Una veglia di preghiera per la pace l’11 aprile: il Papa risponde con la preghiera ai venti di guerra. L’appello a deporre le armi. La richiesta di lasciarsi sorprendere dalla resurrezione 

Di Andrea Gagliarducci

Città del Vaticano, domenica 5 aprile 2026, 12:13 (ACI Stampa).

Non è un messaggio urbi et orbi di quelli consueti, non c’è la solita lista degli scenari internazionali cui la Santa Sede guarda con attenzione. Leone XIV, per il suo primo messaggio alla città e al mondo del giorno di Pasqua, sceglie la strada della preghiera, dell’annuncio della pace, e annuncia che ci sarà il prossimo 11 aprile una veglia di preghiera per la pace.

Con un messaggio chiaro: “La Resurrezione di Cristo è la via per l’umanità nuova”. Un’umanità di dialogo, perdono, riconciliazione. E un appello chiaro: “Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo”.

È una scelta che pone il Papa e la Santa Sede dalla parte di tutti. Non nega la preoccupazione per gli scenari geopolitici, ma semplicemente non mette la Santa Sede in condizione di prendere una posizione politica.

Il messaggio di Pasqua, per Leone XIV, è prima di tutto spirituale, perché si parte dalla conversione dell’uomo. E così, il Papa dà la sua impronta alla diplomazia della Santa Sede, che lui stesso ha definito secondo il criterio della verità nel suo primo incontro con il corpo diplomatico dopo l’elezione, e che oggi diventa parte di un lavoro più silenzioso e dietro le quinte, dove il Papa non si espone, ma propone, aiuta e dà indirizzo. Ricorda che Gesù ha vissuto la via del dialogo fino alla fine, in un messaggio indirizzato al mondo con chiarezza. Mette in luce che la forza di Gesù è prima di tutto non violenta. Denuncia che ci siamo abituati alla violenza.  

Leone XIV prima di tutto dà l’annuncio della resurrezione. “La Pasqua – dice – è una vittoria: della vita sulla morte, della luce sulle tenebre, dell’amore sull’odio”. Ma si tratta di “una vittoria a carissimo prezzo” perché “il Cristo ha dovuto morire e morire su una croce, dopo aver subito una ingiusta condanna, dopo essere stato schernito e torturato e aver versato tutto il suo sangue”, e “come vero Agnello immolato, ha preso su di sé il peccato del mondo, e così ci ha liberati tutti, e con noi anche il creato dal dominio del male”.

Gesù vince la morte grazie alla potenza di “Dio stesso, Amore che crea e genera, Amore fedele fino alla fine, Amore che perdona e riscatta”, perché “Cristo nostro re vittorioso ha combattuto e vinto la sua battaglia con l’abbandono fiducioso alla volontà del Padre, al suo disegno di salvezza”.

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Gesù, nota Leone XIV, “ha percorso fino alla fine la via del dialogo, non a parole ma nei fatti: per trovare noi perduti si è fatto carne, per liberare noi schiavi si è fatto schiavo, per dare la vita a noi mortali si è lasciato uccidere sulla croce”.

Leone XIV sottolinea che “la forza con cui Cristo è risorto è totalmente non violenta”, simile a “a quella di un cuore umano che, ferito da un’offesa, respinge l’istinto di vendetta e, pieno di pietà, prega per chi lo ha offeso”.

Ed è questa “la vera forza che porta la pace all’umanità, perché genera relazioni rispettose a tutti i livelli: tra le persone, le famiglie, i gruppi sociali, le nazioni. Non mira all’interesse particolare, ma al bene comune; non vuole imporre il proprio piano, ma contribuire a progettarlo e a realizzarlo insieme agli altri”.

Afferma Leone XIV: “Sì, la risurrezione di Cristo è il principio dell’umanità nuova, è l’ingresso nella vera terra promessa, dove regnano la giustizia, la libertà, la pace, dove tutti si riconoscono fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre che è Amore, Vita, Luce”.

Perché “con la sua risurrezione il Signore ci mette ancor più potentemente di fronte al dramma della nostra libertà”, e così “davanti al sepolcro vuoto possiamo riempirci di speranza e di stupore, come i discepoli, o di paura come le guardie e i farisei, costretti a ricorrere a menzogna e sotterfugio pur di non riconoscere che colui che era stato condannato è davvero risorto”.

Leone XIV chiede di lasciarsi stupire dalla luce di Cristo, di lasciarsi “cambiare il cuore dal suo immenso amore per noi”.


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