di Greta Privitera – Corriere della Sera – 21 Giugno 2025
Secondo il quotidiano Usa l’ayatollah ha nominato tre alti funzionari religiosi per succedergli. Non ci sarebbe il figlio Mojtaba
Il punto è: salvare la Repubblica islamica. Più della sua vita, l’ayatollah deve preservare la continuità del regime che guida da 36 anni e a cui ha dedicato la sua esistenza. Fonti da Teheran raccontano al New York Times che temendo di essere assassinato, nascosto in un bunker, «Ali Kahamenei ha scelto una serie di sostituti nella sua catena di comando militare nel caso in cui altri suoi stimati luogotenenti venissero uccisi». Ma non solo: l’ayatollah Khamenei ha nominato anche tre alti esponenti del clero come candidati a succedergli nel caso in cui venisse ucciso.
I raid mirati di Israele che in otto giorni hanno eliminato oltre 25 dei vertici politico-militari su cui si regge la Repubblica islamica, gli fanno temere per la sua vita. «La priorità assoluta è la salvaguardia dello Stato», afferma Vali Nasr, esperto di Iran e professore di affari internazionali alla Johns Hopkins University, al quotidiano di New York.
«È tutto calcolato e pragmatico». Le fonti raccontano che il figlio, il secondogenito Mojtaba considerato il successore, non sarebbe tra i nomi dei prescelti.
Khameni sta prendendo decisioni per mettere in sicurezza la dittatura religiosa. In tempi di pace, l’elezione della Guida suprema, massima autorità religiosa e politica del Paese, viene eletta dall’Assemblea degli Esperti, un organo composto da 88 membri religiosi eletti direttamente dal popolo ogni otto anni.
Secondo la Costituzione iraniana, Il leader massimo deve possedere specifici requisiti: essere un teologo e giurista islamico (faqih), essere giusto e pio, avere conoscenza del proprio tempo, dimostrare coraggio, iniziativa e abilità amministrativa, godere di riconoscimento come guida dalla maggioranza della popolazione.