di Federico Fubini – Corriere della Sera

UbTech lancia gli automi da compagnia: 13mila richieste in 48 ore. I prezzi partono da 17.600 dollari e arrivano fino a 8 volte tanto

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Robot umanoidi

Camminano, parlano, imparano a conoscerti sempre meglio, perché funzionano come un agente di intelligenza artificiale. Poi iniziano a dire sempre più spesso ciò che tu hai bisogno di sentirti dire. E sono belli, eleganti, morbidi – cioè, in silicone -; soprattutto sono mansueti. Sempre lì a casa che ti aspettano, anche dopo turni massacranti al lavoro. Assicurano «compagnia emotiva» a partire da 17.600 dollari ma anche per nove volte di più.

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Generazione di umanoidi

Ubtech Robotics di Shenzhen è uno dei grandi gruppi cinesi per la produzione di umanoidi e fino a ieri le sue creature si occupavano d’altro. Lavoravano nei magazzini, assicuravano controlli di qualità in catena di montaggio, selezionavano prodotti sulla base di un codice a barre. Al limite si cambiavano da soli la batteria esaurita, sfilandosi dalla schiena quella vecchia e infilandosi quella nuova dopo averla estratta da uno scaffale.
Adesso però si allargano a un altro settore in crescita: gestiscono la solitudine di massa. 

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Questa settimana Ubtech, che è quotata alla borsa di Hong Kong e vale l’equivalente di 6,1 miliardi di euro, ha presentato la sua ultima generazione di umanoidi. È la famiglia degli “U1” e mirano al mercato dei consumatori, non delle imprese. Non sono i primi. Gli umanoidi di gruppi cinesi come Ubtech, Unitree, Agibot o altri puntano già ad assicurare alcune funzioni nelle case o negli hotel: forniscono farmaci alle ore e nelle quantità prescritte dal medico o assicurano servizi di portineria, per esempio.

La Cina lancia i robot umanoidi più realistici di sempre: “Riconoscono le emozioni e fanno compagnia”

Declino demografico

Lo U1 invece fa compagnia. E il suo mercato è potenzialmente vasto, a giudicare dalla prima risposta: a 48 ore dalla presentazione, Ubtech ha incassato circa 13 mila ordinativi con una caparra attorno ai 400 euro. Se lo si chiede dalle sembianze di uomo, viene consegnato (a settembre) da 1,83 di altezza e 42 chili; se donna, da 1,68 e 35 chili. E nel suo nuovo lancio convergono come probabilmente le due grandi tendenze della Cina di questi anni: l’automazione e il malessere delle persone rivelato dal collasso della fertilità. 

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Da un lato c’è la corsa alle applicazioni industriali dell’intelligenza artificiale a tutto il mondo fisico possibile, dai robot, ai droni, alle macchine utensili, alle auto, fino ai cani meccanici da combattimento a disposizione della polizia e dell’esercito. Dall’altro c’è invece qualcosa di meno programmabile, come la rinuncia progressiva dei cinesi ad avere figli con tutto ciò che deve nascondersi dietro un sintomo del genere.

Da quando nel 2016 Xi Jinping ha interrotto la politica del figlio unico, anziché crescere, il tasso di fertilità ha registrato il calo più rapido al mondo dopo quello delle Filippine. La Cina è scesa così in dieci anni da 1,7 a 0,98 figli per donna, il livello più basso al mondo dopo la Corea del Sud (ed eccezione dell’Ucraina in guerra). Megalopoli come Shanghai, con un’economia urbana pari a quella dell’intera dell’Olanda o dell’Indonesia, contano appena 0,5 figli per donna. Dietro c’è il costo crescente della casa, dell’educazione dei figli, ma anche il pressante sistema 996: si lavora dalle ora 9 alle 9 per 6 giorni la settimana.

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Il primato cinese

L’offerta di umanoidi «da compagnia» intercetta la solitudine creata da questi ingranaggi. Fa riflettere anche l’innegabile sessualizzazione dei suoi caratteri – rappresenta ragazze e ragazze desiderabili – qualcosa di piuttosto raro per la sfera pubblica nella Cina austera di un leninista come Xi Jinping. Ma anche questa è parte di una trasformazione più profonda che non può non investire in pieno anche l’Italia e l’Europa. L’umanoide U1, che risponde con l’intelligenza artificiale, non è il solo a farlo. Alcuni gadget elettronici disegnati come giocattoli dialogano con i bambini grazie all’intelligenza artificiale (cinese) di DeepSeek

Ma soprattutto la Cina la già domina questa rivoluzione tecnologica dei robot per tutti gli usi, che muove appena i primi passi. I suoi produttori ricevono un’immensità di sussidi pubblici, purché li reinvestano in ricerca e sviluppo. E i risultati si vedono: l’anno scorso sono venuti dalla Repubblica popolare l’80% dei 16 mila robot installati nel pianeta, mentre la banca Morgan Stanley prevede un mercato globale del settore da 7.500 miliardi di dollari, con un miliardo di robot prodotti entro il 2050.    


Cari amici,

vi ho pubblicato questo articolo per toccare con mano l’abisso di degradazione verso la quale l’uomo moderno sta precipitando. Presto avremo anche i bambini – robot, tanto per completare il quadro familiare.

Noi cristiani reagiamo a questa deriva, ritornando al progetto di Dio creatore, che ha creato l’uomo e la donna a sua immagina e somiglianza, chiamandoli a formare una famiglia in carne ed ossa e non di plastica o ceralacca.

(Padre Livio)