di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera – 18 Maggio 2025

Le posizioni del Papa, dall’appello per la pace alla dignità dei migranti fino alle risposte necessarie per lo sviluppo dell’AI. «La Chiesa non può mai esimersi dalla verità»

La premessa è vertiginosa, «dico questo prima di tutto per me, come successore di Pietro, mentre inizio questa mia missione di Vescovo della Chiesa che è in Roma, chiamata a presiedere nella carità la Chiesa universale». La mattina del 9 maggio, all’indomani dell’elezione, Leone XIV celebra Messa nella Sistina con i cardinali e spiega quale sia l’«impegno irrinunciabile per chiunque nella Chiesa eserciti un ministero di autorità», a cominciare dal Papa: «Sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato, spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo». Sono passati dieci giorni da quando Robert Francis Prevost è divenuto il 266° successore di Pietro. E in questo tempo, nei suoi interventi quotidiani, ha già dispiegato alcuni temi fondamentali.

La pace

«La pace sia con tutti voi!». Sono le prime parole che ha detto quando si è mostrato al mondo dalla Loggia delle Benedizioni, la sera dell’8 maggio, dopo l’elezione: «Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente». Nel Regina Coeli dell’11 maggio, ha ricordato gli 80 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale: «Nell’odierno scenario drammatico di una terza guerra mondiale a pezzi, come più volte ha affermato papa Francesco, mi rivolgo anch’io ai grandi del mondo, ripetendo l’appello sempre attuale: “Mai più la guerra!”». Una citazione del celebre «jamais plus la guerre!» esclamato da Paolo VI all’Onu, il 4 ottobre 1965.

Le istituzioni

La pace non significa «mera assenza di guerra», ha chiarito agli ambasciatori. «Si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole». Si tratta di «sradicare le premesse di ogni conflitto e di ogni distruttiva volontà di conquista». Bisogna «ridare respiro alla diplomazia multilaterale e alle istituzioni internazionali» e «smettere di produrre strumenti di distruzione».

Il Medio Oriente

Ai rappresentanti delle Chiese orientali, il 14 maggio, ha detto: «Chi più di voi può cantare parole di speranza nell’abisso della violenza? È vero: dalla Terra Santa all’Ucraina, dal Libano alla Siria, dal Medio Oriente al Tigray e al Caucaso, quanta violenza! E su tutto questo orrore, sui massacri di tante giovani vite, che dovrebbe provocare sdegno, perché, in nome della conquista militare, a morire sono le persone, si staglia un appello: non quello del Papa, ma di Cristo, che ripete: pace a voi!».

La via del Concilio

«Vorrei che insieme, oggi, rinnovassimo la nostra piena adesione alla via che ormai da decenni la Chiesa universale sta percorrendo sulla scia del Concilio Vaticano II», ha detto Leone XIV ai cardinali. «Papa Francesco ne ha richiamato e attualizzato magistralmente i contenuti nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium, di cui voglio sottolineare alcune istanze fondamentali: il ritorno al primato di Cristo nell’annuncio; la conversione missionaria di tutta la comunità cristiana; la crescita nella collegialità e nella sinodalità; l’attenzione al sensus fidei, specialmente nelle sue forme più proprie e inclusive, come la pietà popolare; la cura amorevole degli ultimi; il dialogo coraggioso e fiducioso con il mondo contemporaneo nelle sue varie componenti e realtà».

Famiglia e vita

«È compito di chi ha responsabilità di governo adoperarsi per costruire società civili armoniche e pacificate», ha chiarito il Papa al corpo diplomatico: «Ciò può essere fatto anzitutto investendo sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna, società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società». Inoltre, «nessuno può esimersi dal favorire contesti in cui sia tutelata la dignità di ogni persona, specialmente di quelle più fragili e indifese, dal nascituro all’anziano, dal malato al disoccupato, sia esso cittadino o immigrato».

«Amati da Dio»

Del resto «la mia stessa storia è quella di un cittadino, discendente di immigrati, a sua volta emigrato», ha raccontato agli ambasciatori Leone XIV: «Ciascuno di noi si può ritrovare sano o malato, occupato o disoccupato, in patria o in terra straniera: la sua dignità però rimane sempre la stessa, quella di creatura voluta e amata da Dio».

Il lavoro

Prevost ha scelto di chiamarsi Leone anzitutto «perché papa Leone XIII, con la storica enciclica Rerum novarum, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale», ha detto ai cardinali: «Oggi la Chiesa offre il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro».

I poveri e l’ambiente

La Santa Sede «combatte ogni indifferenza e richiama continuamente le coscienze, come ha fatto instancabilmente il mio venerato predecessore, sempre attento al grido dei poveri, dei bisognosi e degli emarginati, come pure alle sfide che contraddistinguono il nostro tempo, dalla salvaguardia del creato all’intelligenza artificiale».

La libertà di stampa

«Permettetemi di ribadire oggi la solidarietà della Chiesa ai giornalisti incarcerati per aver cercato di raccontare la verità, e con queste parole anche chiederne la liberazione», ha detto il Papa incontrando il 12 maggio i media di tutto il mondo: «La sofferenza di questi giornalisti imprigionati interpella la coscienza delle Nazioni e della comunità internazionale, richiamando tutti noi a custodire il bene prezioso della libertà di espressione e di stampa».

La verità

La Chiesa «non può mai esimersi dal dire la verità sull’uomo e sul mondo, ricorrendo quando necessario anche ad un linguaggio schietto, che può suscitare qualche iniziale incomprensione».