La condizione umana è caratterizzata da elementi di grandezza e da elementi di miseria. Molte volte ci si sofferma sugli elementi di grandezza e ci si dimentica della miseria. Quando invece si guarda solo alla nostra miseria, al peccato, rischiamo di deprimerci, di volare basso, di pensare dimessamente di noi stessi che pure siamo chiamati alla dignità di figli di Dio.
La sapienza consiste proprio nell’essere consapevoli della nostra grandezza che è straordinaria e della nostra miseria, anch’essa straordinaria. La nostra grandezza sta nel fatto che l’uomo non è come gli esseri che vengono dalla materia; l’uomo nella sua componente corporale certamente viene dalla materia ma nella Sacra Scrittura c’è un’espressione bellissima che dice che Dio ha plasmato l’uomo col fango della terra e gli ha soffiato il ruah, il soffio divino, l’anima spirituale e immortale. L’anima non viene dalla materia, viene direttamente da Dio; la Chiesa insegna che nel momento in cui si forma ogni embrione Dio infonde l’anima spirituale e immortale. Nel momento in cui un essere umano muore l’anima si stacca dal corpo ed entra immediatamente nella luce del Giudizio di Dio.
L’anima spirituale e immortale è un patrimonio dell’umanità, già la Sacra Scrittura la identifica con il soffio di Dio, come qualcosa che viene da Dio, che è immagine di Dio, che è orientata a Dio e ci rende capaci di conoscerlo e amarlo. Nessun animale, per quanto sviluppato, può avere l’anima spirituale e immortale. Questa è la grandezza che c’è in ogni uomo, fin dal concepimento.
L’anima spirituale e immortale informa il corpo e lo eleva, lo rende spirituale. Nella misura in cui l’anima eleva se stessa nella comunione con Dio, nel volto di quelle persone spicca la luce di Dio, la bellezza di Dio, il bagliore di Dio. La grande arte ha sempre puntato a mostrare come nell’uomo si manifesta una bellezza spirituale che non viene dal mondo, ma viene dalla sua anima irrorata dalla luce di Dio. Questa grandezza non va cancellata mai, anche quando l’uomo diventa peccatore. Il peccato è come il fango che copre una bellissima statua d’oro; se ripulita la statua riprende il suo splendore primitivo. Così accade per l’anima umana che imbrattata dal peccato può ritornare al suo splendore originale se ripulita.
Nell’uomo c’è una degradazione vera e propria dalla quale nessuno si può salvare. L’unica creatura esente dalla miseria della condizione umana, ovvero il peccato, è la Vergine Maria. Cristo non è una creatura, è il Figlio di Dio. L’unica creatura che non ha sperimentato il peccato è la Madonna. Tutti gli altri uomini nascono con questa ferita originaria ereditata dai progenitori e la portiamo dentro di noi. È necessario un combattimento spirituale perseverante e umile, sostenuto dalla grazia di Dio per far sì che questa miseria che portiamo dentro e che ci spinge al male non prevalga. I Santi hanno affrontato un lungo cammino di combattimento spirituale nella loro vita accompagnati, indubbiamente, da una sovrabbondanza della grazia dello Spirito Santo per essere il tempio della Santissima Trinità, nonostante la nostra finitezza. Questo cammino possiamo farlo anche noi.
Dobbiamo essere consapevoli della nostra grandezza, che è un dono di Dio, che è il dono dell’anima spirituale e immortale capace di accogliere Dio in se stessa. Nel medesimo tempo, illuminata dalla grazia di Dio, l’anima viene talmente elevata da poter essere rivestita dalla divina figliolanza nel momento del Battesimo.
Le radici del male, però, restano sempre in noi; non dobbiamo dimenticarlo. Se dimentichiamo la nostra miseria finiamo per sopravalutarci, per diventare supponente, per giudicare gli altri e crederci migliori. È questo equilibrio che bisogna raggiungere nella vita; consapevoli della propria grandezza ringraziamo Dio per averci ritenuto degni di essere sua dimora e allo stesso tempo rimaniamo umili. Quando siamo nella miseria del peccato, poi, non dobbiamo dimenticare che il Padre Misericordioso ci aspetta per riabbracciarci.