28 Agosto 2024 ore 09:36

di Roberto de Mattei – Corrispondenza Romana

La Russia è un immenso territorio di 17.075.400 chilometri quadrati, che nella sua estensione abbraccia l’Europa e l’Asia, dove è situato il 77% del suo territorio. Carlo XII, Napoleone ed Hitler tentarono senza successo di invaderla (cfr. Andrea Santangelo, Invincibile Russia.  Come Pietro il Grande, Alessandro I e Stalin hanno sconfitto gli invasori, Carocci, Roma 2022).

 Il primo tentativo avvenne durante la” Grande Guerra del Nord” (1700-1721) per l’egemonia sul mar Baltico. Il 21 gennaio 1708 il giovane re svedese Carlo XII entrava a Grodno, alla testa di un esercito considerato il migliore d’Europa, con l’intenzione di giungere fino a Mosca. Il suo avversario Pietro il Grande si rivelò però uno stratega migliore, applicando la dottrina della “terra bruciata” che prevedeva di cedere grandi spazi, per guadagnare tempo e colpire il nemico al momento giusto. La battaglia decisiva, avvenuta a Poltava, l’8 luglio 1709, si concluse con la disfatta dell’armata svedese. La guerra segnò il tramonto della Svezia e la crisi della Confederazione polacco-lituana. L’Estonia e la Livonia (che comprendeva parte dell’attuale Lettonia) passarono sotto il dominio russo. Il Senato russo accordò allo Zar il titolo di “Pietro il Grande, padre della patria e zar di tutte le Russie”.

La seconda invasione della Russia avvenne nel 1812, ad opera dell’Imperatore Napoleone I, in quel momento vincitore in Europa su tutti i fronti. La Grande Armée di Napoleone contava 600.000 uomini, provenienti non solo dalla Francia, ma anche da Stati o regioni annesse al territorio francese. La guerra fu proclamata il 22 giugno 1812 e la battaglia decisiva si svolse sulle colline di Borodino il 7 settembre dello stesso anno. Da un punto di vista militare fu una vittoria per Napoleone che il 14 settembre entrò con il suo esercito in una Mosca deserta, senza riuscire però a distruggere l’armata nemica. Il conte Rostopčin, governatore di Mosca aveva dato ordine ai cittadini di abbandonare la città e di incendiarla.  Dopo 34 giorni, il 19 ottobre 1812, mentre l’inverno si avvicinava, Napoleone lasciò Mosca, dando l’ordine della ritirata, inseguito dall’esercito russo comandato dal generale Kutuzov. L’invasione della Russia si concluse in maniera disastrosa. Nella tragica battaglia sul fiume Beresina, un affluente del Dnepr, i francesi riuscirono a forzare il tentativo di accerchiamento russo, pagando un altissimo prezzo di sangue. Napoleone perse in Russia oltre 530.000 uomini, dei quali circa 120.000 furono catturati. Due anni e mezzo dopo fu Waterloo.

Il tentativo di conquista più radicale fu quello di Hitler che, con un improvviso capovolgimento di fronte, cancellò il patto Molotov-Ribbentrop, stipulato nell’agosto 1939 con Stalin per spartirsi le reciproche zone di influenza europea. Forte di questo accordo, il 1° settembre Hitler aveva invaso la Polonia occidentale, dando inizio alla Seconda guerra mondiale. Stalin, da parte sua, nel giugno 1940 aveva occupato la Polonia orientale e i tre Stati Baltici, Estonia, Lettonia e Lituania. Ma il 22 giugno 1941 scattò l’“Operazione Barbarossa”, con la quale l’esercito tedesco invadeva la Russia. L’armata sovietica era molto più numerosa, ma Hitler confidava nella maggiore qualità del corpo ufficiali tedesco e nella Blitzkrieg, la “guerra lampo” dei suoi generali. La rapidità dell’avanzata militare tedesca sorprese Stalin, convinto che Hitler non avrebbe mai osato ripercorrere le tracce di Carlo XII e Napoleone. A dicembre i carri armati tedeschi, dopo aver travolto l’Ucraina, si presentarono davanti alle porte di Leningrado e di Mosca e, nell’inverno del 1942-1943, arrivarono al centro industriale di Stalingrado. I sovietici riuscirono a non perdere la guerra grazie alle loro maggiori riserve in termini di uomini e di mezzi, combattendo, a differenza dei tedeschi, su di un unico fronte. Stalingrado rappresentò il momento in cui la guerra svoltò a favore dei sovietici. L’Armata Rossa, solo nel 1943, subì quasi 8 milioni di perdite totali, ma l’ago della bilancia, grazie anche a questo deliberato olocausto, si spostò a favore di Stalin. 

La Russia è dunque invincibile? L’invulnerabilità della Russia è una leggenda superficiale, basata sull’ampiezza del suo territorio e sul numero dei suoi abitanti, senza tener conto però delle caratteristiche psicologiche del suo popolo, intelligente e meditativo, ma al tempo stesso indolente e fatalista. I russi preferiscono la pace alla guerra e il loro esercito si è rivelato spesso un colosso di argilla. Le vittorie contro Napoleone e Hitler furono dovute soprattutto al fattore inverno e agli errori strategici dei generali nemici, che confidarono troppo nelle loro capacità militari. 

Nella guerra di Crimea (1853-1856), l’Impero dello Zar Nicola I era all’apogeo della sua potenza militare, ma fu duramente sconfitto da una coalizione tra l’Impero Ottomano, la Francia, la Gran Bretagna e il Regno di Sardegna. Nel conflitto con il Giappone del 1904-1905, l’esercito zarista subì una serie di rovinose sconfitte a causa della propria debolezza più che della forza del nemico. All’inizio della Prima guerra mondiale, nel 1914, la Germania aveva spostato tutte le sue forze sul fronte francese, lasciando solo alcune divisioni sul fronte russo. Ciò malgrado, la battaglia di Tannenberg, tra il 26 e il 30 agosto, si concluse con una schiacciante vittoria delle forze tedesche, guidate dal generale Paul von Hindenburg. Fu l’inizio del crollo dell’Impero degli Zar, culminato nel 1917 con la disgregazione dell’esercito e la Rivoluzione bolscevica.  

La guerra in Afghanistan del 1979-1989 fu l’ultima bruciante sconfitta dell’Armata sovietica, mentre il Muro di Berlino iniziava a sgretolarsi. La guerra russo-ucraina potrebbe essere la successiva. Il 24 febbraio 2022 il presidente della Federazione russa Vladimir Putin annunciò una “Operazione militare speciale”, dando inizio, con 190.000 uomini, all’invasione dell’Ucraina. Putin si attendeva il crollo del governo di Kyiv, con una rapida occupazione del Donbass. Ben diverso è il bilancio dopo due anni e mezzo di guerra. Secondo lo Stato Maggiore delle Forze Armate dell’Ucraina, al 17 agosto 2024, la Russia avrebbe perso 598.180 combattenti dall’inizio della sua invasione, senza che l’“Operazione speciale” abbia ancora raggiunto i suoi obiettivi finali.

Inattesa fu la resistenza dell’Ucraina nel febbraio 2022 e inatteso è stato l’attacco lampo dell’agosto 2024, quando le forze armate di Kyiv hanno attraversato il confine tra la regione di Sumy e quella di Kursk e sono penetrate in Russia. Gli analisti politici e militari si interrogano sullo scopo di questa iniziativa, che ha portato alla conquista di oltre 1000 chilometri di territorio russo. Essa, al di là degli aspetti strategici, ha comunque un profondo significato simbolico, perché dimostra la determinazione degli ucraini nella difesa della loro patria. Putin inoltre deve ammettere il fallimento dell’“operazione speciale” e l’esistenza di uno stato di guerra con l’Ucraina.

Un altro gesto simbolico si è sovrapposto, il 20 agosto, alla controffensiva ucraina: la messa al bando della Chiesa ortodossa ucraina, dipendente, sotto l’aspetto politico e religioso, dal Patriarca di Mosca Kirill, braccio destro di Putin. Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev, commentando l’approvazione di questa legge da parte del Parlamento ucraino, ha affermato che il paese «sarà distrutto come Sodoma e Gomorra», mentre Putin accusa la Nato e l’Occidente di armare gli ucraini e agita lo spettro nucleare.

Chi combatte per la restaurazione dell’Occidente cristiano non si lascia impressionare da queste minacce. Il messaggio di Fatima ci assicura che dopo l’inevitabile castigo dell’umanità per i suoi peccati, la Russia volterà le spalle alla religione ortodossa, all’ideologia comunista e all’eredità asiatica per ritornare a quella fede cattolica che sbocciò a Kyiv, sotto san Vladimiro, alla vigilia dell’anno Mille.