolcezza per i peccatori. Che cosa farebbe una madre che vedesse il suo bambino che sta per essere sbranato da cani feroci? Non si batterebbe per sottrarlo ai loro morsi e poi, trepidante, non lo si stringerebbe al cuore e non si affretterebbe a curare le sue ferite?
Maria è il rifugio dei peccatori. Gli uomini, lontani da Dio, nel loro subconscio ne hanno paura e temono i suoi castighi. Lo sguardo della Madre si posa su di loro non come quello del giudice sul reo, ma come quello del medico sul malato. Qualsiasi figlio sbandato che si è allontanato da casa, si aspetterebbe, com’è umanamente giusto, almeno il rimprovero, se non il castigo, da parte degli afflitti genitori. La Madonna non rimprovera, non castiga, non giudica. Lascia che a giudicare sia il Figlio, quando sarà giunto il momento. Nel frattempo lei chiama, accoglie, risana. La Madre celeste conosce la vera natura del male. Lei sa quanto sia falsa l’opinione che i peccatori “si godono la vita”. È vero invece il contrario! Il male fa male. La giornata del peccatore è piena di inquietudini e la sua notte popolata da fantasmi. Lei sa che la divina giustizia è sempre preceduta dalla grazia della misericordia.
Non solo la Madonna non ci infligge i castighi, per quando meritati, ma fa di tutto per evitarceli. Si tratta spesso di quei flagelli che Dio permette, ma che è la mano dell’uomo a costruire. Non è forse la guerra la più grande delle calamità? Quelle che hanno devastato il secolo scorso non sono state le più sanguinose della storia umana? Sono i frutti tossici maturati sull’albero avvelenato dell’orgoglio, della cupidigia, dell’incredulità e dell’empietà. Eppure la Madre non ha esitato a scendere dal Cielo per scongiurare l’inutile strage. Ci aveva rivolto il più semplice e il più logico degli inviti: “Cessate di offendere Dio che è già tanto offeso”. Non l’abbiamo ascoltata! Avrebbe potuto lasciarci percorre fino in fondo la china della perdizione. Non era forse questa la scelta delle moltitudini accecate? Eppure eccola di nuovo, umile, mite e sorridente chiamarci ancora una volta alla conversione.