GIULIANO FERRARA  16 APR 2024 – IL FOGLIO

L’attacco iraniano contro Israele ha avuto l’effetto sperato: mera dimostrazione. Ma l’ipotesi che l’Iran arrivi a sviluppare tecnologie nucleari è ben diverso e molto più pericoloso

Anche senza informazioni particolari si capisce che gli ayatollah non vogliono la guerra generale ora e limitano le operazioni dirette contro Israele perché invece vogliono la bomba nucleare domani. Si sono portati avanti quanto possibile con il lavoro, nonostante le attenzioni dell’intelligence israeliana, e non desiderano essere disturbati. Tuttavia la bomba in costruzione è protetta da una deterrenza che si distende sui numerosi fronti del Libano, della Siria, dell’Iraq e dello Yemen, sopra tutto dalla resistenza di Hamas all’offensiva israeliana a Gaza dopo il pogrom del 7 ottobre.

L’asse della resistenza di ispirazione iraniana ha inoltre un forte retroterra politico e diplomatico nei rapporti rinnovati e rinsaldati con Russia e Cina, e la sua capacità di deterrenza si misura anche dalla riluttanza americana a passare dalla difesa territoriale di Israele e dei suoi cieli a una fase di controffensiva strategica. Missili da crociera, balistici e droni a sciame hanno puntato senza grande successo su Israele, direttamente dal territorio iraniano, “per dimostrare che siamo più pazzi di quanto possiate immaginare”, secondo il Financial Times che cita una fonte iraniana a commento di una iniziativa militare senza precedenti.
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