di Redazione Online – Corriere della Sera – 1 Maggio 2026
Le notizie di venerdì 1 maggio sull’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, in diretta. Centcom, «bloccate 42 petroliere, per l’Iran perdita finanziaria di 6 miliardi di dollari»
- Il 28 febbraio Usa e Israele hanno attaccato l’Iran. Uccisi Khamenei e decine di leader di governo. L’Iran ha risposto colpendo Israele, le basi Usa nel Golfo e i Paesi che le ospitano, bloccando il trasporto di petrolio nello Stretto di Hormuz e mobilitando Hezbollah in Libano
- Il 23 aprile è stata annunciata una proroga al cessate il fuoco di 10 giorni tra Israele e Libano iniziato il 17 aprile. La tregua potrebbe rappresentare un primo passo in avanti per un accordo tra Iran e Usa, ma i negoziati sono in stallo. Gli inviati Usa Witkoff e Kushner dovevano incontrare la delegazione iraniana a Islamabad, ma non sono partiti per il Pakistan: Trump li ha fermati
- Dopo l’annuncio del cessate il fuoco Usa-Libano, l’Iran ha riaperto (e poi richiuso) lo Stretto di Hormuz. Trump ha precisato che il blocco navale Usa – in vigore dal 13 aprile e relativo solo a navi che navigano da/per porti iraniani – resta in vigore
- Il ministro iraniano Araghchi: «Valutiamo la richiesta di colloqui diretti con gli Usa». Putin lo riceve a San Pietroburgo. Rubio: «Non possiamo tollerare che Teheran gestisca Hormuz»
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Il punto della situazione, ad ora: Trump, la «tempesta inevitabile» e le parole sull’Italia
(Luca Angelini) «La tempesta è ormai inevitabile», tuona Donald Trump sul suo social Truth. Il posto degli americani è «in fondo al mare del Golfo Persico», si era premurato di far sapere, poco prima, Mojtaba Khamenei, l’invisibile Guida Suprema di un Iran la cui popolazione, racconta Greta Privitera, è sempre più allo stremo.
A Trump, i vertici del comando americano Centcom avrebbero presentato opzioni militari che includono piani per raid brevi, intensi e chirurgici, per piegare Teheran e costringerla a negoziare. Il regime si dice pronto a rispondere colpo su colpo, ma anche diversi esperti dubitano che questa strategia possa sbloccare lo stallo. L’ex generale americano Mark Kimmitt dice: «Credo che se ci aspettiamo che una breve serie di attacchi contro di loro li costringa a tornare ai negoziati alle nostre condizioni, dobbiamo ripensarci».
Commenta l’ambasciatore Giampiero Massolo: «Qui entra in gioco l’apoteosi della minaccia della forza, mista allo stupore che ad essa non corrisponda l’immediata resa della controparte iraniana. L’escalation verbale per evitare di far seguire i fatti (densi di rischi) alle parole. Inconcepibile per lui che non si ceda al più forte. In fondo, è la stessa logica applicata agli alleati europei: codardi da sanzionare, con sprezzo e ignoranza dei loro vincoli costituzionali e di bilancio. Sgrammaticature americane, certo. Ma è ancora la geopolitica a riproporsi. Il richiamo alla realtà. Davvero gli ayatollah credono di poter conservare a lungo il loro potere mentre l’Iran rischia la distruzione? E gli europei per quanto tempo ancora pensano di potersi estraniare da un conflitto che coinvolge la loro stabilità economica, energetica e sociale? La geopolitica ha le sue regole. Talvolta, fermarsi alle parole può far perdere il senso delle cose».
In ogni caso, anche ieri Trump ha trovato tempo e modo di attaccare pure i Paesi alleati, Italia inclusa. «Ha parlato della possibilità di ritirare alcuni soldati dalla Germania. Prenderebbe in considerazione di fare la stessa cosa con la Spagna e l’Italia?» – gli chiesto ieri sera una giornalista americana, durante una conferenza stampa-fiume di 50 minuti nello Studio Ovale. E Trump ha replicato: «Sì, probabilmente, perché non dovrei? L’Italia non è stata d’alcun aiuto. E la Spagna è stata orribile, assolutamente orribile. Sapete, è la Nato». Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, commenta: «Non capirei le ragioni di un ritiro».
Oggi dovrebbero scadere i 60 giorni dopo i quali il presidente dovrebbe chiedere l’autorizzazione al Congresso per continuare la guerra in base al War Powers Act; ma il capo del Pentagono Pete Hegseth ha sostenuto ieri al Senato che il conteggio dei 60 giorni si è interrotto per via del cessate il fuoco.
Ma è sul fronte libanese che la pressione si fa insostenibile: ieri, almeno 28 persone sarebbero state uccise nei raid aerei israeliani nel sud del Libano, segno che la guerra continua a correre. In un colloquio con Axios, Trump ha rivelato di aver chiesto a Benjamin Netanyahu di intraprendere solo azioni «chirurgiche», ammonendo: «Non abbattere edifici. Non può farlo. È terribile e fa fare brutta figura a Israele». Ma è lo stesso Trump che non perde occasione per richiedere al presidente israeliano, Isaac Herzog, di concedere a Netanyahu la grazia, definendolo un «eroe nazionale» ingiustamente perseguitato.