di Massimo Gaggi| 26 marzo 2026- Corriere della Sera 27 Marzo 2026

Hegseth, liquidato come un personaggio ridicolo, si sta imponendo non solo come ministro della Guerra — il poliziotto cattivo che, mentre Trump dice di voler negoziare, minaccia di annientare l’Iran a forza di bombardamenti «intelligenti» — ma anche come condottiero di una crociata dei nazionalisti cristiani contro l’islam

Quando, arrivato alla Casa Bianca, Donald Trump nominò Pete Hegseth ministro della Difesa, le reazioni furono di incredulità e sarcasmo, anche a destra. Un ex ufficiale di fanteria, conduttore televisivo della Fox, con una pessima fama: abusi di alcol e sessuali, disastri finanziari.

Un passo falso del presidente: era atteso un cambio di cavallo. Invece Trump lo difese fino in fondo (ci volle il voto del vicepresidente JD Vance per far passare la sua nomina al Senato) e continuò a proteggerlo dalle tante richieste di dimissioni arrivate quando ruppe le regole di segretezza del Pentagono o quando convocò generali Usa da tutto il mondo per un incontro di indottrinamento ideologico.

Con Trump, aspirante Nobel della Pace, travestito da pompiere di ogni conflitto, Hegseth sembrava servire soprattutto come volto di propaganda televisiva. Poi la svolta: il segretario alla Difesa che diventa ministro della Guerra, il bombardamento dei siti nucleari iraniani a giugno, il blitz in Venezuela con la decapitazione del regime e , ora, la guerra contro la repubblica degli ayatollah.

Perché lanciare un attacco che lo danneggia sugli unici due fronti che contano per lui, i sondaggi di popolarità in vista delle elezioni e i mercati? Trascinato da Netanyahu? Puro istinto di un Donald che, ignorando i moniti dei militari, si illude di poter fare dell’Iran un altro Venezuela? Desiderio di mettere alle strette la Cina togliendole il petrolio di Teheran, dopo quello sudamericano? 

Le cause sono varie, ma ce n’è anche una sottovalutata, forse non ancora centrale, ma molto pericolosa. Hegseth, liquidato come un personaggio ridicolo, si sta imponendo non solo come ministro della Guerra — il poliziotto cattivo che, mentre Trump dice di voler negoziare, minaccia di annientare l’Iran a forza di bombardamenti «intelligenti» — ma anche come condottiero di una crociata dei nazionalisti cristiani contro l’islam: lui che ha il motto di quella del 1096, deus vult, tatuato sui bicipiti.

Solo per dare una scossa ai Maga contrari alle guerre, delusi da Trump? Forse, ma dietro di lui si agitano evangelici che usano linguaggi estremi, apocalittici: attendono rotture e la seconda venuta di Cristo. Ce ne sono anche alla Casa Bianca. Mentre diversi soldati raccontano di comandanti che presentano il dispiegamento di truppe intorno all’Iran come parte del piano di Dio.